Sequel di A GIRL WHO BELIEVED IN DISNEY MAGIC
La ragazza si risvegliò intorpidita; era seduta su una sedia, aveva i polsi legati ai braccioli e sentiva ancora i postumi del colpo in testa che aveva ricevuto. Provò a girarsi ma ogni movimento le faceva male; si guardò attorno con molta difficoltà, ad ogni movimento degli occhi sentiva un dolore esplodere nelle sue tempie.
Dopo quella che parve un'eternità un uomo entrò nel suo campo visivo: indossava un cappotto lungo e nero, un cilindro e portava una maschera con un naso lungo. Sotto l'ingombrante impermeabile l'uomo sembrava portare un gilet e una camicia nera, la ragazza notò anche che indossava dei guanti bianchi di seta un paio di pantaloni scuri, in mano teneva una lanterna ad olio e nell'altra teneva un bastone color rame.
L'uomo si sedette di fronte a lei, sospirò e disse. “Sai tutte quelle stronzate motivazionali, frasi fatte per non farti suicidare, tutti quei «non mollare», «puoi farcela»?. Sai cosa non ti dicono su queste cose? Che non servono a un cazzo, quando guardi l'abisso. Non c'è «non mollare» che tenga, non c'è niente che tenga. Rimani lì a fissare il vuoto, vuoi lasciarti andare ma appena molli la presa ti vengono in mente le tue persone care, pensi di ferirli mollando e così resisti. Rimani in un limbo e alla fine non fai nulla. Sai di cosa parlo, vero?”.
La ragazza guardò in basso. “Lo immaginavo… È per questo che sei qui, dopotutto. Vuoi risposte, vuoi capire il perché di quegli indizi, vuoi sapere cosa mi tormenta. È comprensibile, ma prima: chi sei?”. La ragazza lo guardò senza rispondere era ancora intontita e non riusciva a mettere bene a fuoco la vista. “Ho capito” disse l’uomo prendendo quella che sembrava una bottiglietta. “Ti serve uno scossone”. Continuò, lanciandole in faccia il contenuto della bottiglia. “Ora te lo chiedo gentilmente per l’ultima volta: chi sei tu?”. A quel punto la ragazza parlò. “Io… Nessuno di importante”. L’uomo rise e si alzò dalla sua sedia. “Nessuno di importante? L'unica persona al mondo che si è interessata ai miei indizi, che li ha decifrati, che ha osservato la mia psiche e che mi ha trovato non è nessuno di importante? Io so benissimo chi sei, A., oppure preferisci AMBER, o magari Nicole Bennet?”. Nicole spalancò gli occhi, come poteva conoscere il suo nome?. “Io so benissimo chi sei, e inconsciamente anche tu sapevi che lo sapevo, c'erano I tuoi disegni tra le mie pagine, ricordi?”. La ragazza si dimenò. “Questo non spiega come tu possa conoscermi!”. L’uomo si sedette nuovamente di fronte a lei. “Facciamo un riassunto allora? Ad inizio anno hai aperto un profilo social dove intendevi documentare la tua nuova vita nella casa che avevi acquistato, hai trovato un quaderno contenente disegni inquietanti tra cui il tuo adorato Angelo, hai cercato di risolvere il mistero e delle coordinate trovate in un cruciverba ti hanno portata da me. Io ti ho venduto casa mia, io ti ho permesso di trovarmi, volevo che mi trovassi, volevo che mi parlassi”. Nicole capì finalmente perché si trovava lì. “Hai bisogno di me…” disse con un filo di voce. “Esatto” rispose lui. “Ma non per ciò che pensi. Non voglio essere salvato, voglio solamente che tu venga a conoscenza dei miei problemi e che li risolva, così come hai sconfitto i tuoi”.
Nicole lo guardò con compassione. “Come faccio a risolvere i tuoi problemi se nemmeno so quali sono?”. L’uomo rise. “Iniziamo da questo magico luogo: era una scuola tempo fa. La mia scuola. Qua mi venne detto di essere un grande creativo ed un genio nelle materie letterarie, così una volta finita la mia avventura qui mi iscrissi all’università… non andò molto bene”. “Cosa ti è successo?”. L’uomo esitò, poi disse. “Qualcosa di molto simile a ciò che capitò a te: avevo amici, un gruppo… ma l’ansia e la voglia di dimostrare di essere in grado di fare tutto mi hanno lentamente divorato dall’interno, così me ne andai”. “E i tuoi amici come reagirono?”. L’uomo sospirò affannosamente. “Secondo te? Li ho lasciati, abbandonati e sai che cosa hanno fatto? Niente, assolutamente niente! Non un saluto, non un come va, nulla! Sparito puff, via dalla vita degli altri… Mi mancano così tanto…”. Nicole osservò le lacrime scendere dalle sue guance appena illuminate dalla luce della lanterna e riconobbe molte delle sensazioni che provò lei quand’era vittima dell’Angelo. “Possiamo fare un gioco… cosa gli diresti se potessi incontrarli di nuovo?”. L’uomo, con il viso ancora rigato dalle lacrime, la guardò. “Direi loro che mi spiace di averli lasciati, che non era mia intenzione abbandonarli ma se fossi rimasto ancora tra quei corridoi sarei sicuramente morto…”. All’improvviso si fermò ed iniziò a sussurrare. “Ciò non toglie che ora odio quelle persone, non loro direttamente ma odio chi è riuscito dove io ho fallito. Ciò che secondo tutti sarebbe dovuto essere il mio più grande capolavoro è stato solamente la trama della mia plateale distruzione. Così ho deciso di vendicarmi; tutti hanno dei segreti celati all'intero mondo: solo io, loro stessi e Dio sappiamo.”. “Li hai uccisi?”. L’uomo scosse la testa. “Non sono un assassino. Chi deve pagare non ha bisogno di pagare con la vita, mi basta molto meno”. Nicole si sentì un pelo più sveglia. “Quindi è per questo che sei finito così? Sei caduto vittima delle tue emozioni e non hai trovato nessuno che ti facesse sentire amico?”. L’uomo scosse la testa. “Non è solo questo, cara. Ti ho detto che mi hanno definito creativo, no? Ebbene, sono stato uno scrittore. Questa maschera che indosso è detta L’Autore, è uno dei miei personaggi”.
“Anche nella tua carriera sei rimasto da solo?”.
L’Autore tornò a ridere.
“Quale carriera? Nessuno ha nemmeno provato a pubblicare qualcosa di mio! Mi hanno solamente preso in giro: Mi dissero che mi avrebbero pubblicato seduta stante, e invece no: «il mercato è troppo saturo». «Ci stiamo lavorando», «Non perdere le speranze». Dannati maiali… per tutta la vita il mio più grande sogno è sempre stato quello di appassionare gli altri con i miei racconti, ma il mondo aveva altri piani. Sai come ci si sente quando ogni porta si chiude e nessuno ti dà una possibilità? Te lo dico io, basta guardarmi in faccia! Nessuno mi ha mai offerto niente! Nessuno mi ha mai notato nemmeno per un secondo! Parlano tutti di come sia bello quando qualcuno di sconosciuto viene scoperto, ma la realtà dei fatti è che quelli sono solo un caso su almeno centomila che vengono ignorati e mai presi in considerazione. Quanto sarebbe bello se tutti i creativi del mondo avessero un'opportunità di brillare? Io non l'ho mai, e ripeto mai, avuta! Ma va bene, non ho rancore verso nessuno. Ho ormai compreso che, se non posso essere tra gli eroi della Storia, sarò il migliore dei suoi cattivi”. L’Autore prese fiato. “Puoi essere creativo quanto vuoi, ma ti serve un pubblico per essere chiamato artista, senza sei solo un folle che urla nel vuoto”. Nicole continuava a guardare quell’uomo distrutto dalla vita come si guarda un cucciolo di cane ferito. “Hai ragione, il mondo è un posto difficile, ma ha anche cose belle: l’amore o le passioni ad esempio”. “L'amore è un'idiozia!”. Sbottò lui. “Una favola ideata per rendere meno tristi le vite delle persone e per farle sentire in colpa quando moriranno. E le passioni… Mere distrazioni da ciò che ci attende. Bambole di carta destinate a bruciare!”. Nicole lo interruppe. “Perché dici così?”. “Ma per favore: nessuno è mai davvero innamorato, sono solamente tutti terrorizzati all'idea di morire da soli. Io morirò da solo e questa cosa la odio: nessuna mi ha mai considerato, la mia famiglia è morta, il mio cuore è caduto così in basso che nulla potrà mai risvegliarlo”. Si fermò e prese fiato. “Sai qual è la parte peggiore? Sono sempre dovuto essere quello forte, la spalla su cui piangere, quello che consola. «Sei uomo, ti passerà», tutte balle. Non passa mai niente, sento anch’io la tristezza, mi sento anch’io come se niente potesse mai più rendermi felice ma non posso dirlo a nessuno. È per questo che sei qui, Nicole”. Lei lo guardò con fare interrogativo. “Cosa intendi?”. Lui si inginocchiò. “Risolvi i miei problemi! Ho letto la tua storia sui giornali, l’analogia con il tuo Angelo per descrivere i tuoi problemi è stata sublime. Fallo anche con me”. Si avvicinò a lei a gattoni. “Fa' che tutto questo finisca! Fammi sentire ancora una volta parte del mondo!”. Nicole gli tirò un calcio in faccia e successivamente si fece cadere all’indietro: aveva notato che la sedia era di un legno molto fragile, per cui quella semplice botta la distrusse, permettendole di liberarsi.
Si alzò e corse via dall’uomo, che nel mentre non si era ancora ripreso. Camminando per i corridoi logori e labirintici di quella scuola Nicole provò un immenso senso di paura, terrore e disgusto, specialmente perché non riusciva a trovare nulla che somigliasse ad un’uscita.
Dopo un periodo di tempo imprecisato Nicole si impanicò ulteriormente, sentendo la voce dell’Autore. “Potessi fermare il tempo o tornare indietro non sai quanto forte ti colpirei! Perché cercarmi se non volevi darmi ascolto? Perché illudermi di aver trovato qualcuno in grado di capire? Sei esattamente come tutti gli altri, sono solo un gioco per te? Un enigma da risolvere per poi vantarti in giro? È così?”. La ragazza non rispose, continuando a correre per i corridoi. “Tutti mi hanno sempre ignorato, i miei genitori sono ora polvere al vento. Nessuno verrà a cercarmi, ti chiedo aiuto e l’unica cosa che mi offri è pietà seguita da paura?”. Nicole cercò di nascondersi e di scappare dall’Autore ma egli conosceva molto bene quei corridoi, pertanto per Nicole era come giocare a scacchi contro un campione mondiale.
Finalmente dopo ore intere di inseguimento Nicole intravide un’uscita, ma l’uomo era alle sue spalle. La colpì alle gambe col bastone, facendola cadere ad un passo dalla libertà. “Sai perché giro con questo bastone?” le disse avvicinandosi minaccioso. “Tempo fa vidi una mamma picchiare selvaggiamente la propria figlia davanti a tutti. Le saltai addosso ma quella mi lanciò per terra e una macchina mi finì sulla gamba. È da quel giorno che sono diventato l’Autore, il colore rosso in un mondo di bianco e nero, la volpe nel pollaio. Perché chi ha ancora una famiglia, una vita e gente che gli vuole bene deve buttare tutto nel cesso?”. Nicole continuava ad indietreggiare spaventata. “Mi è stato portato via tutto e sono stato uno stupido a credere che tu potessi aiutarmi”. Si fermò all’improvviso. “Non guardarmi come se fossi un mostro, avresti fatto lo stesso anche tu! Addio Nicole”. Sollevò il bastone con entrambe le mani, preparandosi a colpire Nicole, ma quest’ultima, con uno scatto fulmineo, prese un pezzo di legno affilato che giaceva in mezzo ad altri rifiuti vicino alla porta e trafisse il petto dell’uomo, che sorpreso, cadde a terra. “Hai visto…” disse ridendo. “Alla fine mi hai aiutato… Hai risvegliato il mio cuore… Ora va'…diventa la versione migliore di te…”. L’uomo spirò di fianco a Nicole e lei, con espressione vuota, lo osservò morire.
Passati alcuni minuti ella gli tolse la maschera, il cilindro, i guanti ed il cappotto e se li mise, poi prese il bastone e rintracciò la lanterna, coprì il corpo dell’uomo con foglie e legna che trovò li attorno e, con occhi che non riconosceva, vi gettò sopra la lanterna.
L’incendio fu piccolo ma rese irriconoscibile il corpo dell’uomo. “Non ti preoccupare” disse rivolta alla salma in fiamme. “Sarò un Autore degno, un erede degno, e non avrò problemi nell’uccidere”.