Creepypasta Italia Wiki
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Mi avvio verso la festa di stasera. La strada è piena di lampioni, mi fanno venire in mente la torta del mio dodicesimo compleanno, piena di candele bianche.

Avevo dodici anni quando, tre mesi e sette giorni dopo il mio compleanno, incontrai finalmente il medico specialista che mi avrebbe dato la diagnosi corretta. Ricordo ancora i professori che mi chiedevano: "Ma se soffri di questo disturbo, com'è possibile che non ti ricordi bene ciò che hai studiato?". Era inutile che lo chiedessero a me... che ne sapevo io?

Intanto la strada si fa sempre più larga e popolata, e alla fine appare un enorme locale bianco, il locale dove sta avvenendo il diciottesimo di Luca.

Entro, distratto come al solito dai miei ricordi e dalle loro associazioni fluttuanti e vorticose, e subito vedo che il casino è tangibile nell'aria: c'è musica altissima, e tutti sono eleganti. Anche le ragazze più piccole sono piene di trucco, e con abiti attillati. È letteralmente possibile sentire l'odore di alcol nell'etere. Non è per niente il mio posto, questo.

Mi metto a gironzolare in cerca del festeggiato, quando qualcuno mi urta, facendomi quasi finire per terra. "Ehi Edo, come butta?". Il faccione di Luca, rosso più del solito, mi sorride da dietro degli inutili occhiali da sole (è notte). "Bene" rispondo io. Non me la cavo con le parole...

Appena galoppa da un'altra parte, ricado nei miei pensieri. Questo locale l'ho già visto al diciottesimo di Simone, tre anni, due mesi e otto giorni fa, ma da allora è stato ampliato. E quella è stata una festa in un qualche modo più calma.

Di colpo vedo davanti a me una scena strana: una ragazza fa silenziosamente passare tra le mani di un ragazzo con un cappuccio nero delle chiavi.

Chiavi... Mi viene in mente il mio primo giorno di scuola media, nel quale portai per la prima volta con me una coppia delle chiavi di casa... C’è qualcosa che non va, ma non riesco a capire cosa.

Mi allontano dalla festa, ho paura di starmi per sentire male... Forse è la musica alta a farmi uno strano effetto. Mi avvio verso casa. La stessa strada di prima, dritta, solo che stavolta al contrario. È quasi piacevole ricordarsi qualcosa di avvenuto così poco tempo fa: io che percorro quella strada nella direzione opposta.

Ma ancora c’è qualcosa che non va, mi sento ansioso, è come se mi stesse sfuggendo qualcosa di importante, mi sento in pericolo. Ma non posso fare mente locale, i ricordi vanno e vengono, e il tempo è come lo spazio: è enorme, e se non sai dove cercare qualcosa non la troverai mai.

Eccomi, sono quasi arrivato, ora devo solo attraversare le strisce.

Aspetta: è lo stesso tizio incappucciato di prima... scomparso di nuovo. Sono troppo miope per vedere dove è andato; ad ogni modo, non importa.

Sono davanti alla porta di casa, e mi aspetta una lunga notte da solo, dato che i miei genitori sono fuori. Tiro fuori la nuova copia delle chiavi di casa. Quelle che avevo prima le ho perse quattro giorni fa...

L’Ipertimesia è una condizione nella quale il soggetto ha una memoria autobiografica molto superiore alla norma, riuscendo a ricordarsi eventi anche molto lontani, e riuscendo a collocarli nel tempo con precisione assoluta, con tanto di dettagli. Tuttavia, i soggetti affetti dal disturbo passano moltissimo tempo a pensare al proprio passato, e di conseguenza non vivono abbastanza nel presente. Un ipertimestico ha descritto la sua condizione come “un irreprensibile flusso di memorie”. Il disturbo spesso causa una spaccatura nella vita dell’affetto.





Scritta da Dr. Woland

Il contenuto è disponibile sotto licenza CC BY-NC

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