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124 pulsazioni al minuto. Devo fermarmi un attimo o rischio di non farcela, ma loro potrebbero essere ancora dietro di me.

Cazzo, ho lasciato il cellulare nell’armadietto della palestra a scuola; devo tornare a casa subito, lì sarò al sicuro. La stanchezza mi sta sfinendo, ma non posso fermarmi. Da lontano vedo la figura di casa mia e ho nuove forze.

Mentre corro sento la voce del signor Stain, ma non è lui. È uno di loro. Mi saluta con la mano e un deficiente sorriso stampato in volto.

Non mi fermo. Continuo a correre.

Finalmente vedo la porta. La apro ed entro come una furia, sono salvo fortunatamente. Sento colare qualcosa dall’orecchio destro e passando la manica della felpa vedo il sangue, forse in palestra ho sbattuto più forte di quanto pensassi all’inizio.

«Mamma?»

«Tesoro sei tu? Cosa ci fai a casa a quest’ora?»

Corro in cucina e affondo la faccia nel grembiule di mia madre piangendo.

«Mamma, mi sembra di impazzire. Oggi tutti sono stati come sostituiti da delle cose senza volto… non riesco a capire.»

«Amore cosa stai dicendo? Ma questo è sangue? Cosa ti è successo?»

Mi scosto dal suo abbraccio e la vedo. Una di quelle cose si è già sostituita a mia madre: ha la stessa voce, ma non è lei. In mano ha un coltello e so di avere pochissimo tempo per agire. Glielo strappo di mano e accoltello l’essere al collo, poi scappo in camera.

Sono entrati anche in casa mia. Devo aspettare che rientri mio padre e sperare che non sia già stato sostituito, ma prima devo essere in grado di difendermi e, dopo essere sceso in cucina, metto il piede sulla testa dell’impostora ed estraggo il coltello.

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