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Baital
I Baital erano esseri mostruosi, per metà umani e per metà pipistrelli, che si appendevano a testa in giù con i loro artigli sui rami delle piante di mimosa, le quali venivano spesso piantate nei pressi dei sepolcreti. 

Origine e aspettoModifica

La leggenda dei Baital nasce da una raccolta di storie indiane riguardanti loro, scritte originariamente in sanscrito, chiamata Vetala Panchavimshati (वेतालपञ्चविंशति) o Baital Pachisi (ovvero: 25 storie sul Baital). Secondo la leggenda, i vampiri non sarebbero in grado di far del male a coloro che avrebbero ascoltato i racconti.

Queste creature mitologiche si dice fossero caratterizzate da una pelle scura ricoperta da una fitta peluria e che avessero delle orripilanti e larghe ali da pipistrello che sporgevano dalla schiena; la loro altezza si aggirava sul metro e mezzo.

Questi mostri potevano essere considerati dei veri e propri morti viventi, dal momento che la loro esile e raccapricciante corporatura era ancor di più accentuata dalla pelle ben tesa che faceva risaltare le ossa, facendoli così sembrare dei cadaveri prosciugati da ogni liquido.

I loro occhi sembravano spenti e privi di luce, apparivano sempre come creature completamente morte. Proprio come gli altri vampiri, i loro corpi erano freddi, viscidi e privi di sangue.

Caratteristiche e abilitàModifica

Invece che bere il sangue delle loro vittime, queste bestie mitologiche sembravano essere in grado di controllarle e a loro volta di trasformare i cadaveri in esseri come loro, per metà pipistrello. Si racconta anche che riuscissero a far impazzire le persone e fossero noti per l'uccidere i bambini e che ricercassero le loro prede in mezzo alla gente, sotto mentite spoglie di un pellegrino o di un'anziana signora.

La leggendaModifica

Il leggendario re Vikramāditya (Vikrama), promise a uno stregone tantrico che avrebbe catturato un Vetala (o Baital), uno spirito celestiale appartenente alla categoria dei "Pisacha", delle creature analoghe ai vampiri che si possono ritrovare nella letteratura orientale.

Il re Vikrama ebbe molte difficoltà nel portare il Vetala al tantrico. Ogni volta che egli cercava di catturare il Baital, infatti, questo gli raccontava una storia che terminava con un'enigma. Se Vikrama non avesse saputo rispondere correttamente alla domanda, allora il vampiro avrebbe acconsentito nell'essere messo in cattività. Se il re avesse saputo la risposta, ma non l'avrebbe data, allora la sua testa sarebbe esplosa in mille pezzi. E se il re Vikrama avesse risposto correttamente alla domanda, allora il vampiro sarebbe scappato e sarebbe ritornato sotto al suo albero. Il re conosceva la risposta di ogni domanda; per cui questo continuo prendere il vampiro per poi liberarlo si ebbe per 24 volte.

Al venticinquesimo tentativo, il Vetala raccontò la storia di un padre ed un figlio, colpiti dalle conseguenze di una guerra devastante. Trovarono la regina e la principessa vive, in mezzo al chaos, e decisero di portarle con loro a casa propria. A tempo debito, il figlio sposò la regina e il padre sposò la principessa. La regina e il giovane ebbero un figlio, mentre il padre e la principessa ebbero una figlia. Il Vetala chiese per cui quale fosse il rapporto di parentela tra i due neonati.

La domanda confuse Vikrama. Soddisfatto, il Baital gli concede di essere portato dal tantrico.

Diretti da lui, il Vetala gli racconta la sua storia. I suoi genitori non riuscirono ad avere un figlio e il tantrico fece in modo che potessero avere due gemelli, a patto che lasciassero che entrambi venissero educati da lui stesso. Al Vetala venne insegnato tutto riguardo al mondo, ma veniva spesso maltrattato. Dall'altra parte, invece, a suo fratello veniva insegnato solo lo stretto necessario e veniva trattato bene. Il Vetala venne a conoscenza del fatto che il tantrico volesse restituire suo fratello ai genitori e che lui, invece, sarebbe stato sacrificato, in quanto "onnisciente kumara (saggio)" e, facendo ciò, il tantrico ne avrebbe guadagnato l'immortalità, per poi dominare il mondo usando i suoi poteri oscuri.

Il Vetala rivela che ora il piano dello stregone è quello di sacrificare Vikrama, decapitandolo nel momento in cui si sarebbe inchinato dinanzi alla dea. Quindi, in tantrico avrebbe guadagnato il controllo del Vetala, per poter sacrificare la sua anima e raggiungere i suoi malvagi obbiettivi. Il Vetala gli suggerisce di chiedere al tantrico come eseguire il rito, in modo che, chinandosi, lo potesse decapitare. Vikramāditya fece esattamente ciò che gli venne consigliato dal Baital e fu benedetto da Lord Indra e Devi Kali.

Il Vetala concesse al re un dono, quindi Vikrama richiese che la mente e il cuore del tantrico venissero ripuliti da tutti i peccati commessi nel corso della sua vita e che venisse riportato in vita, come un essere buono, e che il Vetala venisse in aiuto del re ogni qualvolta ne avrebbe avuto necessità.

Eta