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Sono un'artista, o quantomeno lo spero.

Ad ogni modo, non sono qui per raccontare i miei dilemmi esistenziali.

Come ho già detto, ho una passione per l'arte; nulla mi rende più felice di un foglio o una tela bianchi da riempire. Iniziai a disegnare sin da quando fui capace di prendere una matita in mano, ma cominciai a coltivare la mia passione seriamente solo quando divenni un'adolescente. Dapprima, utilizzavo libri appositi come guida, ma col tempo, facendo pratica, realizzai che necessitavo di maggiore strumentazione. Sperimentai quasi tutti i media artistici, perfino il digitale, ma dovevo ancora fare progressi. Inizialmente ebbi difficoltà con il corpo umano (che è di fatto estremamente complesso), così decisi di acquistare un paio di manichini per farmi da modello.

Sono una persona che si affeziona facilmente alle cose, per cui detti loro dei nomi. Poi, per renderli ancora più personali, li dipinsi un po'. Nutrendo anche un certo interesse per il genere horror, decisi di farne uno con del sangue finto e delle scritte in pennarello nero. Lo chiamai Alfredo.

Per quanto ridicolo possa suonare il nome che gli affibbiai, iniziarono ad accadere alcune cose bizzarre. La gente mi descrive come una persona eccentrica, ed in effetti non hanno tutti i torti. Ora, sicuramente a molti sarà capitato di parlare da soli poiché è una cosa che sorge in maniera abbastanza spontanea, specie se ci si trova senza compagnia. Forse avrete già capito dove voglio arrivare.

Mi misi a parlare con il manichino.

Alfredo era tra tutti e tre il mio preferito perché era stato il primo che avevo decorato con così tanto amore ed impegno, e finii col non separarmene mai. Divenne più di un semplice strumento per artisti. Divenne come una specie di amico inanimato... anche se su questa mia ultima affermazione ci sarebbe da discutere.

Ad un certo punto iniziai veramente ad essere legata a questo oggetto, tant'è che lo posavo sul mio comodino prima di coricarmi perché mi faceva sentire al sicuro, in un certo senso. C'erano però delle mattine in cui, una volta sveglia, notavo che qualcosa non tornava.

Certe volte infatti Alfredo pareva essersi leggermente mosso di posizione. Cercai di non farci caso fino a che una notte mi capitò di svegliarmi di colpo. Mi sentivo osservata.

L'unica presenza in quella camera però era la mia. Poi guardai lui.

Fu come trovarsi davanti a una persona vera. Mi sentivo osservata, scrutata. Era una sensazione molto, molto nitida.

Da quel momento in poi, notai delle cose attorno a me. Innanzitutto, ogni qualvolta il manichino si trovava nella stessa stanza in cui ero io, avvertivo come la presenza di un'altra persona. Poi, quando lo prendevo in mano, pareva stranamente caldo, quasi pulsante di tanto in tanto. In ogni caso, non furono queste le cose per così dire peggiori. Mi facevano spesso visita alcuni miei amici che, ogni volta che lo vedevano, restavano come turbati. Beccai uno di loro a lanciargli occhiate furtive mentre guardavamo un film nella penombra del salotto. Anche a mia madre l'oggetto non andava del tutto a genio. Ad un certo punto mi chiese persino di rimuoverlo o almeno di spostarlo dalla sua vista.

Mi sono dimenticata di aggiungere un particolare. Quel giorno, i miei amici mi avevano un po' deriso e mia madre era solita maltrattarmi qualora ne avesse l'occasione. No, non preoccupatevi per me.

So badare a me stessa.

E poi non sono mai sola se c'è Alfredo.

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