Creepypasta Italia Wiki
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Il richiamo della foresta.

Lo sento.

Lo sento crescere dentro di me.

Un richiamo primordiale, il richiamo del sangue.

No, io non voglio farlo uscire, non voglio farlo mai più.

Ma è forte. Molto forte. Mi attanaglia le viscere, mi fa bruciare tutti i muscoli e mi tira gli arti.

Mi butto a terra in posizione fetale. Tremo, vengo scosso da spasmi sempre più forti.

<<No, non voglio!!!>> Grido in lacrime.

Mi alzo aggrappandomi al tavolino in legno, unico arredamento della casetta in legno in cui mi sono rifugiato.

Grido. Vomito. Il dolore è insopportabile.

Così ormai ogni notte. Ogni notte muoio per rinascere in un altro corpo.

Sento la bestia gridare rabbiosa.

<<NON VOGLIO!!!>> Grido nuovamente.

Non posso. Non posso sopportare l'agonia.

Ho provato a farla finita; dopo aver ucciso quella dolce bambina giù al paese, la figlia del fornaio; dopo averla squartata e averle divorato le interiora, quella è stata la prima volta; ho provato a tagliarmi le vene con un coltello, ma il mio stesso corpo mi si rivoltava contro, la bestia era più forte.

Di nuovo ci ho provato dopo avere ucciso quella coppia di ragazzi che passeggiavano nel bosco, ho provato a impiccarmi, ma nel momento in cui mi sono messo la corda al collo, ho cominciato a strapparla con una forza e una furia che non appartengono all'uomo.

All'inizio era solo con la luna piena, ma ora la bestia ha sempre più fame, è sempre più impaziente di uscire.

Mi alzo barcollando, ma colto da uno spasmo sbatto violentemente contro una parete e mi riaccascio a terra.

Sento la fame crescere, una fame da morire.

Dopo avere ucciso la vecchia signora, quella che abitava nella casetta sulla collinetta,

fu allora che scappai e mi rifugiai in questo piccolo capanno nella foresta.

Pensavo che stando lontano dagli esseri umani la bestia sarebbe stata meno tentata, o che si sarebbe accontentata degli animali.

All'inizio sembrava che sì, le trasformazioni fossero meno frequenti, e mi nutrivo di volpi, lupi e se ero fortunato di orsi.

Ma lei non era soddisfatta, presto mi misi ad avvicinarmi sempre di più ai villaggi in cerca di prede più prelibate, e iniziai a trasformarmi sempre più spesso e sempre più a lungo.

Le autorità danno la caccia a quella che pensano essere una tigre particolarmente aggressiva, presumibilmente fuggita da uno zoo, ho provato ad andare a costituirmi ma non mi hanno creduto, dicono che non ho la forza fisica per fare ciò che ho fatto.

Stupidi, non capiscono che ucciderò ancora e ancora?!

Steso a terra mi metto a graffiarmi le braccia contorcendomi, rivoli di sangue scorrono dalle ferite.

Le pupille si dilatano, il richiamo si fa più forte, anche il tremito.

Tiro forti testate al pavimento, fino a farmi sanguinare.

Cado disteso, per un attimo il suono scompare, il dolore scompare e il tempo pare scorrere più lentamente.

Un ululato mi prorompe dalla gola.

E poi il buio.

Apro gli occhi, sono tra gli alberi, a breve distanza vedo le luci di un'abitazione.

Mi avvicino annusando odore di cibo umano, di animale, ma soprattutto di sangue caldo.

Arrivo davanti alla finestra, guardo dentro e vedo una famiglia di cinque persone a tavola.

Un uomo, una donna, un ragazzo e due bambini piccoli. La donna si volta, vede degli occhi gialli e iniettati di sangue, grida.

Entro sfondando la porta.

Mi abbatto sull'uomo staccandogli la testa con un morso, la madre si mette a scudo dei bambini, la tiro a me con un braccio e con l'altro le apro il ventre, poi la scaglio contro il muro.

I due bambini piangono e urlano, si orinano addosso.

Li divoro entrambi.

Assaporo il loro sangue mentre scorre dentro di me e mi gusto le loro piccole e calde viscere. Il puzzo della paura impregna la casa.

Sento un altro urlo, mi volto in tempo per schivare un colpo di fucile che va invece a infrangere una lucerna che cade e appicca il fuoco. Il fuoco mi terrorizza, mi disorienta per un istante. Ma solo per un istante.

Il ragazzo non fa in tempo a ricaricare che gli balzo addosso coperto dal sangue dei suoi famigliari.

In preda all'adrenalina mi tira in faccia il fucile spezzandolo.

Lo atterro tra le fiamme, diffuse velocemente per il legno della casa.

Attraverso il fumo mi guarda dritto negli occhi scintillanti e mi pianta un pugnale nel fianco, mi scappa un guaito di dolore e indietreggio.

Lui si alza ma sono di nuovo su di lui, gli azzanno il collo.

Lui urla di dolore e tenta di scappare con la gola grondante sangue.

Faccio per saltargli addosso, ma parte del tetto cade e mi schiaccia.

Sento la ferita bruciare, le fiamme mi raggiungono.

La bestia tenta di dimenarsi.

Urla di dolore.

La vita mi sta abbandonando, tra le rovine fumanti della casa e in mezzo alle mie vittime massacrate.

Dentro di me sorrido, perchè è tutto finito.

Il ragazzo ha corso a lungo, si accascia sulla neve soffice che ha cominciato a cadere.

Sente il morso bruciare, sente lo stomaco rivoltarsi, qualcosa che grida dentro di lui.

Inizia a tremare.

Un ululato rabbioso gli prorompe dalla gola... 

Werewolf
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