Creepypasta Italia Wiki
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Ho ucciso Cupido.
Non letteralmente, ovviamente. Immagino che chiunque trovi difficile mutilare una figura mitologica. Ciò che intendo è che mi assicurava che nessuna “freccia d’amore” dirigesse un uomo verso la donna dei miei sogni.

La osservavo dall’ombra. I suoi capelli con quei lucenti riflessi dorati mi ricordavano i raggi del sole. La mia stella personale – il corpo celeste a cui il mio mondo ruotava attorno.

Ho cercato di catturare il suo calore in vari modi. Ho una sua foto incorniciata sul mio comodino. A volte la guardo e mi crogiolo nel calore del suo sorriso immobile. Passandole accanto, la sfioravo, lasciando che le dita strisciassero per un lungo momento contro la sua pelle.

Eppure, nonostante il mio amore per lei, sapevo che per me non avrebbe mai nutrito lo stesso desiderio. Quel Cupido maledetto prima della sua morte mi aveva trafitto la carne con la sua freccia, ma lei non l’aveva mai colpita.

Guardavo mentre un fattorino si fermava. Un attimo dopo era uscito dal suo furgone con un vaso con due dozzine di rose gialle. Il giallo era il suo colore preferito. Una volta le avevo sentito dire che le ricordava i piccoli fringuelli gialli che venivano a cantare davanti alla sua finestra.

Anche se da quella distanza non potevo vederlo, sapevo che nascosto tra gli steli c’era un biglietto. Diceva: “Una metà di me è vostra, l’altra metà è ancor essa vostra. Vorrei poterla dir mia. Ma se è mia, ne consegue ch’è vostra. E così è tutto vostro”. Era una citazione de “Il Mercante di Venezia” di Shakespeare. Comprendeva tutto ciò che provavo per lei. Possedeva ogni centimetro del mio cuore e della mia anima, senza lasciarsi niente per nessun altro.

Il biglietto non era firmato. Non potevo mettere “dal tuo ammiratore segreto”. Niente era meglio di quelle parole usate eccessivamente. Sapevo che il regalo ed il messaggio l’avrebbero confusa, ma speravo anche che le facessero piacere. Facendole sapere che qualcuno là fuori l’amava, l’ammirava, la desiderava.

Ha aperto la porta al terzo colpo, uno sguardo sorpreso si disegnò sul suo volto. Prese i fiori offerti con un timido sorriso. Il fattorino le ha detto qualcosa che non sono riuscito a sentire, lei ha riso. Una gelosia rabbiosa familiare salì dentro di me, e ho giurato di occuparmi di quell’uomo più tardi – proprio come avevo fatto con gli altri. Se n’è andato poco dopo, e lei era di nuovo sola.

Incapace di resistere all’attrazione del desiderio, mi sono diretto verso la porta. Aprendola lentamente, mi sono diretto dove si trovava, in cucina. Le ci è voluto un momento per percepire la mia presenza. Ho visto i suoi occhi spalancarsi, ho sentito il suo respiro.

Mi sono avvicinato e l’ho abbracciata, tenendola stretta. Ho piegato la testa e le ho sussurrato all’orecchio:



“Ciao mamma, sono a casa!”

05 05 2018 Image 001








Traduzione dal Creepypasta Forum

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