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Era bello, Davide.

Uno di quei ragazzi da cui tutte le ragazze sono affascinate.

I capelli neri, ricci; Dio, quanto erano belli quei capelli.

Era bello, Davide.

Gli occhi azzurro acceso, vivo. Turchese liquido.

Come il blu al centro della fiamma.

Occhi splendenti, innocenti.

Era bello, Davide.




Inizialmente tutti ne erano misteriosamente attratti, ma cercavano dopo un po' di stargli lontano.

Chiunque entrasse nella sua orbita, veniva colpito da terribili eventi.

Spesso tragici.

Le voci, nel nostro piccolo quartiere, girano in fretta.

E in poco tempo, Davide divenne un ragazzo da evitare.

Divenne il ragazzo che le famiglie raccomandavano di non frequentare.



Il suo sguardo innocente divenne triste, carico di solitudine.

I capelli riccioluti e luminosi si spensero.

È strano ritrovarsi in certi occhi, in certi sguardi.

Ti danno una sensazione folle, come se tu riuscissi a vedere attraverso delle sensazioni quello che accadrà in futuro.

La sensazione che mi diede Davide, mi disse che le cose più belle le avrei scoperte soltanto guardandolo negli occhi.



Dopo poco ci conoscemmo.

Iniziammo a frequentarci, e inizialmente mi sembrò che le storie su chi frequentava Davide fossero semplici pettegolezzi, falsità inventate dalla gente invidiosa che non era riuscita ad avvicinarsi abbastanza a quegli occhi per capirli davvero.

Non che ci avessi mai creduto.

Nessun infausto evento si abbattè su di me o sui miei cari.

Il fatto era semplice:

La mia orbita era più distruttiva di quanto non fosse la sua.

E il più forte, ahimè, vince sempre.



Per i primi tempi andò tutto bene, e il nostro primo bacio non tardò ad arrivare.

Di noi amavo anche le incomprensioni, il modo che avevamo di fraintenderci.

Era anche quello il nostro modo di amarci.

Eravamo intimi, le nostre solitudini ci avevano portato a scoprirci in fretta.

Sempre più frequentemente dal primo bacio, iniziarono a succedergli fatti catastrofici.



Il fratello, che sapevo essere un vero genio a scuola, venne investito da un auto mentre tentava di fuggire di casa. Il perché non avrebbe mai potuto dircelo.

Il padre, uomo tranquillo e buon lavoratore, era diventato improvvisamente violento nei confronti suoi e della madre.

Davide iniziò ad arrivare sempre più spesso a scuola con un livido evidente o un occhio nero.

La madre, probabilmente a causa della morte del figlio e delle molestie che riceveva sempre più frequentemente dallo stesso marito, si suicidò.



Davide, stanco e decisamente depresso, mi disse che l'unico motivo che lo portava a resistere ero io.

Andò via di casa e si trasferì nel garage di una casa abbandonata nei pressi della scuola: Non riusciva più a sopportare la violenza del padre, che dopo poco tempo, distrutto definitivamente da quest'ultima pugnalata, si sparò alla testa.



Davide era ancora incredibilmente bello, ma era solo.

Più di prima, più che mai.



Stava impazzendo.

Mi parlava di cose che vedeva nel garage, cose terribili.

Di rumori che sentiva.

Considerai causa di ciò lo stress.

Era normale dopotutto, in poco più di cinque mesi aveva perso l'intera famiglia.



Le sue visioni divennero talmente frequenti da indurmi a consigliargli uno psicanalista.

Si considerò offeso.

Disse che non gli credevo.

Disse che lo stavo uccidendo.

Dopo quell'affermazione, tra l'indignato e lo sconvolto, me ne andai.



Non lo rividi per un paio di settimane, e il putrido garage era vuoto, come il resto della casa.

Il cellulare squillava a vuoto.

L'avevo ucciso?

Ero stata io?



I pettegolezzi della gente non tardarono a colpire l'assenza improvvisa di Davide.

Chi diceva che fosse fuggito, con il cuore a pezzi per via della famiglia.

Chi diceva che la sua maledizione gli si fosse rivolta contro.

Chi diceva di vedere di sfuggita, di tanto in tanto, nei pressi di casa mia, un ragazzo bellissimo.

Era bello, Davide.

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