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Alcuni di voi conosceranno la canzone “Dark Wood Circus” dei Vocaloid, o il manga Black Butler.

Per chi non lo sapesse, la canzone del Vocaloid parla di un circo in cui si esibiscono personaggi con vari problemi che li riducono a fenomeni da baraccone (Rin e Len, gemelli cuciti insieme; Kaito, un ragazzo che viene costretto a digiunare e poi mangiare solo carne umana; Miku, la ragazza con le gambe da cavallo).

Nel manga Black Butler, invece, dal volume sei in poi viene presentato al lettore il cosiddetto “Noah's Ark Circus”, un altro circo anche questo composto da persone con problemi fisici, esattamente come quello della canzone dei Vocaloid. In questo luogo è presente Jumbo, che soffre di una malattia che fa crescere troppo in fretta il suo corpo; Dagger, che ha una protesi alla gamba; Joker, con una protesi alla mano; Beast, anche lui con protesi alla gamba; Doll, che ha un occhio mancante; Snake, che è mezzo uomo e mezzo serpente; i gemelli Peter e Wendy, che soffrono di una malattia che blocca loro la crescita. Tutti i personaggi lavorano per un uomo che credono il loro benefattore, un vecchio che li ha raccolti dalla strada: devono rapire per lui dei bambini destinati al suo divertimento personale. Ovviamente i bambini alla fine muoiono, e i loro resti vengono utilizzati proprio per produrre le protesi dei “dipendenti” del vecchio; i componenti del circo però non sanno questo, essendo all’oscuro anche di molte altre cose.

Allora, vi starete chiedendo dove voglio andare a parare...

Il fatto è che pochi sanno che sia il Noah’s Ark Circus del manga che il Dark Wood Circus dei Vocaloid sono ispirati a fatti veramente accaduti.

Nel periodo Edo, e dopo la Prima guerra mondiale, in Giappone molte persone erano alla continua ricerca di divertimento. In particolare, i più pervertiti potevano usufruire dei cosiddetti “circhi-tende” o “tende del piacere”, padiglioni nei quali venivano esposti oggetti rari e particolari, ma anche bambini rapiti e mutilati (previamente o direttamente sotto lo sguardo degli spettatori), o costretti a prestazioni sessuali con un adulto o tra loro sotto gli occhi di tutti. Potevano essere anche attaccati con dell’acido.

Gli spettatori dovevano pagare per vedere tutto questo, e il giro d’affari era consistente. Per assistere al macabro spettacolo era necessario sbirciare da un buco nella tenda del padiglione.

Ma perché non si parla mai di questi fatti?

In primis, perché non esistono fotografie: non c’erano ancora ai tempi dei primi circhi, e dopo la Prima guerra mondiale il fatto che per vedere ciò che avveniva bisognasse guardare attraverso il buco nelle tende faceva sì che nessuno riuscisse a fotografare niente.

Inoltre, il governo giapponese ha sempre tentato di infangare vicende simili, invece che provare a portarle alla luce e incriminarne gli ideatori.

...E voi? Che ne pensate di tutto questo?

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