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“Cammino…
Non avrei dovuto iniziare.
La strada non ha una direzione.
Figure sfocate tremano all’orizzonte.
L’oscurità avvolge ogni forma.
Non v’è alcun rifugio accogliente.
Cammino al suon della triste melodia.
Cammino nella Valle delle Ombre.”

Voi che leggete questa lettera, o greci, sappiate che da tempo ho preso la Via dell’Ombra. A spingermi in questa valle non sono stati né uomini, né dei, ma oscure forze sovrannaturali. Quando saprò con certezza chi ha voluto tutto ciò, purtroppo non potrò riferirvelo.

Quello che posso dirvi è che vivevo in un villaggio di Grecia, chiamato Adami. Correva l’anno dei dodicesimi giochi olimpici. Tutto era normale in quel piccolo paese: il fabbro lavorava sodo tutto il giorno, i contadini si recavano nei campi al canto del gallo, chi doveva omaggiare gli dei correva al tempio. In piazza c’era movimento già dalle prime ore di luce, il mercato era subito allestito, gli oratori parlavano ai cittadini. Era periodo delle Grandi Dionisie; ciò significa che erano in atto i preparativi per l’allestimento delle opere teatrali. Celebravamo l’arrivo della primavera.

Un giorno però, dopo essere tornato dal mercato, ricevetti la visita di uno straniero, un certo Aliphotes, il quale mi chiese ospitalità. Era giovane, ma il suo modo di parlare mi sembrava affaticato. Ordinai dunque ai servi di prendersi cura dell’uomo e di preparargli da mangiare. Quando ebbe finito si riposò. Prima di andarsene mi volle parlare: “Orpheus, ti sono grato per l’accoglienza che mi hai concesso, vorrei sdebitarmi dandoti questo oggetto”. Dalla borsa tirò fuori un aulos; era di buona fattura, bianco come le ossa, presentava delle strane incisioni delle quali non riuscii a capire il senso. Accettai con cuore, infatti mi ritenevo un buon suonatore. Lo straniero parlò ancora: “Nel caso tu sia in pericolo, suona quest’aulos. Ma fallo solo in casi di estrema necessità”. Detto questo si allontanò e prese la strada per la campagna.

Tornato in casa, poggiai lo strumento su una mensola. Mi promisi di non toccarlo e di seguire le parole del viandante, anche se non gli credevo. Nonostante gli sforzi però, non riuscii a resistere. La sera stessa decisi di suonarlo. In fondo era soltanto un aulos. Soffiai e una dolce melodia uscì da esso. Mai avevo udito un suono più pulito e cristallino di quello. Ero ammaliato da quell’armonia. Ma poco dopo che le prime note uscirono dall’aulos ecco che il fuoco del camino si spense. A seguirlo, tutte le candele della stanza. Rimasi al buio, inquietato dall’avvenimento chiamai una serva. La donna arrivò e riaccese il focolare. E poiché chiese come fosse possibile che tutte le luci della camera si fossero spente, gli dissi che avevo aperto la finestra e che una grande folata di vento era entrata in casa. Tuttavia non sembrava credermi. Nascosi l’aulos nella mia borsa da viaggio e andai nella mia stanza da letto.

All’alba del giorno seguente, dopo essermi vestito e preparato, uscii di casa. Dovevo recarmi al santuario di Asclepio per le offerte di primavera. Il posto non distava molto dal villaggio. Avevo con me il bastone e la borsa da viaggio. Dopo che ebbi percorso dieci stadi giunsi ad un ponticello di pietra. Stavo per arrivare dall’altra parte quando scorsi un uomo uscire dalla radura davanti a me. Capii che era un brigante e mi voltai per correre via, ma ecco che un altro uomo era alle mie spalle armato di pugnale. “Se non vuoi essere svuotato delle tue interiora, svuota davanti a noi la tua borsa” dissero ridendo i ladri. Fu in quel momento che guardando alla borsa vidi l’aulos e mi ricordai delle parole dello straniero. Presi lo strumento e incominciai a suonare. I briganti furono sorpresi nel vedermi far ciò e avanzarono verso di me. Improvvisamente il cielo si rabbuiò, le nuvole coprirono il sole e un vento freddo si levò violento. La melodia riecheggiava vagamente sinistra tra le montagne. Strane voci si alzarono nell’aria. Sembravano sussurri o lamenti. La terra iniziò a tremare e i due briganti si guardano impauriti per tutti quegli avvenimenti. Anche io ero spaventato, ma una forza misteriosa mi costringeva a suonare. Ad un tratto vidi qualcosa di terrificante. Le ombre dei miei assalitori si allungarono sul terreno e lentamente iniziarono a prendere forma terribile. Sembravano emergere da suolo. Nel farlo urlavano o sussurravano parole che non ho il coraggio di riportare. Le voci erano molte e io non riuscivo a smettere di suonare.

Le ombre protesero le loro orrende mani, sembravano composte da neri filamenti. Afferrarono i due ladri per le gambe e li trascinarono verso il basso. Tra le urla di rabbia delle ombre, i briganti sprofondavano nel terreno; si contorcevano, gridavano, ma ogni sforzo era inutile. Ben presto infatti erano stati completamente catturati nelle tenebre, prigionieri del Mondo delle ombre. E nonostante la scena si presentò terribile ai miei occhi, provai un sinistro senso di piacere. Non appena furono scomparsi nel sottosuolo la musica cessò e il Sole tornò. Il freddo vento e le oscure voci si acquietarono. La mia vista però si annebbiò, l’udito s’ottundeva. Persi i sensi.

Ricordo che quando rivenni era sera. Nelle mani stringevo ancora lo strumento. Tornai a casa e tenni segreto tutto quanto; nessuno doveva sapere dell’aulos. Mi promisi che l’avrei usato solo nei casi di pura necessità. Ma non è forse nella natura umana usare il potere per beneficiare se stessi? Ben presto quello strumento mi corruppe l’animo.

All’inizio lo usai per regolare torti subiti e difendere chi ne aveva bisogno. Poi presi ad adoperarlo sotto compenso, diventando un sicario. Alla fine suonavo l’aulos solo per piacere personale. Non c’erano più cause, solo pretesti. Ma ero veramente io a volerlo suonare? La verità è che dipendevo da lui.

Mano a mano che il tempo passa e uso l’aulos mi sento sempre più debole psicologicamente; per ritrovare la forza devo suonare quella triste melodia. Devo uccidere. Ne ho bisogno per trovare pace… Loro ne hanno bisogno. Mi stanno usando. Lentamente trascinano la mia anima nella Valle delle Ombre.

Gli anni passano e io non invecchio. Da tempo ho lasciato la mia casa e ho vagato per il mondo. Ho visto imperi sorgere e cadere, terribili scontri tra nazioni, città crollare per poi essere ricostruite. Non so quanto tempo ancora ci vorrà prima che cada nelle tenebre. Ormai posso vederle con i miei occhi, anche da sveglio: nere figure all’orizzonte, sfocate sembrano tremare. L’oscurità copre ogni cosa. A breve svanirò come un ombra. Forse domani, forse appena finirò di scrivere. Danzo mortale al suon della triste musica, cammino nella Valle delle Ombra. Sono un suonatore d’aulos.

Di me non rimarrà nulla, eccetto lo strumento maledetto. Prima di lasciare questo mondo mi è stato ordinato di svolgere un ultimo compito. Devo consegnare a qualcuno questo strumento. Vogliono un altro suonatore…

Rull









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