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«Dai sarà divertente.» disse Mitch tentando di convincere la sua ragazza a partecipare. «No, te l’ho detto Mitch, con questa merda non voglio averci niente a che fare.» Susan era più che decisa a non prendere parte alla seduta spiritica che gli altri stavano organizzando. I due erano sul tetto del condominio dove Karen aveva organizzato la festa di capodanno, faceva freddo e Susan iniziò a tremare formando delle buffe figure con il fumo della sigaretta che teneva in mano. «Cosa vuoi che succeda?» disse il ragazzo avvicinandosi lentamente con un sorriso malandrino, la cinse con le braccia e posò la sua fronte su quella di lei guardandola negli occhi. Susan non poté evitare di rispondere al sorriso e, come ogni volta che il ragazzo giocava quella carta, cedette sbuffando. «Ok, ma mettiamo le cose in chiaro: finché si tratta di un fantasma alla Casper o Ghost va bene, ma se dovesse farsi inquietante io filo via. Intesi?»

Emily aveva già spostato tutte le bottiglie vuote e i piatti sporchi sul mobile vicino all’ingresso facendo posto sul tavolino di vetro che c’era tra la televisione e il divano e stava sistemando dei cuscini in terra. Nadir stava accendendo qualche candela che aveva trovato mentre Karen era andata a prendere la tavola. Non era proprio come avevano pensato di passare il capodanno, ma erano ormai tutti leggermente ubriachi e quando Karen aveva tirato fuori l’argomento era sembrata un’idea geniale. Nadir aveva dato ad ognuno una candela verde e i cinque si sedettero in cerchio intorno al tavolo.

«Ho già la pelle d’oca.» disse Emily con un sorriso. «Non lo dire. Anche io me la sto facendo addosso!» rincarò Susan. «Qualcuno sa come funziona?» chiese Nadir grattandosi distrattamente il mento. «Quando l’ho comprata c’era un opuscolo informativo e un libretto di istruzioni. Credo di sapere come fare.» «Dunque?» «Dobbiamo mettere la tavola al centro, posare leggermente tutti il dito indice sul puntatore e concentraci. Dobbiamo visualizzare i flussi di energia e cercare di tenere la mente aperta. Di fatto dovremmo riuscire a creare una sorta di ponte tra il nostro mondo e “l’altro” per permettere a qualcuno di parlare con noi.» «Certo che compri proprio un sacco di stronzate. La prossima volta che non sai come buttare i soldi fammi un fischio.» «Senti chi parla signor Mi-compro-Ab-King-Pro-così-vedrete-che-addominali.» «Colpito e affondato.»

Anche se tutti dicevano che era una fesseria, la tensione era palpabile e ognuno aveva i nervi tesi come una corda di violino. Posarono l’indice sul puntatore nero in plastica, come aveva detto Karen, e chiusero gli occhi rimanendo in silenzio. Facevano tutti dei respiri profondi e nella stanza era il solo rumore udibile. «Ma a cosa dobbiamo pensare?» disse alla fine Nadir. «Sì, Karen, a cosa dobbiamo pensare? Pensieri felici? Luoghi infestati? Manuel Noriega?» «Dovete concentrarvi sull’energia del vostro corpo per poi passare a quella dell’ambiente che vi circonda. Dovete riuscire a sentire tutto quello che c’è senza dover usare gli occhi.»

Dopo alcuni minuti la temperatura nella stanza iniziò a scendere, ma i ragazzi non se ne accorsero. «Credo che siamo pronti. Mi raccomando, se dovessimo effettivamente riuscire a contattare qualcuno, non fate i cretini e non offendetelo. Non voglio un fantasma infuriato che mi perseguita ok?» Aspettò pochi secondi, poi Karen riprese. «Se c’è qualcuno in ascolto preghiamo affinché si faccia avanti. Vogliamo parlare con voi, ascoltate la nostra invocazione. Se qualcuno vuole parlare con noi, ci dia un segno della sua presenza.» Mitch aprì leggermente l’occhio sinistro e incontrò lo sguardo divertito di Nadir; proprio quando i due ragazzi stavano per mettersi a ridere uno sbuffo d’aria gelida dette i brividi a tutto il gruppo e un suono sordo in lontananza li fece sobbalzare. I sorrisi sparirono in fretta e la curiosità mista a sano timore prese il sopravvento.

«Salve oh presenza. Ti diamo il benvenuto su questo piano. Avresti voglia di ascoltare le nostre domande?» La temperatura era vertiginosamente scesa e quando qualcuno parlava si formava una piccola nuvoletta di condensa. «Che cosa è questo freddo?» chiese Emily con la voce carica di preoccupazione. «Quando un fantasma o qualcosa di simile si manifesta ha bisogno di energia che prende dall’ambiente che lo circonda. Questo determina un abbassamento di temperatura.» Improvvisamente il puntatore iniziò a muoversi e tutti si guardarono come per chiedersi tacitamente chi fosse a fare forza. Il puntatore si fermò sul “sì”.

L’eccitazione era pari solo alla paura che si stava impossessando dei cuori dei ragazzi. «Cosa chiediamo?» «Chiedi se conosce il futuro.» disse Emily. «Ok. Spirito, puoi dirci se riesci a vedere il futuro.» Un altro spiffero d’aria glaciale e il puntatore si mosse nuovamente spostandosi leggermente e ritornando subito sul “sì”. «Chiedi chi è.» disse Susan «Non mi piace parlare con qualcuno se non so nemmeno chi o cosa sia.» «Spirito. Vorremmo sapere il tuo nome.» Il puntatore iniziò a muoversi velocemente e i ragazzi lessero insieme ogni lettera fino a completare la frase che Emily disse ad alta voce «Non ancora.» «Perché non ancora?» Aspettarono alcuni minuti, ma non ci fu risposta.

«Chiedi qualcos’altro. Chiedi se conosce anche il nostro futuro e se possiamo interrogarlo riguardo a questo.» Prima che la ragazza potesse aprire bocca il puntatore ritornò sul “sì”. «Wow, che ficata!» «Chi vuole essere il primo?» chiese Karen. «Spirito, Susan e Mitch lo faranno stasera?» chiese Nadir ridendo. «Si era detto di non fare cretinate.» Nonostante la stupidaggine lo spirito rispose: “no”; e tutti iniziarono a ridere. «Vedi Mitch? Anche l’aldilà sa che vai spesso in bianco.» «Spirito.» iniziò Karen spostandosi una ciocca di capelli che le era scivolata davanti al viso «Come andrà il colloquio che farò lunedì? Riuscirò ad avere il posto?» Ancora il puntatore si mosse abbastanza velocemente: “Non farai il colloquio”. «Questo ve lo potevo dire anche io.» disse Nadir «Karen è un coniglio, sono sicuro che alla fine non riuscirà ad uscire di casa. Vi ricordate dell’attacco di panico il primo giorno del liceo?»

Passarono quasi mezz’ora a parlare allegramente con i morti, ma l’atmosfera cambiò molto in fretta quando alla domanda retorica «Nadir riuscirà a tornare a casa questa sera?» lo spirito disse “no”. Tutti rimasero fermi in silenzio a guardare il puntatore fermo davanti a quella semplice parola che aveva facilmente e velocemente distrutto tutto il divertimento. «Cosa intendi dire spirito? Succederà qualcosa di brutto a Nadir?» “Sì”. «Cosa?» chiese il ragazzo che iniziava a sentire il terrore dentro di lui che cercava di togliergli il respiro. “Sarebbe lungo da spiegare”. «Ti imploro spirito.» chiese Nadir in lacrime. “Solo se posso parlare, qualcuno mi dia il permesso di entrare”. «Karen, cosa vuol dire?» chiese Susan allarmata. «Non lo so.» «Forse vuole solo parlare usando i nostri corpi, come fanno i medium.» suggerì Emily. «Chi si fa avanti?» I cinque si guardarono negli occhi e nessuno fu in grado di sostenere lo sguardo di Nadir. «Io amico.» iniziò Mitch «Spirito, mi offro io, se vuoi parlare a Nadir, usa la mia voce.» Ormai nessuno stava toccando il puntatore, ma quello iniziò a muoversi. “Chiudi gli occhi e non mi respingere”.

Le candele fecero una fiammata di mezzo metro e il tavolo sussultò, gli oggetti nella stanza iniziarono a tremare e due specchi esplosero facendo un rumore molto forte, poi regnarono il buio, il freddo e il silenzio. Nessuno osò muoversi e dopo alcuni secondi che durarono come ore, le candele si riaccesero da sole. I ragazzi guardarono il loro amico e fecero fatica a riconoscerlo: aveva gli occhi velati, come appannati e quasi non riuscivano a vedere l’azzurro delle iridi, sembrava tutto bianco. La pelle era molto pallida, le labbra erano tendenti al blu e l’innaturale immobilità che aveva era inquietante. Improvvisamente girò la testa leggermente verso sinistra e guardò Nadir. «Sei tu spirito?» Un sorriso increspò le labbra cianotiche di Mitch. «Sì signor Kunnan, sono io.» la sua voce era meravigliosa, sembrava lo scoppiettare di un caldo fuoco nel camino in un giorno d’inverno, era profonda, suadente e melliflua senza essere monotona; era assurdo, ma era come se quel suono fosse una cosa concreta e riuscì a saturare tutta la stanza.

«Cosa mi accadrà questa sera? Perché non riuscirò a tornare a casa?» «Prima di rispondere permettetemi di farvi una domanda io.» «Accomodati.» intervenne Karen. «Voi mi avete fatto una domanda all’inizio, forse la più importante di tutte. Perché poi avete lasciato andare la questione?» «Se conosci il futuro?» «Subito dopo.» un altro sorriso e i ragazzi rabbrividirono. «Il tuo nome…» «Esatto signorina Patt. Per quanto un nome sia potente, personalmente non mi fiderei di qualcuno che non si presenta in qualche modo. Permettetemi di farlo adesso, ebbene sono uno dei diciotto re, mio è il sapere matematico e il segreto dell’invisibilità, sotto di me ho 72 legioni. Il mio nome è Asmodeo, chinate il capo in segno di rispetto.» I quattro ragazzi rimasero di sasso, nessuno sapeva cosa dire o come reagire all’informazione, dopo alcuni secondi solo Emily abbassò lo sguardo e fece come aveva detto il demone. «Siete stati stupidi: non avevate alcuna idea su come funzionasse questa cosa, ma avete comunque provato a fare una seduta, e devo ammettere che non avete avuto molta fortuna, ma siete stati arroganti a pensare di poter giocare con queste cose. No, tu non tornerai a casa signor Kunnan, tu morirai questa notte, in questa casa. Gradiresti che ti dicessi come?»

Senza preavviso Nadir si alzò di scatto e corse verso la porta, attraversò la stanza in penombra come una furia sbattendo contro il mobile su cui avevano messo le bottiglie vuote, triste vestigia di una serata divertente. Inaspettatamente il demone non si mosse, rimase ad osservare le mosse del giovane non molto diversamente da come un bambino osserva le formiche in un terrario. Appena afferrò la maniglia aprì la porta e cercò di uscire, ma Karen aveva messo la catena e il giovane sbatté contro il solido legno con una tale forza da perdere l’equilibrio e cadere all’indietro. Tutti si accorsero di quello che stava per accadere, ma era come in un sogno: irreale e ovattato. Nadir cadde preciso sopra una mezza bottiglia rotta che gli si conficcò nella schiena. Susan lanciò un urlo ma nessuno riuscì a muoversi: erano bloccati dal terrore; lentamente Asmodeo si alzò e si avvicinò al ragazzo agonizzante. «Mi dispiace, ma io non ho fatto nulla. Comunque se ti interessa ancora una risposta, non tornerai a casa perché, come ti ho già detto, questa sera morirai: la bottiglia ti ha reciso un’infinità di vasi sanguigni e perforato il polmone destro che in questo momento si sta riempiendo di liquido ematico. In parole più semplici: stai affogando nel tuo stesso sangue. Buon viaggio signor Kunnan.»

«Perché ci stai facendo questo?» urlò Karen in lacrime. «Signorina Brown, io gli ho rivelato il suo futuro come mi era stato chiesto, niente più. Non era quello che volevate? Non era per questo che mi avete chiamato?» «Noi pensavamo fosse divertente.» rispose la ragazza. «Oh, ma infatti io mi sto divertendo tanto. Volete sapere perché la signorina Lockart e il signor Keller non consumeranno un rapporto questa sera?» Susan riuscì a trovare il coraggio per alzarsi e urlò al demone con tutte le sue forze di lasciarla in pace, poi si voltò e corse in camera di Karen.

Il silenzio di quella stanza era così innaturale ormai, tutto ciò che era rimasto normale non aveva più senso, i vestiti sporchi nella cesta di vimini, le ciabatte lasciate ai piedi del letto, i trucchi vicino allo specchio; ogni cosa le sembrava troppo lontana. Non sapeva cosa fare, ma di certo non sarebbe tornata in salotto con quel mostro, così iniziò a guardarsi attorno alla ricerca di una via d’uscita. Improvvisamente le venne un’idea e si avvicinò alla finestra: se fosse riuscita a camminare sul cornicione sarebbe potuta arrivare all’appartamento di qualcuno e scappare da quell’inferno. Era un’idea pessima, ma la paura gliela fece vedere come l’unica opzione plausibile. Aprì la finestra e si sporse per vedere come era la situazione, appena si sentì vagamente a suo agio mise la gamba sinistra fuori e dopo pochi secondi anche la destra. L’aria newyorkese era gelida e il vento le sferzava il viso; le luci della metropoli erano accecanti e i suoni assordanti, tutti stavano festeggiando mentre lei stava vivendo in un incubo. Ancora non aveva completamente vinto le sue paure e aveva la mano destra sulla finestra, stava per andare quando il vetro ricadde facendole tirare via la mano come riflesso. Il movimento la fece sbilanciare e la poverina volò giù dal settimo piano dell’edificio. L’ultima cosa che sentì fu una sensazione di solletico allo stomaco e la consapevolezza che presto sarebbe finito tutto.

«Anche la signorina Lockart ci ha lasciato.» Karen afferrò un vetro di uno specchio rotto, urlando corse verso Asmodeo e glielo conficcò nel collo. Per tutta risposta il demone rise di gusto, una risata meravigliosa, sembrava lo scrosciare di una cascata sulla roccia. «E così se ne va il signor Keller, peccato, era stato così gentile a prestarmi il suo corpo. Ora, signorina Brown, le piacerebbe sapere perché non si presenterà al suo colloquio?» «No!» gridò Karen «Non voglio sapere niente, non voglio saper più niente. Smetti di parlare.» «Ma come? Non è più divertente?» «No, ti prego. Lasciami sola.» «Signorina Patt, tu vuoi che me ne vada?» Emily non sapeva come rispondere e rimase in silenzio a guardare quello che una volta era Mitch. Asmodeo le si avvicinò e le prese la mano sinistra. «Dimmi Emily, vuoi che vada via?» «Emily, digli di andarsene.» disse Karen. Ma Emily rimase immobile a fissare gli occhi assenti del ragazzo. «Per l’amor del cielo Emily!» urlò Karen. «No, non voglio che tu te ne vada.» «Vuoi sapere perché la tua amica non farà il colloquio?» disse Asmodeo in un sussurro portandosi la mano della giovane alla bocca e regalandole un dolce bacio a fior di labbra. Karen rimase ad osservare la scena con gli occhi sbarrati dall’orrore, non capiva cosa fosse successo all’amica, ma la paura la stava paralizzando. «Sì, voglio sapere.» «Non potrà andare perché sarà accusata delle morti dei vostri amici e della tua scomparsa dolce Emily.» «La mia scomparsa? Non capisco.» «Ovviamente se vorrai venire con me.» Non passarono nemmeno due secondi che Emily sorrise «Certo che voglio venire.» «Emily cosa stai facendo?» chiese Karen con un filo di voce. «Quello che il suo cuore desidera. Tra tutti voi lei è stata l’unica a riconoscere il mio potere e ad abbassare la testa in segno di rispetto.» Il demone aprì le braccia e le candele fecero un’alta fiamma, delle scariche elettriche si propagarono dalle dita di Mitch e il suo corpo cadde a terra. Asmodeo si erse in tutto il suo splendore e spiegò le immense ali nere. Emily si avvicinò e si rannicchiò nel suo abbraccio per scomparire insieme, lasciando Karen sola nell’appartamento con due cadaveri e la polizia che stava arrivando chiamata dalla gente in strada che aveva assistito alla morte di Susan.


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