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Sfarzo e sregolatezza governavano da tempo le fugaci vite umane che presenziavano nel castello Monterosso e partecipavano, con avidità, alle straordinarie feste di cui siamo in procinto di narrare. Chi prendeva parte, infatti, a questi incontri segretissimi non apparteneva che all'alta aristocrazia: persone di elevato rango, accuratamente selezionate in base ai singolari gusti della padrona di casa: la contessa Leonora, grande di fama e bellezza. Questa, in particolar modo, amava invitare stranieri, desiderose coppie di turisti, attirate dal passaparola e giunte persuase nella bella Firenze, per poi essere introdotte con l'assoluta riservatezza sotto le imponenti mura merlate del castello.

Qui, gli ospiti vengono accompagnati oltre la cancellata di ferro dai servi, nel cortile, entro lo splendido giardino fino all'entrata dove il portiere verifica se sono muniti o meno di invito. E poi, nel salone sfarzoso allestito di ricche tavole imbandite comincia una sontuosa festa in maschera. Le coppie si dividono, i consorti si mescolano e tutti abbandonano qualsiasi inibizione.

In tutta quella folla vestita per ostentare la propria ricchezza emerge comunque la solenne, carismatica immagine della contessa, che non è da meno e siede lontano, nell'isolato posto a capotavola, scrutando assorta i suoi ospiti. Consumato il pasto, agli ospiti è concesso di ballare; le luci vengono spente e ogni coppia tiene fra sé la luce viva di un candelabro, la cui fiamma favorisce la soffusa, romantica luminosità. Questa è la puntuale occasione che si presenta alla contessa per far perdere le sue tracce e dirigersi, indisturbata, presso le cantine, nell'ala Sud del castello. Spesso I turisti si sono domandati perché l'ala sud del castello non possa essere visitata.

Consueti sono i brusii di fondo che si odono circa quel posto: alcuni mormorano che vi si celassero piaceri ameni concessi solo alla contessa, e non hanno torto. Altri sostengono, con altrettanta sicurezza, la possibilità che lì dentro fossero custodite tutte le ricchezze accumulate da generazioni. La verità è che quel luogo, il cui mistero è così tanto bramato, è stato in realtà teatro di orribili efferatezze legate soltanto al gusto del profumo del sangue.

Pesanti macchinari di morte 'rallegrano', infatti, il vano su cui sono esposti alcuni corpi, non tutti interi, ma ancora zampillanti dello stesso sangue che ora segna il loro volto digrignato in un'orribile smorfia di terrore.

Ad attendere altri simili spettacoli, alcune figure importanti come l'Arciduca e altri politici comodamente seduti in tribune apposite.


Gli sfortunati sono alcuni ospiti della stessa festa che in quell'istante si celebra nel salone.

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Narrazione di Xeno Deeper

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