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Era la notte prima di Natale e Marlene se ne stava accucciata nel suo letto, cercando di prender sonno. Fino a qualche tempo prima avrebbe festeggiato fino a tarda notte la venuta del Natale, ma dopo ciò che le era capitato nessuno l'avrebbe biasimata se avesse deciso di restare a letto, per una volta. Del resto, un piccolo strappo alla regola, non sarebbe stato nulla rispetto ai profondi cambiamenti avvenuti nella sua vita, non dopo quello che era successo, non dopo quel trauma.

Prima venne il licenziamento, poi la fuga dalla città dove era nata e cresciuta, la città dove tutti avevano ormai iniziato a squadrarla continuamente, in ogni occasione. Marlene odiava i loro sguardi colmi di pietà ed era fuggita abbastanza lontano da non doverli mai più subire; viveva ora in una piccola baita in legno, divisa su due piani ed immersa nei boschi ai margini della civiltá, lontana da amici e parenti. L'unica voce che Marlene voleva sentire era quella di Aaron, suo figlio, il suo unico amore.

Impostò la sveglia e si girò su un fianco. Non avrebbe negato ad Aaron la magia del Natale, non dopo quello che aveva passato per seguirla in mezzo al nulla. La scatola, avvolta in una graziosa carta regalo rosso brillante, giaceva nascosta sotto il suo letto da giorni, in attesa di poter essere posizionata di soppiatto, con il favore della notte, sotto l'albero di Natale e scartata dal legittimo proprietario il mattino seguente. Marlene sorrise pensando all'espressione di gioia sul volto di suo figlio e si addormentò profondamente.

Nei boschi circostanti intanto la neve aveva cominciato a cadere silenziosa, imbiancando le immense ed immobili fronde dei pini che circondavano la casa.

Improvvisamente un boato rieccheggió  nel silenzio della notte e Marlene si sveglió di soprassalto. Per un attimo si convinse si fosse trattato della sveglia, ma questa non aveva ancora suonato; la donna rimase in ascolto per diversi minuti, seduta sul suo letto, ma tutto ciò che riuscì a percepire fu il ticchettio dell'orologio appeso alla parete, che segnava la mezzanotte.

...tic...toc...tic...toc...

Dalla stanza di suo figlio non proveniva alcun rumore, né tantomeno dal piano di sotto, da cui le era sembrato provenisse il frastuono che l'aveva svegliata.

La casa era grande e maestosa, ma anche piuttosto vecchia ed edifici così datati, soprattutto se costruiti in legno, emettevano spesso gemiti del genere, che di notte potevano risultare inquietanti.

Si distese nuovamente nel letto e, sapendo che non avrebbe più chiuso occhio, accese la luce, afferrò il libro appoggiato sul comodino e lo aprì lentamente, incominciando a leggere.

Marlene era già immersa nella lettura quando udì un tonfo sordo proveniente dal piano di sotto e alzò di scatto gli occhi dalle pagine del libro. Quando poi a quel tonfo ne seguirono altri, il suo cuore iniziò a battere più forte e le sue mani si fecero umide: passi, lenti e pesanti, provenienti dal piano terra, stavano attraversando il soggiorno, situato esattamente sotto la sua camera.

Non se l'era sognato, qualcuno era entrato in casa.

Marlene rimase perfettamente immobile, temendo che il più minimo scricchiolio del suo letto avrebbe spostato l'attenzione dell'intruso su di lei, avrebbe sentito il boato dei suoi passi avvicinarsi dal buio delle scale e fermarsi dietro la sua porta, che si sarebbe spalancata violentemente esponendola ad una sorte orrenda.

Udì un respiro irregolare e cavernoso proprio sotto di lei e percepì lo sconosciuto aggirarsi indisturbato nel buio del salotto, occupato in attività sconosciute, mentre il pavimento si lamentava rumorosamente.

Dopo quella che le era sembrata un'eternità i movimenti al piano terra si interruppero e la casa piombò nel silenzio più totale; Marlene rimase immobile nel suo letto per diversi minuti ascoltando il battito impazzito del suo cuore rallentare sempre più fino a riassestarsi ed infine si mise in piedi cautamente. Si diresse alla porta e la aprì lentamente per poi dirigersi in fondo al corridoio dove, su un vecchio mobile sbiadito, si trovava un telefono fisso.

Prese in mano la cornetta, scrutando il buio alla sua destra e digitò il numero dello sceriffo; fu proprio quell'istante che si accorse che la porta della camera di Aaron era aperta.

D'improvviso un urlo proveniente dal soggiorno frantumò nuovamente il silenzio appena ristabilito e la donna, riconosciuta la voce di suo figlio, lasciò di scatto la cornetta precipitandosi al piano di sotto.

Le fioche luci colorate, avvolte intorno alla ringhiera in legno scuro e che la illuminavano a intermittenza, vennero travolte dall'esile mano della donna che andava via via immergendosi nell'innaturale oscurità di quella notte.

Aaron urlò ancora: "Mamma! Mamma vieni subito!"

Marlene con un balzo si lasciò alle spalle la scala, tenendo a freno le orrende speculazioni su ciò a cui avrebbe assistito da lì a breve, che già avevano iniziato ad affollarsi nella sua mente e si diresse nel salotto, dove la luce era accesa.

Il cuore le esplose nel petto.

Suo figlio era inginocchiato davanti all'enorme albero di Natale, i suoi occhi colmi di stupore e, ovunque intorno a lui, pacchi regalo di tutte le forme e dimensioni agghindavano il salotto della vecchia baita. I biscotti ed il latte lasciati sul tavolo erano spariti ed il maestoso camino in muratura era coperto di fuliggine, così come il pavimento in legno del soggiorno, tappezzato da enormi ed innaturali orme di stivale che percorrevano il tragitto tra l'albero di Natale al centro della stanza ed il camino situato poco più in là.

"Babbo Natale è stato qui! Ha detto che ha lasciato un regalo anche per te e che sapeva quanto lo avessi desiderato dopo che siamo andati via, così te lo ha portato."

Marlene rimase immobile in mezzo alla stanza mentre il silenzio calava nuovamente, sul suo viso pallido era dipinta una smorfia di cieco terrore. Aaron aggrottò la fronte per un po', ma infine le porse amichevolmente il pacco regalo, sorridendo innocentemente.

Marlene lo prese tra le mani tremanti, scrutandolo attentamente: era caldo, pesante e di forma quadrata,avvolto in una carta regalo verde tappezzata di piccoli pupazzi di neve e cappelli di Natale; la donna iniziò a scartarlo cautamente senza mai distogliere lo sguardo, rifiutandosi persino di sbattere le palpebre.

Gettò a terra la carta pacchi verde e si trovò tra le mani una piccola scatola marrone che esitava ad aprire. Poteva sentire l'umidità del contenuto che permeava il cartone e si posava sulle sue mani sudate. Chiese ad Aaron, che stava assistendo eccitato alla scena, di allontanarsi e lui lo fece, corrucciando nuovamente i lineamenti del viso.

Marlene respirò profondamente e con un movimento rapido aprì il pacco.

Un odore caldo ed intenso le riempì il naso.

All'interno della scatola riposava un feto, nudo e ricoperto di fluidi maleodoranti; la placenta, legata ancora all'estremità del cordone ombelicale, occupava gran parte della scatola, insieme al neonato.

Marlene urlò.

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