Creepypasta Italia Wiki
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Ormai l'acqua ha già invaso i miei polmoni, la mia fine è giunta.

Uccidere per annegamento dev'essere un suo chiodo fisso, non saprei altrimenti spiegarlo...


Da dove posso iniziare?

Dal mio problema, ovvio.

Sono sempre stato quel genere di persona introversa che fa estrema fatica a rapportarsi con gli altri.

E quelle poche volte che riuscivo a stringere una qualsiasi amicizia, nel giro di poco tempo mandavo tutto a rotoli.

La colpa di ciò potrei darla a molti fattori: improvvisi scatti d'ira e panico, inspiegabili chiusure in me stesso, promesse non mantenute.

Sfaccettature del mio essere le quali non hanno fatto altro che allontanare le poche persone con cui avevo legato.

Non potevo contare sul supporto morale di una famiglia perché... non l'ho mai avuta.

Orfano fin dalla nascita.

E sono convinto che i miei problemi sociali e caratteriali derivano proprio da questo mio status.

Poteva anche andar peggio, ne ero conscio, tuttavia la solitudine prolungata non fece altro che ammalarmi nell’anima.

A 30 anni suonati non avevo nessuno. Non mi importava costruire la famiglia che probabilmente m'aspettava di diritto.

Bastava avere a fianco qualcuno con cui condividere gioie, gran poche, e dolori.

Un anonimo sabato sera come tanti altri, lo stavo trascorrendo nel mio piccolo e misero appartamento situato in un'enorme palazzina nel centro città.

Sentire le abitazioni dei miei vicini stracolmi di persone in festa, mi demoralizzava in una maniera che non potete immaginare.

Chiedere di essere invitato a mia volta? E come avrei potuto fare? Avevo da tempo litigato con tutti i condomini in maniera irreparabile.

La soluzione rimasta era soltanto una: ubriacarmi con alcol di infima qualità e sperare di addormentarmi al più presto, per poi risvegliami il mattino seguente nauseato e con lo spirito più vuoto che mai.

Quella notte, mentre tutto quello che era intorno a me cominciava a vorticare per effetto dell'ubriacatura, andai alla finestra della cucina per prendere una boccata d'aria.

Poche volte si aveva l'occasione di ammirare un cielo così terso e splendente.

La stella più grande sbrilluccicava con una curiosa insistenza.

Forse erano gli effetti della pesante sbornia, eppure sembrava mi stesse chiamando con quei suoi bagliori alternati.

Allora un'infantil idea mi sovvenne.

Inginocchiarmi, rivolgermi al cielo ed esprimere un desiderio come nelle favole.

"Oh, stella dei desideri. Ti prego, fai in modo che possa di nuovo avere degli amici. Non mi importa come, non voglio più esser solo... Ti prego."

Mi addormentai dopo aver singhiozzato per qualche minuto.

A ridestarmi non fu la sveglia, anche perché l'avevo impostata in maniera tale che non suonasse di domenica. A svegliarmi fu un penetrante suono acuto.

Un grillo, eh?

Probabile che fosse arrivato fino al davanzale della mia finestra giusto in cerca di calore.

Nonostante la simpatica presenza, il suo canto stridulo stava cominciando a diventare insopportabile.

Avevo intenzione di scacciarlo buttandolo giù dal davanzale, in fondo mi trovavo soltanto al primo piano e ucciderlo mi sembrava decisamente troppo.

Prima che la mia mano lo colpisse, la sua melodia si interruppe di colpo.


"Se questo è il tuo modo di trattare gli ospiti, ci credo bene che sei rimasto solo."


La mia mano si arrestò.

Quel grillo mi aveva parlato? Che cosa avevo bevuto la sera prima?


"Di cosa dovresti esser sorpreso?

Hai fatto una richiesta alla stella, ed io sono stato mandato qui in tuo soccorso. Piacere, io sono il grillo parlante."


Sei proprio quel grillo parlante? Quello di Pinocchio?


"In persona. Come sempre la mia fama mi precede."


E dove sono i tuoi vestiti eleganti, l'ombrello e il cappello?


"Voi ragazzi guardate troppi film della Disney... Sono soltanto un grillo filosofo che aiuta il prossimo.

Dimentica qualsiasi antropomorfizzazione da cartoon."


Capisco... E ti ha mandato la fata turchina?


"Oh, no. Le fate non esistono. Io sono un'entità a sé.

Fata turchina, il gatto e la volpe, bambini che si trasformano in asinelli... sono soltanto metafore della realtà umana.

Pensa che in realtà Pinocchio non era un burattino.

Soltanto un altro fanciullo smarrito come te che aveva bisogno di ritrovare la retta via.

Diventare, sempre metaforicamente, un bambino vero."


Quindi Pinocchio è una storia vera per certi versi...


"L'ispirazione all'autore Carlo Lorenzini in arte Collodi, gliel'ho data proprio io raccontandogli della mia esperienza con Geppetto e il suo figlioletto.

Lui ovviamente ha romanzato fantasticamente il racconto per renderlo più appetibile a un pubblico giovane."


Quindi sei stato anche la coscienza di Collodi?


"Esattamente! E vedi, se sarai capace di distinguere il bene dal male e darai ascolto alla tua coscienza, cioè al sottoscritto, la vita ti premierà come è successo a Collodi e Pinocchio.

Allora... Mi dai il permesso di essere il tuo fidato consigliere?"


D'accordo... e non vuoi nulla in cambio?


"Mi basta un alloggio al riparo dal freddo e soprattutto... La tua lealtà.

Quest'ultima sarà fondamentale per ottenere la tanto ricercata affermazione nella vita."


Il patto tra me e il grillo venne siglato.

I primi giorni mi restò letteralmente appiccicato per studiare l'ambiente intorno a lui e i miei comportamenti.

Non parlava molto, si limitava soltanto a commentare tra sé e sé cosa andava e cosa non.

Terminata la fase di ragionamento la mia nuova coscienza iniziò a dispensare consigli ad un ritmo elevatissimo.


"-Prova a chiedere a quella commessa che genere di musica ascolta.

-Non invitare subito quel collega a prendere un caffè, parlaci ancora per almeno altri 3 giorni.

-Accetta l'invito della rimpatriata scolastica.

-Iscriviti a quel corso, migliorerai le tue chance d'incontrare nuova gente.

-Lascia perdere quel tizio, non mi dice nulla di buono."


Devo ammettere che l'inizio fu abbastanza difficoltoso.

Superare i miei timori e timidezze richiedevano un grandissimo sforzo.

Inoltre i risultati non sembravano arrivare e la cosa mi stava nuovamente abbattendo.

Ma il grillo era un ottimo alleato, un geniale professionista, un instancabile motivatore.

Mi aveva insegnato l'importanza della pazienza e della costanza.

Due virtù che mi erano sempre mancate.

Sin dall'inizio volevo sempre ottenere tutto in fretta e con poca fatica, bruciando letteralmente le ghiotte opportunità sociali che mi donava la vita.

A lungo andare la situazione si capovolse completamente.

Ero diventato una nuova persona, la gente aveva piacere nell'avermi vicino, ed io sentivo finalmente quel calore che mai avevo avuto nel cuore.

Finalmente ero felice.

Tuttavia, il lupo perde il pelo ma non il vizio.

Il mio antico caratteraccio tendeva a riemergere di tanto in tanto.

Sapevo che dovevo assolutamente evitare di rivelarlo alle mie nuove amicizie.

Quindi mi sfogavo sull'unica cosa che ero disposto a perdere.

Già... proprio il grillo parlante.

Pensavo che, dopotutto, avevo assimilato per bene tutti i segreti per stringere nuove amicizie.

I suggerimenti dell’insetto erano ormai diventati prevedibili.

Ormai sapevo cavarmela da solo.


"Ah! È dunque questo il trattamento che riservi al tuo benefattore?

Sei un ingrato.

Dovresti lavorare molto di più su te stesso e dare ancora ascolto alla tua coscienza. Perché così... finirai nuovamente solo come un patetico cane!"


Quella fu la classica goccia che face traboccare il vaso.

Accecato da uno dei miei scatti d'ira, spiaccicai l'insetto, zittendolo all'istante.

Soltanto un attimo più tardi realizzai cosa avevo appena fatto.

Avevo ucciso colui che mi aveva aiutato, la mia voce interna, la mia coscienza...

Ciò che si sviluppò dopo il mio gesto sconsiderato fu tutta la sua conseguenza.

Credevo di sapere,

Credevo di aver imparato,

Credevo di essere diventato una persona nettamente migliore.

E invece l'assenza del mio fidato grillo mi fece comprendere quanto ne avessi ancora bisogno.

Scelte sbagliate, errori di valutazione, incapacità di mantenere rapporti in maniera sana.

Tutto quello che avevo costruito con la mia nuova coscienza si stava inesorabilmente sgretolando.

Stavo di nuovo venendo inghiottito da quell’oblio colmo di tristezza e quell'amara solitudine.

Passai le ultime due settimane sdraiato sul divano nel salotto a maledirmi in tutte le maniere possibili.

Tuttavia qualcuno sapeva cosa mi stava succedendo, e decise di venire a farmi una visita a sorpresa.


"Vedo che i tuoi affari non stanno andando a gonfie vele…"


Sentendo quella voce così amichevole e familiare, scattai sull'attenti all'istante.

Ma io... io ti ho ucciso.


"Corretto.

Ma dovresti ricordare che io sono un essere unico.

Adesso non sono qui nelle vesti di grillo parlante, ma come suo fantasma.

Ricordi, no? La stessa cosa è successa anche nel romanzo di Collodi quando Pinocchio mi ha ucciso accidentalmente."


E adesso che succede?


"Resta tutto come prima. In fondo sono ancora la tua coscienza.

Allora... Ci mettiamo una pietra sopra e ricominciamo da capo?"


Mi aveva perdonato, il grillo parlante mi aveva dato una seconda possibilità.

Quella volta giurai a me stesso che non avrei più commesso il minimo errore.

Avrei ascoltato ed eseguito in modo assoluto tutte le sue dritte e suggerimenti.

Con il ritorno del grillo, la mia vita stava tornando a risplendere.

La sua capacità di leggere le situazioni ed applicarne i relativi imprevisti e probabilità era a dir poco straordinaria.

Tuttavia, un giorno in particolare, notai che era più pensieroso del solito e insolitamente silenzioso.

Quindi gli chiesi cosa lo stesse preoccupando.


"Ho fatto un errore di valutazione...

La ragazza che hai conosciuto l'altro giorno a quella festa... Abbiamo sbagliato a voler approcciarci.

In questo momento sta raccontando ai tuoi amici più stretti delle falsità sul tuo conto.

Se va avanti così infangherà irrimediabilmente la tua reputazione. Dobbiamo assolutamente fermarla ed allontanarla dalla tua cerchia sociale.

Dobbiamo… Farla fuori!"


Quell'ultima frase non era da grillo parlante.

Aveva un che d'inquietante nel modo in cui la disse.

Per farla fuori intendi forse...

Lui annuì.

Restai senza parole.

Perché arrivare ad un gesto così estremo e soprattutto rischioso? Aveva forse perso qualche rotella il grillo?

No... lui era la mia coscienza e non si era mai sbagliato...

Avevo troppa paura di ricadere nelle mie vecchie abitudini per mettere in dubbio le sue intuizioni.

Anche se la cosa non mi piaceva per niente, ormai avevo deciso di ascoltarlo in tutto e per tutto.

E così seguendo le sue meticolose direttive commisi un femminicidio esemplare.

Un lavoro pulito e senza il minimo margine errore.

Restava soltanto un'ultima cosa da fare: disfarsi del cadavere.

Il grillo parlante mi suggerì di gettarlo nel lago poco distante dalla mia palazzina, sarebbe andata troppo per le lunghe se avessi provato a seppellirlo o cercato di smaltirlo.

Una volta avvolto il corpo in un grande sacco nero attendemmo notte fonda per agire indisturbati.

Fortuna volle che sulla riva del lago c'era un noleggio di barche.

Le bravate fatte a scuola nel corso di laboratorio elettrico tornarono molto utili.

Manomettendo i cavi del quadro elettrico di una piccola barca riuscì ad avviare il suo motore.

Una volta arrivato al largo e sicuro che nessuno mi avesse visto, gettai il cadavere nell'acqua.


"Aspetta un secondo! Ti sei disfatto dell'orologio che lei aveva al polso come ti avevo detto, vero?"


Guardai il grillo lasciando intendere che non sapevo nemmeno di cosa stesse parlando.

Probabilmente mi ero dimenticato di quella sua premura.


"Folle!

La ragazza ha ancora addosso uno di quei nuovissimi smartwatch!

Sai cosa significa? GPS sempre attivo e probabile registrazione vocale 24 ore su 24 all'insaputa anche di lei.

Se anche solo per sbaglio lo ritrovano sei condannato! Svelto, tuffati a recuperarlo prima che il corpo vada a fondo!"


Il suo panico mi contagiò e mi lanciai dalla barca senza ragionare.

Errore grave.

Quel lago era famoso per i suoi pericolosissimi mulinelli che avevano risucchiato decine e decine di bagnanti sprovveduti.

Al buio non erano visibili, ma sentivo di essere intrappolato in quei tremendi imbuti d'acqua.

Mentre lottavo disperatamente per stare a galla supplicai il grillo di aiutarmi.


"Adesso ti racconto un dettaglio che nessuno ha mai saputo.

Vedi... Ad oggi soltanto io conosco il vero finale della storia di Pinocchio…

E sai cosa è successo?

Dissi a quel bambino tontolone che il suo povero babbo Geppetto era disperso nelle fredde e violente acque dell'oceano proprio perché era alla ricerca del suo figlio ingrato.

Collodi romanzò il resto con il grande pescecane, la trasformazione da burattino in bambino vero e blablabla…

E Pinocchio cosa fece? Mi credette senza ombra di dubbio e si lanciò in un disperato tentativo di soccorso.

Ma Geppetto non era mica disperso, no... Lui era al calduccio nella sua casetta ignaro di tutto.

E il mio caro Pinocchio, invece non ha mai fatto più ritorno dal mare...

Mai..."


Ero terrorizzato, non so se dall'idea che stavo per essere inghiottito dal lago oppure dal fatto che il grillo fosse uno psicopatico.


"Tu e Pinocchio avete commesso lo stesso peccato.

Uccidere la propria coscienza.

E un uomo senza coscienza non è altro che un morto che cammina. La vostra rovina è una conseguenza inevitabile, io semplicemente ho preferito porre fine alle vostre sofferenze al più presto.

Bene, è stato bello fare affari con te.

Ora devo andare ad assistere un nuovo bisognoso.

Speriamo che sia più saggio e furbo di te.

Adieu!"


Lo spirito del grillo parlante svanì nel nulla lasciandomi solo, come ero sempre stato, al mio terribile destino.

Ormai l'acqua ha già invaso i miei polmoni, la mia fine è giunta.

Uccidere per annegamento dev'essere un suo chiodo fisso, non saprei altrimenti spiegarlo...


Mi rimane da dirvi soltanto un'ultima cosa.

Date sempre ascolto alla vostra coscienza, perché ignorarla, o peggio, schiacciarla può solo portarvi ad annegare nella vostra stessa oscurità...

Sfondo

- OROBIC

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