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Le Bestie di Satana erano un gruppo di assassini seriali della provincia di Varese, responsabili di un'induzione al suicidio e vari omicidi di matrice satanista, che riempirono le pagine di cronaca nera e colpirono profondamente l'opinione pubblica italiana. La notizia arrivò anche all'estero e i crimini della setta vennero definiti dalla BBC tra i più scioccanti della storia d'Italia dal dopoguerra. La magistratura, con sentenza della Corte di cassazione pronunciata nel 2007, ha ritenuto i membri della setta responsabili degli omicidi di Mariangela Pezzotta, Chiara Marino, Fabio Tollis e del relativo occultamento di cadavere; del suicidio indotto di Andrea Bontade e di altri giovani che avevano rapporti con l'organizzazione.

Vittime[]

  • Fabio Tollis e Chiara Marino, 17 gennaio 1998 - presso Somma Lombardo
  • Andrea Bontade, 21 settembre 1998 - suicidio indotto, presso Somma Lombardo
  • Mariangela Pezzotta, 24 gennaio 2004 - presso Golasecca


Le “bestie di Satana” si ispiravano vagamente al cosiddetto satanismo acido; in realtà la vocazione satanista era alquanto confusa, ma ciò non impediva lo sfoggio di simboli esoterici quali pentacoli, croci rovesciate e rappresentazioni del numero della bestia nell’Apocalisse, il 666. Nata nella seconda metà degli anni novanta la setta era più che altro dedita all’uso e all’abuso di sostanze stupefacenti, come ammesso anche dagli stessi membri nel corso dei processi. Alcuni membri della setta erano noti nel circondario come spacciatori di droghe. I luoghi abituali di ritrovo della setta erano il Parco Sempione e la Fiera di Sinigallia a Milano.

Il clima di esaltazione dovuto alle droghe e la connotazione simil-satanica del luogo facevano sì che le pratiche degli aderenti alla setta fossero delle “prove di coraggio” che venivano eseguite a cuor leggero a causa dello stordimento (come durante i riti d’affiliazione) oppure, in un ambito che era più o meno consapevolmente nichilista, le sedute consistevano nell’infliggere dolore fisico. Dalla testimonianza di Andrea Volpe emerge ad esempio che una volta al giovane Fabio Tollis vennero spenti mozziconi di sigaretta sul corpo, mentre un altro membro, Eros Monterosso, lo mordeva sul collo. I riti di affiliazione si svolgevano appunto tramite il superamento di prove di coraggio, suggellate nel momento della riuscita da un vero e proprio patto di sangue, una volta compiuto si sarebbe potuto uscire dalla setta soltanto da morti.

L’enigmatica figura di Andrea Volpe di Busto Arsizio, disoccupato e tossicodipendente, descritto come un giovane squilibrato ma con un forte carisma personale, fu introdotta nel gruppo da Sapone. Nonostante Volpe fosse tra gli esecutori materiali in tutti e tre i delitti accertati, non fu mai considerabile come “capo” probabilmente a causa del suo stato di tossicodipendenza - che lo costrinse a diversi ricoveri in ospedale ed in alcune comunità per disintossicarsi - anche se non si deve sottovalutare la sua influenza nel prendere le decisioni. Tutti i rei confessi sono concordi sul fatto che proprio dopo l’entrata di Volpe si cominciò a progettare gli omicidi rituali.

La scoperta della Setta[]

I crimini della setta vennero improvvisamente scoperti all'inizio del 2004, quando il 24 gennaio dello stesso anno Andrea Volpe ricevette un chiaro ordine di Nicola Sapone. Quest'ultimo gli commissionò l'assassinio di Mariangela Pezzotta (ex ragazza di Volpe) in quanto conosceva troppi dettagli sulla scomparsa di Fabio Tollis e Chiara Marino, due ex membri della setta, dei quali si erano perse le tracce nel gennaio 1998. Con il pretesto di una videocassetta da farsi restituire, Volpe invitò a cena la Pezzotta nella baita di Golasecca. Mentre Elisabetta Ballarin, la sua nuova fidanzata, era in cucina a preparare il caffè, egli, dopo una violenta discussione con la sua ex compagna, sparò contro la malcapitata, che non morì sul colpo.

Volpe e la Ballarin, in condizioni alterate a causa delle droghe assunte quella sera, chiamarono in aiuto Sapone, il quale accorse prontamente e, a detta di Volpe, gli rinfacciò di non saper nemmeno uccidere una persona. Egli stesso finì l’agonizzante ex ragazza di Volpe a colpi di badile, quindi tornò a casa propria a Dairago presso Legnano comportandosi come niente fosse ed ostentando stupore alla notizia degli avvenimenti successivi. Prima di andarsene, ordinò di lavare via ogni traccia di sangue, di seppellire la Pezzotta nel giardino e di gettare nel fiume la sua automobile.

A questo punto, la Ballarin salì sull’auto della defunta, decisa a sbarazzarsi del mezzo facendolo scivolare nel Ticino che scorre a poca distanza, e Volpe la seguì sulla sua auto. La ragazza, però, a causa delle condizioni psicofisiche alterate per l'assunzione di cocaina ed eroina, non riuscì a condurre nel fiume la macchina e andò ad incastrarsi su un muretto. Volpe scese dalla sua auto, si accorse delle condizioni della Ballarin ormai prossima al collasso, e si recò verso un parcheggio poco distante invocando soccorso e dando in escandescenze. Ad una pattuglia dei carabinieri accorsa sul posto inizialmente dichiarò che lui e la fidanzata erano stati aggrediti da alcuni balordi mentre si trovavano appartati in auto, ma i carabinieri realizzarono velocemente che in realtà la coppia aveva avuto un incidente d'auto causato dall'assunzione di stupefacenti ed alcol e fece trasportare entrambi i giovani in ospedale. Da qui a scoprire il cadavere nascosto della Pezzotta, in quello che verrà definito lo “chalet degli orrori”, il passo fu molto breve.

Dalla confessione di Volpe emerge che egli fu costretto ad agire sotto ricatto da Sapone, che lo aveva minacciato «se non lo fai tu lo facciamo noi», lasciandogli capire che anche lui e la Ballarin sarebbero stati uccisi qualora non si fossero liberati della vittima.

Inizialmente Volpe sostenne davanti agli inquirenti di averle sparato durante una lite accesa tra ex fidanzati e la pista satanica non venne nemmeno presa in considerazione dalle forze dell’ordine. Con l’entrata in campo di Michele Tollis, padre del defunto Fabio, le cose cambiarono radicalmente. Da anni Michele cercava di capire dove fosse finito suo figlio, e cominciò a frequentare il suo ambiente per farsi un’idea. Portò il caso alla trasmissione di Rai 3 Chi l'ha visto? ed intervenne in numerose puntate nel corso degli anni. Sin dal principio, non si fidò degli affiliati alle “bestie di Satana”, i quali sostenevano che Fabio fosse scappato con Chiara per ragioni sentimentali. Quando Michele Tollis seppe dell’arresto di Volpe, ai suoi occhi risultò immediato il collegamento con la scomparsa del figlio. Le sue indicazioni saranno preziose nel corso delle indagini. Sottoposto a tutto questo stress psicologico, o forse per mero calcolo in funzione di evitare l’ergastolo, Volpe decise di collaborare e confessò tutto: Chiara Marino, Fabio Tollis, le “bestie”, Mariangela Pezzotta, Andrea Bontade. Spalanca la porta alle indagini.

Gli omicidi di Chiara Marino e Fabio Tollis[]

La diciannovenne Chiara Marino, vicina di casa di Paolo Leoni, era perdutamente innamorata di lui fin da bambina ed era l’unica ragazza stabilmente affiliata al gruppo, mentre altre si allontanarono in quanto turbate dai rituali, dalle violenze e dalle minacce subite (una ex fidanzata di Leoni dichiarò che lo stesso l'aveva aggredita e percossa, ferendola al collo e descritto il giovane come una persona esaltata e pericolosa). Non per questo alla Marino veniva risparmiata la prassi della setta, anzi per tale ragione era forse ancor più crudele, particolarmente dal momento in cui il "medium" della setta, Mario Maccione, dichiarò agli altri membri che la Marino «incarnava la Madonna», generando ulteriori ritorsioni contro di lei. Ciò provocò nella ragazza un trauma psicologico non indifferente e la sua intenzione era di uscire dalla setta, rafforzata anche dalla vicinanza di un collega di lavoro, completamente estraneo alle "Bestie", col quale aveva allacciato da poco una relazione sentimentale. Gli altri ne erano al corrente e decisero che se la ragazza doveva lasciare il gruppo doveva farlo da morta, consonamente al patto di sangue.

I membri della setta sapevano inoltre che la giovane aveva nella propria disponibilità una somma di denaro abbastanza cospicua, pari a circa 110 milioni di lire (circa 55.000 euro), avuti come risarcimento in seguito ad un incidente stradale in cui era rimasta coinvolta, e verosimilmente puntavano ad impadronirsene. Nel primo tentativo, Sapone e gli altri la stordirono con una dose di tranquillanti, la portarono in un posto frequentato da tossicodipendenti per drogarla lì e simulare una morte per overdose di eroina. L’arrivo di una volante li fece desistere dai loro piani e scappare.

Nel frattempo, il sedicenne Fabio Tollis si rese conto della piega che stava prendendo la setta e manifestò l'intenzione di andarsene, cosicché il gruppo decise di eliminare anche lui. Tollis, il membro più giovane della setta, era cantante e bassista di un gruppo chiamato Infliction; si unì alle "bestie" soprattutto in virtù dell'interesse per l'heavy metal ed aveva più volte lasciato intendere di non prendere sul serio i rituali satanici, giungendo anche ad imitare per gioco gli stati di presunta trance in cui cadeva Maccione. La notte di San Silvestro del 1997, i componenti della setta fecero in modo che Tollis e la Marino si ritrovassero da soli in un'auto messa a disposizione da Pietro Guerrieri detto "Wedra", tatuatore del gruppo; posizionarono un petardo nel tubo di scappamento ma la vettura non esplose, prese fuoco molto lentamente e i due poterono allontanarsi senza nemmeno avvedersi dello scampato pericolo e credendo di aver inavvertitamente provocato loro stessi l'incendio, lasciando a bordo un mozzicone di sigaretta acceso. Tollis era dunque conscio del destino della sua amica, ma non del proprio.

Nel gennaio del 1998, la setta decise di progettare con più cura l’omicidio. Con la scusa di un nuovo rito da compiere, Sapone, Volpe e Maccione attirarono i due ragazzi in una trappola, conducendoli nottetempo nei boschi di Mezzana Superiore dove li aspettava una fossa profonda quasi due metri, scavata giorni prima da Sapone e Volpe, unitamente a Pietro Guerrieri e Andrea Bontade. Quest’ultimo doveva farsi trovare sul posto per fare da "palo", ma non ne ebbe il coraggio e non si presentò sul luogo. Guerrieri, invece, quella sera non partecipò di persona al delitto, ma a partire da quel momento, rendendosi conto delle proprie responsabilità, piombò in un profondo stato di depressione, aggravato dall'uso sempre più pesante di stupefacenti. Una volta giunti sul luogo, la Marino venne uccisa a pugnalate da Sapone, mentre Volpe e Maccione si avventarono su Tollis, un robusto ragazzo alto quasi due metri, che tentò disperatamente di difendere l'amica. Tollis venne preso poi a martellate sul volto da Maccione, che in seguito dichiarerà di essere stato il migliore amico di Fabio, con una violenza tale da fratturare completamente le ossa del volto del ragazzo. Lo finì Sapone infilandogli in bocca un riccio di castagno per soffocare le sue urla e con una coltellata alla gola talmente forte da spezzare la lama del pugnale, i cui frammenti verranno rinvenuti anni dopo tra le costole del ragazzo. Nella concitazione del momento, anche Maccione si ferì profondamente ad una mano mentre colpiva a morte l'amico Tollis. Nei giorni successivi, il giovane dichiarò di essersi procurato la ferita mentre cercava di sistemare il motore dell'auto di Sapone a seguito di un guasto. Al termine della mattanza, i due ragazzi vennero gettati nella fossa.

La perversione non si ferma qui: il reo confesso Volpe assieme agli altri umiliarono i cadaveri orinandoci sopra, Sapone improvvisò una danza sopra il luogo della sepoltura ed urlò: «Zombie, adesso siete soltanto degli zombie», quindi intinse una sigaretta nel sangue dei cadaveri e la fumò (dalla testimonianza di Michele a Chi l’ha visto?).

Due settimane dopo, Sapone e Bontade si recarono nuovamente sul luogo per far sparire le tracce dell’assassinio, rimuovendo il fogliame macchiato di sangue e versando ammoniaca sulla fossa per evitare che qualche animale fiutasse l'odore dei cadaveri. I corpi di Tollis e della Marino, ormai ridotti a scheletri, saranno ritrovati sei anni dopo, il 18 maggio 2004, a seguito delle indagini relative all’omicidio di Mariangela Pezzotta e alla contestuale confessione di Volpe.

Poco prima di allontanarsi con gli amici verso Somma Lombardo, Fabio Tollis fu costretto da Sapone a telefonare a casa per avvisare il padre che non sarebbe rientrato a dormire ma avrebbe trascorso la notte in casa dell'amica Chiara Marino. Il padre del giovane si insospettì e si diresse verso il pub Midnight di Porta Romana, abitualmente frequentato dalla compagnia, arrivando però troppo tardi, quando il figlio era già partito con quelli che sarebbero divenuti i suoi carnefici. Michele Tollis in seguito dichiarerà che Leoni aveva tentato di tranquillizzarlo, asserendo che Fabio si era appartato per flirtare con la Marino, che sarebbe tornato presto e non era assolutamente il caso di preoccuparsi.

Nei giorni successivi, i membri della setta collaborarono attivamente alle indagini, distribuendo volantini con le fotografie degli amici da loro stessi uccisi, lasciandosi intervistare dal programma televisivo "Chi l'ha visto?" e dichiarandosi molto preoccupati per la sorte degli amici, facendo anche appelli televisivi perché tornassero a casa. Qualche mese dopo, alle ricerche iniziò a contribuire anche la rivista Metal Shock, che inserì sulla propria copertina una foto di Tollis con la sua band, pubblicò un'ignara incitazione a tornare a casa e un numero per eventuali avvistamenti.

Leoni giunse a suggerire che la Marino e Tollis potessero essere fuggiti insieme in Spagna, dove la ragazza aveva stretto diverse amicizie nel corso di una vacanza. La madre della ragazza, durante una puntata della trasmissione "Chi l'ha visto?" accusò esplicitamente Leoni di essere responsabile della sparizione della figlia, parlando anche delle pratiche sataniche del giovane e della reputazione del padre dello stesso. La donna mostrò inoltre diversi oggetti rinvenuti in camera di Chiara: teschi di capra e crani di plastica, candele nere, un drappo nero ed altro materiale da destinare ai rituali satanici. In seguito, la donna dichiarerà di esser stata minacciata dai famigliari di Leoni.

Il suicidio di Andrea Bontade[]

La vittima seguente fu Andrea Bontade, colpevole di codardia per non essersi presentato la sera dell’omicidio di Tollis e della Marino, la cui fossa nel bosco aveva contribuito a scavare. Più volte gli altri affiliati cercarono di stordirlo con un cocktail a base di droghe pesanti con il preciso scopo di indurlo al suicidio. Poi una sera gli intimarono: «Se non lo fai tu lo facciamo noi». Il 21 settembre 1998 Bontade, al termine di una serata trascorsa al Midnight con gli altri membri della setta durante la quale aveva bevuto parecchi alcolici ed assunto stupefacenti, prende la sua auto e si schianta contro un muro alla velocità di 180 km/h. Si potrebbe pensare ad un incidente causato dallo stordimento per droga, ma mancano sull’asfalto i segni di frenata e sterzata. Bontade muore sul colpo.


Fonte: Wikipedia

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