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Canto delle Sirene

Canto delle Sirene


Attendo nella mia fredda cella, l’attracco della nave al porto. Ripenso alla mia vita, a quanto sia futile morire così.  Più il vento spirava in quelle maledette vele più il mio tempo si andava ad esaurire. Appena avvisteranno terra due ufficiali Britannici verranno a prelevarmi da questa lurida prigione per portarmi alla forca. Non posso far altro che rassegnarmi ed aspettare la mia fine, ma non mi vedranno piagnucolare, non mi pento. Andrò al patibolo a testa alta bestemmiando il loro re ancora una volta. Magari fosse così, il terrore mi stava pian piano pervadendo. Dio, perché sto piangendo adesso? Padre perché la mia vita deve finire adesso? Perché mi lasci morire in questo modo ignobile?

Fa freddo, mi rannicchio in un angolo tremando coprendomi con uno straccio sudicio. Sento forti scossoni, là fuori dev’esserci una tempesta. D’un tratto la nave urtò violentemente uno scoglio imbarcando acqua. Aprirono la mia cella, sembra che servano tutti gli uomini disponibili, maledetti bastardi ora mi costringono pure a fare il loro lavoro. Il galeone di sua maestà era gravemente danneggiato, quella bagnarola non avrebbe retto ancora molto. “Dio deve odiare gli inglesi più di me a quanto pare” pensai. Proprio quando mi trascinarono a forza sul ponte a suon di percosse, La tempesta si fermò e fummo irradiati dalla bianca luce del plenilunio. Una soave melodia pervase improvvisamente la nave. Inglesi, prigionieri, schiavi , il commodoro forse persino il tempo stesso si fermò in quell’istante. Niente più divise, niente più bandiere niente più corone. Adesso eravamo tutti uniti da quel soave canto. La nave affondava ma nessuno si destò poiché era troppo impegnato ad ascoltare quella sinfonia. Era un canto che non avevo mai udito in vita mia, un canto di libertà. Le vidi emergere dall’acqua, belle come dee con occhi maestosi ed inquietanti come l’oceano. Alcune stavano sedute sugli scogli a osservarci dall’alto della loro magnificenza con le loro code madreperlate posate sugli scogli e i loro seni coperti da bellissimi capelli bagnati. Altre emergevano da sotto l’acqua accompagnate dalla spuma per dilaniare con i loro denti i vili marinai che tentavano impunemente di sottrarsi al loro destino. Poveri cani! Per la prima volta in vita mia invece ero contento! Non sarei morto invano davanti ad una folla di bigotti che reclamava la mia testa. Sarei morto qui, guardando i miei nemici morire agonizzanti. Sarei stato scortato per mano da queste dee verso l’abisso accompagnato da questo canto un po’ divino un po’ infernale. Non è forse il degno funerale che sogna ogni pirata?

Ti prego dolce ninfa dei mari non farmi attendere ancora portami nelle profondità con te. Porsi la mia mano ad una di loro. E fu così che mi trascinarono con loro in una spirale di relitti e cadaveri .

E la mia anima si unì all'oceano.

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Scritta da Giudicazione


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