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Sola. L' essere completamente sola in quella stanza fu la prima cosa che realizzai dopo essermi svegliata.

Oggi scrivo questo per ricordare, anzi, per cercare di convincermi che tutto quel che ho visto e vissuto non sia stato solo il frutto di una qualche allucinazione. O un sogno. Potrebbe essere stato tutto un incubo, solo molto reale. Magari ancora, potrei essere stata in coma.

Non lo so. Non ne ho idea. Non saprei.

Devo scrivere. Scrivere e ricordare, sì. Così ricorderete con me.

Adesso sono in un ospedale (attualmente in terapia) ma sono riuscita a far resuscitare il mio cellulare per cui narrerò da qui. Spero possiate capire.

Non ricordo come mi chiamo. Me lo hanno chiesto, lo psicologo e i medici hanno provato ad insistere ma nulla, non so. Non so e non rammento. Forse non voglio. Forse, è meglio così. No no, non prendetemi per folle: se non ricordo chi ero, almeno non sono a conoscenza delle cose brutte che potrebbero essermi accadute prima del grande incubo. Bene, ho trovato; mi riferirò all'esperienza che ho vissuto così, credo sia il termine più idoneo… non saprei dire altrimenti di cosa cavolo si sia trattato.


Mi svegliai in una stanza. Non c'erano mobili o altro, solo io, che giacevo sul gelido pavimento. Quando mi alzai mi accorsi di essere in biancheria e allora realizzai quanto freddo facesse lì dentro. Era come stare in una cella frigorifera, non una cazzo di stanza normale. Vidi che a terra c'era un telefono, presumibilmente mio, e lo raccolsi. Provai ad accenderlo, ma nulla, scarico. Non c'era modo di farlo rivivere.

Avanzai un po' barcollando. Era troppo freddo e avevo fame; quand'era l'ultima volta che avevo mangiato? Non riuscivo, seppur mi sforzassi, a ricordare il mio nome o cosa era successo. Come ci ero arrivata? Mi sentivo… spaesata. Persa.

Arrivai alla porta. Fu come toccare qualcosa di malvagio. Non so perché dico questo, ma mi sembrò fosse viva e maligna una volta girata la maniglia. Quando uscii, trovai un corridoio strano e poco illuminato, pareti bianco fredde come quelle della stanza precedente. Aveva poche luci fissate in alto sul soffitto e sfarfallavano, lasciando ogni tanto che il buio avesse la meglio. Più andavo avanti, più pareva simile ad una specie di tunnel: che fossi sotto terra? In effetti, avrebbe spiegato il perché ci fosse tanto freddo e tale umidità. Notai della muffa sulle pareti. Per quanto tempo sarei rimasta lì?

Non ci volle molto prima che trovassi la prima porta. Con la penombra non si riusciva a capire quante ce ne fossero esattamente, per cui mi trovai a tenerne conto mentalmente.


Porta 1Modifica

La stanza era spoglia come la precedente, ma al centro, sul pavimento, vi era un qualcosa. Mi avvicinai e vidi che lì vi era appoggiata una fotografia per cui, con cautela, la raccolsi; era molto sbiadita ma si potevano ancora distinguere dei volti: al centro pareva esserci un bambino sugli otto anni, mentre ai lati c'erano due donne e un uomo. Le donne, a ben guardare, avevano un che di somigliante. Quelle persone… avevano un che di familiare. Sapevo di averli già visti da qualche parte, ma dove? Che cosa significava tutto ciò?

Scrivere. Scrivere è la chiave per ricordare. Ma ricordare cosa? Forse… forse dovrei non pensarci troppo, sì.

E dopo quella, vennero altre porte. Alcune stanze non contenevano nulla di interessante, per cui vi elencherò solo quelle più rilevanti.


Porta 4 Modifica

Dopo aver dato un'occhiata in quelle precedenti, non trovando nulla di particolarmente interessante (si trattava di oggetti piuttosto banali), trovai un orsetto di peluche. Il pupazzo era molto sporco, con macchie scure che andavano a rovinare la pelliccia. Lo rimisi a posto. Non mi ero portata dietro nessuna di quelle cose. Non… non so perché, ma era come se mi venisse la nausea al solo toccarle.


Porta 5Modifica

Iniziai ad aver sete, ma non c'erano né acqua né cibo, perciò dovetti stringere i denti. E fu lì che iniziai ad avere davvero paura. Voi sapete cos'è la paura? No, non lo sapete. Credete, siete convinti di conoscerla ma non avete idea di cosa significhi veramente. Sola. Totalmente isolata. La fame mi divorava, le ossa cominciavano a gelare: non ce l'avrei fatta per molto ancora.

Inoltre, il buio oppure… qualcosa. C'era qualcosa in quelle tenebre che mi stava guardando. Cercai di non guardarvi troppo. Se fissi l'abisso, l'abisso fisserà te, o almeno così ho letto da qualche parte.

Nella quinta stanza trovai finalmente qualcosa di utile; c'era un lungo abito color smeraldo. Era smanicato ma in quel momento mi parve la cosa più calda e soffice del mondo, e lo indossai senza esitazione alcuna. Tremavo ancora ma almeno ora ero un po' più coperta. Scossi la stoffa, e notai tra alcune pieghe che c'erano nuovamente delle macchie scure.

Andai avanti per non so quanto. Attraversai un sacco, un sacco di porte ed ogni volta ero terrorizzata da quello che avrei potuto trovare in quelle stanze.


Porta 9 Modifica

Una scatola. La aprii, e vi trovai un anello dorato, una fede nuziale credo. Non so a chi fosse appartenuta, ma decisi che lasciarla lì sarebbe stato un vero peccato e così la indossai. In ogni camera trovavo sempre qualcosa di nuovo. Forse… forse c'è un significato? Oppure è solo il gioco crudele di qualcuno? Mi dispiace, ma non capisco. Al mio risveglio in ospedale ho tentato di raccontare qualcosa ai medici e ho sentito uno di loro sussurrare a un collega "trauma". Pensano che abbia subito un trauma? LO DICEVO CHE ERA QUALCOSA DI BRUTTO. Non dovrei sforzarmi a ricordare il grande incubo.

Le porte. Le porte sono malvagie, ma ancor di più lo sono i segreti al loro interno.


Porte 10, 11 e 13 Modifica

Un dvd, un fermacapelli elegante ed un diario. Il dvd recava una scritta in pennarello, ossia "Prova n. 4". Cosa significherà mai? Probabilmente chiunque avrebbe letto il diario e, per quanto non possa negare che esso riuscì ad attirare la mia attenzione, mi rammarica dire che non ebbi io coraggio di aprirlo. Tuttavia, il nome sulla copertina indicava che appartenesse ad una certa Christie. Che fosse… una delle donne nella foto? Quel nome. Quel dannato nome è così familiare…

La fame aumentava, e il buio avanzava. Era come se andando sempre più avanti, il buio sapesse che ero una preda facile. Fame. Freddo. Sete. Buio. Un ciclo continuo di disperazione.


Porta 25 Modifica

Un sacco di spazzatura. Tutti oggetti inutili. Non so dire quanto tempo fosse passato a quel punto, ma non credo troppo.

Avevo trovato un orologio ma, ovviamente, era rotto.

Il buio. Dovevo trovare qualcosa per far luce al più presto o sarei uscita di senno.


Porta 29 Modifica

Una foto ritraente un cimitero. Perché diamine qualcuno dovrebbe tenersi una cosa simile? Chi mi aveva messo lì?


Porte 30, 32 e 34 Modifica

Le cose cominciarono a prendere una piega strana. Molto più strana. Un maglione da uomo sporco di quel che sembrava rossetto, una rivista arrotolata e un pigiama (presumibilmente appartenuto ad un bambino) strappato sulla schiena, come se qualcuno lo avesse tirato. Mi sentii male.

Magari ero nella tana di un qualche pazzo e quelli erano tutti trofei delle sue vittime, ma allora perché disporli a quel modo? E che se ne faceva di tutta quella roba?

Non arrabbiatemi con me ma dopo un po'… dopo un po' persi il conto. Credo arrivai sulla sessantina, ma non rammento. Ero troppo stanca, troppo stremata per sforzarmi anche mentalmente. Dovevo riuscire ad andarmene da quel posto, o sarei morta là sotto. Sono sicura fosse un bunker. Troppo buio, troppo freddo. Ma poi…. c'è qualcosa che ancora non riesco a capire. Come ho fatto a sopravvivere per tutte quelle settimane senza cibo o acqua?

Non… non capisco.

Sento che qualcosa non va. Qualcosa non va, non va per niente. Dobbiamo capire.

Ricordate il dvd? Ne trovai altri. Stesso titolo, cambiavano solo i numeri; che "prove" potevano mai essere?


Dopo un'infinità di camere, cominciai a stancarmi. Non ce la facevo più. Mi sedetti nell'ultima stanza che avevo visitato per un po' di luce; non sarei rimasta in quel corridoio neppure per tutto l'oro del mondo. Sono convinta che qualcosa mi stesse seguendo, come una presenza invisibile che mi pedinava di nascosto, un qualcosa di spiacevole. Entrare in una delle stanze non l'avrebbe fermata, ma almeno mi dava maggior sicurezza.

Mi ero portata dietro il diario per qualche ragione; me lo rigirai in mano e decisi di andare contro i miei propositi iniziali. La noia uccide, non trovate?

-Giorno 1, Compleanno di Thomas

"Li ho visti. Sono abbastanza sicura di averli visti assieme. Pensano io sia sciocca, che non sappia di loro. Devo… solo raccogliere qualche prova. Tutto qui. Li ho già registrati oggi alla festa; con la scusa dei "preparativi" se la sono svignata sul retro a fare chissà cosa, mentre Thomas e i suoi amici mangiavano la torta. Chi ha dovuto tenerli d'occhio? Ovviamente io! Far venire Mary ad abitare qui è stato un'errore. Sono troppo buona. E quell'animale di Kevin non si è saputo trattenere."

Sfogliai qualche altra pagina, leggermente incuriosita.

-Giorno 8

"Sono di ritorno dai ricevimenti a scuola. Thomas è molto bravo… non un buono a nulla come suo padre. Lui diverrà un vero lavoratore un giorno, ne sono certa. Quando sono tornata, non ho trovato né lui né quella sgualdrina di mia sorella. Quando gli ho telefonato, Kevin ha detto di essere al lavoro. Ma, allora, perché ha lasciato qui la giacca che mette di solito e la cartella dei documenti?"

-Giorno 12

"Mary... l'ho vista con indosso un abito nuovo. Quando gli ho chiesto come ha fatto a permetterselo dato i suoi problemi economici (ergo motivo del suo trasferimento temporaneo qui da noi) ha detto che è un dono da parte di un suo ammiratore. Hm."

Continuai a sfogliare le pagine, cercando un qualcosa di più interessante.

-Giorno 32

"Ormai lo so per certo. Solo che… non posso. Kevin è uno stronzo, e mi farà togliere la custodia su Thomas grazie alle sue cazzo di conoscenze… no… un modo forse c'è. Se non ho modo di tenerlo con me, neppure lui potrà."

La pagina seguente, che era anche l'ultima del diario, mi gelò il sangue nelle vene. La calligrafia sembrava quella di un lunatico e... la pagina era rossa. Non…. non d'inchiostro.

-Ultimo giorno

"COS'HO FATTO???!"

Richiusi immediatamente il diario, buttandolo da una parte. Non volevo averci nulla a che fare. Chi era quella gente? Cosa era successo?


Qualche ora dopo, esattamente prima del mio risveglio credo, mi ritrovai alla fine di quel tunnel che sembrava infinito. Mi ricordo che andai ne panico, perché si concludeva con una sola porta. Quando presi l'oggetto che mi aspettava al suo interno, poco prima di svegliarmi, vidi un'ombra dietro di me e del sangue sul pavimento.

In mano avevo…. un coltello? Di chi era quel sangue? Era mio?


Quella fu la fine del grande incubo. Però… ancora l'avverto, quella presenza. Mi seguirà sempre, senza tregua, senza lasciarmi andare. A meno che…

Ci sono dei tagli profondi, sui mie polsi. Non mi avrà.

Stavolta, lo sento. Stavolta, riuscirò a scappare e a dimenticare.

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