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Erano le tre di pomeriggio. Era estate. Una delle giornate più calde di quell’anno. Vidi per l’ennesima volta quel ragazzo, John. Voleva entrare nel campetto della parrocchia. Per fare un paio di tiri.

Ero il prete della comunità di Denver. Nonché, guardiano del campetto.

“Salve, Padre Mike” mi disse il ragazzo. “Ciao, John. Ben tornato. Sei in anticipo oggi. Aspetta che ora apro il cancello” gli risposi. “Grazie, Padre”.

Da pochi giorni avevo saputo dai suoi genitori della morte di suo fratello Nick, con il quale era costantemente venuto a giocare nel nostro campetto. Mi ricordo ancora, come fosse ieri, vedere Nike a guardia della porta, tempestata innumerevoli volte dai rigori di John. Nel corso degli anni, Nick era diventato un ottimo portiere. Ma poteva fare ben poco dinanzi alle cannonate di John.

Oltre al fatto che fosse tornato lì dove aveva passato la maggior parte dei suoi pomeriggi insieme a suo fratello, e dove probabilmente custodiva la maggior parte dei suoi ricordi legati a lui, ciò che mi parve strano quel giorno, nel rivedere John, fu che non era cambiato per nulla. Nonostante fosse passato un mese, sembrava che fosse stata ieri l’ultima volta che era venuto a giocare. Con il suo vecchio pallone di cuoio. Quello di sempre. Ormai logorato. Come anche il suo viso e il suo umore, che erano incredibilmente gli stessi di sempre.

Decisi di non parlare di Nick e di limitarmi a farlo entrare nel campetto e chiedergli:

“Vuoi che ti faccia da portiere? Sai, non per vantarmi, ma da giovane ero un discreto portiere. I miei amici mi chiamavano il “pararigori di Denver” gli dissi sorridendo. Era palese che stessi esagerando.

“Non ce n’è bisogno, Padre” mi rispose in modo cordiale.

Così, entrò con il pallone sotto braccio e palleggiò per un po’ di tempo. Poi, si avvicinò alla porta. Posizionò il pallone sul dischetto del rigore.

Tirò.

Un gran bel tiro. Forte e angolato.

Ma John, aveva trovato pane per i suoi denti.

Il pallone non gonfiò la rete...

perché a Denver, era tornato un pararigori ancor più bravo di me.


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