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Aveva delle preferenze nelle sue vittime. Dovevano avere i capelli lunghi e grosse ambizioni. Solo il meglio, per la sua piccola.

-Mhm…- Mugulò, mentre schiudeva le sue forbici in acciaio e le richiudeva. Socchiuse gli occhi e quando l’iride azzurra diventò arancione-rossastra, riuscì a vedere chi c’era al di là di quella porta. Riuscì a captare anche i suoi pensieri una volta chiuse le palpebre. Fece sfregare tra di loro le lame delle forbici mentre assaporava ogni suo più piccolo segreto e le sue paure più profonde.

Sciolse il suo fiocco e le balze che erano attorno alla sua gonna caddero silenziosamente per terra, lasciando solo una superficie liscia, piena di piccole e grandi tasche con all’interno diversi tipi di forbici. Prese la forbice più grande, una in acciaio brillante e velocemente, la aprì e la chiuse, creando un dolce e macabro suono.

Zac.

Nel suo buio, la analizzava. La sentiva parlare, poteva già assaporare le sue grida e sentire le sottili vene tra le sue dita. Si passò la lama sulle sue labbra screpolate, sentendo piacevoli brividi alla mascella. Canticchiava un ritmo, nella sua mente. La sua piccola, non aveva più memoria del suo passato. Le dava fastidio ciò e quindi, per farla felice, rubava i ricordi alle sue vittime, non riuscendo però, a farli combaciare con quelli che già aveva e ogni volta, la sentiva scoppiare in lacrime, chiedendosi come fosse possibile.

Zac!

Tagliò l’aria con le forbici e la ragazza, seduta alla postazione del suo pc, ruotò di scatto insieme alla sedia, lanciando un urlo di terrore. Si avventò velocemente su di lei, impedendole di alzarsi e le tappò la bocca. -Ssh… tranquilla Lucy...- Le sussurrò calma. Si sedette su di lei, sulle sue gambe e mentre le teneva tappata con estrema forza la bocca, le tagliò alla radice della testa una grossa ciocca di capelli e con essi uno strato di carne, lasciando un buco grondante di sangue. Il suo urlò venne soffocato. Tagliò un’altra ciocca di capelli sempre alla radice e tagliuzzò fino in fondo uno strato di carne, lasciando poi che le due chiazze rosse colassero lungo il viso, tingendolo. Iniziò a tagliuzzarle i lobi delle orecchie. Uscì del sangue, e parecchio, che macchiò la nuca della vittima. Era in lacrime e ormai aveva anche già smesso di opporsi. -Che fai? Già mi abbandoni?- Le sussurrò tirandole uno schiaffo, per farla riprendere.

Non sapeva con precisione a che età avesse iniziato a rubare i ricordi e a uccidere le persone. Posò le forbici nel taschino da cui le aveva prese e ne scelse una più piccola. Sapeva solo che doveva farlo. Per la sua piccola Carrie. Per le unghie di preciso. Iniziò a tagliare via la carne delle sopracciglia. Zac zac, finchè non le tolse completamente e ora, anche le sue palpebre erano ricoperte di sangue. Due chiazze rosse le facevano da sopracciglia. Mugulò, indecisa dove procedere poi le venne un’altra idea. Delle labbra carnose come quelle, andrebbero tagliate.. Prese il labbro inferiore e con le forbici precedenti lo tagliò con una sforbiciata. Sollevò verso l’alto lo strato di carne, illuminandolo con la luce della luna e lo strinse, come se fosse uno spicchio d’arancia. Il “succo” le cadde sul mento e gettò via lo spicchio di carne. Le tagliò anche la punta della lingua e non ci furono problemi, nel lasciarle la bocca aperta. Ormai non aveva neanche più la forza di muovere la testa. Il dolore estremo le aveva fatto perdere la lucidità. Afferrò delicatamente il polso e con le forbicine, incise profondamente nella sua carne, aprendo uno squarcio di circa 15 cm. La pelle era diventata fredda, i peli si erano rizzati e la carne pizzicava. Con la punta della piccola lama, tirò fuori una vena e l’afferrò con le sottili dita, tirandola e facendo scuotere la vittima per il dolore. Il sangue, a grandi quantità zampillava e scorreva. La tirò di più verso l’alto come se fosse un cavo elettrico, la tagliò. Si morse il labbro inferiore, mentre affondava le dita nello squarcio del polso e tastava l’ulna. Portò la testa all’indietro, si leccò le dita e si tirò all’indietro i corti capelli corvini con i riflessi arancioni. I ricordi inziarono ad entrare nella sua testa. Mescolandosi con i precedenti. -Devo far presto... Pima che si risvegli.- Si alzò cautamente per non cadere, raccolse le balze che erano rimaste intatte sul pavimento e le riallacciò intorno alla gonna liscia, nascondendo le numerose tasche.


Sbadigliò, mentre guardava il soffitto della sua cameretta e si stiracchiava. -Che bella giornata!- Sorrise, alzandosi pimpante e sciogliendosi i capelli, per aggiustarseli davanti allo specchio. I capelli corti ricadevano con dei piccoli boccoli sulle spalle. Iniziò a pettinarseli con le dita si portò il ciuffo all’indietro. Ridacchiò, ricordando come da piccola la madre, le alzava sempre in questo modo il ciuffo e le posizionava una mollettina colorata sul capo per non farlo ricadere. Sembrava un cagnolino.

Strano, di come solo adesso se lo fosse ricordato.

Ancora più strano, notava delle macchioline di sangue secco tra i capelli.

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