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“Io lo chiamo il Mondo del Silenzio. Non conosco il perché e il come io sia giunto qui, in questo luogo letteralmente dimenticato da Dio: esso trascende l'umana comprensione e il disegno divino del creato. Ivi si ergono strutture naturali ed esistono entità lungi da ciò che gli uomini possono definire logico. Dubito che codesto Mondo possa essere stato partorito da una logica; il Mondo del Silenzio non ha logica. Non posso attribuirgli nome se non il sopracitato, poiché l'unico elemento inoppugnabile e a me comprensibile è il Silenzio che permane. Ma devi dimenticare il consueto Silenzio a cui, tu, lettore di queste pagine sperdute, sei quasi costantemente -scommetto- abituato. Illustrarti le peculiarità del Silenzio, per cui provo tanta ossessione da tempo incalcolabile ormai, mi sarebbe oltremodo difficile e non renderebbe nella tua mente disavvezza all'orrore ciò che veramente è. Dapprima la sensazione, posso rivelarti, è stata a dir poco... Dolorosa. Non che il Silenzio abbia brandito un'arma contro di me; tuttavia involontariamente mi procurava una sofferenza atroce, la più insopportabile che avessi mai subito. Egli non si accorgeva della mia presenza, intento com'era a scrutare e riempire quali altri spazi, nessuno lo sa, eppure io albergavo al suo interno e tale mi era assolutamente nocivo. L'Oscurità era uno dei miei ultimi problemi, immerso in quella orrida sostanza soffocante. Forse non tutti ne sono al corrente, ma l'uomo, in quanto creatura dall'alto livello d'adattamento, si abitua facilmente al buio. E ogni volta che si sia totalmente abituato al buio, riesce a vedere cose che precedentemente non era capace di osservare. Probabilmente è possibile soltanto nel Mondo del Silenzio; ciò nonostante ho imparato a non lasciarmi abbindolare dalla realtà. Perché l'impossibile è una dimensione assai più vasta e maledettamente prossima. C'erano ombre ed Ombre. Le prime vane illusioni del sensibile occhio umano: quelle che si possono conferire istintivamente ad un movimento, una collocazione fisica e, dunque, alla luce che accorda la sua forma e intensità. Alcuni si spingono addirittura oltre affibbiando all'ombra arcana un fenomeno paranormale. Spettri, fantasmi, spiriti... Mi nasce una grassa risata solo a pensarci. Non esistono spettri, fantasmi o altre stronzate concepite dalla vostra ignoranza. Le seconde sono le Ombre. Mio caro lettore, so benissimo quanto stai pensando! “Sono quelle che poco prima ha descritto, cosa potrebbe portare un nome simile?”. Non credo che la tua curiosità ti induca ad analizzare il perché del termine che ho dovuto imporre loro, piuttosto a scoprire di cosa si trattino, no? Ebbene, sono gli esseri più fisici e tangibili che tu possa immaginare. E come le senti arrivare, portandosi con sé l'afflizione flagellatrice di carne e anima. Il Silenzio le nutre dentro il tuo corpo e il Mondo, reclamandole con un'attrazione ignota, le estrae gelidamente dal tuo corpo martoriato dagli originari segnali dell'avvenimento. Si presentano come levitanti escrescenze bluastre, di consistenza caliginosa, ed esse si avvolgono alle tue membra, come se, aggrappandosi con strenua resistenza, sperassero di non incorrere in quel destino che già conoscono. Sì, loro CONOSCONO. Al momento del trapasso nel Mondo del Silenzio gridano in un modo disumano e contorto. Una volta fuoriuscite sembrano ombre comuni, ma in seguito si compattano e assumono quella forma coerente a ciò che erano state un attimo prima. Tu. Io stesso dinanzi ai miei occhi. Io spaesato, solo, angosciato, disperato. Come lo fui appena precipitato nel Mondo del Silenzio. E le Ombra intraprendono nolenti il mio medesimo cammino fino alla perdizione completa. E' terrificante ritrovarle ogni volta nel peggior modo possibile: impalate a neri pali cresciuti dalla terra deserta; smembrate da chissà cosa alle pendici di nebbiosi colli bruni; raggomitolate in un pianto detestante e continuo; immobili ad un passo da una caduta senza fine in uno dei tanti misteriosi, imperscrutabili baratri. Mi chiedo ogni istante il motivo per cui non accade la stessa miserabile fine pure a me, il reale, il vero. Ci sono alcune fra queste Ombre che, dopo miei estenuanti tentativi, ottengono il potere di percepirmi. Da qui i miei ricordi sono molto confusi, ti prego di perdonarmi, caro mio amatissimo lettore. Ciò che ricordo si limita ad una sensazione di panico e alla scomparsa improvvisa dell'Ombra, dopo aver condiviso il mio stesso stato d'animo, l'ho notato. Invece ho constatato che ciò che avviene successivamente all'incontro tra un'Ombra e un'altra sia una trasmutazione... Dunque, forse non sono stato sufficientemente chiaro: le due Ombre che io ho veduto si sono accasciate in terra, gridandosi contro, e con spiazzante rapidità si sono mutate in enormi esseri larvali, muniti di lunghi artigli, uncini di buio, bocche profonde, odio maligno. Per ore esse si sono azzannate, squarciate la loro squamosa pelle; talvolta protendendo un tentacolare arto o filamento opaco quando uno pareva sconfitto. Qualora davvero ne cedesse uno, allora la protuberanza inghiottì il caduto. Bastarono pochi secondi ed il vincitore divenne nuovamente una confusa Ombra. E' una fortuna non mi sia mai capitata una cosa così allucinante, bensì che l'Ombra in cui mi imbattessi scomparisse improvvisamente, fuggita da me forse, chissà dove... Inoltre ho assistito ad altri episodi, sì, amico mio. Abitualmente un'ignara Ombra accede ad una delle grotte celate nel terreno informe... Non mi è dato sapere cosa succeda all'interno, ma le mie orecchie non mi ingannano se per un solo breve istante, odo un rumore baritono e sconquassante. L'Ombra non fa mai ritorno e, d'altro mio canto, evito con cautela qualsiasi fenditura, nonostante non sia raro che mi rinvenga di fronte ad una di esse, inaspettatamente. Un altro frustrante effetto del Silenzio vibrante che mi assedia (non so a cosa altro possa essere dovuto...) è stata la graduale, ma inesorabile, perdita di ogni mio ricordo passato. Fatico ogni giorno di più nel rimembrare memorie che anteriormente, ne sono ben consapevole, possedevo salde nella mente: parlavano della mia esistenza prima del Mondo del Silenzio e pure di quella più recente, già all'interno di esso, sfumano fra le mie mani senza che possa impedirlo. E' una maledizione, la quale durevolmente si prende gioco di me, atteggiandosi a benedizione.

Non c'è nulla di buono e misericordioso nel Mondo del Silenzio, questi valori non sussistono. Ci sono Cacciatori e prede: io sono la Preda. E' quel che si ripresenta al mio sguardo vacuo interrottamente: ordinariamente assisto alla morte di Ombre e sono costretto a fuggire da ciascuna mia più abissale paura. Il Silenzio, la Solitudine, l'Illusione, l'Orrido. I Cacciatori si sono palesati da relativamente poco tempo, direi... Lo sgomento che mi lasciano è indescrivibile, ma tenterò vanamente di darti un'idea, mio solo ultimo amico. Le mie sofferenze durante il Parto delle Ombre sono nonnulla a paragone. Nemmeno seguire lo scontro fra Ombre mi tormenta l'animo come i Cacciatori. Essi... Ora... Come ho potuto dimenticarli? Sono tutto. Loro sono il Mondo del Silenzio. Non producono suono, non sono capace di udirle. Non sono in grado di vederle, malgrado i miei occhi acuiti dalla permanenza. L'unico senso che mi possa aiutare è il tatto. Ma allorché capti un Cacciatore, mentre tasto l'aria palpitante per orientarmi nelle zone maggiormente dense d'oscurità e Silenzio, agire non è più un'opzione per salvarsi. Immediatamente l'essere mi attanaglia con braccia invisibili, con un agghiacciante grido penetrante, questo precipita assieme a me nella voragine su cui poco prima procedevo cieco. Le Ombre, in questo orribile frangente, vengono aspirate con cupidigia dal mio corpo; ad una ad una sono masticate dalle tenaglie delle tenebre. Riesco a patire il loro infinito dolore. Infine la mia vita nel Mondo del Silenzio si conclude. E riprende più repentina della previa. I miei ricordi sono sfocati, credo mi rimanga accessibile soltanto l'esistenza dei Cacciatori e la desolazione procuratomi dalle Ombre e le loro vicende. Ciò alimenta sempre più la mia ansia, non so più come muovermi, mio unico compagno... Siamo abbandonati, qui, io e tu. Perdonami se mi accanisco con te e scusami se mi rivolgo a te come un estraneo. Ma ogni volta che ti incontro, anche se non sei mai diverso e sei incessantemente intimorito come me (posso distinguere le medesime immagini di male e morte nei tuoi occhi), non ricordo affatto bene e ti ripeto cose che tu conosci già, cose che tu provi sulla pelle quanto me. Spero che il tuo disorientamento e sbigottimento nell'ascoltare le mie inutili ciance non sia dovuto al fatto che tu sia un'Ombra. Tranquillo, provo anche io le stesse sensazioni di smarrimento; ma celermente rammento i miei tormenti... Occorre semplicemente attraversare le esperienze fin da ora avute, non è forse così? Non è così, fratello? Mi hai detto di provare le mie stesse emozioni, giusto? Ah, vedi che siamo noi, amico, siamo noi! I veri, i reali, i primi venuti, le matrici di Ombre, le prede dei Cacciatori. Siamo noi... Ma perché? PERCHÈ?!”

Dalla cinta muraria violacea, un guardiano incappucciato passeggia in compagnia di un uomo velato da una lunga tunica nera. Anch'egli ha il volto celato e la sua attenzione cade su un distante incontro fra due muti uomini, nel deserto amorfo al di sotto delle mura. Uno sta mostrando un foglio all'altro, scritto con il sangue, indicandolo energicamente e spalancando in uno spasimo la bocca, un urlo senza suono.

“Povere anime...” “Signore, i Perduti non hanno anima...” -gli rispose pacatamente il guardiano- ”Decadendo, non si sono salvati dalle tenebre e sono precipitati nel luogo sbagliato... Vincolati al Vuoto, essi vivono e non vivono, spettatori della loro stessa morte, eterna, senza alcuna sosta. Costretti a rivivere il loro tormento incomprensibile ancora e ancora.”


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