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Ciao, lettore,

scrivo questo racconto di getto perché non mi resta molto tempo. Passeremo dopo alle spiegazioni.

Il mio nome è Gary Kennedy, ho diciassette anni e vivevo in un paesino remoto degli Stati Uniti. In questo momento mi trovo all'interno della mia nuova abitazione e ne approfitto per raccontarvi ciò che mi è capitato negli ultimi tempi. Molto probabilmente risulterà difficile credere a queste mie parole, ma posso assicurarvi che non sono fantasie. Ho vissuto tutto questo sulla mia pelle. Meglio andare subito al sodo.

Era il 25 luglio del 2014, ore 3:20 del mattino e mi trovavo all'interno di un locale qui vicino dove io e i miei amici andavamo di tanto in tanto a bere qualcosa. Si era fatto tardi ed era arrivata l'ora di rientrare. Io, un tantino ubriaco, chiesi ad Alex di farmi compagnia per un altro po'. A quei tempi Alex frequentava Cristina, la ragazza più bella del nostro quartiere. A me piaceva tanto Jennifer, anche se per lei altro non ero che un semplice amico. Mah.

Decidemmo quindi di dirigerci verso il parco abbandonato dove di solito ci raccontavamo storie dell'orrore e facevamo dei giochini macabri, giusto per inquietarci. Alex disse di avere poco tempo, dato che Cristina lo stava aspettando a casa sua. Arrivammo dunque al parco e iniziammo a raccontarci le classiche storielle dell'orrore - che conoscevamo ovviamente a memoria. Avevamo bisogno di una storia migliore, qualcosa che potesse inquietare tutti... qualcosa di così reale da... far tremare anche i meno fifoni. Ma non c'era tempo per inventarsene una, e verso le 4:10 Alex andò via. Restai da solo nel parco per un po' di tempo pensando a qualche idea per un racconto, ma la sbronza non mi permetteva di fare mente locale. Mi sedetti sulla panchina e improvvisamente sentii dei passi dietro di me. Mi voltai e vidi un anziano malvestito con una chiave in mano. Lo fissai per un po' di tempo prima di domandargli cosa ci facesse lì a quest'ora.

"Io vivo all'interno di questo parco. Perdona la mia comparsa improvvisa ma non ho potuto fare a meno di ascoltare la conversazione con il tuo amico... Alex credo che si chiami, non è vero?" - Domandò il vecchio "Sì, si chiama Alex. Come fa a conoscere il suo nome?" "Ti ho appena detto che all'interno di questo parco ci vivo, giovanotto. Conosco tutti voi e ascolto tutte le vostre storie. Comunque forse posso darti ciò che cerchi, posso darti una storia che faccia rabbrividire chiunque. Una storia... reale. "Cosa intende per storia "reale"?" "Una storia da vivere." "La cosa mi sembra un po' strana, ma ci voglio provare." "Allora seguimi, ci sono alcune cose di questo parco che ancora non conosci." - Esclamò l'anziano sconosciuto, facendo un piccolo sorrisetto.

Mi portò davanti al cancello di una ferrovia abbandonata e mi consegnò la chiave che manteneva accuratamente in mano.

"Ti avviso, in questo posto vi sono più segreti di quanti tu ne possa immaginare. Se decidi di intraprendere questo cammino, sappi che sarà difficile tornare indietro. Nessuno ha mai avuto il coraggio di avventurarsi all'interno della ferrovia, le dicerie hanno sempre allontanato tutti. Ci ho... provato... più volte, ma nessuno ha mai avuto il coraggio anche solo di aprire il cancello. Ho dovuto scegliere con cura e trovo che tu sia la persona più adatta per questa cosa."<

Rimasi allibito da quelle parole. Quel vecchio sapeva addirittura della mia passione per l'occulto e della mia stupida curiosità che, il più delle volte, porta a conseguenze disastrose - come in questo caso. Senza ulteriori giri di parole, decisi dunque di aprire il cancello e visitare il macabro luogo Il vecchio, mentre percorreva la strada di ritorno, si voltò e disse: "buona fortuna ragazzo, ne avrai bisogno".

Scesi le lunghe scale che si presentarono dinnanzi a me, non c'era illuminazione. Non c'era niente! Dopo qualche minuto di discesa, arrivai finalmente giù. Un brivido percorse la mia schiena, quel posto era spaventoso. L'oscurità regnava sovrana e l'unico modo per poter far luce era il mio iPhone che, ironia della sorte, stava quasi per esaurire la carica della batteria. Percorsi un lungo binario ed entrai in una galleria. Sentii dei passi provenire dalla mia destra. Iniziavo ad avere paura. Mi domandavo come fosse possibile udire dei passi dal momento in cui il cancello, prima del mio arrivo, era chiuso. Lentamente girai la luce della torcia verso destra e illuminai qualcosa di veramente orribile; un bambino dai capelli sporchi e vestito di stracci, con la pelle bianca e un odore di... chiuso. Piangeva, mi implorava di andare via. Cercavo di parlargli, ma iniziava man mano ad alzare il tono della sua voce.

"Basta!" - Urlai, ormai straziato dai numerosi lamenti di quell'individuo. Mi fissò per qualche secondo e... non riesco nemmeno a scrivere, è una cosa inspiegabile. Ho le lacrime agli occhi. Devo farcela. Iniziò a piangere del sangue, la sua voce diventò improvvisamente più acuta. Con le sue enormi unghie strappava la sua pelle dalla faccia mentre... sorrideva. Sì, sorrideva! Com'era possibile? Piangeva del sangue, si strappava la carne e rideva.Rimasi immobile, volevo scappare ma non sapevo cosa fare, il panico si impossessò di me. Ero terrorizzato. Feci dei passi indietro. Quella "cosa" continuava ad avvicinarsi, era sempre più vicino. Iniziai a piangere, urlare. Sapevo che nessuno avrebbe potuto sentirmi lì sotto, ero perso. Era finita. Non potevo fare nulla e così scappai, corsi velocemente verso l'entrata. Iniziai a vedere di tutto: bambine demoniache, uomini senza occhi... ovunque cercavo di fare illuminazione, c'era qualche essere pronto a terrorizzarmi. Riuscii a trovare finalmente le scale che conducevano al parco. Le superai tutte in pochi secondi e, preso dall'ansia, le chiavi caddero. Dei passi provenienti dal fondo delle scale. "Aiuto! Aiutatemi!" urlavo, ma a quell'ora nessuno avrebbe potuto sentirmi. Sapevo che quella cosa stesse per prendermi, sentivo la sua voce penetrare nella mia testa. Con un po' di confusione finalmente riuscii a prendere quelle maledette chiavi e lasciai il cancello aperto per fuggire. Terrorizzato, tornai a casa provando a dormire... senza riuscirci.

Cercai di raccontarlo ai miei amici, ai miei genitori... ma nessuno volle credermi. Mi misero addirittura in mano ad uno psicologo. Cose da pazzi. Non uscii da casa per circa due settimane, giusto il tempo di provare - invano - a dimenticare ciò che vidi quella notte maledetta. Quella notte che mai abbandonerà il mio pensiero.

Il 10 agosto decisi di andare a trovare quel vecchio per dirgliene quattro. Avevo seriamente intenzione di fargli del male. Nessuno mi parlava più, ero diventato la barzelletta del quartiere. Ma non me ne importava. Cercavo risposte, e le avrei avute a qualunque costo.

Andai al parco e lo vidi, seduto su quella stupida panchina, dove tutto ebbe inizio. Colmo di rabbia volevo prenderlo e cavargli gli occhi, ma riuscii a controllare le mie emozioni e mi sedetti a fianco a lui.

"Ti stavo aspettando, Gary." - Disse con tono sicuro. "Esigo delle risposte, immediatamente!" "Non hai bisogno di alcuna risposta. Ritieniti fortunato anche solo di essere ancora qui, a parlare con me." "Non sono in vena di enigmi e rompicapo! Cosa cazzo erano quelle cose?! Cosa cazzo si cela lì sotto? So bene che ne sai qualcosa!" "Quelle "cose" che hai visto là sotto sono i tuoi pensieri, le tue paure. E' difficile da spiegare, ma almeno adesso hai ottenuto ciò che volevi, no? Una storia inquietante da raccontare ai tuoi amici. Era questo l'accordo, non hai parlato d'altro." "Vuoi provare a fregarmi, testa di cazzo?! Non ci sto capendo niente!" - Iniziai a piangere, ero disperato. "T-ti prego, ho b-bisogno di sapere." - Balbettai con parole tremanti. "Qui ci sono le chiavi, vai e affronta le tue paure. Solo in questo modo potrai liberartene. Scendi le scale e dirigiti verso sinistra, vi è una piccola stanza con un letto ed una scrivania. Sopra quest'ultima ci sono una penna e un quaderno. Prenditi il tempo necessario e scrivi il racconto giusto, ciò che sognavi. Senza timore e senza paura, chiudi la porta e aprila solo quando il racconto sarà terminato. E' la tua ultima occasione."

Ancora una volta mi fidai di quella persona, ero senza speranza e non ero cosciente. Scesi quelle scale. Non badai a niente. Con mente lucida avanzai verso quella stanza. "Loro" mi seguivano, ma andavo avanti. Entrai, chiusi la porta e iniziai a scrivere quel racconto.

Passarono settimane, non terminai mai il racconto. Non mangiavo, caddi in depressione. Iniziai quasi a lasciarmi andare. Sapevo di non poter aprire quella porta finché non finivo il racconto.

Dopo un po' di tempo, qualcuno bussò alla porta. Era il vecchio. Mi portò un po' di pane.

"Mangia, mangia. Il racconto non è ancora finito."

Giorno dopo giorno continuavo a scrivere. Ero prigioniero. Persi la concezione del tempo. Non sapevo nemmeno se fossi vivo o meno. Vivevo solo per scrivere il racconto. Il padrone iniziò a diventare aggressivo. Accennava qualcosa riguardo uno spettacolo. Dovevo finire il racconto, capite? Non avevo alternative. Iniziai a dimenticare tutto del mio passato, di Gary Kennedy. Non esistevo più. Mi guardavo allo specchio e vedevo un mostro. Pelle e ossa, vestito di stracci con un odore orribile. Assomigliavo quasi alle mie paure. Che strano. Finalmente, finii il racconto. Il padrone ne era entusiasta, feci un ottimo lavoro. Quel posto ora è diventato la mia casa. Ora mi sento amato, il padrone si interessa a noi. Sono diventato anche un bravo scrittore, il padrone è fiero di me.

Adesso sai perché mi trovo qui a scrivere questa mia esperienza, ormai scrivere è l'unica cosa che faccio.

Non ho molto tempo però, il padrone dice che adesso è il mio momento. Gli altri sono invidiosi, piangono, urlano. Sono io il prediletto, sono tutti invidiosi di me. Adesso perdonami ma devo lasciarti lettore, il padrone mi sta aspettando.

Tutti saranno fieri di me e dell'ennesimo mio racconto.

Se ti stai chiedendo quale sia il mio lavoro ora, sappi che mi occupo di terrorizzare le persone. Ora capisci perché il padrone mi ha fatto diventare così?

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Scritta da Devilz


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