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Charles

Luogo omicidi: India – Calcutta; Afghanistan – Kabul; Thailandia – Bangkok; Nepal – Katmandu; Hong Kong, Turchia.

Periodo omicidi: 1972 – 1976

Vittime: 10 – 16 + (uomini e donne, anche in coppia)

Era un “sangue misto” e un figlio illegittimo: il padre era un ricco indiano e la madre una bella contadina vietnamita sua amante. Il padre andrò via di casa quando lui aveva 4 anni, per sposare una ragazza indiana. Dopo poco tempo, la madre sposò un sergente francese che gli cambiò il nome indiano in “Charles”. Durante gli anni della sua infanzia, fu costretto ad assistere a diversi episodi di violenza avvenuti in India, comprese due esplosioni nelle quali morì molta gente. La madre decise di trasferirsi a Parigi, perché desiderava vivere in un ambiente culturalmente superiore dove si potesse stare tranquilli, e affidò il figlio al padre che però non lo voleva. A 9 anni, Charles raggiunse la madre nella capitale francese e crebbe disprezzando la cultura europea e desiderando ardentemente di tornare in Oriente. Iniziò a soffrire di enuresi notturna ed era molto infelice nella scuola frequentata nei sobborghi di Parigi, perché veniva sempre preso in giro con scherzi a sfondo razzista. A 15 anni, era un ragazzo indisciplinato, svogliato e pigro. Quando il patrigno gli trovò un lavoro in un garage (la madre si era, nel frattempo, risposata), venne licenziato in breve tempo per incompetenza e, dopo questa esperienza, scappò di casa, ma il padre lo fece riprendere dalla polizia quasi immediatamente. Fuggì ancora, ma venne sempre catturato. Il padre naturale arrivò a Parigi, trascorse un paio di giorni insieme a lui e gli disse che in quel momento non poteva, ma, successivamente, gli avrebbe mandato un biglietto aereo per farsi raggiungere in India, promessa che non mantenne mai. Sobhraj rimase davvero scioccato per la delusione: per scaricare la rabbia accumulata, si comprò un fucile e iniziò a compiere una serie di rapine. Fin da ragazzo, era fortemente attratto dalla vita della sottocultura criminale. Diventato maggiorenne, sposò una bella ragazza e trovò un impiego regolare, ma ben presto la noia di una vita normale lo assalì e, negli anni '60, collezionò una serie di condanne per vari crimini (furto, aggressione ecc). Uscito di prigione nel 1970, andò a stabilirsi a Bombay ed entrò, con un certo successo, nel contrabbando di gioielli e, attraverso il commercio nel “mercato nero”, si arricchì rapidamente. Nel 1972, la moglie decise di divorziare perché era stanca dei suoi continui tradimenti e di essere maltrattata. Sobhraj vive l'abbandono della moglie come un affronto imperdonabile e sfoga la rabbia iniziando a uccidere. Prima somministra una droga alla vittima designata, poi la uccide utilizzando metodi diversi: annega, picchia a morte, spezza il collo oppure strangola. Per far sparire ogni traccia delle sue azioni, brucia i cadaveri e, spesso, ruba i passaporti delle vittime e altri effetti personali. Alcune vittime sono uccise perché ostacolano il suo commercio di droga, ma la maggior parte viene uccisa per solo gusto di farlo. Quando venne arrestato, Charles Sobhraj si mise a parlare apertamente di tutti i suoi crimini ed era ansioso che fossero elencati dalla stampa con più dettagli possibili. Fuggì molte volte di prigione e, ai vari processi intentati contro di lui, si difese sempre strenuamente, protestando in maniera teatrale contro le deposizioni di tutti i testimoni accusatori. Nel 1982, Sobhraj viene condannato all'ergastolo in India e, nel 1997, viene liberato sulla parola, a condizione che abbandoni il paese in via definitiva, condizione che lui accetta andando a stabilirsi in Francia dove, da quel momento in poi, fa perdere le sue tracce.


Tratto da: "I serial Killer" di Vincenzo Maria Mastronardi e Ruben De Luca

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