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Ogni week-end, esattamente alle sei del pomeriggio, tutti i bambini della città erano già belli che pronti davanti al grande cancello nero che li separava dal luna park. Erano tutti impazienti, i più piccini, così come quelli più grandicelli. I genitori erano altrettanto entusiasti, perché in fondo, quel paese dei balocchi così vivace e ricco e di colori, li riportava indietro nel tempo, quasi avessero la stessa età dei loro figli. Lo stesso accadeva a me, oramai consumato dagli anni della vecchiaia.

Il parco dei divertimenti aveva aperto da neanche un mese, per cui valeva ancora un piccolo sconto del 10%. L'ingresso costava appena 5 dollari e, a giudicare dal numero di attrazioni e dai sorrisi a trentadue denti che si scorgevano sui volti dei bambini oltre l'imponente cancello, doveva valerne proprio la pena!

Adoravo osservare quei piccoli angioletti mentre giocavano e si divertivano. Erano uno più bello dell'altro...così perfetti nella loro innocenza e semplicità!

I clown non parlavano: il loro lavoro prevedeva esclusivamente gonfiare palloncini e vendere da mangiare. Si, perché ogni stand alimentare era gestito da un pagliaccio. Anche quello dello zucchero filato, per cui la piccola Bernadette andava matta!

Ogni singolo bambino entrava felice ed usciva nostalgico, perché nessuno voleva abbandonare quel posto magico. Lì sparivano tutti i problemi. Era come se quel luna park facesse parte di un mondo ideale, in un universo parallelo. Si dimenticavano i brutti voti, le liti con i genitori, le tristi morti dei pesciolini rossi, che per qualche bislacca ragione duravano appena una settimana...

Non era raro vincere al tiro con l'arco o riuscire a buttare giù tutte le lattine in appena due tentativi. Bastava concentrarsi, focalizzare bene il baricentro, prendere la mira e sparare senza starci troppo a pensare.

Mi riempiva il cuore di gioia, vederli tutti lì: spensierati e divertiti, intenti a ordinare dolci e caramelle. Di tanto in tanto, si aggregava anche un gruppetto di orfanelli, accompagnato dalle sorelle del convento. Erano sempre così gentili e ben educati, proprio come dovrebbero essere tutti i bambini.

Luca, Luca si che era eccezionale! Deteneva il record di pesca con la bocca! Ad appena sei anni era riuscito a prendere ben dodici mele, estraendole con i denti dalla bacinella di acqua gelida.

E che dire di Susan? Lei era la più timida, eppure aveva già dieci anni. Ogni volta, come da copione, se ne stava in disparte e gustava il suo solito cono fragola e fiordilatte. Fra tutti i ragazzini che entravano e uscivano da quel posto incantato, lei era in assoluto la mia preferita.

Quel giorno decisi di sedermi sulla sua stessa panchina, proprio di fianco a lei. Le proposi di salire sulla giostra a fare un giro insieme, sopra il grande unicorno. Ma la bimba non mi rispose. Era la copia esatta di una bambola di porcellana: pelle chiara, candida e vellutata, occhi celesti e capelli biondo platino. Aveva le guance rosee e delicate, proprio come i petali di una rosa.

Susan, Susy, Sue...Sue la bambolina! Sue era molto timida, ma mi voleva tanto bene. Noi giocavamo sempre insieme, eravamo inseparabili. Lei, proprio non voleva salire sopra l'unicorno; diceva che la punta grossa la spaventava e che avrebbe potuto farle del male. Io la rassicuravo tutte le volte, dicendole che gli unicorni l'amavano tanto e desideravano solo la sua felicità. Erano animali docili, da poter cavalcare senza alcun timore...quel giorno, lei mi concesse un sorriso.

Salimmo insieme sulla giostra e facemmo più di un giro. I primi la divertirono molto, ma ben presto le sue risate si tramutarono in lacrime amare. Si era fatta molto male, voleva scendere, andare dalla mamma, ma io le dissi che non ce n'era bisogno. Non era costretta a salire sulla giostra, se non ne aveva voglia. Le proposi di prendere un altro gelato e lei accettò di buon grado; leccò perbene tutta la panna e anche il fiordilatte, andando con la sua piccola lingua sino in fondo. Qualche volta accennava una smorfia di disgusto, ma solo perché il gelato era troppo freddo.

Gli altri bambini ci guardavano sconsolati da lontano...che fosse pure gelosia? Tutti avrebbero fatto un giro sulla giostra e gustato un delizioso cono gelato, prima o poi.

Io e Susan giocammo anche a rincorrerci. Per essere una bambina così timida, dimostrò di essere una grande attrice: si calava perfettamente nel personaggio, e scappava gridando come avesse davvero paura di me.

Quando riuscii a prenderla, e non ci volle molto, la feci coricare a pancia in su per poterle fare il solletico. Rise talmente a lungo, che le uscirono lacrime in abbondanza! Che cara bimba... Il nostro rincorrerci ci aveva spinti sino alla grande casa gonfiabile.

Mi divertii come non mai in quel momento! Mi piaceva giocare con lei, mi piaceva giocare con tutti loro! Ma cosa sarebbe successo nel momento in cui tutti sarebbero diventati adulti? Come potevo permettere che quelle fragili bellezze sfiorissero in una decina d'anni?

Volevo che quel pomeriggio fosse speciale, perfetto! I bambini sarebbero certamente invecchiati, ma il ricordo che custodivo di loro sarebbe rimasto giovane in eterno. Sì, ecco cosa dovevo fare: scattare loro una bella fotografia da conservare nel mio album personale!

Sfortunatamente tutti piangevano, così dovetti calmarli in qualche modo, giusto per farli venire bene in foto. Ci tenevo molto che tutto risultasse "perfetto".

A quale bambino non piace fare la lotta con salsicciotti di gomma? A tutti piace la lotta con i salsicciotti, insomma, è la lotta con i salsicciotti! Credete forse che esista di meglio? Io dico che il meglio è la lotta con i salsicciotti di gomma!

Susan, Luca, Bernadette e tutti gli altri: li colpii uno ad uno! Era palese che si stessero divertendo un mondo, lo si capiva dalle loro urla compiaciute! Un colpo, due colpi, tre, quattro, cinque colpi ben assestati!

Scappavano come graziosi topolini in trappola e le loro voci angeliche erano talmente dolci, che veniva voglia di baciarli e abbracciarli uno ad uno, fino a strangolarli completamente! Qualcuno rovesciò un piccolo barattolo di vernice rossa, che poi scivolò sinuosamente lungo i loro esili corpicini non ancora sviluppati. La policromia che si venne a creare era pressoché artistica. Un vero tocco da maestro! Ma la lotta con i cuscini non poteva finire.

Quando finalmente si calmarono e smisero di schiamazzare, erano pronti per la foto. Li aiutai a mettersi in posa, perché, forse non ve l'ho detto, ma sono un fotografo professionista. Ho uno studio tutto mio, ma chissà perché perdo tutti i miei clienti...

Fu uno scatto a dir poco superbo, trasmetteva chiaramente le emozioni provate dei bambini. Quando per la seconda volta chiesi loro se avevano voglia di fare un giro sulla giostra, nessuno si oppose. Scelsero tutti di tacere, dunque lo presi per un si.

Fu un pomeriggio memorabile, si, si! Non mi ero mai divertito così tanto! Si era, però, fatto tardi e i bambini dovevano tornare a casa. Io provai a svegliarli, ma avevano il sonno piuttosto profondo.





Un paio di ore dopo, una coppia di poliziotti venne ad arrestarmi senza neanche spiegarmene il motivo. Mi trovarono con un piccolo salsicciotto lucido e affilato in mano, e videro la vernice rossa era sparsa ovunque. E con questo? Non pensavo che potesse esserci qualcosa di sbagliato nell'invitare dei bambini a fare un giro sul grande unicorno, né tanto meno offrire loro un gelato con crema e panna!

Non volevo fare loro del male, ma erano tutti così belli...troppo belli, troppo perfetti.

E dovevo possederli tutti.

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