FANDOM


Da buon appassionato di musica quale sono, amo sperimentare generi nuovi e sconosciuti. Di solito acquisto i CD presso la mia fumetteria (si fa per dire, dato che vende praticamente di tutto) di fiducia. Il rapporto tra me e il venditore non è mai stato nulla che non superasse il semplice rapporto fumettaro/cliente, mi ci recavo solo quando arrivava la merce nuova e con lui non intrapresi mai una conversazione lunga più di 2 minuti. Era un tipo scorbutico, sulla cinquantina, un accanito fumatore brizzolato sempre sulle sue. In molti lo definirebbero un uomo stravagante, strano o forse misterioso.

Una domenica, non appena mi vide arrivare, si precipitò nello sgabuzzino per riuscirne con una busta contenente le novità del mese ed un disco impacchettato. Mi disse che quest’ultimo era opera di una nuova band folk irlandese e che dovevo assolutamente provarlo. Aggiunse che glielo avrei pagato la settimana successiva e solamente nel caso in cui mi fosse piaciuto. Era la prima volta che succedeva una cosa del genere e giurerei di aver intravisto uno strano ghigno sul suo volto, ma non avevo motivo di dubitare, per cui presi tutto, lo ringraziai e tornai a casa.

È dopo cena il periodo delle mie giornate che dedico alla musica. Come mio solito, mi sdraiai sul divano fissando il soffitto, con mia madre intenta a lavare i piatti e mio padre immerso nella lettura di un libro. È meraviglioso come, con un paio di buone cuffie, ci si possa isolare dal mondo. Comunque, inserii il nuovo CD nel mio lettore portatile e premetti “play”.

Rimasi sorpreso da quanto fossero emozionanti quelle tracce. Uno stile che si avvicinava a quello degli “Of Monsters and Men”, ma dai toni un po’ più cupi. Erano in tutto undici... o meglio, dieci, dato che una di esse era tutt’altro che udibile. Non ci feci molto caso, passai subito alla canzone seguente, eppure per quei pochi secondi venni pervaso da un brivido: uno stridio GRACCHIANTE, un misto tra un unghia che gratta su un muro ed il rumore di una televisione statica che non recepisce il segnale.

Dato che il giorno seguente sarei dovuto andare a scuola, terminato l’ultimo brano decisi che era ora di andare a dormire. Mi lavai i denti, preparai lo zaino mettendoci dentro anche il lettore e mi coricai, ma quel rumore mi accompagnò fino a quando non chiusi gli occhi, e anche oltre.

Non dormii bene quella notte. Anzi, non dormii affatto. Quel maledetto stridio mi tormentò per tutto il tempo e nei miei sogni era diventato ancora peggio dell’originale; si cominciavano ad identificare dei suoni più o meno noti, per quanto strani ed agghiaccianti: urla umane, vetri rotti, fuoco scoppiettante, cannonate e gracidii. Un mix tanto improbabile quanto spaventoso.

Dopo quell’esperienza, che da allora si ripeteva ogni notte, cambiarono molte cose. Giorno dopo giorno, stavo diventando sempre più impaziente e nervoso. Rispondevo male a tutti, famigliari e professori, amici e conoscenti e si verificarono casi in cui venni alle mani con delle persone che non si dimostrarono permissive nei confronti del mio comportamento. Fino a quando non sorpassai il limite. Un giorno, durante la ricreazione, vidi un ragazzo che, per infastidire una sua amica, stava graffiando il muro del corridoio con le unghie della sua mano, producendo un suono che subito paragonai a quel rumore infernale che settimane prima aveva irrimediabilmente segnato l’origine della mia insonnia.

Mi scagliai su di lui e gli chiesi, non ricordo se in modo minaccioso o supplichevole, di smetterla immediatamente. Per tutta risposta, con un ghigno malefico, lui accentuò il gesto e, beh, fu l’ultima cosa che fece nella sua vita: gli afferrai i capelli e lo scaraventai sull’angolo di un termosifone lì vicino, facendolo sbattere con la tempia più e più volte. Il sangue che zampillava fuori dalla sua testa mi inebriava e ubriacava la mente e solo quando i suoi spasmi muscolari cessarono, mi fermai.

La cosa peggiore in tutto ciò fu la totale consapevolezza che avevo di ciò che stavo facendo. Non vi annoierò con tutto quello che successe nei giorni che seguirono quel drammatico evento. Mi ero sfogato e, piano piano, stavo riassumendo la ragione e la calma, ma ciò non bastò a salvarmi dal manicomio nel quale sono stato rinchiuso.

È da qui che sto scrivendo questa specie di lettera, nella speranza di farla leggere a quante più persone possibili lì fuori, in modo tale che la mia esperienza non si ripeta con qualcun altro. Ed è solo in questi giorni che ho riconosciuto nel disco e nei miei incubi la causa di quel comportamento.

Eh già, perché è di questo che ho davvero paura, in quanto immagino abbiate capito che lo zaino scolastico, contenente anche il lettore al cui interno era inserito il CD, dopo il giorno in cui si verificò quell’incidente, rimase incustodito lì a scuola. E non ho modo di sapere che fine abbia fatto.

DQO5nR8









Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.


NarrazioniModifica

GRACCHIANTE Creepypasta ITA

GRACCHIANTE Creepypasta ITA

Narrazione di BloodyMad Rabbit

I contenuti della comunità sono disponibili sotto la licenza CC-BY-SA a meno che non sia diversamente specificato.