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Some Toys Aren't Meant To Be Played With è una creepypasta originale scritta da Christine "cmd102" Druga, qui il link alla storia originale!
Il racconto è stato tradotto dagli amici di Horror Italia sull'applicazione Amino (Slendy, Saroyan & Bad Wolf).


Adoro collezionare oggetti che mi ricordano la mia infanzia. Certe volte vado a delle svendite o a dei negozi dell’usato, cercando giocattoli simili a quelli che un tempo possedevo, cianfrusaglie come quelle che mia nonna collezionava, oppure vecchi souvenir di posti che ho visitato con i miei genitori. Questo mio hobby mi rende felice, ma la scorsa estate è stato fonte di un incubo.

Lo trovai ad una svendita di una vecchietta, nascosto tra una scatola di carte di baseball ed una cassetta piena di malandate action figures. La gente scherza sempre su come i Furby fossero inquietanti, ma io ho amato quello che avevo da bambina. Lo consideravo più un amico che un giocattolo, e stavo ore a parlargli ed accarezzargli la pelliccia. Mentre tenevo quella palla di peli bianchi e neri tra le mani, non ho potuto non ricordarmi di tutti i tè ed i giochi fatti assieme a quello rosa che portavo ovunque, circa quindici anni fa. La vecchietta mi disse di non ricordarsi di averlo, ma poi mi rispose felicemente di come i suoi nipoti avessero accumulato così tanti giocattoli nel corso degli anni da non riuscire a tener traccia di tutto. Ho gentilmente ascoltato il suo racconto sui suoi cinque nipoti, due maschi e tre femmine, di come le facevano visita ogni fine settimana fino a quando sono cresciuti e si sono spostati creandosi una famiglia, per poi ritornare a casa con il mio nuovo tesoro.

Ho giocato col Furby per un po’, ridendo al suo borbottio bambinesco e accarezzandogli il vello. Il bianco nella sua pancia era un po’ sporco, e mancavano dei peli dal suo ciuffetto, ma funzionava bene e ciò mi bastava. L’ho poi messo su uno scaffale della mia stanza prima di cenare ed andare a dormire.

Mi svegliai nel mezzo della notte a causa di un sibilo proveniente dal giocattolo, così gli tolsi le batterie e riandai a letto. Il giorno dopo gliele rimisi e sembrava funzionasse bene; gli accarezzai la peluria bianca sopra la testa, e promisi anche di starci più attenta visto che mi ritrovai con una sua ciocca in mano. Quella notte mi risvegliai ancora per quel rumore, ma questa volta era più forte. Mentre mi avvicinavo al Furby, mi resi conto che stava mormorando qualcosa nella sua buffa lingua. Pensai che fosse normale poiché era un giocattolo vecchio e molto usato, così gli ritolsi le batterie e decisi di rimettergliele solo quando volevo giocarci. Così il mio piccolo problema si risolse, per un po’.

Passarono tre giorni. Sono stata occupata a lavoro e non ho prestato attenzione ai giocattoli sullo scaffale. Avevo invitato un’amica per cena, così presi il Furby dalla mia stanza e glielo mostrai. Abbiamo scherzato e ci ha giocato per un po’ mentre stavo cucinando, prima che commentasse il suo stato.

<So che ami questa cosa, ma non saresti più felice con uno che non è conciato così male? Ci sono delle ciocche mancanti ed è sporco.>

Sapevo dell’esistenza di un solo ciuffo mancante, ma potevo giurare che quei due spazi vuoti che mi ha mostrato dietro la sua testolina prima non c’erano. Perplessa, le risposi che era solo stato “amato troppo”, per poi rimetterlo sullo scaffale e finire la cena.

Dopo che la mia amica se ne fu andata, mi sono seduta sul divano a guardare un po’ di TV prima di andare a dormire. Sentì un tonfo provenire da qualche parte della casa, così chiusi il volume per capire da dove provenisse. Nel momento in cui ero pronta a rimettere il volume pensando che non fosse niente, sentì un altro tonfo assieme alla risatina che il Furby emette quando lo solletichi. Mi armai con l’ombrello che tengo vicino alla porta, e lentamente mi avvicinai alla mia stanza, chiedendomi che razza di intruso si ferma a giocare col giocattolo della sua vittima. Il Furby rise di nuovo quando entrai nella stanza, pronta a colpire con la mia arma improvvisata. Non c’era nessuno, e l’unica cosa fuori posto era il Furby sul pavimento nel mezzo della stanza. Controllai ogni possibile nascondiglio, facendo attenzione a sentire dei passi o dei segnali che non fossi sola, prima di uscire dalla stanza e controllare il resto della casa. Esattamente nel momento in cui stavo per uscire però, sentì la vocina del giocattolo dietro di me.

<Sanguina>.

Mi voltai verso il Furby mentre un brivido mi assaliva. Lo guardai per un momento, chiedendomi se avessi sentito correttamente. Gli occhi si chiusero e si riaprirono prima che lui parlasse di nuovo.

<Muori. Sanguina. Muori. Hi Hi Hi>

Lo presi e corsi fino alla porta d’ingresso per lanciarlo via. Appena chiusi la porta, lo risentii ridere. Cercai di guardare la TV, ma il mostriciattolo sul mio prato mi distraeva da quello che c’era sullo schermo. Dopo un’ora di sussulti provocati da ogni minimo rumore e di sguardi nervosi verso le finestre che davano sul cortile, andai a letto e passai la notte sognando piccoli demoni pelosi che mi attaccavano.

Il mattino seguente, mi preparai insonnolita al lavoro cercando di lasciarmi alle spalle ciò che era successo la sera prima. Aprii la porta d’ingresso, cercando di non guardare quella cosa che era da qualche parte nel prato, e rimasi pietrificata alla vista del mio cortile.

Il Furby sedeva al centro del primo scalino, circondato da sangue e peli marroncini. Il becco giallo di plastica aveva un piccolo pezzo di carne che pendeva, come se l’avessi sorpreso mentre mangiava. Aveva perso molta pelliccia, così tanta che si poteva vedere la plastica sottostante, e ciò che era rimasto era arruffato e marrone. Lontano qualche centimetro dal piede del giocattolo c’era un coniglio morto. Il suo corpo era stato svuotato fino alle ossa, con solo la testa intatta. I piccoli occhietti osservavano il vuoto. La punta della sua lingua pendeva da un lato della sua bocca sopra il suo stesso sangue coprente le assi di legno del cortile. Mi voltai per l’orrore e chiusi subito la porta. Dopo essere corsa al bagno per vomitare la colazione, chiamai a lavoro per dire che non sarei venuta e mi domandai cosa potessi fare riguardo a quella piccola mostruosità. I miei amici e la mia famiglia penserebbero che sia pazza, e la polizia porterebbe ME via. Arrivai alla conclusione che dovevo occuparmene da sola. Presi un paio di buste della spazzatura e materiale per pulire ed iniziai a sistemare il casino sul mio prato. La prima cosa che feci fu mettere nella busta il Furby e buttarlo nei bidoni dell’immondizia sul marciapiede. Gli spazzini li avrebbero portati via il giorno seguente, e solo il pensiero mi ha fatto stare meglio. Il resto del giorno fu abbastanza calmo, e gli orrori del mattino furono un ricordo lontano quando andai a dormire.

Fui svegliata di soprassalto da un acuto strillo spaccatimpani. Iniziai a guardarmi intorno nel buio della mia camera da letto, cercando di capire da dove provenisse il suono, quando qualcosa si schiantò così forte contro la porta chiusa che una foto appesa al muro accanto ad essa cadde a terra. Il vagito continuò mentre afferravo il mio cellulare per chiamare il 911, con le mani che tremavano così tanto da lasciar quasi cadere il telefono mentre premevo i numeri. Urlai e mi rannicchiai in un angolo quando un altro urto sulla porta ne incrinò il legno al centro, minacciando di dividersi a metà e far entrare l'aggressore. Poi il silenzio riempì la mia casa, ma l'operatore rimase al telefono con me fino all’arrivo della polizia, in caso chiunque stesse cercando di entrare fosse ancora in circolazione. I poliziotti trovarono le porte e le finestre ancora chiuse e bloccate, e una volta entrati, la loro ricerca in casa non rivelò nulla. Dopo aver preso la mia dichiarazione e avermi detto di chiamare se fosse successo qualcos'altro, se ne andarono. Sapendo che non sarei riuscita a riprendere sonno quella notte, andai a prendere la coperta dal mio letto per rannicchiarmi sul divano e guardare un film.

Accesi la luce della mia stanza e mi si accapponò la pelle. Il Furby era seduto in mezzo al mio letto. Era rimasta ben poca peluria su di esso, e i suoi occhi, una volta marroni, ora erano rosso sangue. Chiusi violentemente la porta quando esso incominciò ad urlare. Gridava le parole "sanguina" e "muori" ripetutamente mentre si gettava contro la porta, scheggiando il legno lungo la crepa che aveva fatto prima. Afferrai le chiavi dell’auto e corsi fuori di casa.

Era il cuore della notte, e mi ero dimenticata di prendere anche il cellullare e il portafoglio, così decisi di andare in giro finché non fosse stata un'ora abbastanza decente per bussare alla porta di qualcuno e chiedere di rimanere lì per un po’. Dopo poco iniziai a delirare per la mancanza di sonno, così decisi di accostare e riposare per un po’ gli occhi. Solo quando mi guardai intorno per essere sicura di essere sola, capii dove mi ero fermata: proprio davanti alla casa della vecchia signora che mi aveva venduto il Furby.

Dopo aver discusso con me stessa per un po’, decisi di parlarle in mattinata. Mentre chiudevo gli occhi e cercavo di ignorare quanto fosse scomodo provare a dormire sul sedile anteriore di un’auto, pensai a come avrei potuto ottenere informazioni da lei senza sembrare completamente pazza. In un batter d’occhio la luce del sole già brillava attraverso i finestrini. Mi sistemai i capelli nello specchietto retrovisore, stiracchiai le braccia e le gambe, e poi camminai lungo il breve marciapiede che portava alla casa. Dopo aver schiuso la zanzariera, bussai e rimasi sorpresa quando la porta interna si aprii leggermente da sola. Accennai a un saluto prima di spalancare appena di più la porta. Quando la mia testa la oltrepassò, fui assalita da un puzzo terribile a pochi secondi prima di trovarne la fonte.

La dolce vecchietta che mi aveva venduto il Furby giaceva supina al centro del pavimento del salotto. Il colore dei suoi occhi, un tempo castani, si era impallidito e vetrificato, e la sua pelle rugosa aveva cominciato a diventare grigia. Il mio ingresso aveva spaventato un grosso gatto arancione che aveva lacerato la pelle della sua guancia e della sua bocca, lasciando un buco frastagliato attraverso il quale potevo vedere i suoi denti e le sue gengive. Mi soffiò contro prima di abbandonare il pasto e sparire da qualche parte nella casa. La vista e l'odore mi costrinsero a uscire per vomitare nei cespugli, prima di bussare alla porta di un vicino per chiedere aiuto. Trascorsi alcune ore lì, spiegando ripetutamente alla polizia perché ero in quella casa e come avevo trovato la donna. Tralasciai la parte in cui ero terrorizzata da un vecchio giocattolo, e dissi semplicemente che volevo vedere se aveva altre carabattole rimaste in vendita che potevo comprare. Quando alla fine dissero che potevo andarmene, salii in macchina e mi allontanai senza ancora avere una meta precisa.

Viaggiai per circa un miglio prima di sentire un fruscio dal sedile posteriore. Per fortuna non c’erano altre auto dietro di me, perché quando vidi il Furby appoggiato alla portiera del passeggero, frenai di botto e saltai fuori dalla macchina in preda al panico. Mentre camminavo per strada con le mani che mi tiravano i capelli, esso prese a ridere, ma non la solita lenta risatina. Stavolta era un’odiosa sghignazzata, profonda e chiara, senza alcun accenno alla precedente infantile voce nasale. Lacrime di rabbia mi riempirono gli occhi. Ero stanca di essere spaventata, di essere bullizzata da qualcosa che potevo tenere tra le mani. Più che stufa, decisi di porre fine a tutto questo.

Rientrai in macchina e tornai a casa, stringendo il volante così forte che le mie nocche diventarono bianche, mentre cercavo di ignorare le risate ed i cori di <sanguina, muori> che provenivano dal sedile posteriore. Dopo aver parcheggiato nel mio vialetto, afferrai la bambola per l'orecchio che ancora non era caduto e la portai nel cortile sul retro. La scagliai nella griglia, poi la cosparsi di liquido infiammabile ed infine vi gettai un fiammifero acceso. Osservai il resto della pelliccia e del tessuto bruciare prima che la plastica sottostante cominciasse a sciogliersi. Il Furby non rideva più. Urlava in agonia, mentre la sua voce si abbassava di tonalità e veniva distorta man mano che si riduceva ad una melma di plastica nera. Quando alla fine divenne silenzioso, le fiamme passarono da un rosso vivo ad un verde intenso. Un denso fumo nero uscì da quel caos mentre le fiamme si affievolivano, e tutto finì con un botto, come se qualcuno avesse sparato con una pistola proprio vicino al mio orecchio. In pochi secondi, il fuoco si spense completamente ed il fumo si diradò. Sollevata dal fatto che tutto questo tormento sembrava esser finalmente finito, esaminai il fondo della griglia per valutare il danno.

Era vuota.

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