Creepypasta Italia Wiki
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Contemplare il bello può essere un’attività totalizzante.

Accedi a stati di esistenza che non credevi esistere. Strato dopo strato, esplori significati e parole, fino a lasciarti andare nel nulla.

Vaghi nell’ombra rinfrescante, ragioni sul tuo stesso pensiero, fantastichi nel non-essere.

Piano piano, ti smarrisci. La luce accecante della realtà diviene sempre più lontana, e ogni volta che la osservi ti viene da distogliere lo sguardo.

Vuoi semplicemente morire e rinascere senza corpo. Vuoi essere solo mente.

Sei completamente scollegato dal mondo esterno, immerso nei tuoi pensieri – assorbito dal tuo "io pensante".

I tuoi occhi sono sempre più miopi, perché guardano a distanze infinite spazi fisici infinitesimali.

Non vuoi occhi fatti di materia. Vuoi solo occhi mentali, quelli che ti permettono di osservare.

Sei diventato uno di loro: quelli che non desiderano essere vicini agli altri. O, se preferisci, coloro che desiderano essere lontani.

Non sai se è Divino o il suo contrario, ma vuoi solo essere osservatore della realtà, non esserne parte.

Ti viene in mente la frase di Descartes: “Cogito, ergo sum”.

Se pensi, sei per forza reale.

E se tu non volessi essere reale?

Vuoi solo morire con la somma estasi possibile, per poi rinascere in un mondo dove essere a contatto con il Calore primordiale.

Vuoi essere solo sensazioni e pensieri sparsi, senza un centro.

Essere racchiusi in un corpo è spiacevole; doloroso, addirittura.

Tu vuoi essere solo mente.

Il tempo fisico trascorre, anche se tu non lo misuri più.

Tuttavia, ti assale un’angoscia. Stai ottenendo ciò che vuoi, e il tuo corpo non ti sembra più tuo. Sta accadendo lo stesso ai tuoi pensieri.

Attento a ciò che desideri, dicono.

In effetti, non capisci più se ciò che stai pensando venga da dentro di te o da… fuori.

Ma esiste un fuori?

Forse, ormai, non esiste neanche un dentro.

“Non sei immerso nel bello”.

Chi ha parlato?

Era un tuo pensiero, ma… non è possibile che suonasse così distante.

Hai sbagliato.

“Sei mio!"

Cosa… succede…?

Sei lontano.

“Chi sei?”.

Chi va là?

Non può essere.

Sei in un ospedale.

Le pareti sono bianche e vicine, terribilmente vicine. Ti soffocano.

Un dottore, con un camice abbagliante, si presenta alla porta.

Signor Foranti, come sta?”.

Non vuoi parlare con lui, ma sai di dover dire qualcosa.

Dopo una lunga pausa, rispondi: “Bene”.

La vedo confuso, Foranti. Si rimetta a letto”.

Ti rimetti a dormire.

Nei giorni successivi, le medicine fanno un effetto solo parziale. Vieni a sapere che non sei uscito di casa per otto mesi, che non ti nutrivi da qualche settimana, che non bevevi da qualche giorno. Ma non ti ricordi tutto questo.

Ricordi solo l’angoscia che hai provato a separarti da te stesso. Dal tuo corpo, che neanche adesso senti completamente tuo.

Dopo un po’, arriva il dottore.

Foranti, la psicosi è passata. La sua situazione è stabile. Verrà dimesso”.

Eccoti a casa. Niente sembra più come prima.

Non hai avvisato nessuno di ciò che ti è successo. Non puoi.

E in fondo, lo sai bene, vorresti tornare in quello stato. Non quello in cui hai provato angoscia; quello precedente.

Perso in quel mare di pensieri così caldi...

Ma c'è un problema: adesso hai degli impegni.

O meglio, un impegno in particolare.

Cosa dovevi fare? Ah, giusto. La visita.

-

Eccoti nel Centro di Salute Mentale. C’è un altro... dottore? Sì, è un dottore.

Pensi sia il tuo turno, così entri.

“Lei chi è?”.

Scusi, deve aspettare il suo turno”.

La porta ti viene chiusa in faccia.

Mezz’ora dopo tocca a te. Stavolta, davvero.

Foranti, prende le medicine?”.

Non lo sai. Se continui così, tornerai presto in ospedale. Forse ti metteranno da qualche parte.

Ma almeno potrai stare nella tua... mente. No? Basta semplicemente non staccarti troppo dal tuo corpo.

Foranti, mi sta ascoltando?”.

...No”.

No?

Chi parla?

Io”

Io?”

Tu.

Egli…

Ma lui sei tu?

No, è lei.

Chi era lei?

Foranti, mi sta ascoltando, vero…?”.

Ah sì, giusto. Il dottore.

Il dottore ti sta dando del lei, non sta parlando di lei.

Foranti?”.

Forse vorresti solo che ti chiamassero per nome, che fossero più vicini. Eppure, una parte di te vuole la maggiore distanza possibile.

Foranti, si sta perdendo. Dobbiamo aumentare le dosi. Prende i farmaci, giusto?”.

“Non lo so”.

“Non lo so?”

Non lo so.

Non lo sa?”.

Chi parla sempre? Sei tu, sei il dottore, sono le voci. Ma le voci sono te, sono i tuoi pensieri, solo che non li senti più come tali.

Sei senza difese.

Foranti, la dobbiamo ricoverare di nuovo. Preparate la flebo”.

Ti svegli di nuovo in ospedale. Di nuovo deprimenti muri bianchi.

Foranti, qui c’è la cena. Se non riesce a mangiare, dovremo nutrirla per via endovenosa”.

“Endovenosa…”

Flebo.

“Flebo”.

Esattamente, Foranti. Vedo che riesce a sentirmi”.

“Sentirmi”.

Sentirmi.

Dottore, il paziente sembra presentare ecolalia”.

Flebo. Flebile. Lontano.

“Lontano”.

Lontano.

Sì, lontano.

Forse è meglio dormire.

Lontano?”

Sì.

Meglio dormire, Foranti. Meglio, questo.

Meglio, la, contemplazione, del, bello. Meglio, essere, coloro, che, non vogliono, esistere.

Meglio così.

Dormi, Foranti.

Dormi.

“Non è nato”.

No, stavolta no.

Dormi, amico.

“Amico?”.

Questo farà un po’ male, Foranti”.

Foranti?

Eh, eh.

Sì.

Cos’ha?”.

Schizofrenia, signora”.

“Signora”.

Signora.

Signora.

Voce, non sento un accidente.

Dormi.

Aspetta, voce. C’è lei.

Lei.

Lei. Lacrime.

Aspetta.

Aspetta.

Non volevo questo.

Volevo? “Vorrò”.

Dormi.

Forse è meglio questo.

Lontano.

Lontano. Da lei? Da lei.

Tesoro, riesci a sentirmi?”.

“…”.

Tesoro?”.

Signora, non è detto che funzionerà. Le speranze sono basse”.

Forse è meglio così.

“…”.

Tesoro?

Lacrime?

Lacrime.

Ormai. È. Finita.

“…”.

No.

Sì.

Lei non c’è. Forse è meglio così.

Completa distruzione della personalità”.

“…”.

Dormi, Foranti.

Non lasciare che il tuo demone passi.

Dormi?

Io sì.

Sogno un mondo.

Cos’è un mondo.

Sogni, Foranti.

Foranti, riesci a sentirmi?

Foranti?

“…”.

Ok…

Ok.

Ok.

“Ok”.

Credo che spegnerò la luce.

“Luce”.

Luce.

Luce”.

“Luce è bello”. Giorno = luce. Schizofrenia ombra, ombra fresca. Luce = ragione. Io ombra.

“Ombra".

Foranti, abbiamo trovato una nuova medicina. Un antipsicotico. Adesso gliela somministriamo per via endovenosa, ok? Farà male, ma lo sa già… Ci è abituato”.

Occhiolino.

“Occhiolino”.

Sì, Foranti. Questo dovrebbe farle bene”.

Eccoti, Foranti. Non ti sentivo da tempo. Come stai?

“Non parlo più con te. Mi hai fatto impazzire”.

No, non ti ho fatto impazzire. Sei impazzito da solo.

“Pensavo mi parlassi da fuori, invece eri dentro”.

Ma non è colpa mia. Io parlo e basta. È normale.

“Non parlarmi mai più”.

Sei così… difeso. Non ha senso. Mostrati vulnerabile, a me. Sono dentro.

“Pensavo fossi fuori. È tutta colpa tua. È stata colpa tua. Non voglio parlarti mai più”.

Io devo parlarti.

“Le medicine mi hanno fatto rinsavire, ma tu sei dentro. E non devi parlare”.

Di cosa hai paura?

“Che tu possa sembrare… esterno”.

Esterno?

“Non ripetere più ciò che penso”.

Ecolalia?

“Basta”.

Basta?

“Ti prego. Se tu sembri fuori, e gli altri sembrano dentro, io...”.

Foranti, come si sente?”.

“Dottore… Sento questa voce, dentro di me… è come se fossi… scomposto… Mi sento così male”.

Male?

Foranti, deve solo continuare a prendere le medicine. Quello che mi dice è normale, con le esperienze che ha avuto”.

Non c’è speranza.

Possiamo aumentare il dosaggio… anche se questo la farà dormire ancora di più”.

“Di più?”.

Di più?

Sì, mi spiace. A lei la scelta”.

...Lei?

LEI!

Sei al telefono, e lei non risponde. È troppo da sopportare. Non ti è stata vicino. È andata avanti. Probabilmente si è rifatta una vita. Con un altro.

“Zitto”.

Il telefono squilla.

G-guido?”.

Lei.

“Sara… ti amo… cos’è successo…?”.

Guido! Io… Stai bene?”.

No.

“Sì! Sì, io… io sto bene… tu... cosa fai, domani?”.

Oh, Guido! Sono così felice tu stia meglio!”

Sara, con chi parli?”

...con Guido, quel mio amico che stava male”.

Amico.

“Sara?”

Guido, ti verrò a trovare!

Ti verrà a trovare, Guido! Contento?

“Sara… Sara… Io…”.

tu-tu-tu

Ed eccoci qua. Dai, sapevi che sarebbe finita così.

La pistola pesa più di quanto pensassi, ma non è un problema. Com'è suicidarsi? Ecco, lo sapevo che è questo il modo migliore. È troppo da sopportare.

Guarda il lato positivo, Guido. Adesso andrai a dormire. Per sempre. Diventerai come coloro che sono lontani, per davvero. Non esisterai proprio!

È solo un attimo, Guido.

Da “Coloro che sono lontani” a “Coloro che non sono e basta”.

Ti piace, Guido?

Non piangere, sei vuoto. Non ha senso piangere se si è vuoti.

No, non ha senso chiedere se a rendere vuoti siano le medicine o la malattia.

Addio, Guido.

“Addio”.

Ah, sei tornato a parlarmi? Senti, Guido, e se ne parlassimo? Con chi dialogherò, se tu ti spari? In fondo, se tu ti spari, io…

“Muori”.

– !

Guido?

GUIDO?!

Apocalypse2




Scritta da Dr. Woland

Il contenuto è disponibile sotto licenza CC BY-NC

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