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Bunyip
Il Bunyip è una creatura leggendaria del folklore degli Aborigeni Australiani. Il suo nome tradotto significa "diavolo" o "spirito". Gli avvistamenti del mostro sono innumerevoli e secondo alcuni si tratterebbe di un animale ritenuto estinto, ma ancora esistente. Avrebbe anche dei poteri magici, secondo una leggenda a lui legata, che possono influenzare la vita delle persone.

RaccontoModifica

Nella lontana epoca del Tempo del Sogno, il figlio del capo di un audace tribù guerriera un giorno andò in cerca di un dono con cui ingraziarsi una fanciulla; qualcosa di ordinario non sarebbe bastato. Erano passate ore e non aveva trovato nulla che lo soddisfacesse; finché arrivò ad un grande stagno  in cui sguazzava allegro uno stupefacente piccolo animale. Il giovane subito catturò con la sua rete la strana bestia, diversa da tutto ciò che aveva visto fino ad allora. 

Bunyip 1890
Nella forma ricordava un giovane vitello o un puledro, ma la testa era quella di un bulldog: muso schiacciato e mascelle larghe, fitte di piccoli denti. La coda pinnata era lunga e piatta; gli occhi brillavano come torce e il corpo era decorato da un mosaico di squame iridescenti. Felice, il giovane tornò a casa con quel meraviglioso animale.

Il saggio capotribù, però, ne fu sconvolto. Egli conosceva bene l'identità dell'animale: era un cucciolo di Bunyip e chiunque fosse stato tanto imprudente da catturarne uno avrebbe presto affrontato la terribile ira della madre. Quindi ordinò al figlio di riportarlo allo stagno. Ma era già troppo tardi. Un orribile rombo, potente quanto tutti i temporali estivi messi insieme, echeggiò per la terra e la gente impaurita vide che i fiumi ed i laghi erano tracimanti, sommergendo valli e pianure in un'immensa alluvione. In un esodo disperato, la tribù corse sulle montagne: tuttavia, il figlio del capotribù non si decideva a lasciare libero il piccolo drago acquatico. 

All'improvviso un'enorme ombra nera calò sulla
Bunyip 2
gente in fuga: era la madre-Bunyip, un immenso mostro con squame luccicanti, denti aguzzi e furia mostruosa; raccoglieva le acque del suo dominio acquatico attorno a sé, come una lunga veste con cui soffocare chi opprimeva la sua progenie. Il giovane, finalmente conscio della portata della sua follia, aprì le braccia per liberare il piccolo Bunyip, ma le sue non erano più braccia: erano diventate un paio di ali piumate. Gridò terrorizzato, ma il suo non era il grido di un uomo; era invece, il disperato richiamo di un nuovo , strano uccello, dal lungo corpo sottile, il becco rosso cupo e il piumaggio nero come l'ombra della madre Bunyip. Guardò i compagni e vide che anche loro erano mutati. 

Alla fine la madre Bunyip si allontanò con la prole, e le acque calarono al livello originario, lasciandosi dietro quella che un tempo era stata una tribù di esseri umani e ora uno stormo di cigni neri, i primi mai visti al mondo.