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Quella sera v'era la festa in maschera del mio istituto. Mi ero trasferito a Chicago da poco ed ero convinto che quella fosse una buona occasione per farsi qualche amico qui, ma specialmente qualche ragazza. Mi impegnai molto nella ricerca del costume, scelsi davvero con cura quello che avrei indossato quella sera, volevo qualcosa che mi facesse sembrare virile, ma senza risultare troppo appariscente. Optai per un costume da cacciatore in vecchio stile, di quelli con arco e frecce, e mi stava veramente da Dio.

Ripensandoci, è abbastanza strano che io mi sia vestito così, quella sera. Dovete sapere che nella festa in maschera a Portland, la mia vecchia città, ebbi il rapporto più strano della mia vita, con una ragazza davvero molto bella tra le altre cose, ma non furono i suoi capelli nero corvino o il duo corpo perfetto a imprimerla nella mia memoria, ma quello che fece tre giorni dopo quella sera. Io non mi feci più sentire, ovviamente, la vedevo semplicemente come "una delle tante" dato che ero piuttosto gettonato nel mio vecchio liceo.

Si presentò sotto casa mia, ancora con il vestito di Cappuccetto Rosso che indossava quella sera (per questo il costume che indossai quella sera mi sembra buffo), urlando che mi amava e che non potevo permettermi di abbandonarla dopo aver abusato del suo corpo. Cambiammo numerose case, dopo quell'episodio, dato che passava intere giornate sotto alla mia porta, ma riusciva sempre a trovarmi dopo tre giorni, sempre tre giorni.


"NON POTRAI GIOCARE A NASCONDINO PER SEMPRE" urlava, mentre dava pugni e calci alla porta. Anche per questo decidemmo di trasferirci a Chicago. Non volevamo denunciarla, era mezza pazza. Insomma, ci faceva tenerezza. Da quando ci siamo trasferiti qui di lei non sapemmo più nulla, per fortuna.


Mia madre mi chiamò dal salotto: -Jack, sono le 9.30! Muoviti, che altrimenti papà se ne va a dormire e ti lascia a piedi!-


"Merda." Pensai "sono in ritardo." -Sì mamma! Dammi un secondo!- le urlai io, dopo qualche secondo.


Mi vestii in fretta e scesi le scale. Sul pianerottolo mia spettava mio padre, che mi fece cenno di muovermi. -Eccoti, finalmente.- mi disse, con aria svogliata. Dopo aver salutato mamma, partimmo. -Tieni, questi sono per te!- mi disse mio padre, allungandomi una banconota da 20$. -Grazie!- risposi, scendendo dalla macchina. Davanti a me v'era la mia scuola, dalle finestre si potevano vedere delle luci diversi colori e si poteva udire distintamente ogni canzone. Davanti all'ingresso c'era soltanto qualche ragazzo che fumava e un tizio ubriaco sdraiato sulle scale che prevedevano la porta d'ingresso. Entrai e vidi una folla immensa, ci saranno state almeno 120 persone che ballavano. Decisi di prendere qualcosa da bere prima di unirmi alla folla. Andai al bar e presi un cocktail, e con esso mi misi tra la gente. Ballai fino allo sfinimento, ma ad un certo punto mi sentivo debole, sempre più debole. Non ci volle molto prima che io caddi, svenuto.

Al mio risveglio mi trovai in un bosco, non so come questo fosse possibile. Mi alzai. Sentii una risatina. "Ma cosa cazzo...?" pensai.


Mi guardai intorno, vidi una sagoma rossa correre tra gli alberi, per poi scomparire nel nulla. -Giochiamo a nascondino! Ti è sempre piaciuto questo gioco!- era una ragazza a parlare -Uno... due... tre!- Sentii delle piante muoversi, poi una voce alle mie spalle: -Ti sei fatto trovare in fretta, questa volta!- mi girai e la vidi.

Ancora con il suo costume di cappuccetto rosso, sporco di quello che probabilmente era sangue di qualche animale. I capelli neri sudici, pieni di fango e muschio. Le mani sporche, anch'esse di sangue e di terra. Iniziai a correre più veloce del vento, non credevo nemmeno di poter correre così in fretta. Una risatina mi seguiva alle spalle, ad ogni passo la sentivo sempre più vicina. Il cuore batteva all'impazzata.  -HAI INIZIATO A GIOCARE ED ORA TI HO TROVATO! NON POSSO LASCIARTI SCAPPARE!- Un dolore lancinante mi colse alla gamba. Una trappola per orsi. Caddi a terra. Lei si sta avvicinando a me lentamente, lasciandomi il tempo di scrivere queste parole sul denaro che mi era stato consegnato da mio padre con la mia penna portafortuna. Mi sta sorridendo. Il suo sorriso è orribile... i denti sono marci e... oddio! Tu, anche tu che stai leggendo, non permetterò che tu ti possa nascondere. Tu sai tutto. Quindi che abbia inizio la partita!

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