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Introduzione[]

Dopo l'intervista condotta a Mandeville da Bennie Rosenberg, direttore della testata giornalistica NOLA Watch, che si concluse con la morte dell'intervistatore da parte del noto assassino (fu la sua quarta ed ultima vittima fino a quel momento), Jeff fuggì, restando comunque nei pressi della cittadina, senza mai essere scovato dalla polizia grazie a continui spostamenti. L 'articolo con la trascrizione dell'intervista, scritto dalla giornalista Monica Davenport, "allieva" di Rosenberg, fu diffuso in rete, venendo letto da tutto il mondo nel giro di pochi giorni, e l'opinione pubblica si divise in due: da un lato, una fetta di persone empatizzavano con Jeff, vedendolo come una vittima di uno stile genitoriale tossico e di una società basata sull'apparenza e la competizione, sistemi fin troppo presenti e dannosi nel mondo attuale; la maggioranza della gente, però, aveva una visione più semplice e razionale: Jeffrey Woods era un assassino, e come tale andava punito con l'incarcerazione (come pena minima) a prescindere dai traumi e dal dolore che subiti, perchè aver sofferto non giustifica il far soffire. Comunque, nelle quattro settimane successive all'intervista Jeff non commise nessun attacco, quindi la popolazione e la polizia si tranquillizzarono leggermente, sebbene ufficialmente la caccia all'uomo non era minimamente terminata.

Forse il ragazzo si era pentito delle proprie azioni, smettendo di danneggiare la collettività? Forse era riuscito a scappare talmente lontano da far perdere le proprie tracce? O forse, semplicemente, era deceduto a causa dell'assenza di cibo, acqua e delle cure per le ustioni che aveva nel viso? Nulla di tutto questo, ma nessuno lo sapeva e tutti provavano un certo ottimisto rassicurante. Ottimismo che era destinato a svanire, prima o poi, tutti ne erano consapevoli ma si godevano la relativa serenità del momento presente.

DI nuovo all'opera[]

Nonostante la ritrovata serenità collettiva in quelle quattro settimane, c'era un ragazzo molto spaventoso, ansioso, e soprattutto consapevole del grande rischio per la sua vita che stava correndo ogni giorno, specialmente di notte: Troy, il più grasso dei tre bulli nonchè quello più insolente. A differenza di Randy, che come un leader che si rispetti sapeva alternare momenti di rabbia con ragionamenti razionali e ponderati alla situazione, lo scagnozzo in questione non sapeva quasi mai affrontare e gestire la tensione in maniera costruttiva, infatti in quell'anno di attività bullesca dei tre lui era sempre stato il più impulsivo e quello che più frequentemente innescava la rissa; non che a Randy e Keith dispiacesse, ma il loro approccio era più graduale rispetto al suo, probabilmente anche grazie alle migliori capacitè di persuasione ed uso delle parole. Quello attuale, invece, era l'unico momento della sua breve vita in cui era molto riflessivo, anzi, paranoico, anche perchè dopo l'omicidio commesso da Jeffrey dei suoi familiari il trio di bulli si era sciolto, quindi il ragazzo non aveva più il sostegno di Randy e Keith, perciò sapeva che se la sarebbe dovuta cavare da solo, e vista la sua forma fisica le già poche probabilità di sopravvivere ad uno psicopatico armato di coltello erano pressochè nulle. Coi suoi due ex-soci, nonostante il rapporto "professionale" fosse terminato, era ancora in contatto telefonico, avevano smesso di incontrarsi e non uscivano quasi più da casa per paura di essere travolti dalla folla curiosa di interivistarli e una parte anche desiderosa di condannarli per il danno diretto e indiretto compiuto verso Jeff, ma si davano supporto morale l'un l'altro attraverso le chiamate e i messaggi.

La sera di Lunedì 15 Settembre, una settimana dopo il giorno in cui Monica Davenport pubblicò l'articolo relativo all'intervista fra J.T.K. e Rosenberg, Troy era a casa da solo. I suoi erano andati a cena fuori, avevano invitato anche il figlio che normalmente non avrebbe mai rifiutato, ma vista la situazione delicata era già da due settimane che si era isolato dal mondo esterno. I genitori erano preoccupati, ma comprendevano il suo isolamento. Di notte non lo lasciavano mai solo, consapevoli che fosse il momento prediletto dall'Assassino per attaccare, quindi sarebbero rientrati a casa prima della mezzanotte.

"Randy, sono più agitato rispetto al solito, in genere inizio ad avere l'ansia dall'una in poi ma oggi lo sono già da stamattina, sento come se il mio ultimo giorno fosse arrivato." disse Troy al suo ex-capo nonchè psicologo improvvisato, chiamandolo col vivavoce per rendere la chiamata più simile ad una conversazione dal vivo. Lo chiamava ogni volta che si trovava a casa da solo, nonostante l'invito del ragazzo a rilassarsi e non importunarlo quotidianamente. "Ti ho già detto che devi stare tranquillo, Jeff non sa dove abitate tu e Keith e soprattutto sono io ad avergli sfigurato la faccia, dovrei essere io quello a cagarsi più sotto di tutti e infatti è cosi, ma di sicuro stare in ansia H24 e disturbare gli amici non è una soluzione". Rispose Randy col suo tipico tatto e sensibilità che lo contraddistinguono. "Ma come posso stare sereno, Randy?! Quel folle ci sta dando la caccia, dobbiamo ringraziarlo che ci sta tenendo ancora in vita anche se potrebbe essere una sua tattica per prolungarci la sofferenza psicologica. Prima o poi si vendicherà, e scommetto che entro la fine di questa settimana sarà tutto finito" "Hai detto bene: entro questo week-end finirà tutto, vedrai che la polizia lo catturerà e noi torneremo alle nostre vite, potremo di nuovo uscire in serenità e ricorderemo a tutta la città chi sono i tre ragazzini più rispettati e temuti di Mandeville. Adesso rilassati, anche perchè i tuoi genitori torneranno a breve, ora ti saluto perchè vado a vedere un film. Ci sentiamo." Randy liquidò Troy senza lasciargli il tempo di controbattere, sapendo che la discussione si sarebbe prulungata per tutta la serata senza una conclusione, come ormai succedeva di routine.

Troy non era infastidito dall'atteggiamento invischiante di Randy, anche lui se fosse nei suoi panni si comporterebbe così, ma in un certo senso gli piaceva continuare a discutere col suo "mentore" perchè quelle lunge chiamate gli tenevano compagnia; preferiva trascorrere tutta la serata a litigare con l'amico invece di restare immerso nei suoi pensieri paranoici e nella consapevolezza che ogni giorno potrebbe essere il suo ultimo. A chiamata conclusa, si alzò dal suo letto su cui era seduto, si mise il telfono in tasca e andò in cucina, in modo da sostituire la conversazione con Randy col cibo come mezzo di soppressione dei pensieri disfunzionali. Subito dopo che aprì il freezer, si tolse la luce in tutto l'appartamento.

Il ragazzo urlò come mai fino a quel momento, le sue paranoie e il suo pessimismo lo stavano convincendo che questo black-out fosse un segnale chiaro dell'arrivo imminente di Jeff. Restò in piedi, con il barattolo del gelato in una mano e il cellulare col flash per fare luce nell'altra, e dopo nemmeno dieci secondi iniziò ad udire dei passi dietro di lui, nella sua direzione. Cercava di auto-rassicurarsi ripetendosi a mente che era un'allucinazione provocata dal suo stato mentale, ma purtroppo per lui non era così. Il rumore dei passi si fermò, a giudicare dall'intensità del suono la persona era appena entrata in cucina, passando dal salotto dietro invece che dalle camere come Troy, il quale aveva smesso di tremare, restando pietrificato. La persona infiltrata prununciò una frase, un comando breve e chiaro, con un tono monotono che non lascia trasparire nessuna emozione nè agitazione: "Spegni la torcia e girati", disse semplicemente rivolgendosi al proprietario dell'appartamento. Troy riconobbe immediatamente la voce, quel timbro non se lo sarebbe mai dimenticato ed era uno degli elementi che più lo accompagnavano ogni notte durante i suoi incubi. Sbloccandosi con difficoltà dalla sua apparente paresi, spense il flash del cellulare e si voltò come ordinato dalla figura dietro di lui. Nonostante il buio, la sagoma gli era familiare, e ad ogni secondo aveva sempre più la conferma che il suo giustiziere fosse giunto. "Adesso riaccendi la torcia, e guardami a partire dal basso"

Senza esitazione, fece come richiesto, e finalmente ebbe la conferma di cui era già certo: Jeff era arrivato da lui, la sua vendetta verso l'ormai sciolto trio di bulletti stava per iniziare. La sua faccia illuminata dalla luce del dispositivo mobile era in uno stato ancora peggiore di quello rappresentato nell'identikit diffuso dalla polizia nelle due settimane precedenti: le sue ferite sul lato sinistro erano peggiorate, mancando di medicazioni adeguate, si era formata un po' di crosta ma perlopiù erano annerite e con la carne esposta, sembra che a breve sarebbero andate in cancrena; inoltre, era visibilmente dimagrito, i capelli erano più lunghi e spettinati (ovviamente, solo dal lato destro) ed emanava un odore sgradevole, dato che l'ultima sua doccia risaliva al giorno in cui tornò a casa dopo essere stato dimesso dall'ospedale. Troy non sussultò, era ovviamente terrorizzato ma si aspettava di vederlo e soprattutto non aveva la forza di urlare, si stava solo lentamente preparando ad accettare la sua fine, sebbene sia umanamente impossibile accettarla completamente. Il silenzio che si prolungò per un minuto che sembrava un'ora venne interrotto dall'assassino.

"Sapevi che sarebbe arrivato questo giorno, ti sto facendo un favore a finirti oggi e non prolungare la tua attesa. In genere, faccio le mie entrate in scena di notte, ma ti ho spiato per tutta la giornata entrando e uscendo alternativamente dalla finestra di camera tua, e appena ho sentito i tuoi dirti che stasera non sarebbero stati presenti, ho deciso di anticipare la visita a casa tua. Sarebbe divertente e più completo eliminare anche i tuoi, ma rischierebbe di scoppiare troppo casino che attirerebbe l'attenzione del vicinato, e per quanto mi senta inarrestabile sono consapevole di non poter nulla contro la folla, specie se armata come la polizia. Bene, adesso che ho tagliato i fili della corrente per creare la giusta atmosfera ed essere entrato in scena come si deve, posso procedere ad usare il mio prezioso coltello su di te." Troy voleva porre delle domande al criminale, aveva tanto da dire ma oltre a non riuscire ad esternare nemmeno una parola sapeva che fosse inutile chiedere spiegazioni ad un pazzo. L'azione più saggia che poteva compiere era lasciarsi colpire senza cercare inutilmente di contrastare Jeff, sperando che sarebbe stato accoltellato subito in un punto vitale evitando di soffire. Ma la sua attesa non era ancora finita, dato che il suo boia riprese a parlare.

"Allora, come mi trovi? Di sicuro adesso non mi consideri più una femminuccia, nè ti senti in posizione di colpirmi, vero? Piuttosto, mi ammiri? Io rappresento la vendetta, il desiderio di rivalsa, e non è forse proprio la voglia di imporsi sugli altri la motivazione principale che spingeva te e gli altri due coglioncelli ad attaccare gli indifesi, come eravamo io e Liu?! Ah, no, quasi dimenticavo che i bulletti come voi sono dei codardi, bramano la vendetta solo se sono loro ad attuarla, perchè sanno che se viene realizzata dagli altri loro sono fra i bersagli più probabili. Quindi, non mi ammiri, vero? Però in compenso ti faccio paura, giusto Troy, tanta paura, dico bene? Sei spaventato da me?!" Troy ricominciò a tremare, stavolta assieme ad un respiro affannato come se avesse corso in salita per la prima volta, il battito del suo cuore era udibile anche da Jeff, ma il suono inquietante della sua voce lo prevaricava. "Tu sarai la prima tappa del regolamento dei conti, dei tre sei quello che più si è limitato a seguire gli ordini e mi ha fatto meno del male, quindi non ti meriti di sofffire ancora a lungo. Poi andrò da quello zombie ambulante di Keith, sarà divertente se cercherà di scappare, e infine chiuderò il cerchio mettendo a dormire per sempre Randy, sua madre e tutta la loro famiglia di ipocriti che rovinano Mandeville. Io sono il portavoce della grande malattia che affligge tutti, e tu sei la sua prima causa che debellerò!"

Troy non fece in tempo di urlare che Jeff si scaglio col coltello verso la sua faccia, non provò nemmeno a fuggire, e come primo colpo ricevette un taglio che si estese dal labbro all'occhio sinistro, formando un sorriso simile a quello sul volto del carnefice. "Renderò le mie vittime uguali a me, proietterò il mio malessere su di voi, e quando la mia missione finirà finalmente sarò guarito." Il barattolo di gelato e il cellulare caddero dalle mani della vittima, quest'ultimo aveva acora il flash acceso, e cadde con lo schermo rivolto verso terra, facendo illuminare il volto di Jeff durante il suo assalto. Procedette ad infliggere numerosi tagli intorno al sorriso appena tracciato, dal mento alla fronte. "Oh sìiiiii, i tuoi gemiti di dolore misti al pianto sono la colonna sonora perfetta per la mia opera, mentre il sangue e i pezzetti della tua lurida carne che schizzano sui miei vestiti sono ottimi effetti speciali", disse con una risata isterica, mostrando un'espressione divertita e gioiosa, l'unica emozione assieme alla rabbia durante il discorso prima dell'attaccò che dimostrò. Completò il servizio dando una pugnalata decisa all'occhio sinistro della vittima, che dopo un ultimo, brevissimo urlo sofferente appena la lama penetrò il bulbo oculare, morì. Jeffrey, prima di lasciar cadere a terra il cadavere, lo guardò un'ultima volte e contento esclamò "Adesso sei anche peggio di me, le mie accurate ferite sopra il tuo faccione grasso e sudato rappresentano perfettamente la bruttezza che portavi con te, fuori ma soprattutto dentro. Buonanotte, caro."

Erano le 23:45, l'esecuzione, contando anche i dialoghi, durò poco più di 10 minuti. A Jeff sarebbe piaciuto godersi lo spettacolo per più tempo, avrebbe voluto nuotare ancora nello sciroppo di odio e sadismo che gli scorreva internamente, martoriando e facendo soffrire il bullo per almeno un'ora, ma sapeva che il ritorno a casa dei coniugi era imminente, quindi per quella volta dovette tagliare corto. Aveva anche un forte desiderio e bisogno fisiologico di dormire e lavarsi, ma alla fine si limitò a mangiare e a bere, consumando ciò che trovò nella cucina, cenando in compagnia del cadavere e della macchie di sangue sparse ovunque. Non era quasi più abituato a stare in una casa e all'abbondanza di vivande, stava vivendo da nomade e si cibava rubando nelle case e con gli scarti di cibo che trovava nell'immondizia, e per dormire si rifugiava nel bosco intorno a Madenville, tra l'altro con un sonno molto leggero venendo spesso interrotto dal bruciore delle ustioni sul suo volto che necessitavano di cure e dai pensieri intrusivi sul suo passato, soprattutto rivolti alla sua famiglia e in particolare a Liu: a discapito di cosa ci si aspetterebbe da un assassino seriale, Jeff era sinceramente preoccupato per il suo fratello minore, non sapeva dove vivesse ora nè il suo stato psico-fisico, non aveva la possibilità di tenersi aggiornato sulla sua vita non potendo leggere i giornali e nemmeno ovviamente chiedere informazioni; inoltre, era spaventato dal futuro, sapeva che la vita criminale non gli si addiceva e presto gli sarebbe finita male, venedo arrestato o peggio, ma se proprio doveva morire o andare in carcere preferiva prima concludere la sua missione di vendetta e "pulizia" della città da una parte dell'ipocrisia ed ostentazione da cui era infettata, o perlomeno provarci. Comunque, le sue rimuginazioni durarono pocò, mangiò in fretta e furia, si sciacquò le mani, la bocca e passò un po' d'acqua sopra i suoi segni distintivi sul volto, alleviando un minimo il bruciore, e andò a riattaccare la corrente, per permettere ai proprietari di osservare chiaramente il risultato della sua visita nell'appartamento. Dopodichè, scappò da dove era entrato quella sera, cioè dalla finestra del salotto, lasciata distrattamente aperta da Troy prima di andare in camera sua a chiamare Randy.

Il padre e la madre della vittima rincasarono verso le 00:20. La porta d'ingresso era situata all'inizio del corridoio che collegava le camere da letto con la cucina, la quale poi era attaccata al salotto, quindi non si imbatterono subito nel corpo esanime del figlio, ma appena varcata la soglia furono presi da una grande preoccupazione. Ogni volta che rientravano, il loro figlio veniva loro incontro per accoglierli calorosamente, contento di non essere più da solo, mentre quella sera c'era silenzio, troppo silenzio, nemmeno una televisione accesa, c'era solo la luce della cucina in funzione, quindi si precipitarono nella stanza sperando di trovare il figlio, auspicabilmente in perfetta salute, che magari non li aveva sentiti entrare a causa delle cuffie. Mentre si avvicinavano, sentivano un odore via via più pungente, mai sentito prima ma in quel momento sembrava loro familiare, come se sapevano che quella sera lo avrebbero percepito: era l'olezzo del sangue del figlio, sparso quasi in tutti i punti della cucina, che sembrava lontanissima da raggiungere a causa della tensione provata dai genitori in quel momento. Quando giunsero nella stanza illuminata, videro ovviamente la scena, il padre tirò un urlo che venne udito anche dalle due case ai fianchi della propria, mentre la madre aprì solo la bocca ma subito dopo cadde a terra: la donna fu colta da un infarto fulmineo a cause del grande spavento alla vista dello scenario, e nulla potè il padre che cercò inutilmente di rianimarla per due lunghi minuti, quasi ignorando la figura del figlio poco distante. Dopo un pianto straziante, di quelli che nessuno meriterebbe di versare nella vita e che riserverebbe solo per le poche persone a lui davvero care, l'uomo notò delle impronte di scarpe, colorate col sangue di Troy, che procedevano verso la finestra del salotto ancora aperta. L'unica soddisfazione, se così si può definire, che ottenne l'ex padre e marito quella notte, fu avere chiara gran parte della dinamica del delitto, potendola comunicare alla polizia che avrebbe chiamato poco dopo.

In totale quindi, quella notte, la prima di azione di Jeff The Killer dopo un mese di apparente pausa, si registrarono due vittime, di cui una indiretta. Jeff sarebbe stato contento di sapere che almeno uno dei due genitori, entrambi bersaglio secondario dell'attacco, era perito a causa sua, soprattutto considerando che era bastata la visione delle sue azioni per farlo morire, e ne sarebbe venuto al corrente durante la giornata corrente. Era trascorso in tutto un mese e due settimane dal duplice omicidio dei coniugi Woods, con 4 vittime nelle prime 2 settimane (i genitori Matt e Sheila, il poliziotto Williamson e il giornalista Rosenberg).

Numero delle vittime di Jeff The Killer a Martedì 16 Settembre: 5 (6 considerata la madre di Troy).

Pianificazioni[]

La mattina di Martedì 16 Settembre, arrivarono all'ufficio del detective Gabriel Jackson e prime immagini del crimine avvenuto la sera precedente. Gabriel era un uomo di 31 anni, compiuti ad Agosto, dalla corporatura robusta e l'andamento deciso. Aveva i capelli e gli occhi castani, poca barba, portava un paio d'occhiali che durante le missioni spesso sostituiva con le lenti a contatto e due orecchini, il destro a forma di croce e il sinistro ad anello, entrambi dotati. Si distingueva fra i suoi colleghi per il suo abbigliamento d'ufficio consueto: una camicia bianca o celeste, un bracciale argentato segmentato, pantaloni blu notte lucidi e scarpe di tipo sneakers nere con dettagli bianchi. Decisamente un look poco frequente fra i poliziotti, ma gli veniva concesso data la sua bravura come investigatore. Era fidanzato con Monica Davenport, la giornalista e scrittrice per il NOLA Watch, divenuto famoso globalmente a seguito di quell'intervista, e avevano l'intenzione di sposarsi entro fine anno. A Gabriel fu commissionato il caso di Jeff The Killer da quando venne diffusa l'intervista, i capi della polizia ritennero che avesse il carattere e soprattutto le doti adatte per affrontarlo. Inoltre, essendo fidanzato con colei che si stava occupando di raccogliere informazioni e divulgare tutto ciò che era relativo al killer, la coppia lavorando insieme avrebbe potuto essere un'importante risorsa.

L'ispettore fu determinato a catturarlo fin da subito, non solo per impedirgli di nuocere ad ulteriori persone ma soprattutto per aiutarlo: credeva fermamente che Jeff fosse un ragazzino con un forte disagio psico-fisico in conseguenza alla sua breve vita travagliata, e il carcere minorile col personale specializzato avrebbe potuto essere il luogo della sua redenzione. Gabriel era quindi sinceramente interessato al recupero e guarigione dell'assassino, a differenza della maggioranza dei suoi colleghi che lo deridevano, considerando Jeff un "semplice" criminale squilibrato da arrestare, della sua salute non gliene importava, non considerandola loro ambito di competenza.

Monica condivideva la visione del futuro marito, sebbene avrebbe preferito che il compagno non entrasse più in contatto diretto col criminale, mettendo sempre la sicurezza di lei e del marito al primo posto, lo stesso approccio che tentava di applicare col testardo Rosenberg. Gabriel invece, era disposto a giocarsi il tutto per tutto pur di avvicinarsi a Jeff, anche a costo della sua incolumità, sapeva che un giorno avrebbe pagato la sua tenacia, ma era il suo lavoro e voleva svolgerlo al massimo delle possibilità, specialmente per questo caso specifico: si era quasi appassionato a Jeff dopo aver ascoltato la registrazione contenente la nascita di Jeff The Killer, per la prima volta nella sua carriera era pronto a rischiare tutto pur di comprendere a fondo e catturare il criminale, per quanto ci fosse legato, in un certo senso.

I documenti che arrivarono nel suo ufficio relativi all'omicidio di Troy non furono sufficienti per trarre conclusioni: erano solo foto del delitto e la testimonianza del padre, nulla di inaspettato, ma subito dopo averli esaminati Gabriel non ebbe dubbi: "È sicuramente opera sua, il modo con cui è entrato in scena e l'ha ucciso non lascia dubbi, inoltre non è solo un caso che la vittima sia stata proprio Troy. Finalmente è tornato in azione, adesso ci divertiamo." Il suo entusiasmo era decisamente fuori luogo per una situazione delicata del genere, ma lo motivava a lavorare duramente e i colleghi ormai ci erano abituati, rinunciando a fargli cambiare i modi. La sua certezza sull'identità del responsabile fu confermata poco dopo, quando dal reparto della scientifica arrivarono i risultati dell'analisi delle impronte digitali rinvenute nell'appartamento della vittima: appartenevano a Jeffrey Alan Woods, conosciuto come Jeff The Killer. I poliziotti erano inizialmente scettici sui sospetti di Jackson, in quanto poteva essere stata solo una coincidenza che il ragazzo ucciso fosse proprio Troy, e i tagli incisi sul viso potevano rappresentare solo un inquietante omaggio al 13enne americano più famoso al momento.

"Che vi avevo detto? Adesso, dobbiamo cominciare ad attuare un piano per fermarlo. La sua prima vittima di questa, chiamiamola così, Fase 2 degli omicidi è stata Troy, quindi sicuramente a breve toccherà a Keith e a Randy, e potrebbe andare a far loro visita già stanotte." Spiegò Gabriel ai poliziotti, che si erano riuniti nel suo ufficio per stabilire il piano d'azione. Fra essi spiccavano Robert Jameson, il capo di quel settore, un uomo sulla sessantina d'anni decisamente più taciturno e meno solare di Gabriel e spesso in contrasto con lui per i suoi modi di fare, e Andrew White, vice-detective e quindi il più stretto collaboratore nonché migliore amico di Jackson, con cui condivideva la determinazione e la capacità d'intuito e d'investigazione; il suo approccio al caso di Jeff, invece, era più serioso e non era interessato all'analisi psicologica del ricercato, ma si distingueva da Jameson e gli altri colleghi in quanto ammirava quest'interesse del detective, riconoscendone la rilevanza dal punto di vista umano e sociologico. Jeffrey, infatti, non era né il primo né tantomeno l'ultimo ragazzino ad intraprendere una vita criminale a causa di genitori poco accudenti e rancore accumulato, e sarebbe stato utile per sensibilizzare il sistema in generale a prestare sempre maggiore attenzione al benessere dei bambini e degli adolescenti, tentando di migliorarne i rapporti con l'ambiente a loro circostante a cominciare dalla famiglia.

Il vice-ispettore, prese la parola e fece un'importante osservazione: "Ma Gabriel, come facciamo a sapere chi sarà il suo prossimo bersaglio fra Keith e Randy, e soprattutto, chi ci assicura che punti ad entrambi? D'altronde, è stato Randy a danneggiarlo più di tutti, lo ha cambiato fisicamente e mentalmente per sempre, quindi è più probabile che voglia sfogarsi principalmente su di lui." Tutti i presenti furono d'accordo con Andrew, ma prontamente Jackson seppe rispondere: "Hai detto bene, Andrew, Randy è la persona che Jeff vuole far soffrire più di tutte, ma è solo il suo obiettivo finale. Se avesse voluto farlo fuori subito, ieri sera sarebbe stato lui la vittima e invece è passato prima da Troy, ciò vuol dire che vuole eliminarli in ordine diciamo gerarchico, partendo da quelli che gli hanno recato meno danni, e lasciandosi Randy come dessert. E soprattutto, aldilà di un eventuale ordine preciso, Jeff trova piacere nell'attaccare più persone possibili, quindi se ha la possibilità di ucciderli tutti e tre di sicuro non si astenerà dal provarci." "È vero, inoltre ricordiamoci che nell'intervista con Rosenberg ha esplicitamente detto che vuole dare il benservito a tutti e tre." Intervenne Nick, un agente in carica da meno di un anno che fra tutti era probabilmente quello che più ammirava Gabriel, infatti era solo grazie alla sua raccomandazione che un poliziotto con poca esperienza come lui potesse occuparsi di questo caso.

"Anche questa volta mi hai convinto, verrà un giorno in cui farò un ragionamento troppo ineccepibile anche per te." Disse Andrew con un'aria di sfida, ma lasciando trasparire la natura ironica della sua frase. "Ricordati che c'è un motivo se io sono il detective, e tu sei il mio vice." Rispose Gabriel con un tono altrettanto burlesco. "Per adesso è così, vedremo fra un paio d'anni o prima, l'età è dalla mia parte" Ribattè White, sempre ironicamente ma non troppo: lui infatti era più grande di Gabriel di 5 anni, quindi con l'avanzare dell'età e dell'esperienza sarebbe stato più probabile che avrebbero eletto lui come detective, anche se Gabriel lo aveva sempre superato come capacità investigative annullando il vantaggio dell'età del collega. Comunque, Andrew rispettava profondamente l'amico e gli andava più che bene essere il suo assistente, la competizione fra i due era perlopiù amichevole.

"Bene, quindi come applicheremo questo tuo ragionamento, Jackson?" il capo Jameson, con tono serio e deciso, interruppe il breve dialogo scherzoso fra i due ispettori, e con la sua solita pragmaticità inizio a chiedere e proporre delle strategie. Di norma, il capo della polizia ha un ruolo attivo nell'attuazione dei piani di cattura dei criminali, ma nel corso degli anni la coppia Jameson-White si era dimostrata talmente abile che concesse loro di pianificare come meglio credevano. Lui aveva solo il compito di approvare il piano da loro ideato, assicurandosi che si svolgesse nella massima sicurezza e discrezione, criteri che erano sempre stati rispettati fino a quel momento. "Dunque, abbiamo detto che la prossima vittima sarà Keith, o perlomeno è probabile, perciò sicuramente dobbiamo scortare casa sua. Però, Jeff quasi certamente si aspetta questa mossa, quindi dobbiamo metterci nell'ottica che solo una pattuglia non sarà sufficiente a fermarlo. Ci servono più uomini, in modo da circondare l'abitazione e coglierlo di sorpresa da qualunque punto si infiltrerà."

"Ma stiamo dando per scontato che Jeffrey sappia dove abita Keith, ma per quanto ne sappiamo deve ancora scoprirlo, e non è sicuro che ci riesca." Ricordò ottimisticamente Jameson, le cui precisazioni positive non erano molto frequenti. "Questo è il punto più delicato della questione, Jeff non si farà scrupoli ad entrare in tutte le case possibili finché non trova a tentativi quella di Keith, oppure prima andrà da Randy da cui otterrà il suo indirizzo, andando contro le nostre previsioni." Spiegò Andrew, precedendo la risposta di Gabriel, che però non replicò nulla lasciando intendere che fosse d'accordo con l'ipotesi del collega.

Dopo quasi un minuto di silenzio, il detective se ne uscì con una proposta, un'intuizione inaspettata anche da se stesso: "So che è un'idea strana, ma penso sia l'unica soluzione: facciamogli capire noi dove vive Keith, attiriamolo alla sua abitazione." Tutti lo guardarono sbalorditi, non capendo le sue intenzioni. "Vi spiego meglio: posizioneremo delle pattuglie sotto casa di Keith, in questo modo Jeff capirà che lui abita lì e quindi sicuramente ci andrà. In pratica, useremo l'ubicazione del ragazzo come esca."

Gli agenti e il capo sembrarono approvare l'idea, sebbene quest'ultimo fosse visibilmente preoccupato. Andrew fu l'unico a non condividere un dettaglio non trascurabile: "Di base l'idea è buona, ma ricordiamoci che stiamo parlando di Jeff The Killer: sicuramente capirà che la nostra sarà una trappola, quindi per fregarci andrà a casa di Randy." "Il nostro uomo è un ragazzino amante delle sfide e provocazioni, è vero che logicamente avrebbe senso se ci cogliesse di sorpresa andando da Randy, ma lui si diverte a sfidare la polizia e a correre rischi quindi la logica la mette in secondo piano." Prima che potesse essere interrotto dal capo, proseguì: "Lo so, non dobbiamo dare nulla per scontato, quindi nel dubbio piazzeremo le pattuglie a casa di entrambi i ragazzi. Ma vedrete che stanotte lo incontreremo da Keith, ne sono sicuro." Questa fu la decisione definitiva di Gabriel, che ebbe l'approvazione di tutti i presenti. A quel punto, restava "solo" da procedere con l'attuazione del piano, Jameson chiese quanti agenti piazzare in ogni casa, Andrew propose tre auto con due agenti ciascuna per ogni abitazione, Gabriel condivise e il capo approvò. Sei uomini è un numero di norma esagerato per un solo ricercato, ma per Jeff The Killer c'era persino il dubbio che non potessero essere abbastanza. Circa un paio d'ore dopo, vennero seguiti i piani: la polizia avvisò Keith e la famiglia composta dai genitori e un cane della situazione, e tutti accettarono la proposta di essere scortati; venne loro suggerito di svolgere tutti gli impegni in quel breve lasso di tempo, in modo che non sarebbe stato più necessario uscire da casa da quando sarebbe arrivata la scorta in poi, nell'auspicio che Jeff sarebbe stato ammanettato entro quella notte. Per le ore 16, l'abitazione di Keith, situata a tre isolati di distanza da quella di Randy, fu circondata dalla polizia con tre vetture, una per ogni lato eccetto quello posteriore.

Mezz'ora dopo Gabriel tornò a casa dal lavoro, c'era Monica ad aspettarlo, con la quale conviveva già da due settimane. Dopo i consueti saluti, la ragazza intuì subito dall'espressione del compagno che fosse pensieroso. "Va tutto bene? Sembri sovrappensiero." Gli chiese. "Ecco, stasera non sarò a casa, alle 21:30 tornerò a lavoro." Monica lo fissava aspettando che le spiegasse il motivo, Gabriel non la fece aspettare e continuò "Mi piacerebbe evitare di farti preoccupare, ma sarebbe peggio nasconderti la motivazione o mentirti." La partner del detective sapeva già cosa stava per sentirsi dire dal marito, ma sperava con tutta sé stessa che non fosse ciò che pensava. "Arriva al sodo, queste frasi di circostanza non servono." Disse al futuro marito con tono serio e leggermente alternato, il quale sapeva che un modo facile per far innervosire la fidanzata fosse proprio tenerla sulle spine, quindi vuotò il sacco: "Allora... abbiamo messo sotto scorta la casa dove vive Keith e la sua famiglia, non serve che ti spieghi chi sono e perché li stiamo proteggendo. Alle 22 io, Andrew e altri 2 uomini ci recheremo lì, per la prima volta potremo incontrarlo e spero sia anche l'ultima. Siamo sicuri che voglia eliminare Keith stasera o nei prossimi giorni, quindi finché non si presenterà da lui non ci andremo sempre. So cosa mi stai per dire, non è necessario che ci vada anch'io, potranno arrestarlo anche gli agenti già presenti, ma sai quanto ci tenga a questo caso e voglio essere io ad avere il piacere di ammanettarlo, e sia Andrew che Jameson mi supportano." L'uomo spiegò tutto nel dettaglio alla Moglie, evitando di nominare l'assassino sapendo che le facesse effetto anche solo sentire il nome. Lei si limitò a dirgli ciò che sapeva già, sperando che la ripeterglielo servisse a fargli cambiare idea: "Sai bene come la penso, ma voglio ricordartelo un'altra volta, che mi auguro sia l'ultima. Io e te ci sposeremo fra pochi mesi, le nostre vite sono connesse e se tu muori anche una grande parte di me muore. La tua è una scelta folle anche se fossi single, ma a maggior ragione che fra poco sarai mio marito è una gran cazzata." "Monica, non buttarla sul filosofico, sono cosciente di tutti i rischi che mi sto, anzi, che ci stiamo per prendere, ma è il nostro lavoro. Pensi che Andrew non abbia nulla da perdere? Lui ha già una famiglia e non si è mai tirato indietro, quindi sarebbe disonorevole se lo facessi io"

L'espressione di Monica cambiò, passando dalla preoccupazione alla rabbia, e riprese il compagno alzando la voce: "Non è vero che è il vostro lavoro, non fare l'eroe! Tu ed Andrew siete degli ispettori, il vostro lavoro è dietro la scrivania, solo gli agenti dovrebbero andare sul campo e invece voi li seguite, sembra quasi che vi divertiate a rischiare il culo e far stare in ansia i vostri parenti!"

Ci fu silenzio fra i due per qualche secondo, Gabriel abbassò la testa e, con lo sguardo verso il pavimento, in massima sincerità confessò: "Si, lo ammetto, mi diverto a rischiare e non voglio più nascondertelo. Inseguire i criminali e doverli fronteggiare mi da la carica, è la motivazione principale per cui ho chiesto spesso di andare in azione assieme agli agenti, allo stesso modo con cui i criminali hanno piacere nello scappare da noi e tentare di farci fuori. Noi poliziotti siamo legati con gli uomini che ricerchiamo, non sono solo quelli per cui ci danno lo stipendio, no, sono molto di più. Catturarli è una ragione di vita, non solo per la tutela dei cittadini ma anche per noi stessi; c'è una componente egoistica in ciò che facciamo, mi rendo conto che per chi non è nostro collega sia difficile da comprendere ma è così, e credimi se ti dico che se non mi assumessi dei rischi non mi sentirei più appagato. Tu sei la cosa più importante che ho, ma anche il mio lavoro e il modo con cui lo svolgo lo è, non voglio e non posso compararvi ma se iniziassi a performare male in uno dei due campi anche l'altro ne risentirebbe. Tu fai la giornalista e dovresti sapere che significa avere una forte vocazione verso il proprio mestiere, anzi, sono sicuro che lo sai. Io non ti ho mai limitata nello svolgimento del tuo lavoro, perciò ti prego, non limitarmi in quello che faccio io, anche se è pericoloso." Gabriel alzò lo sguardo e tenne la mano della compagnia mentre pronunciò quest'ultima frase, stavolta lei chinò la testa e, sgorgando qualche lacrima dai suoi occhi, si limitò a fare il gesto del "sì" con la testa come segno d'approvazione. "Non ti limiterò mai nel tuo lavoro, te lo prometto, ma in cambio voglio che tenga bene in mente quello che puoi perdere ogni volta che rischi la vita, e che ci pensi bene prima di procedere." "Certo amore, te lo prometto. Io ti amo, e non c'è nulla che possa ostacolare né interrompere il nostro amore, nemmeno il mio lavoro." I due si unirono in un bacio appassionato, poi tornarono nella loro routine solita, facendo quasi sembrare che quella discussione non ci fosse mai stata, sebbene entrambi la tennero a mente per tutto il resto della giornata.

Ma dove viveva Jeff, fra un omicidio e l'altro? Questa domanda se la ponevano tutti, e se si fosse scoperto probabilmente sarebbe stato più facile catturarlo, evitando potenziali vittime civili. Fra i ragazzini giravano diverse ipotesi, perlopiù leggende metropolitane ispirate agli stereotipi dei film horror, secondo le quali Jeff The Killer vivesse nella foresta vicino Mandeville (era davvero così), ma il dettaglio soprannaturale era che in quell'area fosse visibile solo alle vittime da lui designate che andavano a cercarlo di notte, e che poi praticasse cannibalismo con esse. Un'ipotesi realistica, condivisa anche da Gabriel e colleghi, era che Jeff si cibasse con ciò che rubava dalle case delle vittime, come avvenne nel caso di Troy, e quando non uccideva nessuno si mantenesse col cibo e acqua che trovava in giro, e alloggiasse in posti relativamente sicuri per poi spostarsi durante il giorno. Era praticamente un senzatetto, ed in effetti questa idea corrispondeva alla realtà, come descritto nel capitolo precedente. Era inconcepibile, per la mente della maggioranza delle persone, che un tredicenne non solo fosse diventato un assassino seriale e le sue prime vittime fossero stati i genitori, ma perlopiù stava conducendo una vita da vagabondo, senza apparentemente desiderare di tornare in condizioni normali.

Quel giorno, dopo aver lasciato la casa di Troy, andò a dormire fino alle 6 del mattino su un piccolo colle da cui si vedeva tutta la città, posto vicino all'abitazione della sua ultima vittima, in cui le coppie giovani erano solite appartarsi, ma durante i giorni feriali era abbastanza isolato da permettere a chiunque di dormire serenamente, persino ad un killer famosissimo. Si addentrò poi nella foresta fuori da Mandeville durante la giornata, che in genere passava restando nascosto fra gli alberi, il più possibile fermo in modo da consumare poche energie, dovendo mangiare saltuariamente. Anche nella foresta era al sicuro dalla civiltà durante la settimana, nel weekend doveva nascondersi di più dato che potevano esserci escursionisti ma fino a quel momento non aveva mai trovato confusione, quindi la foresta era il suo alloggio più stabile. Ma nelle intenzioni del ragazzo, c'era quella di cambiare residenza a breve, e già da quella notte avrebbe potuto averne la possibilità.

Incontro ravvicinato[]

Arrivarono le fatidiche 21:30, il detective salutò la futura moglie come se fosse l'ultima volta che la vedesse, uscì di casa e c'erano Andrew e altri due agenti ad aspettarlo. In totale, ci sarebbero stati dieci agenti(sei a scortare la casa e i quattro appena menzionati) ad attendere Jeff nell'appartamento di Keith, sembrava che si stessero preparando per uno scontro con una banda criminale ma tutti sapevano che il tredicenne sapeva essere anche più pericoloso. Tutto il vicinato dell'abitazione stava affacciato ad assistere alla scena, c'era un'atmosfera di tensione e mai nessuno si sarebbe aspettato di vedere uno scenario del genere in una cittadina relativamente tranquilla com'era Mandeville. Alle 22, come da orario prefissato, si appostarono tre auto della polizia intorno alle abitazioni di Keith e di Randy, con Gabriel ed Andrew fra gli agenti nella prima, avendo quasi la certezza che quella notte Jeff avrebbe fatto visita lì.

E così fu: Jeff si avvicinò alla sezione della foresta in cui era visibile la zona residenziale di Keith, in modo da potercisi dirigere, e notò le sirene lampeggianti delle pattuglie intorno alla casa della prossima vittima, appositamente accese dagli agenti per attirare la sua attenzione. "Bene, sembra che sarà una serata movimentata." Commentò con entusiasmo, dato che un incontro con gli agenti era ciò che desiderava; era conscio di correre un grande rischio per la sua libertà, ma gli omicidi in piena tranquillità ormai lo annoiavano. Stava conducendo una vita all'insegna del pericolo di morte costante, a causa della scarsa alimentazione e/o per le ustioni non curate, quindi secondo la sua logica valeva la pena rischiare di venire sparato mortalmente, sarebbe stata una fine più divertente rispetto a decadere fisicamente e mentalmente e soprattutto rispetto ad essere arrestato; voleva morire in libertà, e avrebbe preferito morire tentando di restare libero piuttosto che sopravvivere da imprigionato.

Quella sera, tutto si svolse in maniera apparentemente tranquilla a casa Smith(questo il cognome di Keith): i tre familiari cenarono, tentando di nascondere la loro evidente tensione, Keith fu affettuoso coi suoi genitori come mai prima, sapevano che lo fosse perchè poteva essere l'ultima volta che sarebbero stati insieme, ma andava bene così, non era il momento per essere polemici. Il ragazzo parlò poco durante la cena, come del resto era suo solito, anche i genitori furono taciturni ma le loro teste erano affollate di pensieri sulla sua vita passata, che sembrava essersi completamente stravolta rispetto al mese scorso: Keith era passato da essere uno scagnozzo silenzioso e sottomesso ad un semplice adolescente indifeso, era contento di aver vissuto in tranquillità da quando il mese prima smise di frequentare di persona Randy e Troy, infondo era da sempre un bravo ragazzo e ora che non era più costretto a far finta di essere un duro si sentiva finalmente libero di essere se stesso, ma sapeva che non avrebbe mai dovuto fingere di esserlo. Randy non avrebbe mai dovuto frequentarlo, i genitori di Keith lo costrinsero per entrare tutti in contatto con la sua famiglia, ma adesso erano tutti pentiti, e sebbene non cambiasse nulla nella pratica, sapevano che adesso non avrebbero avuto la scorta a circondare la loro casa se avessero voluto rimanere un'umile famigliola, invece di ambire all'ostentazione di frequentare gli Hayden, la famiglia più altolocata di Mandeville. Il silenzio fu interrotto dal ragazzo che iniziò a piangere, e disse ai genitori "Scusate, non riesco a trattenermi... vi voglio bene." Le sue poche parole, vaghe ma con un riferimento immediato da capire, innescarono le lacrime di sua madre e sua padre, che strinsero il figlio in un abbraccio, il più caloroso che si erano dati dopo tanto tempo.

"Okay uomini, nervi saldi e limitiamo al massimo i rumori. Jeff avrà sicuramente notato le sirene e si starà dirigendo verso di noi, ma non deve scoprire dov'è posizionato ognuno di noi, dobbiamo riuscire a coglierlo di sorpresa appena entrerà in casa." Raccomadò Gabriel ai poliziotti lì presenti, sperando che le indicazioni date in precedenza alla squadra venissero eseguite perfettamente secondo i piani. Il detective infatti, prevedendo che il loro bersaglio si sarebbe infiltrato dalla finestra della camera di Keith, ordinò ai suoi uomini di appostarsi nella altre stanze adiacenti, per poi entrare in quella di Keith appena lui avrebbe urlato alla visione dell'assassino. Quando quest'ultimo vide le auto della polizia dalla foresta, gli agenti erano ancora dentro di esse in modo da non farsi vedere mentre entravano nell'appartamente, non facendo così intuirgli che si sarebbero nascosti nei vari vani ma piuttosto che sarebbero entrati dall'ingresso principale. Il tredicenne arrivò nel giardinetto dietro l'abitazione alle 00:15, e nascondendosi dietro un albero si sporse e notò Keith dalla finestra posta in cima al retro della palazzina, l'unico lato in cui non vi era piazzata una pattuglia apposta per lasciarlo entrare dai poliziotti. "Gli sbirri pensano di fregarmi lasciandomi entrare, stanno giocando col fuoco e si brucieranno tutti, e io riderò fra le fiamme." Il killer sembrò quindi capire le intenzioni della polizia ma accettò la sfida e si avvio verso la finestra che dava su Keith, confermando la teoria di Jackson secondo cui il ragazzo, amando i rischi, si sarebbe comunque intrufolato nella casa pur capendo il loro piano.

Silenziosamente, arrivò davanti al lato posteriore della casa, e sfruttando una rete posta a sinistra della finestra si arrampicò, per poi saltare ed arrivare ad essa. Gli sarebbe piacuto entrare rompendo il vetro che lo separava dall'interno, ma sapeva che la polizia sarebbe intervenuta subito, quindi si limitò ad tirarla su delicatamente, limitando al minimo i suoni, e vide subito Keith sul letto posto sotto all'apertura che fingeva di dormire. "E' proprio un pessimo attore, ma tanto adesso lo costringerò ad aprire gli occhi, voglio che mi veda e mi ascolti prima di finirlo." Pensò Jeff, che saltò dalla finestra superando il letto, atterrando accovacciato sul lato destro di esso. Keith era posizionato sul fianco sinistro, quindi aprì gli occhi capendo di trovarsi assieme all'assassino, senza farsi vedere da lui. Per la paura, il suo respirò diventò velocemente affannoso, remando contro Keith che stava cercando di produrre meno suoni possibili. "Stai tranquillo, anche se non facessi nessun rumore ormai ti ho visto, mica faccio sconti ai silenziosi. Anzi, se si svolgesse tutto in silenzio mi faresti un favore in questo caso, ma mi piace sentire le mie vittime urlare." Il tredicenne esclamo questa frase d'ingresso con un volume normale, facendosi volontariamente sentire dagli agenti, Gabriel e l'agente Tony Sakes, posti appena dietro alla porta della cameretta della vittima. Tony, appena udite queste parole, si mosse per entrare nella stanza, ma il detective con una mano lo trattenne, facendogli cenno con la testa non muoversi. L'agente non capiva, ma come tutti i suoi colleghi si tenne per sè le domande e gli ubbidì.

Keith non potè fare a meno di girarsi e guardare in faccia colui che stava potenzialmente per ucciderlo, come la vittima precedente iniziò a tremare ma senza urlare nè emettere versi. "Dai su, non fare come Troy, dammi la soddisfazione di sentirti urlare prima di finirti." Subito dopo questa frase, il ragazzo si sblocco dalla paralisi dovuta alla paura e, sfruttando la sua agilità, rotolò verso la sua destra, uscendo rapidamente dal letto, ma prima che potesse alzarsi Jeff lo sollevò dal colletto del pigiama, e lo appiccicò di schiena violentemente sulla parete dietro di loro. I due si guardavano fissi negli occhi, Jeff fu attraversato da quello sciroppo di rabbia e piacere e inziò a sorridere, contento che un'altra tappa della sua vendetta stava per concludersi, dimenticando quasi che a pochi metri da lui c'erano degli agenti pronti a renderlo inoffensivo. L'ispettore continuò ad ordinare a Sakes di stare fermo, ma prese la sua pistola e con gli occhi gli indicò di fare lo stesso, facendogli intuire che sarebbero intervenuti a breve. Keith, ancora tremolante e incollato al muro, aveva l'espressione di chi accetta la propria condanna a morte, pensava che i non avessero ancora agito perchè non aveva urlato, ma in quel momento non riusciva a farlo. L'assassino riprese a parlare: "Visto che sei silenzioso, lascia almeno che ti dia una spiegazione importante prima di entrare in azione, dovresti ringraziarmi che permetto di morire coi tuoi dubbi su di me risolti." Jackson avvicinò l'orecchio destro alla porta e fece il gesto del silenzio all'agente. "Sai perché ho aspettato un mese prima di tornare all'opera? Potresti pensare perché l'attesa del piacere è essa stessa il piacere, e infatti è anche per questo, ma una sola settimana sarebbe stata sufficiente, non avrei resistito più a lungo. Il motivo principale, invece, diciamo che è stato un conflitto esistenziale: mi sono chiesto se ne valesse davvero la pena. Insomma, guarda in che stato sono, non serve un medico per intuire che col mio stato di salute non posso andare lontano. Questo potrebbe essere stato un freno al mio proseguimento, ma poi è diventato proprio un motivo più che valido per andare avanti col mio piano: se è vero che fra poco tempo morirò, a prescindere dalla causa, allora tantovale morire con la soddisfazione di aver conseguito il mio piano di vendetta. E' la mia ragione di vita, e se ci riuscirò sarà come ottenere la mia redenzione. Quindi eccomi qui, capisco che sarebbe stato più facile per tutti se mi fossi fermato dopo quell'intervista il 18 agosto, ma se fosse facile non ci sarebbe il divertimento, dico bene? E se non hai ulteriori domande, adesso viene il bello!" Jeff tirò fuori il suo coltello e lo puntò al viso di Keith, che finalmente riuscì ad urlare. Il grido però venne stroncato quasi subito, interrotto dalla lama dell'assassino che, in un raptus di confusione consapevole che gli agenti stessero per entrare, venne infilzata nell'occhio del ragazzo, che in genere era l'ultima area ad essere colpita nella sua esecuzione rituale riservata ai tre ex bulletti.

Nemmeno un secondo dopo l'urlo, Gabriel e Tony fecero irruzione nella stanza, puntando la pistola all'assassino, che con faccia compiaciuta aveva già terminato il suo obiettivo, sebbene senza i numerosi tagli precedenti al colpo finale sull'occhio. Il corpo della vittima giaceva appoggiato con la schiena sul muro, con l'occhio zampillante di sangue che pian piano stava spargendosi sul pavimento. I poliziotti fecero un'espressione di disgusto alla visione del cadavere, Jackson si ricompose quasi subito mentre Tony faticò a tornare concentrato, a causa della presenza inquietante di Jeff The Killer insieme a quella dell'esanime Keith. "Buonasera agenti, vi è piaciuto il mio discorso? Vi ringrazio per la pazienza che avete avuto lasciandomi finire di parlare, ci tenevo davvero tanto a riferirglielo." "Non era nulla di che, Jeff, ho aspettato che finissi il tuo discorso per sentire che motivazioni avresti fornito, e mi hai dato avuto una conferma di quello che sei e di quello che cerchi." Questa risposta di Gabriel lasciò sbalorditi sia Tony che Jeff, il quale dopo una breve espressione stupita chiese con tono provocatorio al detective, che teneva ancora salda la pistola fra le mani e non sembrava minimamente scosso dalla figura del killer di fronte a lui, a differenza del collega al suo fianco: "Ah, davvero? E sentiamo, che cosa sarei e cosa starei cercando, esattamente?" "Sei un ragazzo immaturo che non riesce ad affrontare i traumi in maniera funzionale nè accetta di chiedere aiuto, e cerchi vendetta nei confronti di chi ti ha fatto soffrire ma è solo un pretesto per dare sfogo alle tue pulsioni omicide. Sei disturbato, ma vuoi far credere a tutti che la vendetta sia la tua motivazione razionale che giustifichi i tuoi atti." Tony guardò il collega con aria imbarazzata oltre che spaventata, non si aspettava che in un momento così teso un poliziotto sarebbe stato in grado di elaborare un pensiero di tale lucidità, ma in effetti era la dimostrazione che l'uomo alla sua sinistra si meritasse il titolo di detective. "Oooh, non pensavo che ci fosserro poliziotti con doti da strizzacervelli, così rendete anche i dialoghi divertenti." Rispose con lo stesso tono provocatorio l'assassino, apparentemente non riuscendo a fornire una risposta più argomentata con cui controbattere. "Non sono un semplice poliziotto, sono l'ispettore che si sta occupando del tuo caso, ho fatto ricerche su di te e sulla tua storia, ho sempre avuto un pensiero ben preciso su di te e lo sto confermando adesso: non sei nulla di speciale, Jeff, so che odi sentirtelo dire ma è così. Credi di essere il primo adolescente nella storia ad uccidere i parenti e usare la vendetta come giustificazione dei suoi crimini? Ce ne sono stati e ce ne saranno sempre come te, ed esattamente come loro hai una mania di onnipotenza che non ha nessun fondamento logico, e se non riesci a contenerti da solo sarà la giustizia ad aiutarti, anche se probabilmente non lo considererai mai un aiuto." Il ragazzino, dopo qualche secondo, scoppiò in una delle sue peculiari risate isteriche, stavolta provocata dal nervosismo, sembrò che il detective avesse toccato le corde giuste nel suo commento e il killer non trovasse altro modo apparte la violenza per rispondere.

"Ripeto, ha buone capacità da psicologo, ma non le serviranno a niente per salvare il culo a lei e ai suoi colleghi!" Jeff iniziò a correre brandendo il coltello verso i due poliziotti. "Mi dispiace per ciò che hai passato, ma non saranno gli omicidi a redimerti e quello di stasera sarà il tuo ultimo!" Urlò Gabriel, senza però mai fare cenno di sparare. Il collega al suo fianco, invece, sparò il primo colpo poco dopo che Jeff iniziò a muoversi, ma il killer si spostava rapidamente in modo da non far mirare l'agente. Seguì poi un altro proiettile, anch'esso schivato scivolando nel pavimento, finendo alla stessa altezzza dei due agenti. Mentre il criminale si rialzò e si mosse verso loro due, Tony fu stupefatto dall'agilità di Jeff, non trovava una spiegazione logica alla sua estrema agilità con cui schivava dei proiettili velocissimi, ma soprattutto si chiese perchè il detective non avesse ancora sparato, dato che due fonti di fuoco sarebbero state sicuramente sufficenti per fermarlo, e fissò l'ispettore in modo da invogliarlo a colpire. Ma l'attimo di distrazione costò caro al poliziotto, che si ritrovò Jeff passargli lateralmente col coltello nella mano destra; Gabriel esclamò "Attento!" invitando il collega a scansarsi, ma fu troppo tardi: Jackson vide il coltello penetrare l'addome del collega che venne estratto subito dopo, l'accoltellatore superò i due agenti portandosi all'ingresso del corridoio accanto alla stanza, diede un' occhiata a Tony, che si inginocchiò per poi distendersi e l'ispettore che tentava di tenerlo cosciente, e poi si avviò verso la finestra più vicina, che localizzò nel bagno alla fine di quel corridoio. "Che bello quando c'è almeno una vittima in più oltre a quella pianificata." Esclamo con tono compiaciuto, poi iniziò a vedere l'ombra dei poliziotti che stavano salendo dalle scale, Andrew White urlò il nome del detective per verificare se fosse vivo e in grado di agire, ma il collega era ancora rannicchiato vicino a Tony, che in quel momento esalò l'ultimo respiro, e ignorò il vice-ispettore essendo ancora confuso su come Jeff fosse riuscito a schiavare quegli spari. Solo al secondo richiamo Gabriel si fece sentire dicendo che ci fosse un uomo a terra, in contemporanea Andrew e gli altri uomini si ritrovarono davanti Jeffrey, che cambiò idea sul fuggire dal bagno. Gli agenti furono sorpresi, ma ripresero subito la concentrazione e provarono a bloccarlo, ma il ragazzino era già a metà della rampa di scale, ferendo due agenti nella discesa. Nick vide Jeff che si portò velocemente verso l'uscita principale della casa. Il cane della famiglia, vedendo il ragazzo e capendone la minaccia che costituiva, si avventò verso di lui e lo morse alla mano sinistra, Jeff fece per pugnalarlo ma Andrew gli sparò un colpo che lo prese di striscio alla spalla sinistra, strappandogli la felpa e facendolo sanguinare leggermente, poi il vice-ispettore ordinò ai sei agenti rimasti di inseguirlo e si avviò verso la cameretta di Keith, per prestare soccorso. Jeff accusò il colpo, ma non lo scompose abbastanza da fermare la sua fuga; uscì dall'appartamento, nella vettura davanti a lui c'erano i genitori della vittima seduti nei sedili posteriori, che appena notarono il killer spalancarono gli occhi e urlarono, temendo che stava procedendo verso di loro. Alan Woods li fissò col suo solo occhio funzionante, appena raggiunse il marciapiede si volto verso sinistra e scappò, dirigendosi verso la foresta da cui era provenuto. I sei agenti, usciti di casa, non lo videro fin da subito, ma ipotizzando che si fosse diretto nell'abitazione di Randy avvisarono la scorta posta lì, salirono sulle vetture dopo aver fatto scendere i genitori del da poco defunto Keith in modo da poterla raggiungere, ma il padre li avvisò che l'assassino fosse scappato verso la periferia della città, così gli agenti avvisarono i colleghi della scorta a casa Hayden del cambio di rotta e sfrecciarono verso Ovest. Nessuno sapeva della residenza del killer nella foresta soprastante la città, e che quindi la caccia all'uomo che si protrasse per tutta la notte fu vana.

Il vice-ispettore White entrò nella stanza di Keith, lo trovò morto assieme a Tony e Gabriel, l'unico vivo assieme a lui lì presente ma silenzioso come se non lo fosse, in lacrime e ancora inginocchiato con la testa chinata. "Cos'è successo, Gabriel? Non ti ho mai visto così scosso prima d'ora, come ha fatto Jeff a..." "Non è umano, Andrew." Gabriel interruppe il collega, e si espresse singhiozzando e con un tono cupo, che sul lavoro non aveva mai usato. "Non è umano questo ragazzo...questo Jeff, ha qualcosa che lo rende inarrestabile. Siamo entrati appena Keith ha urlato, ma era già a terra e Jeff sembrava ci stesse attendendo. Tony gli ha sparato due colpi, nessuno sarebbe riuscito ad evitarli solamente muovendosi, senza alcun riparo, eppure lui ci è riuscito e si è spostato quasi istantaneamente su di lui, accoltellandolo in un istante. Io non ho avuto nemmeno il tempo di seguire tutti i suoi movimenti, quando ho visto Tony lasciarsi cadere sanguinante Jeff era all'ingresso della stanza, mi ha guardato come per dirmi che ci rivedremo presto e poi si è dileguato. E' successo lo stesso a voi, vero?" Andrew ruppe il suo breve silenzio, abbassò lo sguardo e confermò l'impressione del collega "Un altro di noi è caduto, quel bastardo lo ha pugnalato alla gola mentre scendeva le scale, è veloce in una maniera incredibile." Ci fu di nuovo un silenzio tombale, in linea con quella casa che si era momentanemente improvvisata in un campo di battaglia, Gabriel si alzò e, recuperando la sua solita voce squillante, esclamò: "Non finisce qui, anzi, ne avremo per molto. Gli altri sono andati a cercarlo ma sappiamo tutti che non lo troveremo, Jeff si fa vedere solo quando lo vuole lui. Ma va bene così, alla prossima che ci incontreremo non saremo impreparati come ora, è vero che è veloce e basta guardarlo per immobilizzarsi ma resta pur sempre un cazzo di tredicenne, perlopiù cieco da un occhio, a rischio di infezioni in faccia e con quasi nessun sostentamento, sono convinto che riusciremo a fermarlo con l'aiuto di Jeff stesso, ad un certo punto il suo fisico crollerà."

Il finale ottimistico della conversazione rincuorò un minimo i due poliziotti, che si ricomposero del tutto sentendo i proprietari di casa entrare lentamente nell'appartamento. I due ispettori scesero velocemente per cercare di attutire il colpo dei due signori a causa di ciò che stavano per vedere, ma non fecero in tempo dato che sentirono la madre urlare: avevano appena visto il corpo dell'agente colpito alla gola. "Vi prego, diteci che Keith non ha fatto la stessa fine." Chiese il padre ai due poliziotti appena giunti all'ingresso, che si guardarono l'un l'altro e chinarono lo sguardo. "Ehm...mi dispiace signori..." Iniziò a dare il triste annuncio Andrew, i coniugi iniziarono a piangere. "Purtroppo, vostro figlio..." proseguì Gabriel, che non completò la frase capendo che avessero già recepito il messaggio. "Vi suggeriamo di non andarlo a vedere adesso, lo diciamo per tutelarvi. Adesso chiameremo l'ambulanza che preleverà tutti i corpi, potrete visitarlo in obitorio. Per qualunque cosa, non esitate a contattarci."

Numero di vittime di Jeff The Killer a Mercoledì 17 Settembre: 7, 8 contando anche la madre di Troy.

Redenzione[]

Verso le 3:00, Gabriel tornò a casa, Monica era a letto ma non si addormentò fino a quel momento. "Ciao amore, adesso possiamo dormire tranquilli, non devi più stare in pensiero." La donna accennò un sorriso, si girò verso di lui e gli chiese con tono entusiasta: "Lo avete preso? Quel ragazzino, Keith, è sopravvissuto?" Gabriel chiuse gli occhi, si mise in posizione per dormire e le disse: "Lo scoprirai di mattina, tesoro, adesso ci basta sapere che siamo al sicuro. Quando questa mattina vi comunicheremo dal distretto la notizia da pubblicare, saprai tutto anche tu. Buonanotte." Il detective crollò in un sonno profondo, raramente era così stanco dopo il lavoro, non aveva le forza né la voglia di parlare ma dopo una serata del genere era già tanto se riuscisse a dormire tranquillamente. La sua partner voleva sapere tutto, ma comprese lo stato del compagno e non insistette, cercando anche lei di dormire. Anche Gabriel aveva sempre avuto il piacere di informare la partner prima di tutti sulle ultime novità, ma quella notte preferì evitare perché sapeva che lei avrebbe ricominciato a dirgli di smettere di scendere sul campo, e in quel momento discutere non era nemmeno l'ultima cosa che volle fare.

La mattina seguente, la polizia comunicò tramite il NOLA Watch, con cui ormai collaborava per quanto riguarda gli aggiornamenti su Jeff The Killer, i delitti e l'incontro avvenuto quella notte, ma su richiesta di Gabriel, Monica (che scriveva gli articoli) evitò di descrivere la rapidità del criminale e la sua abilità di mettere in soggezione chiunque lo guardi, per non far spaventare ulteriormente la popolazione. Dopo la pubblicazione della notizia, Robert Jameson convocò una riunione speciale fra gli agenti sopravvissuti e gli ispettori.

"Allora uomini, la situazione è critica, ieri non solo è morto il ragazzo già pianificato da Jeff ma abbiamo perso anche due agenti, e non sappiamo dove risieda Jeff fra un attacco e l'altro. Stiamo ricevendo sconfitte costanti e tutti i cittadini di Mandeville e dellle città limitrofe sono sempre più terrorizzati. Ci serve una svolta, dobbiamo attuare un blitz definitivo con cui catturarlo o eliminarlo una volta per tutte, anche a costo di impiegare decine di unità." Esordì Robert alla riunione, rivolgendo lo sguardo a Gabriel e Andrew mentre pronunciava l'ultima frase, riferendosi a loro come addetti all'ideazione dell'attacco definitivo al ricercato. I due ispettori si scambiarono gli sguardi, per decidere chi dei due avrebbe dovuto prendere la parola, consapevoli di non avere nulla di utile da proporre. Alla fine, cominciò a parlare White, che generalmente era più abile quando si trattava di discutere diplomaticamente. "So, anzi, sappiamo che siamo ad un punto drammatico, ma non è semplice catturarlo, capo, anche se all'apparenza si tratta di un semplice adolescente. Questa notte io e Gabriel lo abbiamo fronteggiato, eravamo vicino a lui quando ha freddato i due agenti e le possiamo assicurare che è stato fulmineo, ogni accoltellamento l'ha compiuto in meno di due secondi, e la cosa più eclatante è che riusciva a schivare dei proiettili, senza nemmeno rifugiarsi né trovare riparo. Forse è esagerato dire che è sovraumano, ma...solo forse lo è, appunto" Il capo guardò Gabriel per cercare conferma delle parole dette dal collega, lui annuì. "Confermo ogni singola parola, aggiungo anche che Keith è stato colpito in meno di un secondo, il tempo di aprire la porta della sua cameretta e io e Tony lo abbiamo trovato già a terra con un occhio cavato."

Jameson calò la testa, ci fu qualche secondo di silenzio ma poi riprese, cercando di trovare un punto positivo: "Ma ha l'occhio sinistro fuori uso e delle ustioni non curate che a rigor di logica dovrebbero fargli male o bruciarli, dovrebbe essere facile fermarlo, soprattutto se armati." "Signor Jameson, lei sa che non mi piace avere peli sulla lingua, nella massima onestà le confesso che nemmeno noi sappiamo come sia possibile, ho ipotizzato che sopprima il dolore delle ustioni e la sua agilità compensi la cecità parziale, ma sono solo ipotesi." Rispose Gabriel, cercando di non sbilanciarsi troppo ma lasciando trasparire la sua preoccupazione. "Io penso che in questo momento, la priorità sia mettere al sicuro Randy e i suoi familiari. Al 99% saranno le prossime persone da cui Jeff andrà, è vero che trovare un modo per catturarlo è importante ma riuscire a proteggere loro lo è altrettanto, se non di più." Questa considerazione di Andrew ebbe l'approvazione dei presenti, e subìto dopo Gabriel intervenne: "Buona idea, anzi, forse possiamo riuscire ad unire le due cose: se troviamo un modo per confondere Jeff, attirandolo nell'abitazione degli Hayden ma senza farglieli trovare dentro, potremmo coglierlo di sorpresa e quindi riuscire a stanarlo più facilmente." Tutti inclusi il capo furono d'accordo con l'ispettore, tranne l'agente Nick, che prese la parola con un po' di paura di contraddire i suoi superiori: "Se posso permettermi, non credo che lo stesso piano possa funzionare due volte con Jeff. Lo abbiamo attirato alla casa di Keith e lui più che cascarci ha scelto di andarci, quindi si aspetterà già che noi saremo lì dentro quando verrà, perciò non è sicuro ma molto probabile che cambierà tattica, a mio parere." La constatazione dell'agente fece alterare leggermente il capo, che gli rispose: "Ci avevo già pensato, agente, credo che tutti, non solo quelli qui dentro, sappiamo che Jeff e imprevedibile e potrebbe elaborare un nuovo modus operandi, ma non possiamo esserne sicuri come anche tu hai detto e quindi dobbiamo attuare il piano più sensato basandoci sulle informazioni che abbiamo." Nick si scusò col capo, anche se dentro di lui riteneva di aver fatto bene ad esternare il dubbio che tutti avevano, poi ricominciò a parlare Jackson, che sembrò rassicurare questo dubbio: "Ricordatevi cosa vi ho detto ieri: è vero che questo ragazzino sia imprevedibile, ma adora essere sfidato e nell'ultima notte ce lo ha dimostrato, sono convinto che anche per Randy agirà in maniera analoga alle due vittime precedenti, poi potrebbe cambiare tattica dato che non avrà più omicidi premeditati, ma ovviamente l'obiettivo è catturarlo prima, e condivido la visione del vice-ispettore secondo cui attualmente dobbiamo prima pensare a rendere immuni gli Hayden." L'atmosfera sembrò schiarirsi nella riunione, così il capo, con tono risollevato, iniziò ad attuare concretamente il piano di protezione per le prossime potenziali vittime: "Bene, quindi la prima cosa che faremo è mettere al sicuro Randy e i suoi familiari, e direi che dobbiamo agire a partire da oggi. Entro stanotte dovremo farli trasferire in un altro appartamento, cercheremo di chiedere dei permessi speciali alle case d'accoglienza in modo da evitare tutta la burocrazia e farli alloggiare in una di esse già stasera. A quel punto, una volta che la casa sarà disabitata, ci infiltreremo noi e aspetteremo l'arrivo di quel folle. Piazzeremo delle pattuglie come abbiamo fatto ieri, così lo sproneremo a venire. Vediamo di chiudere questo caso entro stanotte." Concluse così il discorso Robert, con un entusiasmo inedito per quando si discuteva di Jeff The Killer, i detective non ebbero nulla da obiettare e uscirono dalla sala riunioni. Erano tutti sorridenti ed ottimisti, sentivano che quella notte avrebbero potuto finalmente annunciare l'arresto dell'incubo di Mandeville; Andrew, dopo essersi messo in disparte con Gabriel, gli chiese se secondo lui il piano avrebbe funzionato, "Almeno è sicuro che nessuno della famiglia Hayden morirà, sono abbastanza sicuro che lo arresteremo ma già solo evitare morti di civili è un traguardo." gli rispose il detective, White confermò il suo buon umore e tutti tornarono al lavoro.

Nel frattempo, Jeff si era di nuovo rifugiato nella foresta, il suo graffio alla spalla causato da White stava già sanguinando di meno, ma non era il suo pensiero principale al momento. Era arrabbiato per non aver potuto eseguire il suo "rituale" su Keith, dovendolo uccidere con una sola pugnalata, e stava pensando ad un modo per potersi dedicare a Randy nella giusta pace. Non avrebbe mai tollerato che gli venisse fatta pressione e fretta anche mentre torturava la persona che più lo aveva fatto soffrire fisicamente, e sarebbe stato disposto a fare una strage di poliziotti se lo avessero nuovamente interrotto, o quantomeno a provarci. Le sue energie erano basse, non mangiando dalla sera di Martedì scorso, quindi era consapevole che non poteva reggere un affronto come il precedente, la sua debolezza fisica avrebbe sovrastato la volontà di compiere la missione. Decise quindi di prendere una decisione drastica, probabilmente la più pericolosa e inaspettata di questa serie di omicidi: avrebbe attaccato gli Hayden nel pomeriggio, entro il tramonto.

Dopo aver stabilito il piano d'azione con gli agenti, Jameson si recò nel suo ufficio assieme a Gabriel e telefonò ad Bridgette, la madre di Randy, spiegandole la situazione. "Mi dispiace, ma Randy è in vacanza a New Orleans dalla settimana scorsa, tornerà domani verso il pomeriggio." Rispose lei dopo che le venne proposto di cambiare casa assieme al figlio. "Domani potrebbe già essere troppo tardi", pensò il poliziotto, il quale cercando di parlare senza enfatizzare la delicatezza della questione, disse: "New Orleans, eh? Ironia della sorte, proprio la città da cui lui proviene." "Già, infatti Randy era un pò turbato all'idea di andarci, ma non voleva dire di no agli amici anche perchè era un'occasione per rilassarsi, fisicamente e soprattutto mentalmente visto il brutto periodo che stiamo passando." "Immagino, signora, suo figlio ha fatto bene, ma adesso dovrebbe tornare qui, è necessario che siate tutti sotto la nostra sorveglianza." Bridgette, cercando di tenere un tono pacato in modo da non risultare scontrosa, obiettò: "Non voglio andarvi contro, ma penso che se Randy resti in vacanza fino a domani possa giovargli, e poi Jeff non sa che lui sia a New Orleans, quindi è fuori pericolo, no?" "Ma signora Hayden, non può restare fuori città, entro stasera deve..." Jameson smise di parlare quando vide Gabriel fargli il gesto del "no" con le dita. "Mi scusi signora, la richiamo subito." Riagganciò la cornetta e si rivolse a Jackson. "Hai per caso cambiato idea?" "Non credo che sia un problema se Randy resta fuori città fino a domani pomeriggio, sua madre ha ragione dicendo che Jeff non sa che è fuori, non penso che pedini le sue vittime seguendole in giro. Mettiamo al sicuro solo i genitori, lui potrà tranquillamente raggiungerli domani." Robert ci pensò per qualche secondo, poi annuì: "Va bene, non abbiamo la sicurezza assoluta che Jeff non sappia che Randy non è qui ma a probabilità possiamo stare tranquilli." Così il capo informò la madre, e nel giro di un'ora iniziarono tutti a mobilitarsi per il trasferimento dei coniugi. Bridgette avvisò quindi suo figlio che l'indomani li avrebbe raggiunti nella casa temporanea; a Randy non sarebbe piaciuta questa iniziativa, nemmeno ai genitori piaceva, erano sempre stati abituati a vivere nel lusso della loro dimora, ma la paura di incontrare Jeff The Killer avrebbe fatto disporre anche il figlio ad un traferimento, a maggior ragione se solo per qualche giorno. Randy, comunque, decise di anticipare il suo ritorno a Mandeville alla sera di quella giornata, ma volendo fare una sopresa ai suoi non lo comunicò.

Verso le 15:00, iniziarono ad imballare le prime cose, mentre Jeff era già sceso dalla collina della foresta da dieci minuti, non potendo quindi accorgersi del trasloco in atto. In dieci minuti giunse a destinazione, entrando come di suo solito dalla camera del bersaglio principale. e si stese nel letto aspettando che entrasse qualcuno, preferibilmente Randy. A contatto col letto, il sonno iniziò a rifarsi sentire ma l'assassino lotttò per restare sveglio, con stoicismo verso la sua ultima esecuzione. Dai rumori e dai dialoghi che sentiva provenire dalle altre stanze, aveva intuito che ci fossero dei lavori in corso, ma senza immaginare minimamente che si trattasse di un trasloco. "Vado a fare gli scatoloni anche da Randy, così ci metterà di meno a lasciare la casa quando tornerà domani, anche perchè conoscendo i suoi ritmi ci impiegherebbe un'eternità a preparare tutto da solo." Disse Bridgette al marito mentre saliva le scale per dirigersi alla camera del figlio. Una volta aperta la porta, si ritrovò la bocca coperta dalla mano del killer, che si era posizionato davanti la porta sentendola arrivare. Con l'altra mano, la spinse dentro la camera, le confiscò il cellulare dalla tasca posteriore, palpandole la natica, e glielo gettò dalla finestra. "Salve signora, è un piacere rivederla. Sì lo so, sono imprevedibile, oggi ho deciso di cominciare il mio ultimo step di pomeriggio, così avremo più tempo per divertirci tutti assieme. Mi sembra di capire che Randy non è con voi, e soprattutto che state per lasciare questa casa. Io ho sempre odiato i traferimenti, l'unica cosa di positivo che hanno portato è stata la mia carriera criminale, quindi voi resterete qui per sempre, questa lurida città sarà la vostra tomba. Adesso mi faccia un piacere: chiami il suo caro maritino, le dica di posare il cellulare e di venire qui, cerchiamo di collaborare ok?" Jeff tolse la mano dalla bocca di lei, che fece come richiesto sapendo di non avere alternative. "Perchè non devo salire col cellulare, cosa cambia?" Chiese giustamente l'uomo, ma la donna su indicazione dell'infiltrato insistette e il marito acconsentì, confuso per la strana richiesta. Jeff si mise di nuovo davanti alla porta, col suo ghigno tipico di quando stava per consumarsi un altro delitto per mano sua. Appena vide l'ombra di Peter Hayden, disse con tono elettrizzato: "Stia tranquilla signora, l'uomo di casa non soffrirà!" Si avventò verso di lui e, prima che Peter potesse urlare, Jeff gli si aggrappò col coltello alla gola, "Salutami lo stronzo di mio papà quando lo rivedi, digli che suo figlio è fiero di non essere come lui." gli disse con disprezzo, poi con un calcio lo spinse giù per le scale estraendogli grossolanamente l'arma dal collo, allargando lo squarcio provocato. Guardando la salma dell'uomo che giaceva scomposta alla base delle scale, col sangue che pian piano si stava spargendo per tutto il salotto, si asciugò le mani dal sangue passandole sulla parete alla sua destra e poi si girò verso Bridgette.

La donna, com'era prevedibile, stava urlando e piangendo, inginocchiata per terra; Jeff le si avvicinò, e con pacatezza le disse: "Smetti di fare chiasso, i vicini ci sentiranno." La donna pianse ancora più rumorosamente, così il ragazzo lasciò libero sfogo alla sua rabbia sgridandola. "Ho detto che devi stare zitta!", la colpì alla guancia col dorso della mano destra, facendola cadere sul lato sinistro. La donna smise di lamentarsi, temendo che altrimenti il ragazzo davanti a lei l'avrebbe fatta soffrire ancora di più. Il killer la afferrò per il seno, la rimise col busto in verticale e, con tono eccitato, le disse, già che sei in ginocchio, dammi un po' di piacere, almeno puoi usare quella bocca in modo intelligente." La donna era restia, Jeff le poggiò la mano sulla nuca per spingerla verso i suoi genitali, poi per non farle opporre resistenza cercò di convincerla. "Ti prometto che, in cambio, ti finirò con un colpo solo. E' un affare, sari d'accordo con me che non vuoi soffrire ancora giusto?" Bridgette si avvicinò volontariamente, Jeff sorrise sadicamente e le urlò: "Ah, quando si tratta di convenzienza siete disposti anche a darla a chiunque, tipico di voi puttane altolocate!" e si scoprì le parti intime. Il rapporto orale si prolungò per circa due minuti, ma l'agonia della donna non finì. Jeff la tirò su per il collo, la spinse sul letto e si mise sopra di lei. "Ti confesso una cosa: non mi resta molto da vivere, sarebbe un peccato morire vergine, o sbaglio?!" Abbassò violentemente i pantaloni della donna, la quale cercò di opporsi spingendolo ma cessò quasi immediatamente sperando almeno che lo stupratore avrebbe mantenuto la promessa, le strappò i capi intimi e iniziò il coito. Dopo i primi gemiti, le venne di nuovo coperta la bocca dal ragazzo, che dopo la girò di schiena tenendole salda la testa contro il cuscino. Dopo cinque interminabili minuti, le eiaculò dentro, subito dopo essere uscito riafferrò il coltello e lo conficcò nella nuca della donna, che stava aspettando solo la fine della sodomia. "E' stato bello scoparti, adesso posso finalmente riposare prima di porre fine alla vita di quella testa di cazzo di tuo figlio. Degli scarti come voi non dovevano nascere, la vostra unica utilità è stata potermi far sfogare su di voi." Dissè con rabbia Jeff, sebbene fosse ridotta grazie al rilassamento dovuto all'orgasmo appena provato. Pensò che gli sarebbe stato utile chiederle in quale momento esatto sarebbe ritornato Randy l'indomani, ma essendo preso dal piacere fisico del momento non ci pensò, e comunque non gli dispiaceva affatto attenderlo insieme ai cadaveri dei genitori, sebbene la polizia avrebbe potuto arrivare prima, ma era un'evenienza a cui non voleva pensare.

Non perse tempo, e ando subito in bagno, dove si spogliò per lavarsi. Prima di entrare nella doccia, non potè fare a meno di fissarsi allo specchio, non si specchiava da quando era scappato da casa sua. Ciò che vedeva lo spaventava ma proprio per questo lo compiaceva, era contento di essere spaventoso e sapeva che era anche grazie al timore che incuteva se stava vivendo come voleva. Era sensibilmente dimagrito, le clavicole, le costole e il bacino sporgevano; la carnagione si era schiarita, era di un rosa pelle tendente al bianco, quasi cadaverico. Però, in quel momento la sua preoccupazione maggiore erano le ferite al volto, che necessitavano di cure, quindi smise di ammirarsi iniziò a fare il bagno. L'acqua calda a contatto col corpo fu una sensazione bella quasi quanto l'orgasmo provato poco prima, gli sembrava di non usufruire di una doccia da anni. Dopo che si asciugò, prese un rasoio elettrico posizionato sulla mensola sopra il lavandino, per sistemarsi i capelli; si rasò completamente i pochi ciuffi che gli erano rimasti sul lato sinistro, che trovava decisamente poco estetici, poi se li accorciò ai lati e sul lato destro della fronte, tagliando i primi fino alla spalla e i secondi fino al sopracciglio. Finalmente, riusciva ad usare il suo unico occhio funzionante senza dover avere i capelli d'intralcio, dovendoli spostare o piegare spesso. Poi usò il tagliaunghie su mani e piedi, e se lo portò in camera di Randy. Si impressionò in misura minima vedendo il corpo nudo di Bridgette, molto meno di qualunque persona non sociopatica, e aprì l'armadio alla sua destra, di fianco alla testata del letto, per scegliere dei nuovi vestiti. Optò per una maglia blu elettrico, jeans neri con due strappi sulle ginocchia, scarponcini marroni, e infine una giacca in pelle lnera lunga fino alle cosce, per dare un tocco in più di stile. Prese i suoi vecchi vestiti dal bagno, li portò in camera, guardò la sua felpa bianca e i pantaloni blu notte, che fino a quel momento aveva considerato la sua divisa, e li piegò dentro uno zaino blu scuro che trovò vicino l'armadio; se li sarebbe sempre portati appresso come ricordo, oltre al tagliaunghie e ad un po' di cibo come scorta. A tal proposito, scese in cucina e mangiò quasi tutto ciò che trovò di già pronto al consumo, avendo troppa fame per attendere di cucinare anche se gli sarebbe piaciuto rimettersi ai fornelli dopo tempo. Dopo tornò in bagno e si lavò i denti, usando uno spazzolino ancora sigillato che trovò sul lavandino, che mise anch'esso nello zaino. Finalmente poteva riposarsi, così andò nella camera da letto e si stese sul comodo e grande letto matrimoniale. Si addermentò all'istante, e finalmente potè dormire con un sorriso esteso su entrambi i lati.

Alle 20:15, passata poco più di un'ora da quando Jeff iniziò a dormire, Randy arrivò davanti la porta di casa sua, accompagnato da un taxi. Jeff si alzò immediatamente appena sentì la porta aprirsi, non si aspettava tutto questo anticipo dal suo nemico ma fu contento, non vedeva l'ora che arrivasse questo momento. I due ragazzi camminarono simultaneamente, Randy giunse nel salotto appena Jeff su in cima alle scale. Il primo vide il corpo del padre, alzò lo sguardo sentendosi osservato e guardò il secondo, che stava in piedi a fissarlo. "Buonasera, Randy. Non perdiamo troppo tempo coi cerimoniali, se vuoi seguirmi in camera tua potrai anche salutare tua madre, la tua bella, porca madre." Il ragazzo lasciò cadere la sua valigia dalle mani, ed iniziò a correre come mai aveva fatto uscendo dall'appartamento. Urlò a squarciagola chiedendo aiuto, qualche suo vicino lo notò ma senza mai affacciarsi, per paura di essere coinvolto nel potenziale pericolo da cui scappava il giovane. Jeff non lo inseguì, si divertiva a vederlo fuggire da lui, implorando un aiuto che non avrebbe mai ricevuto. Era certo che avrebbe smesso di correre per tornare dentro e accettare il suo destino, anche lui sapeva che prima o poi gli sarebbe arrivato il conto per le sue azioni, come ne erano consci Keith e Troy, e a maggior ragione che era appena rimasto orfano non aveva più ragione di vivere. La previsione di Jeff, in modo simile a quelle che formula Gabriel su di lui quando attua i piani per catturarlo, si avverò: Randy tornò indietro dopo quasi trenta metri percorsi, incamminandosi con fatica verso la sua morte, a causa del fiatone dovuto alla corsa. "Prego, manchi solo tu." Gli disse Jeff facendogli gesto di entrare appena raggiunse la soglia dell'ingresso. Al quartiere era tutto tranquillo come prima dell'arrivo di Randy, sembrava non fosse appena successo nulla; la stessa omertà di Randy e i suoi familiari, tipica delle persone altolocate di quella cittadina, stava contribuendo ad ucciderlo.

Si inginocchiò dando le spalle all'assassino, e cominciò a piangere. "Eh no caro, decido io dove e come devi morire, altrimenti dove sarebbe il divertimento?!" Gli disse Jeff prima di afferrarlo per il collo e per il petto. Venne portato fino in camera sua, l'assassino gli fece sfiorare il suo viso con quello del padre quando ci passarono accanto per salire le scale, e una volta in camera sua fu scaraventato da Jeff ai piedi del suo letto, accanto a quella che era sua madre. Piangendo e urlando, chinò la testa e si coprì gli occhi per non vederla, ma il killer lo costrinse a fissarla ruotandogli tutto il corpo verso di lei. Stringendogli la testa con una mano, gli chiese beffardamente: "Allora, hai visto che bello spettacolo che ho riservato per te? Dovresti essere felice visto che fra poco li raggiungerai, però non lo sembri. Provvedo subito." Tracciò un sorriso sul suo volto col coltello, dalla labbra fino agli occhi, restandogli sempre dietro in modo che potesse continuare ad averla davanti. "Sentiti onorato: sei l'unica fra le mie vittime a cui ho inciso un sorriso completo, si vede che ti voglio bene, non è così?!" La vittima cadde in avanti, cedendo per il dolore. "Oh sìììì, mi hai dato una bella idea: morirai sotto a tua madre, sei uscito dalla sua figa e quindi mi sembra coerente se ci concluderai la tua vita accanto." Girò il ragazzo, caduto di pancia, verso di lui, che si trovò accia a faccia col killer; i suoi capelli toccavano i genitali della madre, e il suo sangue colante dal volto si mischiò a quello di ella, aumentando il volume della pozzanghera di sangue che stava per ricoprire tutto il pavimento, oltre che al letto già impregnato. "Apprezzo almeno che non abbia nemmeno provato a chiedermi perdono; forse per la paura che ti sta bloccando, o forse perchè anche tu sai che l'unica redenzione che posso darti è la morte." Jeff, dopo quest'ultima frase, iniziò a pugnalargli l'addome, emettendo dei versi di gioia e delle piccole risate, evitando i punti vitali nel tentativo di tenerlo in vita fino all'ultimo colpo programmato. Dopo 30 coltellate, Randy aveva perso quasi tutto il suo sangue ed era vivo a malapena. I suoi sensi erano quasi spariti, vedeva a macchie e non sentiva più, ma i recettori del dolore erano molto attivi e percepì tutto, ogni singolo taglio di rituale che Jeffrey gli inflisse al volto dopo le pugnalate precedenti. L'esecuzione si concluse cinque minuti dopo il primo colpo datogli, quando gli infilzò l'arma nell'occhio sinistro, come di rituale, ma anche il destro fece la stessa fine. "Un piccolo bonus per l'obiettivo finale della mia missione, te lo meriti. Addio, testa di cazzo. Tu, i tuoi, Keith e Troy continuerete ad essere tormentati dagli incubi su di me all'inferno, e quando ci riuniremo riprendero la mia tortura su di voi. Lì le punizioni durano in eterno, sarà divertentissimo."

A delitto ultimato, Jeff provò un senso di distensione nuovo, un rilassamento inedito mai sperimentato in tredici anni di vita. La causa del suo volto sfigurato, nonché della sua attività omicida e del bisogno di rivalsa che lo motivava, era finalmente morta, e con lui anche i due scagnozzi e i genitori. Però, non era ancora finita: mentre si dirigeva nell'appartamento, gli venne in mente che c'era ancora un'altra persona "interessante" a cui far visita, in questo caso non solo per toglierle la vita(che, prima di ogni motivo valido, per Jeffrey era un divertimento), ma anche per estorcerle delle info; non sapeva tuttavia come giungere a questa persona, in quanto non sapeva nulla su di essa. Comunque, il grosso ormai era fatto, trovare questo nuovo obiettivo era una missione secondaria, le motivazioni principali che lo spinsero fino a quel momento a togliere la vita e a rischiarla non c'erano più, quindi poteva mettersi in pace quasi totalmente. Sapeva che avrebbe dovuto pensare a rifugiarsi ancora una volta dalla polizia, che presto si sarebbe irrotta nell'abitazione, ma per quel momento voleva solo festeggiare e anche riposarsi.

Tornò in salotto e si sedette sul divano, afferrò il telecomando intendo a guardare la televisione, ma gli cadde lo sguardo sul cellulare di Peter che lo aveva poggiato sul bracciolo del divano su richiesta della moglie costretta dal killer. Lo prese per curiosità, premè il pulsante laterale d'accensione e il dispositivo si sbloccò. "Così ricchi e così stupidi", pensò il ragazzo sul cellulare a cui non era stato impostato nessun sistema di sblocco. Il primo utilizzo che ne fece fu cercarsi su Google, ed ebbe modo di conoscere gli articoli pubblicati sul sito della NOLA Watch, che Monica Davenport aveva scritto fino a quel momento su di lui. Gli sarebbe interessato soffermarsi a leggerli, ma in quel momento voleva solo rilassarsi, e si limitò ai titoli. In particolare, la sua attenzione fu presa da un titolo piuttosto suggestivo: "Indagare su Jeff The Killer a fianco di un detective: la vita di coppia col detective Gabriel Jackson". Collegò i puntini, e giunse alla conclusione che la giornalista autrice degli articoli che lo fecero interessare al NOLA Watch, portandolo a concedersi alla celebre intervista del 18 agosto, era la conguinta del detective che aveva avuto modo di conoscere negli ultimi giorni. Chiuse il motore di ricerca piacevolmente sorpreso, gli sembrava quasi di essere il protagonista di una serie tv in cui tutti i personaggi e gli eventi fossero collegati fra loro. Ancora incuriosito da ciò che poteva trovare col dispositivo, si mise a sbirciare la rubrica, e in poco tempo ci trovò un contatto che lo fece quasi sobbalzare: "Monica💕".

Si trattava proprio di lei? Proprio di quella Monica? Il padre del suo nemico principale aveva un amante, che guardacaso era la più nota reporter su di lui? C'era solo un modo per scoprirlo sul momento, e Jeff di certo non ci ripensò due volte. Chiamò questa Monica, con una frenesia quasi pari a quando si scontrava con la polizia, e dopo meno di 15 secondi ella rispose. "Ehy tesoro, ma stasera non eri impegnato col trasloco? Quella rompipalle ti ha lasciato un po' di tregua?" Jeff, non conoscendo il timbro della Davenport, stette in silenzio e pensò ad un modo per farle dire il suo cognome e soprattutto la sua professione, in modo da scoprire se fosse quella fantomatica giornalista. Alla fine, optò per la domanda più semplice: "Parlo con Monica Davenport?"

Accordi telefonici[]

Nessuna risposta per qualche secondo, poi la donna contraccambiò con una domanda scontata in una situazione del genere: "Sì sono io, e lei chi è? Questo non è il numero di Peter Hayden?" Il tono era spaventato e titubante, la giornalista conosceva molto bene la voce di Jeffrey Woods, ne era quasi ossessionata, e le bastò sentire la domanda d'apertura della chiamata per avere la certezza al 99% che stesse parlando proprio con lui. "Sì, è ancora il suo numero, ma in questo momento Peter non può usare il cellulare, e non potrà usarlo per parecchio." Monica non disse nulla, le si stava gelando il sangue e si dovette sedere per evitare di perdere i sensi. Jeff riprese: "Certo, sarai d'accordo con me che nessun malintenzionato potrebbe chiamare dal suo cellulare, se solo lui avesse messo un modo per impedire di farlo sbloccare a tutti, no? Comunque, ormai ti sto chiamando, e soprattutto non sono un malintenzionato, non dal mio punto di vista perlomeno." Iniziò a ridere, Monica si ricordò della risata che venne registrata da Rosenberg all'inizio dell'intervista, ed era identica. "C-che...che cosa vuoi da me?" "Ah, non mi chiedi come sta Peter? Posso capire il non interessarti di sua moglie, ma almeno del tuo amante dovrebbe fregartene qualcosa, o sbaglio? È possibile che un assassino sia più giudizioso della maggioranza delle persone in questa merdosa città?! Mha, vabbè, mi auguro per te che non mi abbia chiesto di lui solo perché hai già intuito che fine ha fatto. E, sempre mettendo caso che ti interessi, sappi che non ha sofferto, l'ho ammazzato con un colpo netto al collo. Non posso dire lo stesso della moglie , ma chissà se tu le auguravi il male che le ho fatto, se non peggio, forse ho esaudito un tuo desiderio eheheheh." Monica non interagiva, si limitava ad ascoltarlo con la pelle d'oca, il panico si stava impossessando di lei, e lentamente anche la paura di far la stessa fine di quella famiglia. "Ebbene, veniamo a noi. Ti ho chiamata per curiosità, appena ho letto il tuo nome salvato nell'elenco dei contatti, perlopiù con un cuore abbinato, ho subito pensato che potessi essere tu, e guarda un po' che cazzo di coincidenza. E non solo, oltre ad essere l'amante di questo coglione sei anche la fidanzata o moglie del poliziotto che più sta cercando di mettermi alle strette. Ci dovranno scrivere un libro sulla mia vita, come minimo." La donna riprese la forza per parlare, pur senza dire nulla che il suo interlocutore non si aspettasse: "Vedrai che ti prenderà, la polizia arriverà lì dove sei fra pochissimo e finalmente potrai marcire in carcere, come meritano tutti gli squilibrati come te." Non perse tempo a chiedergli come facesse a sapere della sua relazione con Jackson, era certa che lo avesse scoperto su internet e non sapeva come convincerlo che non fosse vero. "Oooohh Monica, moderiamo gli insulti, sai parlare in modo più elegante di così, ho letto un paio di tuoi articoli e so che sai esprimerti in maniera molto più elegante. A proposito, proprio bello quello in cui parli di come tu e quel detective, Gabriel Qualcosa, state conducendo le indagini su di me, mi fa quasi commuovere leggere questa collaborazione reciproca. Chissà il tuo caro maritino come reagirebbe se venisse a sapere che lo tradivi e che deve ringraziare me se la tua infedeltà è finita." Il discorso di Jeff venne interrotto da una chiamata in entrata da un contatto chiamato semplicemente "Vicina", ma con modo infastidito per essere stato interrotto rifiutò di rispondere e tornò a parlare. "Comunque, c'è anche un motivo più concreto per cui potrebbe essermi, anzi, mi sarà certamente utile averti chiamato. Devo ancora fare una visita ad una persona, che nessuno si aspetterebbe mai e di cui mi è venuta l'idea di andarlo a trovare mentre mi dirigevo qui, dagli Hayden. Curiosa? Rullo di tamburi...il capo della polizia. Non voglio ucciderlo, non subito, prima deve rilasciarmi un'importante informazione. Tu, adesso, devi dirmi come si chiama e dove abita, dammi l'indirizzo preciso."

Monica si aspettava che Jeff nominasse lei come sua prossima vittima, avendola chiamata, mentre il capo del distretto locale non era nemmeno l'ultima delle opzioni possibili nella sua testa. Prolungò il suo silenzio per ancora qualche secondo, poi dopo aver deglutito si fece coraggio e disse con grinta: "Io non ti dico niente, non so se stai bluffando né perché ti interessa saperlo, ma da me non saprai nulla!" Si pentì subito dopo di aver usato quel tono, avrebbe potuto rifiutare in mille modi diversi, con quel tono aggressivo era certa di aver firmato la sua condanna a morte, ma ormai era fatta ed era solo curiosa di sapere cosa le sarebbe stato risposto. "Monica Monica Monica, forse la paura che stai provando ti ha scollegato il cervello dalla bocca. Ti ricordo che questa conversazione sta avvenendo su un cellulare, e se la polizia farà un'intercettazione verrà fuori la tua relazione segreta, e non so se Gabriel la prenderebbe bene. Lo so, in un'ottica assoluta salvare una vita è più importante di salvare un matrimonio, ma parliamoci concretamente: davvero vuoi diventare lo zimbello della città, e peggio ancora essere lasciata da uno dei detective più famosi al momento? Probabilmente avrete costruito tanto insieme, già solo starvi aiutando a vicenda per incastrarmi è un'esperienza di coppia di cui andare fieri, non avrebbe senso demolire tutto solo perché ti rifiuti di collaborare con me." Nessuna risposta dall'altra parte, Jeffrey inizio a sospettare che fosse svenuta dalla paura ma nel dubbio proseguì: "Ti prometto che, se mi dirai ciò che ti ho chiesto, romperò il cellulare dopo la chiamata in modo da non poter farla intercettare, e il tuo segreto sarà al sicuro, lo sapremo solo io e te. Ti assicuro che mantengo le promesse che faccio, a quella troia di Bridgette ho promesso che l'avrei uccisa con un solo colpo se me l'avesse data e così è stato, quando le faranno l'autopsia ne avrai la conferma. Quindi? Dai, ti conviene accettare, nessuno saprà che hai avuto un legame con Peter perché quello che instaurerai con me attraverso questo patto ti metterà al sicuro dalla gogna. È quasi comico dire che Jeff The Killer ti proteggerà, ma tant'è." La conversazione venne nuovamente interrotta dalla vicina che tentò di contattare Peter, il ragazzo di nuovo reclinò la chiamata con più rabbia di prima, e ricomponendosi come se non fosse successo nulla tornò a sollecitare Monica: "Avanti, non è una richiesta a cui pensare, prendi la palla al balzo; nesssuno scoprirà mai come ho fatto a sapere dove abita il capo del distretto, nemmeno il detective. Conviene a tutti questo accordo, anche al tuo compagno perché eviterai di dargli un trauma in più nello scoprire che sei mia complice."

Monica era convinta nel non cedere, voleva rispondergli di nuovo male se solo la paura non la stessale frenando, ma non era intimorita abbastanza da farsi persuadere da un folle. "Mi farò arrestare." Jeff sfoderò la frase definitiva, che aveva già programmato di usare se lei avesse opposto resistenza, e la arricchì. "Mi farò arrestare, dopo che passerò da lui. Ti ripeto che mantengo le promesse, quindi puoi starne certa. Nell'intervista avevo detto che lo scopo finale della mia attività fosse completare la missione, chiudere il cerchio, ricordi? Ecco, questa persona che devo visitare è collegata ai fatti che sono avvenuti, non c'è bisogno che scenda nel dettaglio perché saprai benissimo a cosa mi riferisco, suppongo che Gabriel ti spieghi tutto ciò che la polizia decide di fare con me e le persone a me legate. Dopo che avrò finito la missione, mi converrà farmi arrestare dato che finalmente potrò dormire in un letto, mangiare cibo normale e ricevere le cure che mi servono. Devo solo sperare non mi sparino prima di arrestarmi, ma non opporrò resistenza quindi se mi uccideranno non sarà colpa mia, è inopinabile. Ti offro il mantenimento del tuo segreto in cambio della fine della mia carriera criminale, mi sembra vantaggioso per entrambi."

L'etica di Monica ebbe improvvisamente un'influenza quasi nulla sulla sua capacità decisionale. Il tono serio e cupo con cui Jeff aveva pronunciato queste ultime parole, unito al contenuto del patto stesso, l'avevano manipolata e ne era consapevole, ma era una manipolazione che le avrebbe giovato. Sarebbe stata danneggiata solo l'opinione che lei avrebbe avuto di sé stessa da quella sera in poi, ma era molto più importante salvaguardare la sua reputazione, il fidanzamento col marito che stava per evolversi nel matrimonio e, ultimo ma non per importanza, non avrebbe rischiato l'arresto per complicità dato che Jeff avrebbe distrutto il cellulare. Si fidava ciecamente di Jeff, stava ragionando coi sentimenti che alla fine la portarono ad accettare il compromesso. Dopo circa un minuto d'attesa da parte di Jeff, finalmente si sentì pronunciare la fatidica risposta: "Si chiama Robert Jameson, abita alla quinta casa della terza strada nel centro città." Il killer sorrise, quasi lacrimò per la gioia, e con una sincera devozione chiuse la chiamata dicendo: "Grazie, sapevo che fossi una tipa sveglia e me l'hai dimostrato. Allora addio, vienimi a trovare in cella con tuo marito quando sarò dentro, ci tengo." Jeff staccò, buttò il cellulare sul divano e scoppiò in una risata che udirono anche i residenti vicini, da quanto era rumorosa.

"Ti ho fottuto, puttana! Sarò io a vederti dritta in carcere, andrai in rovina mentre io avrò il mio meritato riscatto!" Continuò a ridere lasciandosi cadere bruscamente sul sofà, finendo sopra al cellulare che ricominciò a suonare. Smise immediatamente di ridere, controllò ed era la vicina di casa, per la terza volta. "Che rottura di coglioni, adesso questa la traumatizzo per bene. Cominciamo la grande festa finale." Disse sottovoce, così avviò la chiamata.

"Peter, finalmente rispondi, ero in pensiero. Cos'è successo a Randy, perché lo abbiamo sentito urlare in mezzo alla strada? Voi adesso non dovreste essere già nella casa nuova? E cos'erano quelle strane e chiassose risate di poco fa?!" Jeff era già infastidito dalla voce che sentiva, che non solo era stridula ma aveva anche un volume insopportabile. Appena cessò, Jeff esordì: "Signora, queste sono domande inutili al momento. Piuttosto, le pongo io un quesito: che succede se ad una persona che si erge paladina della giustizia ed incorruttibile, le viene proposto un compromesso poco etico ma molto conveniente?" "Ma con chi parlo? Dov'è Peter?" Jeff ignorò la signora, e proseguì: "Glielo dico io che succede: la persona in questione dimostra di essere una grande corrotta, come tutte del resto, se ne rende conto e potrebbe anche impazzire, e sarebbe divertente se succedesse." La donna al cellulare risentì la risata isterica, con note di sadismo, udita nemmeno un minuto prima, si ricordò dove l'avesse già sentita e, non mutandosi nemmeno da terrorizzata, esclamò: "O mio Dio, tu sei...sei proprio tu." "In carne ed ossa, signora, sempre pronto ad aggiustare le cose." "Assassino, che tu sia maledetto, chiamo la polizia!" "Vada vada, chiami la polizia e la avvisi che il perfido Jeff the Killer ha conquistato la casa degli Hayden, e adesso è pronto a ripulire anche tutto il quartiere!" Si lasciò andare ad un'ulteriore risata, enfatizzata apposta per impressionare la signora. "E già che c'è, magari avvisi anche tutto il vicinato, così possono cominciare a mettersi in posa per essere uccisi e mi facilitano il lavoro, infondo sono solo un ragazzino e devo essere aiutato, non è così?!" Le disse Jeff con tono ironico, seguito ancora da una risata, stavolta che esprimeva anche sincero divertimento. La donna aggancio, per poi immediatamente avvisare il distretto.

Il sarcasmo di Jeff era un modo per mostrarsi sicuro di sé e coraggioso, nascondendo l'ansia e il timore che aveva di essere catturato. Stavolta, rivelando la sua posizione pur avendo la possibilità di passare inosservato, si era remato contro, ingannato dalla sua stessa psiche. Sapeva che la polizia sarebbe arrivata a breve, e sicuramente gli uomini sarebbero stati troppi per fuggire facilmente. Nel retro dell'appartamento c'era un bosco, poteva andare lì in quel momento ma esitava: non voleva più essere nomade, gli piaceva stare in quella casa e, per quanto fosse assurdo, voleva provare a rimanerci, sopprimendo i poliziotti "invasori". Per la prima volta nella sua carriera criminale, era davvero preoccupato per la sua libertà, fino a quel momento era stato disorganizzato ma aveva sempre trovato un modo per non far scoprire la sua posizione né la prossima mossa. In quel momento, invece, non trovava una soluzione logica per scappare dalla polizia senza tornare a vivere da senzatetto, conscio che senza una cura né un'alimentazione adeguata non sarebbe sopravvissuto a lungo, nelle sue condizioni attuali. Però, allo stesso tempo era anche felice: quell'ansia di non sapere come si sarebbe evoluta la situazione gli provocava un senso di frenesia, una scarica d'adrenalina che era anche la motivazione principale per cui aveva scelto questa vita, oltre al desiderio di redenzione e "pulizia" della città. Si sentiva appagato da quel mix di sensazioni, lo facevano sentire più vivo di quanto non fosse stato negli anni da persona "normale", si sentiva felice; inoltre, come dimostrato dalle risate precedenti lo divertiva uccidere, nel vero senso della parola. Però, ragionando razionalmente sapeva che non avrebbe potuto vivere a lungo il suo appagamento, se fosse stato incarcerato. Ora voleva solo essere libero, godersi la sua vita da realizzato, forse avrebbe ucciso dei civili per il gusto di farlo, dopo essersi sbarazzato di Jameson, ma non sarebbe stata più un'ossessione, una missione prioritaria, quindi avrebbe vissuto serenamente, come mai prima d'ora.

L'arma migliore[]

"Porca puttana! Sapevo che fosse successo qualcosa di brutto, se gli Hayden e la casa d'accoglienza non ci avevano ancora avvisato dell'avvenuto trasferimento!" Esclamò Gabriel con aria arrabbiata dopo che il distretto ricevette l'avviso dalla signora vicina della famiglia appena uccisa. Quella sera, quasi tutti gli agenti erano rimasti a lavorare, proprio per poter staccare solo una volta che fossero certi che la famiglia si fosse trasferita senza problemi, ma in quel momento dovettero prolungare la loro giornata lavorativa. Jackson, Andrew e gli altri si mobilitarono all'istante verso casa Hayden, ma Nick li fermò poco prima che uscissero dal distretto per avviarsi verso le auto, con un tono di disapprovazione che un semplice agente non dovrebbe avere: "Aspettate, non possiamo di nuovo scontrarci con lui, a casa di Keith non è finita bene e stavolta è dentro l'appartamento da chissà quante ore, potrebbe averci preparato delle trappole."Prima che Jameson iniziasse a riprenderlo, intervenne Gabriel con voce mansueta ma decisa, nel tentativo di trovare un accordo: "Hai ragione, Nick, stiamo andando ad attaccare Jeff nella stessa identica maniera di ieri sera, e non possiamo aspettarci un risultato diverso, anzi, stavolta potrebbe andare male per tutti. Dobbiamo agire in grande, quattro pattuglie non saranno sufficienti."

"E cosa vorresti fare, circondare il palazzo con elicotteri e armamenti specializzati? Non possiamo impiegare tanto materiale per un solo uomo." "Con tutto il rispetto, capo, le ricordo che l'uomo in questione, sebbene sia uno solo, è in grado di fronteggiarne e sfuggire a anche decine, quindi non sarebbe così tanto uno spreco come sostiene lei. Comunque, c'è una via meno appariscente e probabilmente più efficace per fermarlo, definitivamente." "E cioè? Appostare dei cecchini che gli spareranno a vista appena uscirà dall'edificio?" Chiese Andrew con tono entusiasta, quasi eccitato all'idea di vedere in azione degli Snipers, come nei film d'azione. "Potrebbe essere una buona idea, coinvolgeremmo di meno il vicinato e le possibilità di riuscita sono maggiori, anche in meno tempo." Commentò Jameson, con un tono d'approvazione verso la proposta di Andrew. "Sì, può darsi che coi tiratori ce la caveremmo, ma io avrei in mente una maniera molto meno violenta, con cui potenzialmente nessuno potrebbe farsi male." Gabriel guardò i colleghi davanti a lui, consapevole che le sue ultime parole pronunciate avessero li incuriositi."Detective Jackson, ritorna nel mondo reale. Ti aspetti che Jeffrey si arrenderà subito, senza nemmeno provare a reagire? È indubbio che si scatenerà uno scontro come minimo, il nostro obiettivo sarà farlo durare il meno possibile ma almeno per qualche secondo dei colpi verranno sparati." Gli disse Jameson alzando la voce, non volendo più discutere di opzioni a suo parere inattuabili, a cui un ispettore del calibro di Gabriel non avrebbe neppure dovuto pensare. "No, capo, so che la sto contraddicendo più volte ma sono sicuro che la via pacifica è possibile, e sia anche la più efficace. Una persona, ci serve una persona." Tutti lo guardarono sbigottito, ma sensa interromperlo per scoprire dove stesse andando a parare. "C'è solo una persona che può fermarlo definitivamente, molto più di ogmi arma, senza nemmeno combatterlo."

Dopo le due determinanti telefonate, Jeff lasciò il cellulare acceso sul divano, apposta per permettere alla polizia di intercettarle e punire Monica. Consapevole che avrebbe dovuto lasciare la casa, prima di sloggiare si recò in una stanza in cui non era ancora stato: il garage sotterraneo. Sì, proprio quel garage in cui tutto iniziò, la piccola stanza dove capì di essere stato incastrato da quello che credeva potesse diventare il suo primo amico di Mandeville e invece si dimostrò una persona rancorosa, quasi più di lui nelle ultime settimane. "Vediamo se c'è ancora" Disse, camminando verso il muretto su cui erano conservate tutte le riviste. Si ricordava bene cosa fosse nascosto sotto quei giornaletti, e nulla era cambiato: dopo averli spostati, trovò la fatidica scatola rossa, impolverata ma in perfette condizioni. Gli tremarono le mani quando la toccò, un cocktail di tristezza, rabbia, nostalgia e contentezza lo pervase, quasi si commosse. Si abbassò, aprì la scatola e gli brillarono gli occhi alla vista del contenuto, come se ci avesse trovato l'oro. La pistola lanciarazzi era ancora lì, senza nessun graffio né segno di usura, esattamente come l'aveva vista l'unica volta in cui ebbe il "piacere" di vederla in funzione. Sapeva che lì vicino ci fossero pure i proiettili, istantaneamente si mise a cercarli, e ne trovò quasi subito uno spostando le riviste a destra. Essendo certo ce ne fossero altri, continuò a cercare, stavolta impiegò più tempo ma fu ricompensato trovandone un altro, seguito da un terzo poco distante. "Adesso siete in buone mani", pronunciò guardando l'arma e le munizioni; caricò quindi la pistola inserendone una delle tre, se la mise nella tasca sinistra con la sicura ancora impostata, le altre due cartucce se le tenne in mano, salì e le mise dentro lo zaino blu.

Salì verso il salotto, intento a lasciare l'appartamento, ma sentì il rumore di diverse automobili che si faceva sempre più forte, per poi fermarsi davanti all'abitazione. Intuì che si trattasse della polizia, arrivata in realtà più tardi di quanto di aspettasse. Le sirene erano state tenute spente dagli agenti apposta per cogliere di sorpresa Jeff, ma non servì dato che anche stavolta il killer li vide prima che loro trovassero lui. Corse e si nascose nell'altro bagno, situato dopo il corridoio alla sua sinistra dopo il salotto, e subito dopo gli agenti entrarono sfondando la porta. Tutte le luci erano spente, l'unica stanza illuminata era il salotto. Ritenendo inutile cercare Jeff, che sicuramente era ancora dentro, Jackson ordinò agli uomini di restare compattati nel vano illuminato, poi chiamò Jeff ad alta voce: "Jeff, questa volta non vogliamo affrontarti, non in maniera convenzionale. Stasera diciamo che abbiamo portato un ospite, una persona speciale per te, con cui potrai confrontarti, e consegnarti spontaneamente a noi." "Si spera." disse sottovoce Andrew, facendosi sentire solo dai colleghi. "Abbiamo appurato che contro di te le armi classiche non servono a nulla, quindi abbiamo optato per un altro tipo di arma, l'unica che sono certo sia efficace su si te. Se esci allo scoperto, la vedra, ti assicuro che nessuno ti farà del male se tu non tenterai di farcene." Gabriel continuò ad invitarlo a farsi vedere, e fece cenno alla persona che avevano portato a cominciare a parlare. Dopo una breve esitazione, codesta esordì: "Jeff, sono io. Mi riconosci vero?"

Jeff non credeva alle sue orecchie, l'unica persona per cui provava ancora sentimenti positivi era a pochi metri da lui. Doveva capire il motivo, non voleva essere diffidente anche nei suoi confronti ma poteva essere usato come esca dalla polizia quindi in quella circostanza era costretto ad esserlo. Comunque, era un'occasione per rivedere il suo caro parente, quindi rischiò tutto. Uscì dal bagno, e si fermò a circa metà del corridoio, una distanza sufficiente per vedere chi aveva davanti ma non poter essere visto da loro, essendo mimetizzato nel buio. Sorrise sinceramente alla visione di Liu, che stava in piedi in mezzo agli agenti al centro del salone. Lo trovò in perfetta forma, ne era contento perché ci teneva che stesse vivendo bene, perlomeno fisicamente. Quest'ultimo intravide la sagoma di Jeff, con cui si fissò in silenzio per un lungo minuto, che poi venne interrotto dal fratello maggiore, che iniziò a parlargli con emozione.

"Liu, tu...tu cosa ci fai ci qui? Non dirmi che ti hanno coinvolto?! Ti hanno costretto a venire qui? Ti...ti hanno fatto del male? Li ammazzo tutti se mi dici che ti hanno anche solo torso un capello." Jeff era veramente preoccupato per l'incolumità del fratello, in quel momento era più attento a lui che a sé, il suo istinto d'accudimento fraterno si risvegliò e volle sincerarsi della sua salute psico-fisica. L'adolescente non si fece frenare dalla paura, e cominciò a dialogare con quello che non considerava più suo fratello: "Jeff, devi smetterla di comportarti così, sei completamente impazzi..." "NOOO! Non usare quella fottuta parola! Non parlare come uno di loro, non lo sei, tu sei uno di noi!" "Noi chi, Jeff, noi chi?! Ti sei isolato, sei diventato un pericolo per la società, un mostro, un..." "Un reietto? Avanti, dillo, anche la mamma lo pensava! Lo ha detto a papà in ospedale, dopo che ti ha fatto uscire dalla sala in cui ero stato curato! Era preoccupata che la mia faccia avesse potuto far allontanare tutti i nostri compagni e di conseguenza anche i loro genitori dalla nostra famiglia, voleva tenermi chiuso in casa a prendere lezioni private finché non avremmo potuto permetterci la chirurgia plastica; anche se non li avessi fatti fuori, a causa di quei due io mi sarei isolato dal mondo comunque, solo loro i veri mostri!!!" Liu si intimorì ancora di più dopo che il killer gli alzò la voce, ma era intento ad fronteggiarlo verbalmente. "I nostri genitori sicuramente sono stati pessimi, anzi, cattivi non è un aggettivo esagerato, ma non meritavano di morire, nessuno lo merita!" Gli disse, ricambiando il volume alto e il tono arrabbiato. "E invece lo meritavano eccome, e infondo lo sai anche tu ma a differenza mia hai ancora paura di ammetterlo. Quante volte avrai provato un senso di rancore e vendetta nei loro confronti? Forse anche più di me, e se non l'hai mai provato devi solo ringraziarmi perché togliendoli di mezzo ho eliminato anche ogni conflitto e tensione latente fra di noi, che prima o poi sarebbero emersi e chissà che casino sarebbe scoppiato, in quel caso sì che saremmo davvero impazziti tutti quanti. Io ho salvato la famiglia, e possibile che nemmeno tu, il mio migliore amico da sempre, non lo capisca?!!" "Jeff, io, io..." esitò per un attimo Liu, come se stesse per dire una frase che mai avrebbe immaginato né sperato. "Io non so cosa cazzo tu sia diventato, ma sei ancora in tempo per redimerti e se non ci riesci da solo noi siamo pronti ad aiurarti, devi solo smettere di opporre resistenza e consegnarti alle autorità. Fatico ancora a credere che uno dei più grandi pericoli sociali attuali sia proprio tu, ma è cosi e dobbiamo accettarlo, tu per primo. Ritorna in te, torna il caro vecchio Jeff coscienzioso e intelligente di un tempo, e vedrai che finalmente tutto il male che alberga dentro di te potrà essere sradicato, o almeno contenuto...ti prego." Jeff stette in silenzio, estrefatto da quelle parole che mai e poi mai avrebbe voluto sentire dal suo amato fratellino, ma poi riprese il fiato e, con rabbia e risentimento, gli urlò: "Non pensavo che anche mio fratello si sarebbe schierato contro di me, non pensavo che lo avrei mai detto, ma...VAFFANCULO LIU!!! Non so se lo pensi davvero o ti hanno persuaso, ma se sei fra quelli che ritieni che dentro di me ci sia il male, allora non ti è chiaro come stiano davvero le cose, tu mi vedi come un nemico e quindi avrai lo stesso trattamento di tutti gli altri, anzi peggiore, perché proprio da te non mi sarei mai aspettato che non avresti approvato la mia missione!"

Jeff fu colto da un raptus di rabbia e spietatezza mai provato prima, anche superiore a quello che lo spinse a far fuori i genitori, ma insolitamente la sua rabbia lo spinse a scappare, più velocemente di come corre di consueto, invece di scaraventarsi su tutte le persone vicino a lui. Liu, in maniera quasi istintiva, inseguì il fratello maggiore, i poliziotti tentarono di fermarlo ma Gabriel ordinò loro di non intervenire subito, credendo che forse l'intervento del dodicenne avrebbe potuto fermare e calmare l'assassino. Liu si lanciò su di lui, quasi caddero a terra ma Jeff prontamente si girò, spinse il ragazzo e riuscì a restare in piedi. Liu stava di fronte a lui, i due si guardarono dritti negli occhi senza dialogare, poi Jeff, ancora in preda alla mania di uccidere, corse verso suo fratello minore, che decise di avvicinarsi a sua volta a Jeff. Forse era convinto di poterlo fermare anche a mani nude, o sperava che il fratello si impietosisse e non lo colpisse davvero, in ogni caso l'affronto finì in favore di Jeff: il killer brandì il suo coltello in avanti, Liu allungò le sue braccia per tentare di spingere Jeff, ma incontrò la lama del fratello che gli tagliò l'avambraccio, da poco dopo al gomito fino a quasi il polso. Si allontanò immediatamente, sapeva che adesso sarebbe stato facile per Jeff dargli il colpo di grazia, solo la polizia poteva evitarlo, la quale aveva già le pistole puntate verso entrambi. Era ormai certo che la psiche del fratello fosse completamente compromessa, quindi non sperava neanche di venire risparmiato, ma per lo stupore di tutti andò diversamente: Jeff si fermò, guardò il fratello in un'espressione che univa rabbia e tristezza nei suoi confronti, e poi si dileguò. A nulla servirono gli spari degli agenti che non lo colpirono, il ragazzo sì era lanciato in pochi secondi dalla finestra del bagno al piano terra, finendo sull'area boschiva adiacente e confondendosi nel buio della notte.

Gabriel ordinò ai suoi uomini di non inseguirlo, convinto che sarà proprio lui a tornare indietro: "Non c'è bisogno di faticare ancora, Jeff ritornerà qui e noi lo attenderremo. Ci ha fatto capire che gli mancasse vivere normalmente... più o meno, in una casa, ed era sincero, quindi non si allontanerà più di tanto da qui e presto tornerà, anche solo per morire colpito da un proiettile qui dentro. So che vi chiedo troppo, ma dobbiamo trascorrere la notte qui, sono convinto che entro l'alba Jeff si farà catturare da solo ritornando da noi." "E menomale che lo avremmo preso facilmente, con l'aiuto di Liu." Fece notare Andrew con disapprovazione, esprimendosi per tutti i presenti. Gabriel si scoraggiò per un solo momento, pensando alla sua reputazione lavorativa che in quei giorni stava vacillando, ma riprese subito grinta essendo certo che tutto stesse andando secondo i piani. "Fidatevi, so che è assurdo da pensare ma siamo ad un passo dalla vittoria. Incantare suo fratello e scoprire che gli si è schierato contro è stato un duro colpo psicologico per Jeff, che già adesso starà pensando di arrendersi e a breve ritornerà qui e finalmente lo ammanetteremo." Liu venne portato al pronto soccorso dagli unici due agenti autorizzati dai detective ad uscire dall'appartamento, e dopo alla casa famiglia. Ma il dodicenne non voleva più abitarci, e presto anche lui, sulle orme del fratello maggiore, sarebbe diventato nomade.

Erano le 00:10, quando scoprirono il corpo violentato oltre che ucciso di Bridgette, il detective restò inorridito, più degli altri suoi colleghi, dato che gli provocava delusione nei confronti di Jeff. Fino a qul momento, infatti, pensava che fosse solo un ragazzino in cerca di vendetta, al contrario dei suoi colleghi che sostenevano fosse un sadico a cui piace fare del male incondizionatamente, e quella sera iniziò a pensare che forse la loro opinione potesse essere esatta; non c'era nessun bisogno di stuprare la donna e prolungare le sue sofferenze, poteva "limitarsi" ad ucciderla all'istante come per Peter, e Gabriel fu molto scosso e arrabbiato col criminale per il nuovo crimine di cui si era macchiato, quasi come se Jeff fosse una persona a lui cara.

Jameson venne contattato da Gabriel che, dopo aver completato il referto e la raccolta di materiali sul luogo del delitto, gli chiese l'autorizzazione di restare nell'appartamento finché il ricercato non sarebbe tornato. "Jackson, la mia fiducia verso di te sta barcollando dopo gli ultimi fallimenti, anche da parte degli altri colleghi è così e penso tu te ne sia accorto. Resti sempre un buon detective, anzi, il migliore che abbia conosciuto, ma io credo che questo caso ti stia logorando mentalmente e fisicamente e le ipotesi che stai formulando in questi giorni non siano funzionali." Prima che l'ispettore potesse provare a conteaddirlo, proseguì: "Ritengo, quindi, che adesso tu abbia bisogno di riposo, ti lascerò una settimana di congedo, anche di più se necessario. Affiderò ufficialmente il caso Jeff The Killer ad Andrew domattina, ma praticamente già da stanotte le redini ce le ha lui. Adesso glielo riferirò e dopo deciderà come procedere, tu intanto inizia a tornare a casa; la tua vacanza, specifico meritata, inizierà da domani, dopo che verrai in ufficio e ultimeremo la delega a White e il tuo congedo. Arrivederci." Queste furono le ultime parole che Gabriel udì dal suo capo, a cui non poté rispondere dato che staccò la chiamata subito dopo, per poi chiamare il vice-ispettore.

"Bene, Gabriel, goditi le ferie, se così si possono chiamare. Vedrai che quando tornerai operativo, potrai vedere Jeff solo dentro una cella." Gli disse White, poggiandogli una mano sulla spalla. "Giusto per curiosità, come proseguirai ora? Sei sicuro di farcela da solo?" Chiese il detective fissando il suo vice. "Gabry, so che sei giustamente preoccupato e confuso, e soprattutto che non vuoi delegarmi il caso. Possiamo dire che arrestarlo sia la tua ragione di vita da un mese a questa parte, non sono mai stato attaccato così tanto ad un caso ma posso capirti. Però, ora dovresti solo rilassarti e lasciare tutto nelle nostre mani, dico davvero." "Andrew, grazie dei suggerimenti, ma adesso farò tutto da solo." Il collega lo guardò stranito. "Che intendi?" Gli chiese, consapevole che Gabriel fosse in grado di elaborare una qualunque idea stramba e pericolosa per sé stesso e gli altri. "Voi fate come preferite, io resto qui ad aspettare Jeff, perché tornerà. Il congedo impostomi da Jameson inizia ufficialmente da domattina, quindi che gli piaccia o no per tutta stanotte sono ancora in servizio, e Jeffrey Woods verrà catturato entro l'alba." Stava per essere contrastato dal collega, ma prevedendolo aumentò il volume e la velocità del suo discorso: "Non ho il potere di bloccarvi qui e nemmeno voglio farlo, posso restarci anche da solo. Come dice il capo, può essere rapido ed inquietante quanto vuole, ma Jeff rimane sempre un tredicenne armato solo di un coltello e con solo un occhio funzionante, non può nulla contro un poliziotto esperto dotato di pistola." "Immaginavo che avresti insististo, e so anche che è inutile cercare di farti cambiare idea. Non ti nascondo che secondo me è inutile aspettarlo qui, ma oltre ad essere il mio collega più prezioso sei soprattutto il mio migliore amico, ecco perché non ti lascerò da solo. Ordinerò a due agenti di restare con te, poi manderò due pattuglie a perlustrare il bosco in cui si è diretto e tutte le altre in città, io andrò con quelle." "Mi piacerebbe se restassi tu qui con me, ma rispetto la tua diversa idea. Comunque, non siamo mai troppo lontani, dico bene?" Gli disse Gabriel sorridendo. "Certo, saremo sempre vicini. Buona fortuna, amico." "Altrettanto, ci rivediamo presto. Entro messimo domani vedrai che sarà già tutto finito, per merito nostro." I due si strinsero la mano, Gabriel, Frank e un altro agente restarono nell'appartamento, mentre Andrew, Nick e i restanti uomini uscirono.

Era Giovedì 18 Settembre, un mese esatto dopo la fatidica intervista trascritta proprio dalla giornalista appena divenuta complice del killer, e il numero delle sue vittime era lievitato a 10, 11 contando pure la madre di Troy, di cui solo 3 in quel giorno.

Confine sottile[]

Jeff iniziò a piangere, non pensava che anche il suo amato Liu si sarebbe schierato contro di lui. Ormai aveva la certezza che non c'era nessuno a condividere le sue azioni, si sentiva emarginato e si chiedeva perché proprio a lui fosse toccata quella vita, che da 13 anni era un susseguirsi di falsità, sofferenza, dubbi ed emarginazione. Ma in tutto ciò, riusciva a vedere un unico ma grande lato positivo: la sua azione di vendetta era conclusa, non aveva ancora tanto da faticare e presto avrebbe potuto riposarsi, forse anche in eterno. Adesso, gli rimaneva solo di andare nella casa di Jameson, col fine di sapere dove abitasse Liu in modo da poterlo contattare per chiedergli di rivedersi un'ultima volta, sperando senza presenze incomode. Nonostante l'ultimo scontro fra i due, Jeff era ancora affezionato a lui e lo sarebbe sempre stato, convinto che fra qualche anno o meno il suo fratellino avrebbe compreso e condiviso le sue azioni; infondo, avevano vissuto la stessa vita fino a poco meno di due mesi prima, anche Liu aveva accumulato rancore nei confronti dei genitori e dei tre bulli, e se fossero stati ancora in vita ci avrebbe pensato lui ad eliminarli in futuro, secondo la prospettiva di Jeff.

Si asciugò le lacrime, poi si diresse verso l'indirizzo comunicatogli da Monica. Prima di incamminarsi, gli era venuto in mente di sparare un razzo sull'abitazione da cui era appena uscito, ma fu una delle poche occasioni in cui represse un pensiero violento, confermando la tesi di Gabriel secondo cui quella sarebbe stata l'eventuale dimora dell'assassino, se fosse riuscito ad avere la meglio sulla polizia, magari andando ad abitarci assieme a Liu. Il suo lato ancora un minimo razionale sapeva che quella fosse una fantasia più che una possibilità realtà, ma non si fece condizionare e continuò per la sua strada. La casa di Jameson era ubicata in pieno centro, quindi per arrivarci aveva bisogno di camuffarsi, confondersi fra la folla, dato che il bosco attraverso cui si spostava non si collegava al centro città. Trovò un motorino agganciato ad un albero assieme al casco, probabilmente appartenente a dei ragazzi che erano andati lì quella sera e ne recise la corda con cui era legato col coltello. "La fortuna aiuta i malvagi", disse sorridendo, poi indossò il casco con la visiera abbassata per coprisi il viso completamente, mise in moto e si diresse a massima velocità verso il centro urbano.

Aveva una buona memoria fotografica, si ricordava ancora delle varie vie del centro dato che ci abitava vicino, e prima di andare a casa Jameson volle fare una breve sosta. Meno di un minuto di tragitto, e giunse nella tappa intermedia. Accostò, spense il mezzo, scese e la osservò stando in piedi: la casa in cui si trasferì in quella cittadina, erano trascorsi meno di 50 giorni ma gli sembrava passata un'eternità. Fu colto da un'inaspettata nostalgia, ma sapeva che fosse un sentimento ingannevole: gli mancava vivere nella zona di comfort, ma era proprio quell'agio che odiava e che stava combattendo, quindi nonostante le difficoltà era grato di non essere più agiato, anche perchà non si era mai sentito tale. Puoi stare bene fisicamente, vivere nel lusso ed essere appagato dalla materia, ma se ti percepisci costantemente a disagio dove vivi, avverti una falsità alla base di quasi tutte le persone con cui interagisci e sei consapevole che le relazioni che instauri sono perlopiù strumentali, allora non puoi dire di star vivendo bene: questo era il suo pensiero, ed era felice di starlo finalmente applicando, nella maniera più estrema e quindi a suo parere più onesta possibile, dato che le mezze misure sarebbero state un modo per tentare la redenzione senza voler abbandonare parte del comfort da cui si vorrebbe dissociare. Gli sarebbe piaciuto, per curiosità, intrufolarsi nell'appartamento, ma aveva paura che la nostalgia sarebbe aumentata e lo avrebbe frenato, e soprattutto non poteva perdere altro tempo. Si mise di nuovo in sella, riaccese la moto e riprese a guidare su quella strada che portava al centro città, normalmente trafficata ma quella notte fra giovedì e venerdì stranamente deserta, probabilmente a causa della paura diffusa di imbattersi in Jeff The Killer.

Jameson si avviò verso casa sua dopo la telefonata con Gabriel, era stata una lunga giornata e, nonostante non fosse ancora affatto finita con Jeff, quella notte voleva solo riposare e non pensarci più, delegando tutto il lavoro ad Andrew ed i suoi uomini, sperando che Gabriel non avesse interferito e soprattutto che la mattina seguente avesse ricevuto la tanto attesa notizia della cattura del 13enne più ricercato del momento. Quando rientrò nella sua dimora, il killer vi si era già insediato da dieci minuti, posteggiando lo scooter nel retro ed entrando da quell'ingresso per non farsi notare da lui, non subito perlomeno. Robert varcò la soglia di casa, tutto era appparentemente nella norma e non c'era nemmeno un oggetto fuori posto. Si tolse la giacca, poi si recò in cucina per consumare la sua rapida cena, più per sfizio e ricerca di piacere nel cibo piuttosto che per reale appetito, e dopo sarebbe andato a dormire. Spense la luce del salotto per poi accendere quella della cucina, ma la stanza restò al buio anche quando premette l'interruttore, pensando che la lampadina fosse fuoriuso. Si diresse così verso lo sgabuzzino da cui prendere una nuova lampadina, sulla cui destra era posizionato il contatore della corrente, e notò che la levetta relativa alla cucina era alzata. Capì quindi che non si trattava della lampadina, ma l'elettricità in quella stanza era stata disattivata. Gli venne in mente all'sistante l'omicidio di Troy, nella cui casa trovarono le impronte dell'assassino sul contatore della luce, su cui quindi aveva messo le mani, ma cercò di continuare ad essere razionale e tenere i nervi saldi. Portò in avanti la mano per spostare la levetta, ma in quel momento una voce, proveniente dalla cucina, gli parlò. "E' inutile che tiri giù la leva, ho rotto la lampadina." Robert sussultò, estrasse immediatamente la pistola che aveva ancora appresso, e la voce lo invitò a venirle incontro: "Accendi la luce del salotto e avvicinati a me, così potremo parlarci chiaramente...faremo luce sulla questione." Una magra risata seguì la frase, che diede conferma all'uomo su a chi appartenesse la voce che stava sentendo. Corse in avanti, azionò il lampadario del salotto e lo vide, in penombra fra il buio della cucina e la luminosità del salotto, in piedi e senza alcuna arma visibile nelle mani.

"Finalmente ci conosciamo, signor Jameson. Innanzitutto, le faccio i complimenti: i suoi uomini sono davvero abili, soprattutto il detective, quel Gabriel, e anche sua moglie Monica è una giornalista in gamba. Come faccio a sapere il suo nome? Si fidi, quando scoprirà chi è stato a fornirmelo, insieme al suo indirizzo, no potrà crederci, anche se direi che grazie a me tutto diventa possibile, non è così?!" L'uomo, seppur stupefatto dalle parole appena udite, restò sicuro di se, e puntando l'arma al ragazzo cercò di intimidirlo: "Non so per quale insano motivo tu sia qui, ma ora come ora non m'interessa, mi basta sapere che ti sei buttato la zappa sui piedi venendo qui. Non uscirai da casa mia senza un paio di manette ai polsi, e lo sai anche tu." Jeff, sebbene fosse agitato, cercò di far trasparire solo calma e freddezza, e proseguì il suo eloquio ignorando le parole dette dal poliziotto, cercando di dargli impressione che non lo stessero condizionando. "Noto che casa sua è piena di foto con una donna e una ragazzina, tra l'altro molto carine. Dove sono adesso? Lo hanno abbandonato, o peggio?" Jameson aveva divorziato dalla moglie due mesi prima, ma era rimasto ancora molto affezionato a lei e sua figlia, e ogni giorno sperava di potersi ricongiungere a loro, nella casa dove vivevano. Fece scena muta con Jeff, non volendogli giustamente rivelare alcuna informazione sulla sua vita privata. "Bhe, in ogni caso non si abbatta, signor Jameson: tutti siamo soli, in un modo o nell'altro. Però, ci sono persone sole che sono tristi, essendone coscienti e vivendo una vita illudendosi di non esserlo, e poche altre che sono felici della loro solitudine, sfruttandola per ricavarne il meglio; e io, modestamente, da quasi due mesi sto facendo parte di queste." "Se hai finito con la tua filosofia improvvisata, metti le mani dietro la testa e inginocchiati." Gli impose Robert con tono autoritario ed impassibile. Era la prima volta che una persona non era spaventata pur avendo davanti Jeff The Killer, sicuramente per merito della pistola che teneva fra le mani e della certezza che stesse per arrestarlo. "Mi serve sapere dov'è Liu Woods, mio fratello. Dopo quel famoso 4 agosto, quando ho iniziato la mia opera, lo avete portato in un'altra casa, voglio sapere quale." Robert fu stupito dalla richiesta, essendo inaspettata, ma non si sbilanciò. "E cosa credi che possa convincermi a dirtelo? E' già tanto se hai scoperto come mi chiamo e dove abito, la tua follia omicida finisce adesso." Jeff si aspettava quella risposta, così proseguì col discorso, che in parte aveva programmato apposta per questa occasione: "Era ovvio che non avrebbe ceduto subito, in fondo lei è una persona dall'etica implacabile... o forse no. Anche la persona che mi ha permesso di arrivare qui dovrebbe essere inamovibile moralmente, eppure alla fine l'ho corrotta, e presto scoprirete come, se avete raccolto tutti gli oggetti all'appartamento degli Hayden. Non vi anticipo nulla nè vi do degli indizi, sennò che piacere c'è?"

Il capo della polizia fu scosso da queste ultime informazioni rivelate dal Killer, ma sapeva che potesse sfruttarle a proprio favore: "Ogni cosa che dirai potrà essere usata contro di te, quindi ti consiglio di farti ammanettare e parlare solo in presenza di un'avvocato." Jeff scoppiò in una risata, sincera ma che sembrava comunque forzata per quanto fosse stridula. "Mi fa ridere tutto questo, signor Jameson. Sì, mi fa ridere la burocrazia che usate come arma, illudendovi che possa davvero risolvere i problemi alla base che fanno diventare le persone come me." "E' inutile che riprendi i tuoi soliti discorsi da eroe, sei solo un assassino seriale e come tale la giustizia si occuperà di te." Jeff fu infastidito dall'interruzione al suo discorso da parte di Jameson, ma non si scompose e riprese la parola, agganciandosi all'ultima frase detta da quest'ultimo: "Ah, sì? E lo sa che la giustizia che lei decanta, è la stessa con cui potrò uscire dal carcere presto, o addirittura non entrarci proprio? Il giudice mi dichiarerà incapace mentalmente, al massimo mi metteranno in un centro psichiatrico e in pochi anni sarò di nuovo libero, facendo finta di essermi conformato al vostro modo di vivere che è molto più dannoso per voi, ma dato che i danni non sono visibili all'esterno nessuno li condanna." Ci fu qualche secondo di silenzio, come se Robert non sapesse come controbattere, ma poi, dovendo anche dimostrare di sapergli tenere testa, formulò una risposta a tono: "Mi assicurerò che nulla di ciò che hai detto accada, ti farò sbattere in galera per il resto dei tuoi giorni e l'unica alterativa possibile all'ergastolo sarà la pena di morte. Non viene applicata da anni nel Louisiana, ma per te è più che lecito fare un'eccezione." Jeffrey contestò subito all'uomo, senza pensare minimamaente alla risposta, come se il Capo gliel'avesse servita su un piatto d'argento. "Aaaah, quindi una persona che uccide viene uccisa, è questa la giustizia di cui lei mi parla? Anche io uccido per vendetta, perchè la pena di morte di vendetta si tratta, quindi la mi ìa forma di giustizia non è così diversa dalla vostra, dopotutto! A questo punto, è lecito chiedersi se io sia davvero un criminale, oppure se anche lo Stato lo è." Jameson stette in silenzio per più di dieci secondi, sapeva come rispondere ma era impressionato dall'eloquenza di Jeff, decisamente più sviluppata di molti altri suoi coetanei, specie considerando che lui non fosse "regolare" psichicamente. Però, era abituato a dialogare coi criminali, prima di venire promosso a capo era un detective e quindi riprese il dibattito, consapevole che non poteva permettersi di far credere al tredicenne di essere stato messo con le spalle al muro: "Ti sfugge una grande differenza: noi giustiziamo persone che hanno tolto la vita a loro volta, mentre a te nessuno ha provato ad uccidert-"

Non riuscì a concludere la frase, perchè Jeff reagì furiosamente appena sentì l'ultima parola pronunciata dal capo. Alzò la mano destra su cui teneva in vaso in vetro (non visibile dall'uomo a causa della penombra) e glielo lanciò al volto, facendo indietreggiare e barcollare il proprietario dell'appartamento, col viso sanguinante. Sfruttando la destabilizzazione dell'uomo, Jeff gli andò contro e gli torse il polso destro, con cui teneva la pistola, facendogliela cadere dalle mani e prendendola lui, che però si infilò nella tasca sinistra. Afferrò poi una sedia in legno, posta intorno al tavolo del salotto, e la sbattè per due volte a Robert, che dopo il secondo colpo cadde a terra prono. "Nessuno ha provato ad uccidermi, NESSUNO?! E allora Randy cosa voleva farmi con la pistola lanciarazzi, le carezze?! È vero, ufficialmente mi ha sparato per sbaglio, ma se non l'avesse tirata fuori per minacciarmi non sarebbe successo niente, e la minaccia non è già di suo un reato?! E i reati vanno puniti, oppure volete punire solo il mostro di Jeffrey Woods?!" Scagliò un'altra volta una sediata a Robert, poi si accovacciò e lo girò a pancia in su, fissandosi a vicenda.

"Guardi, Jameson, mi osservi attentamente la faccia. La società, questa città, VOI avete creato il lato sinistro del mio volto, che anche se ne occupa solo meta ormai ha preso il sopravvento, sulla mia mente e la mia vita. Voi sarete tutti belli e normali nel corpo, ma le vostre anime sono molto più marcie delle mie ustioni e del mio spirito, che anzi si sta depurando sempre di più ogni volta che ripulisco questo postaccio dalle bestie che lo abitano. E la vostra categoria è la più infetta, capo. Sì, mi riferisco alla polizia, la tanto osannata polizia, rappresentante della giustizia fallace ed incoerente che tutti bramano. Ha presente Williamson? L'agente che ha parato il culo a Randy, Keith e Troy solo perché appartenevano alle famiglie più importanti di Mandeville, impossibile dimenticarlo, no? Ecco, lei è il capo della polizia, avrebbe dovuto opporsi alla sua falsa accusa verso me e mio fratello, e invece l'ha beatamente approvata, innescando tutta quella serie di eventi che mi hanno rovinato la vita ancora di più di quanto non lo fosse già prima, e che oggi mi hanno portato qui, davanti a lei. Lei, che dovrebbe essere la giustizia in persona per questo distretto, ha permesso che accadessero tutte queste ingiustizie ad un tredicenne e al suo fratello dodicenne?! Forse, il confine fra buoni e cattivi è sottile, molto sottile, al punto che a volte le parti si ribaltano. Mi dica dove si trova Liu, poi la farò morire, se non mi girerà di prolungare la sua sofferenza." Robert era agonizzante, cercava di svincolarsi da Jeff, che lo teneva bloccato stando sopra di lui. Accettando il suo destino, smise di dimenarsi, guardò Jeff con uno sguardo deciso, e con voce fioca gli disse: "Da me non otterrai un cazzo, uccidimi pure, tanto non saprai cosa fare e verrai preso." Il ragazzo si alzò, gli sferrò un calcio al fianco sinistro e gli prese il cellulare dalla tasca, che Jeff sbloccò poggiando il polpastrello dell'indice del proprietario sul sensore delle impronte digitali. Si mise a scorrere nella gallerai, sperando di trovare il contatto della casa in cui era stato portato Liu, ma non lo trovò. "Mi verrebbe da pensare che hai eliminato il numero apposta, ma forse solo io sono in grado di pensare a certe eventualità." Disse scocciato a Robert, che stava cercando di rialzarsi dopo i colpi subiti. Al ragazzo, che stava iniziando ad infurirarsi all'idea che non avrebbe mai saputo dove vivesse il fratello, venne l'idea vincente: cercare su internet notizie riguardanti il trasferimento del fratello. Gli bastò digitare semplicemente "Liu Woods" per trovare al primo link l'informazione che gli serviva. Scoprì, quindi, tra l'altro grazie ad un articolo scritto da Davenport, che il dodicenne era stato trasferito all'orfanotrofio della città il giorno stesso in cui divenne orfano.

"Sa, devo ringraziare Monica se sto riuscendo a chiudere la mia missione. Presto capirete perchè, e io godrò tantissimo nel sapere che sarò riuscitò a fottervi tutti." Jameson sentì quelle parole ma non ci prestò attenzione, dato che stava cercando di rimettersi in piedi per tentare di fermarlo, ma Jeff sembrò apparentemente agevolarlo: "Bene, ancora una volta Jeff The Killer ha la meglio sui presunti buoni. È giunto il momento che anche lei paghi per il male che ha sostenuto e alimentato, mi piace pensare che esista un altro Mondo in cui i ragazzi bullizzati e succubi del male terrestre possano riscattarsi facendone ai loro oppressori in questa vita, chissà se noi due ci reincontreremo anche lì; sicuramente, sarà uno spasso. Sarebbe troppo facile spararle con la pistola che le ho sottratto, lei possiamo dire che è il boss finale, quindi voglio complicarmi un po' il suo omicidio. Proprio mentre stava per tirarsi su, Jeff gli passò rasoterra la pistola, e colse subito l'occasione impugnandola. Di norma, un poliziotto esperto come lui avrebbe supposto che si trattasse di una trappola, ma in quel momento la sua ragione era offuscata e non aveva nè il tempo nè le forza per elaborare una strategia. Presa la pistola, alzò lo sguardo verso l'assassino per sparargli, ma ebbe solo il tempo di sentirgli dire "Arrivederci!" e vedere il colpo, sparato dalla pistola lanciarazzi che estrasse fulmineamente dopo aver passato al capo la sua arma, raggiungerlo a velocità supersonica sul volto, sfigurandolo molto peggio di quanto fosse capitato al killer e, sopattutto, uccidendolo all'istante. Jeff fu compiaciuto quando notò il viso squarciato e in parte esploso di Robert, poggiato sulla chiazza di sangue con in mezzo pezzi di piastrelle saltate e spezzate a causa del colpo, e lo ammirò come se fosse la sua opera d'arte definitiva. "Senza neanche volerlo, l'ho sfigurato più delle altre vittime, anche se speravo in una morte scenica grazie a questo prezioso giocattolino." Commentò a voce alta, riferendosi alla lanciarazzi. "Devo usarla più spesso, coi coltelli è più divertente perchè mi ci sporco le mani, ma nel caso posso serbarla come colpo finale dopo essermi divertito con la lama."

Alle ore 00:40 di Venerdì 19, Jeff concluse il suo 11° omicidio diretto. La mattina seguente avrebbe portato a termine la sua missione, ma in quel momento, esattamente come Jameson prima che venisse ucciso, la sua priorità era riassestarsi. Mangiò nella cucina rimasta al buio, si fece una doccia breve, poi si spogliò e si adagiò nel letto del lussuoso appartamento, il più comodo dove si era coricato in quella settimana, anche grazie al suo stato mentale più rilassato rispetto ai giorni scorsi. "Finalmente posso tornare a dormire anch'io, domani sarà il sonno più tranquillo della mia vita." Disse con una distensione che gli sembrava nuova, non provandola da tanto tempo, poi si addormentò.

Il piano definitivo[]

Alle 7:00, suonò la sveglia, appuntata quotidianamente da Jameson a quell'orario, che svegliò bruscamente Jeff. Fu infastidito dal suono di essa, gli sembrava d'essere tornato a quando andava a scuola, ma razionalmente riteneva un bene essersi alzato relativamente presto, in modo da avere più tempo a disposizione per attuare le sue prossime azioni. Innanzitutto, si mise i pantaloni e le scarpe, poi andò verso la cucina per fare colazione; superata la camera da letto, avvertì un odore stomachevole, mai sentito prima, e capì che si trattava del cadavere del proprietario, ancora immerso nel suo sangue in salotto con la testa in parte spappolata; l'olezzo gli fece passare l'appetito, ma dovette mangiare comunque avendo bisogno di energie per la giornata, così chiuse la porta della cucina e ne aprì la finestra, nel tentativo di liberarla dalla fragranza, e mentre mangiava pensò che quello avrebbe potuto essere il suo ultimo pasto. Consumata la colazione, abbondante ma non abbastanza da appesantirgli i movimenti, si ricordò del cellulare dell'ormai ex capo della polizia, lasciato accanto al cadavere, così vi si recò, cercando di resistere il più possibile a quella puzza che sperava di non dover mai più sentire, lo sbloccò con le sue impronte e sostituì la modalità di sblocco, impostando "JeL Woods" come password, e lo ripose nella tasca destra dei suoi pantaloni. Poi tornò in camera da letto, dove aveva posato lo zaino prima di nascondersi in cucina nella nottata appena trascorsa, lo aprì e vi prese la sua cara felpa bianca, sostituendola con la maglietta che aveva indossato negli ultimi due giorni ma lascianodosi la giacca nera di sopra, in cui nascose la pistola lanciarazzi e, prendendolo dalla cucina, un coltello dalla lama sottile ma allungata e ricurva, in aggiunta al suo inseperabile che teneva nella tasca sinistra. Quello avrebbe potuto essere il suo ultimo giorno di vita, quindi voleva concludere l'ultimo capitolo della sua storia criminale con l'abbigliamento tipico, per cui era conosciuto dal mondo intero. Lasciò così lo zaino blu nell'appartamento, da cui uscì con l'ingresso nel retro dopo aver indossato il casco (che aveva posato a terra, prima della porta), salì sullo scooter e lo mise in moto. Notò che la lancetta che indicava la quantità di carburante era vicina alla "E", quindi non gliene restava molto. "Meglio così", pensò, "Sarà più divertente arrivare al parco correndo in mezzo alla gente, potranno ammirare la mia faccia di persona, un'occasione unica per loro." Si avviò così verso il parco di Mandeville, collegato alla vasta foresta in cui si rifugiava fino a poco tempo prima, che sarebbe stata la sua destinazione finale. I vicini di Jameson notarono un ragazzino sullo scooter partire dal retro dell'abitazione e avviarsi verso la direzione opposta rispetto a dov'era ubicato il distretto della polizia, ne furono tutti stupefatti ma nessuno di loro arrivò a pensare che si trattasse proprio di quel ragazzino, alcuni chiamarono Robert per chiedere spiegazioni ma ovviamente non rispose nessuno, nemmeno Jeff che era impegnato a guidare, sebbene fosse tentato di rispondere per rendersi la guida più "esilarante". Per sua fortuna, aveva conoscenza del codice stradale, standolo studiando a causa dei suoi genitori che ci tenevano conseguisse la patente il più presto possibile (avrebbero considerato disonorevole per loro figlio non patentarsi allo stesso tempo dei suoi coetanei), quindi guidò in maniera sufficentemente tranquilla da non dare nell'occhio.

Gabriel, Frank e l'altro agente chiamato Carl si svegliarono allo stesso orario del killer a causa del loro orologio biologico, dentro l'appartamento di Randy. Erano delusi per non aver rivisto Jeff, soprattutto Gabriel che ne era certo, ma erano anche grati di essere ancora vivi, dato che il criminale avrebbe potuto ucciderli durante il sonno. "Carl, chiama Jameson, io nel frattempo rassicuro Monica." Ordinò all'agente, che dopo tre tentativi ci rinunciò. "Forse, è già andato in ufficio e ha spento il cellulare." Ipotizzò Frank, ma Gabriel propose una verifica: "O forse è ancora a letto, siamo tutti stanchi e non mi stupisco più di tanto se non ha sentito la sveglia. Andiamo a citofonargli a casa sua, solo così potremo svegliarlo, poi ci dirigeremo in ufficio per decidere il da farsi." "Va bene, anche se sinceramente mi piacerebbe stare un po' tranquillo a casa mia." Commentò Frank esprimendo il pensiero di tutti, il detective non rispose e si avviò stoicamente verso la pattuglia posteggiata all'esterno, ma dentro di se sapeva che non avevano più né tempo né energie per inseguire il ricecato. Stava dedicando anima e corpo per catturare Jeff, anche a costo di trascurare la fidanzata, ed entro la fine di quel giorno voleva e doveva ammanettarlo, in modo da poter tornare al più presto alla vita tranquilla di prima, per quanto un ispettore possa essere sereno.

Monica, che aveva appena parlato telefonicamente col fidanzato, non perdeva occasione per manifestargli la sua preoccupazione per le condizioni psico-fisiche di lui, a cui si stava anche aggiungendo sempre più rabbia per starlo vedendo poco e dover stare sempre in pensiero sulla sua incolumità. Sapeva che stava rischiando tutto per la sicurezza di Mandeville e non solo, ma il suo egoismo di vivere la vita di coppia serenamente stava sempre più prevaricando il dovere lavorativo, soprattutto adesso che si era resa complice di Jeffrey e sperava che il marito potesse smettere al più presto di indagare sul suo caso. Anche lei sperava che potesse essere catturato entro quella giornata, e soprattutto che non succedesse nulla a Robert in modo che la polizia non cercasse di scoprire come il killer è venuto in contatto con lui.

Andrew aveva anche lui passato la nottata fuori, cercando Woods lungo tutta la foresta retrostante la casa Hayden insieme agli altri agenti, ma verso le 5:00 si ritirarono, chiaramente anche loro a mani vuote e con più sonno che speranza in corpo. Verso le 7:30, mentre guidava verso l'ufficio, chiamò Gabriel per avere novità, il quale lo informò di stare andando da Jameson per svegliarlo. Nonostante fosse sempre ottimista, a White sembrò sospetto che il capo non si fosse ancora svegliato, inizio a pensare al peggio ma si tenne il suo pessimismo per sé e dieci minuti dopo arrivò al distretto, dove attese Robert, Gabriel, Frank e Carl in modo da essere al completo e poter pianificare un'altra ricerca al killer, che si erano tutti prefissati sarebbe stata quella definitiva.

Sempre verso le 7:40, i tre agenti arrivarono alla casa del loro capo; citofonarono più volte, lo chiamarono al cellulare ma nessun riscontro. Decisero, in un ultimo tentativo disperato, di entrare sfondando la porta. Entrati, sentirono un odore che conoscevano molto bene, a causa del loro lavoro al reparto omicidi, e cominciarono a confermare le loro ipotesi più macabre sullo stato del loro capo. La casa era illuminata dalla luce che passava da qualche finestra, quindi intuirono che Robert fosse sveglio, anche se si chiesero perchè non venne loro incontro quando vi entrarono. I loro dubbi si risolsero quando raggiunsero il salotto, incappando nel corpo straziato del proprietario. Capirono subito, dalle sue condizioni, che non fosse stato accoltellato e quindi poteva non essere stata opera di Jeff The Killer, ma Gabriel non pensò a nessun altro responsabile plausibile. "Perchè, perchè cazzo ha ucciso anche lui? Che cosa c'entrava con le altre vittime? E soprattutto, come ha fatto a sapere chi era e dove abitava, come cazzo ha fatto?!" Urlò il detective in preda alla rabbia, calciando la sedia che era vicino al corpo, pur consapevole che gli oggetti accanto al cadavere non vadano toccati per non contaminare le prove. "Ispettore, si calmi, non sappiamo se si tratti proprio di Jeff, potrebbe essere stato un ladro." Disse con calma Frank, nel tentativo di tranquillizzarlo pur pensando anche lui che probabilmente Jeff fosse coinvolto. "E da quando i ladri hanno un lanciarazzi con loro? Cercano sempre di evitare di sporcarsi le mani e soprattutto agiscono silenziosamente, quindi non userebbero mai una fottuta arma esplosiva, mi sembra logico!" Raramente Jackson si arrabbiava coi suoi subordinati, ma in quel momento era colto dalla confusione e rabbia verso il delitto, ed era suscettibile ad ogni minimo stimolo.

"Io invece sono convinto che sia stato lui." Intervenne Carl, cercando di esporre il proprio parere senza alimentare la rabbia dell'ispettore: "Finora, ha attaccato e ucciso diversi poliziotti, tra l'altro il primo di questi, l'agente Williamson, è stata la sua prima vittima all'infuori dei suoi familiari, giusto? Ecco, credo che abbia voluto chiudere il cerchio facendo fuori il nostro capo." Il detective si calmò e, trovandosi d'accordo con la teoria di Carl, aggiunse: "E probabilmente è stato anche un avvertimento a tutti noi, per metterci in guardia che potrebbe volerci fare fuori tutti." "Mettendo caso che sia così, non ha speranza contro più poliziotti insieme. E' vero che adesso ha con se un lanciarazzi o quello che è, ma se lo circondiamo almeno uno di noi riuscirà a sparargli." Puntualizzò Frank, sperando di non sollecitare nuovamente la collera del suo superiore, che però non disse nulla, assorto in mille pensieri e dubbi. "Comunque, resta da capire come abbai fatto a trovare Jameson, e nulla mi leva dalla testa che non lo ha scoperto da solo." "Ben detto, Carl. Jeff ha un complice, di cui potrebbe servirsi per scoprire dove abitano tutte le altre sue prossime vittime, che probabilmente saremo ognuno di noi." Nonostante cercasse di parlare con fermezza, era evidente l'agitazione e la fifa di Gabriel, consapevole che, essendo la persona che più gli stava alle calcagna e con cui ha anche dialogato, Jeff avrebbe sicuramente tentato di far fare a lui la stessa fine di Jameson, mettendo anche in pericolo la sua amata Monica. "Quindi, si tratta di una persona che conosce tutti gli abitanti di Mandeville, e nello specifico tutti i poliziotti? Oh mio Dio, in pratica nel giro di qualche notte la polizia locale potrebbe ritrovarsi decimata?!" Commentò Frank, che stavolta fu il più agitato dei tre. "Ovviamente, lo cattureremo prima che possa accadere, se riuscissimo ad arrestare il complice preverremo ogni omicidio di poliziotti." La buona previsione di Carl era possibile, delle intercettazioni telefoniche sarebbero state sufficienti a scoprire chi fosse la persona incriminata, ma il rischio era di impiegarci troppo tempo, troppo rispetto a quello che sarebbe servito a Jeff per riprendere ad uccidere, potenzialmente già dalla notte seguente. La rimuginazione dei tre fu temporaneamente interrotta quando Andrew contattò Gabriel, che lo aggiornò su Robert e si precipitò nel luogo del misfatto, insieme ad una pattuglia e al reparto della scientifica.

Dalle analisi condotte, poche certezze emersero: Jameson era stato colpito con la sedia gettata vicino a lui prima di subire il colpo di grazia; l'assassino si era diretto in diverse camere della casa, fra cui la stanza da letto in cui probabilmente aveva trascorso tutta la notte, a giudicare dal letto non ordinato, di conseguenza l'omicidio era avvenuto durante la notte; il cellulare non fu ritrovato, nemmeno all'esterno della casa, quindi possibilmente l'aguzzino se l'era portato via con sè; infine, era entrato ed uscito dalla porta dal retro, visto che fosse l'unica la cui maniglia aveva le sue impronte. Inoltre, la lampada rotta frantumata della cucina fece presupporre che il killer inscenò un agguato al buio, ma era solo un'ipotesi che non era nemmeno di vitale importanza. La priorità era scoprire se all'interno dell'appartamento ci fossero delle prove su come Jeff fosse riuscito a scoprire l'indirizzo della casa, Jackson e White erano convinti che il cellulare di Jameson c'entrasse qualcosa e che Jeff lo avrebbe potuto riusare in seguito per mettersi in contatto col suo complice, ma non c'era nessuna prova a sostegno di questa ipotesi. Intervistando i vicini, scoprirono che Jeff si stava muovendo con uno scooter bianco e rosso, coprendosi con un casco nero, quindi in quel momento poteva già starsi dirigendo verso i suoi prossimi bersagli. Gabriel era scioccato, oltre che confuso. Quella mattina, la concezione che aveva di Jeff The Killer cambiò, mutando da un ragazzino con un piano d'azione ben definito ad un assetato di sangue imprevedibile, desideroso solo di portare morte e traumi a chiunque incontrasse sul suo cammino, che si divertiva anche a confondere ed allontanare la polizia da lui colpendo su persone inaspettate. Non sapeva come procedere, Jeff poteva potenzialmente stare già uccidendo diverse persone mentre lui e la squadra erano fermi lì a ragionare, poteva ordinare ai suoi uomini di setacciare tutto il quartiere ma sicuramente il ricercato se lo sarebbe aspettato, quindi poteva già aver lasciato quella zona o aver teso loro un'imboscata. Oppure, proprio perché adesso non aveva più degli attacchi pre-intenzionali sarebbe stato plausibile se stesse cercando un ultimo scontro diretto con la polizia, essendo disposto anche a morire.

"Ispettore, dobbiamo ideare un piano alla svelta, Jeff potrebbe già essersi diretto verso il suo prossimo bersaglio; è impossibile che per oggi si limiti solo a Jameson, ormai è irrefrenabile e potrebbe decimare la cittadina in pochi giorni!" Gli disse Nick, giunto sul posto insieme ad Andrew, con un umore ansioso e turbato, come mai i suoi colleghi lo avevano visto. Gabriel lo guardò con l'espressione tipica di quando si ha un'idea improvvisa, l'illuminazione grazie cui si giunge alla soluzione cercata. "Nick, sei un genio!" Gli disse con tono acclamate poggiandogli le mani sulle spalle. "Il nostro uomo non ha solo noi poliziotti come obiettivo, anzi, c'è un civile ben preciso a cui potrebbe star andando a fare visita: Liu, suo fratello!" Nick e i colleghi lo guardarono straniti, non capendo il motivo di tanto entusiasmo e soprattutto dove stesse andando a parare. "C'è solo una persona che mi viene in mente fra quelle che Jeff vuole eliminare per completare la sua, come la chiama lui, missione. O perlomeno, spero sia solo una ma ne sono certo al 99%, ed è proprio Liu. La polizia è solo un contorno, un divertimento in più conoscendo la sua mentalità, ma la portata principale, nonchè quasi sicuramente quella finale, è lui." Gli agenti si guardarono fra loro relativamente allegri di aver scoperto la prossima potenziale vittima, condividendo la teoria del detective. "Il suo complice gli avrà detto sia dove abitava il capo e sia dove sia Liu, e adesso starà andando lì. Per nostra fortuna, l'orfanotrofio è ubicato in periferia, quindi ci arriveremo prima rispetto a Jeff, e lo incastreremo appena sarà arrivato lì. Forza ragazzi, sappiamo dove andare, solo gli uomini della scientifica restino qui!" Tutti i poliziotti uscirono dell'abitazione e si rimisero alla guida, con una frenesia che non avevano mai avuto fino a quel momento, in tutti quei giorni di caccia al Killer. "Non vedo l'ora di vedere la sua faccia quando si ritroverà noi davanti all'orfanotrofio, pronti a portarlo a fresco." Commentò Mike con la sua solita spavalderia. Tutti erano sicuri che questo orribile capitolo della storia criminale americana stesse per concludersi, questione di pochi minuti, e per la prima volta l'ottimismo era l'unico atteggiamento presente in tutti loro, persino in Gabriel che era sempre stato il più pessimista e moderato nelle previsioni.

Mentre si mobilitavano verso la residenza di Liu, Gabriel informò monica sull'accaduto e sul piano che stavano attuando, rassicurandola che quello sarebbe stato il definitivo, e che entro fine giornata sarebbe stati entrambi presi, sia lui sia il misterioso complice. La ragazza si finse contenta per non destare sospetti al compagn, che però colse la sua preoccupazione dal tono della voce e la rassicurò di stare tranquilla, perchè era al sicuro. Jackson non poteva immaginare che il tormento della giornalista non era causato solamente dalla paura di Jeff The Killer, ma anche e soprattutto dalla consapevolezza che, se le previsioni del futuro marito si fossero avverate, entro quella sera sarebbe stata arrestata. Preferì non scrivere subito la notizia dell'ultimo assassinio avvenuto, in modo da non allarmare la popolazione e non permettere a Jeff di aggiornarsi sulle prossime mosse della polizia, leggendole dal cellulare di Jameson, e Gabriel fu d'accordo con la sua idea. Conclusa la chiamata col fidanzato, presa dall'inquetudine si lasciò cadere nel letto, in cui scoppiò a piangere e passò quasi tutta la giornata, non essendo andata al lavoro a causa delle mestruazioni.

In meno di quindici minuti, facendosi strada fra il traffico a massima velocità e sirene spiegate, giunsero a destinazione, ovviamente prima rispetto al tempo che ci avrebbe impiegato il ragazzo con lo scooter. Erano le 8:30, sembrava tutto tranquillo, sia fuori che dentro l'orfanotrofio, da cui uscirono la direttrice con alcuni collaboratori appena videro le pattuglie posteggiarvi davanti all'ingresso, naturalmente preoccupati. "Signori, niente paura, siamo qui per proteggervi." Urlò Gabriel cercando di rassicurarle, ma come previsto aumentando solo la loro inquietudine. "Jeffrey Woods dovrebbe arrivare qui fra poco, questo posto sarà il suo prossimo scenario d'azione ma noi lo abbiamo capito in tempo e lo cattureremo appena arriverà qui." Tutti quelli dentro l'orfanotrofio, bambini e dipendenti, si agitarono caoticamente appena udirono l'avviso del detective, ma c'era qualcuno la cui reazione fu pacata, non emise nessun verso e si limitò a chinare la testa. Proprio lui, il fratello minore del ricercato. Il bambino, ormai alla soglia dell'adolescenza, sapeva che quel giorno sarebbe arrivato, esattamente com'era toccato ai tre bulli e i loro familiari. Nella sua innocenza aveva cercato di far redimere Jeff semplicemente ragionandoci, illudendosi che fosse ancora una persona normale, ma proprio la sua innocenza stava per costargli la vita. Si era inimicato suo fratello, alias il killer più efferato degli ultimi giorni, e la normale conseguenza di ciò era intuitiva anche per una mente pura come la sua. Si allontanò dal gruppo di ragazzi affacciati dalle finestre al piano terra della struttura per ascoltare le parole dei poliziotti, venendo notato solo dalla psicologa del posto, che lo inseguì per dargli sostegno. "È per lui che sta venendo qui, vero?" Chiese la proprietaria indicandolo, avendolo visto allontanarsi nel corridoio davanti all'ingresso. Gabriel fece il gesto affermativo con la testa, la signora non disse nulla e rientrò nel palazzo, cercando di far calmare l'orda di bambini e ragazzini urlanti e che si dimenavano per la paura, aiutata dall'altra proprietaria e i vari educatori.

Tuttavia, passò circa mezz'ora e non successe nulla. L'ansia generale aumentava di minuto in minuto, tutti stavano attendendo l'arrivo di Jeff The Killer che, fidandosi della previsione del detective più acclamato del periodo, era certo ed imminente. Gabriel invitava i presenti a pazientare, e ai poliziotti di tenersi pronti ad attaccare appena lo avrebbero puntato. Dopo altri dieci minuti, la paura iniziò a tramutarsi nel sospetto che non sarebbe arrivato nessuno, e tutti lo fecero notare all'ispettore, soprattutto Andrew, iniziando a pentirsi di aver lasciato ancora una volta l'iniziativa al suo collega. Nonostante cercasse di rassicurarli, anche Jackson stesso cominciò a venire influenzato dall'insicurezza, amplificata dai recenti insuccessi ottenuti; sperava di catturare Jeff fra poco e secondo il suo piano stabilito, altrimenti non solo l'assassino sarebbe rimasto a piede libero, ma l'immagine positiva del detective, già in bilico dopo gli eventi di quella settimana, sarebbe stata completamente compromessa, quasi quanto il suo equilibrio mentale stando dietro a quel caso da troppo tempo. Stava cominciando a valutare di andare in licenza temporaneamente, come suggeritogli nella sua ultima conversazione con l'ex capo, ma non avrebbe mai avuto la serenità necessaria per godersi le ferie, finchè non avrebbe avuto la certezza che Jeffrey Woods sarebbe divenuto inoffensivo. E nonostante la fiducia nelle capacità dei suoi colleghi, specialmente verso il migliore amico, in cuor suo era sicuro che solo lui potesse occuparsene, come se fosse la ragione attuale del suo lavoro e della sua vita.

Alle 9:20, Jeff arrivò alla foresta che circonda il parco di Mandeville, spense il motore e lasciò cadere il mezzo a terra. Appena si mise in piedi, le ustioni sul suo viso iniziarono a bruciargli, un bruciore mai avvertito prima che gli faceva male, sebbene sopportabile. Cercò di non farsi fermare dal dolore, tirò fuori il cellulare dalla giacca e scrisse il messaggio diretto all'orfanotrofio, di cui aveva memorizzato il numero cercandolo su internet a casa di Jameson. Aveva quasi tutte le parole da digitare già in mente, quindi ci mise poco, e dopo poco più di un minuto finì di scriverlo e lo inviò. Mentre i dipendenti dell'orfanotrofio inveivano contro la polizia per lo spavento provocato al loro personale e ai ragazzi, a quanto pareva inutilmente, alla direttrice arrivò il fatidico messaggio. Prese il cellulare e lo aprì, Gabriel gli chiese se fosse inerente alla vicenda, la donna non essendone sicura e non conoscendo a chi appartenesse il numero del mittente lo lesse ad alta voce:

"Ciao Liu, quando ci siamo incontrati ieri ti ho trovato in ottima forma, ero preoccupato per la tua salute ma sembra tu stia bene, spero non finga solo per far contenti quelli dell'orfanotrofio, questa ipocrisia non ci appartiene. Spero di incontrarci ancora, non mi resta molto tempo e potrei concludere la mia vita con la massima soddisfazione se potessimo vederci e parlarci ancora. Mi piacerebbe ritornare a scherzare e parlare con leggerezza come un tempo, ma sappiamo tutti che le cose sono cambiate ed è inutile illuderci del contrario. L'unica cosa che voglio, e che ti chiedo, e di accettare la mia proposta di vederci, un ultimo incontro per chiarirci e salutarci, perchè è probabile che dopo non ci rivedremo mai più, non in questa vita perlomeno. Dopo che ti invierò questo messaggio, mi dirigerò verso il parco, non mi vedrai quando arriverai ma io ti vedrò e ti verrò incontro. So già che la polizia verrà con te, ma l'importante è che ci lasceranno parlare, poi potrà succedere qualunque cosa, non m'importerà più nulla di me e degli altri, tranne che di te. Sei l'unica persona verso cui la mia mente contorta, che ti confesso fatico anche io a capire in pieno, prova ancora amore, non conosco bene questo sentimento dato che non l'abbbiamo molto ricevuto in questi anni ma sono sicuro che lo sia, e prima di scoprire il mio destino voglio stare con la persona che amo, con te, anche solo per un po'. Mi auguro ti abbiano fatto leggere questa lettera, è meglio per loro perchè in caso contrario, se non ti vedrò arrivare al parco entro il tramonto, verrò io da te e te la riferirò dal vivo, dopo aver fatto capire con una dimostrazione pratica ai dipendenti dell'orfanotrofio chi è Jeff The Killer e cosa è in grado di fare se non viene ascoltato e rispettato. Ti prego, accetta la mia proposta, non vedo l'ora di vederci. Il tuo amato fratellone Jeffrey."

Calò il silenzio nella sala dopo che la direttrice concluse la lettura, erano tutti sbigottiti oltre che spaventati, ma Gabriel riprese la parola con tono autorevole e chiese alla donna di fargli vedere il numero del mittente del messaggio. "Almeno sappiamo a cosa gli servisse il suo cellulare." Disse ai colleghi dopo aver letto che si trattasse del numero di Jameson. Era sconfortato per aver ancora una volta sbagliato la previsione, ma stavolta era stato Jeff stesso ad aiutarlo, quasi come se volesse favorirlo, oppure potrebbe avergli rivelato la sua posizione proprio per sfidare lui e i suoi uomini un'ultima volta. "Jeff, sei davvero pazzesco." Commentò il detective con voce bassa e accennando un sorriso di stupore, venendo sentito da Andrew e un altro paio di agenti vicini a lui. Sebbene possa sembrare un termine inappropriato, si era affezionato al killer, era legato a lui e l'arresto di egli, che doveva rigorosamente avvenire per mano sua, sarebbe stato sì la fine dell'attività criminale di Jeff, ma anche la fine della parte di carriera più importante di Jackson, che dopo si sarebbe preso una lunga vacanza, il congedo che gli era stato imposto da Robert. La simbiosi che si era instaurata fra il poliziotto e il criminale era sempre stata deleteria solo per l'ispettore fino a quel momento, ma pare che in questa situazione si stava ribaltando a sua favore, avendo spinto Jeff a rivelare spontanemante la sua prossima mossa, plausibilmente la sua ultima.

"Bene, muoviamoci subito verso il parco, non c'è un secondo da perdere!" Ordinò Andrew, ancora stupito dal messaggio letto, come del resto tutti i presenti nella sala d'ingresso dell'orfanotrofio. "Dite alla centrale di avvisare i notiziari locali che devono avvisare i cittadini di stare lontani dal parco, devono diffondere l'avvertimento su televisione, radio e con un SMS d'allarme in modo che anche chi in questo momento è al parco possa leggerlo." Raccomandò Gabriel agli agenti, che poi si voltò verso la direttrice e disse "Voi restate qui, non uscite finchè la faccenda non sarà finita, e tenete a bada il ragazzo, potrebbero venirgli strane idee." Caldeggiò indicando Liu, che a parere dell'ispettore poteva star davvero cercando di seguire le indicazioni del messaggio. Infondo, era pur sempre il fratello di Jeff The Killer ed oltre a poter condividere la sua stessa psiche disturbata, il suo fratello maggiore probabilmente lo conosceva abbastanza bene da sapere che avrebbe accettato la proposta. Tutti gli agenti quindi si precipitarono al parco, mentre alcuni di essi contattorono l'ufficio, che in poco tempo comunicò l'ordinanza ai media locali. Intanto, Jeff si era infiltrato nel parco passando dalla porzione di foresta in cui era arrivato con la moto, rifugiandosi dietro alcuni cespugli per attendere l'arrivo di suo fratello e/o della polizia.

Ultimo atto[]

Dopo che i poliziotti si avviarono verso il parco, all'orfanotrofio l'attenzione dei dipendenti fu rivolta soprattutto verso Liu, su comando della direttrice che voleva sorvegliarlo, trovandolo necessario essendole stato suggerito da Gabriel e anche nutrendo lei dei sospetti su una sua possibile fuga, o addirittura un coinvolgimento. Liu aveva tenuto un comportamento esemplare in quei giorni, anche dall'inizio di quella settimana quando Jeff ritornò in azione mantenne un atteggiamento calmo e ponderato, mentre gli altri ragazzi erano spaventati e ansiosi; però, quel messaggio da parte del fratello rischiava di minare il suo equilibrio mentale e comportamentale, quindi andava seguito e sostenuto. Inoltre, se fosse scappato il credito dell'orfanotrofio ne avrebbe irrimediabilmente risentito, quindi i lavoranti avevano anche un doppio interesse nel proteggere e tenere a bada il dodicenne. Dovendo andare in bagno, venne accompagnato da due assistenti in quello al piano terra, che lo attesero dietro la porta. La saracinesca della finestra era già tirata su, quindi il ragazzo potè procedere senza fare particolarmente rumore: aprì la vetrata e, grazie al suo corpo esile, riuscì ad uscire. Il bagno si affacciava sul fianco dell'edificio, quindi non venne notato da nessuno e iniziò a correre, nel tentativo di raggiungere il fratello.

Dopo cinque minuti d'attesa e nessuna risposta al secondo richiamo, i due assistenti entrarono in bagno, e come prevedibile avvisarono subito la direttrice della sua fuga. Per lo stupore di tutti, ella decise di non avvisare la polizia. "In questo momento gli agenti sono già abbastanza occupati, è inutile dar loro un altro pensiero, anche perchè quando Liu sarà arrivato al parco è sicuro che avranno già preso quel pazzo, e mentre lo spediranno in prigione ci riporteranno anche Liu." Ci fu un breve silenzio, alcuni dipendenti avevano un'espressione di concordanza con quella decisione mentre altri esprimevano disappunto, poi la signora proseguì: "Inoltre...se avvisiamo i poliziotti loro diffonderanno la notizia, e l'onore dell'orfanotrofio sarebbe compromesso irrimediabilmente, soprattutto perche a scappare è stato proprio il fratello di quel mostro. Dobbiamo evitare di infangare il nostro nome, specialmente in questo periodo così delicato, dico bene?" Concluse con tono deciso e freddo, che non ci aspetterebbe da una persona che lavora coi giovani bisognosi. Nessuno volle contestarla, tutti avevano l'interesse di non compromettere l'immagine del loro lavoro che superava quello altruistico di proteggere ed accudire Liu, e anche i dipendenti più onesti sentivano di volere agire secondo questo interesse, ignorando la loro coscienza. Ancora una volta, l'egoismo e i doppi fini contribuirono alla messa in atto dei piani e delle intenzioni di Jeff The Killer, ed alimentarono la non curanza collettiva verso i bisogni dei concittadini.

Alle 9:50, gli agenti entrarono al parco con le vetture, rimasto quasi deserto e con le poche persone presenti che correvano verso l'uscita, Gabriel fece fermare le macchine poco dopo essersi immessi, ordinando di procedere a piedi in modo da poter perlustrare al meglio tutto l'ambiente circostante, in cui l'assassino si era sicuramente occultato. La ricerca durò pochi minuti, dato che dopo circa 100 metri di cammino, un agente si avvicinò a dei cespugli sulla sinistra del sentiero, Jeff sbucò accoltellandolo al braccio gli andò contro mentre si allontanava per dargli un altro colpo, ma capendo che i suoi colleghi stavno per sparargli indietreggiò, gettandosi sui cespugli da cui era apparso e avanzando in mezzo ad essi. Al poliziotto colpito venne sciacquata e fasciata la ferita, poi Gabriel lo invitò ad andare all'ospedale accompagnato da un altro agente, ma rifiutò non volendo far perdere loro tempo e uomini sul campo. Gabriel lo ringraziò, sperava in questa risposta, così procedette all'inseguimento di Jeff insieme agli altri. Il ricercato si spostò sulla sua destra, andando verso il sentiero, Andrew lo notò e tutti i poliziotti lo inseguirono. Il ragazzo stava sopportando il bruciore e dolore delle sue ustioni, l'andamento della sua corsa ne era influenzato ma fu costretto a fermarsi quando una volante, guidata dall'agente precedentemente ferito, si pose in mezzo fra il resto del sentiero e Jeff, bloccando la sua corsa. L'agente scese dall'auto e gli altri lo circondarono, tutti gli puntandorono le pistole.

"Fine della corsa, Jeff! Non opporre ulteriore resistenza e ti arresteremo senza farti del male!" Gli urlò furiosamente Gabriel, ma il killer non si intimorì e, come se non avesse effettivamente le spalle al muro, provocò gli agenti: "Nessuno si farà del male? Ma allora bisogna provvedere subito, continuiamo il gioco." Il detective, aspettandosi che non avrebbe mai ceduto, ribattè prontamente: "Le tue frasi ad effetto non mi hanno mai impressionato, tantomeno in questa situazione. E' chiaro che sono un modo per tentare di illuderci che non sia spaventatomì, ma è normale che provi paura perchè sei solo un ragazzino." Queste parole sembrarono turbare Jeff, come se si fosse appena sentito dire la verità, ma limitò la sua reazione ad un'espressione infastidita. L'ispettore proseguì, sapendo di stare sopraffando la mente di Jeff, per la prima volta da quando lo ha incontrato: "Ribadisco ciò che ti ho detto martedì, Jeffrey: sei solo un ragazzino che avrebbe avuto bisogno di più accudimento. Non lo troverai al carcere minorile, perlomeno non al livello dell'accudimento che due genitori esemplari possono dare, ma ne riceverai abbastanza da rivedere la tua auto-considerazione e la tua visione sulla società, per dimenticare l'odio che ti motiva ad uccidere." Il ragazzo riprese la grinta per discutere, stimolato da quest'ultima frase: "Mi stupisce che non abbia ancora compreso la mia natura, detective. L'odio non posso dimenticarlo, l'odio è ciò che mi costituisce da ormai quasi due mesi, se disperdo l'odio che è in me rimane solo un corpo abitato da un insulso adolescente, che non ha nulla di diverso dagli altri e proprio come gli altri è parte della comunità corrotta. Sarebbe una fine pacifica morire di vecchiaia in galera, io da vero anti-eroe non conosco mezze misure: o qualcuno di voi ha le palle di spararmi, o le magiche avventure dell'impavido Jeffrey non finiscono qui, a voi la scelta."

Dopo un'attesa snervante di una decina di secondi, i poliziotti avanzarono verso Jeff per ammanettarlo, che senza esitazione si preparò nuovamente a reagire. "Ok, credo proprio che questa avventura continuerà ancora per taaaanto tempo, almeno è sicuro che non morirò di noia." Gabriel gli punto la pistola contro per intimidirlo, ma subito dopo il criminale lanciò il suo coltello verso l'ispettore. Quest'ultimo si scansò verso sinistra, appena evitato il coltello sparò un proiettile che trapassò il fianco destro di Jeff, sotto l'ultima costola. In contemporanea, l'arma bianca dell'assassino raggiunse Andrew, circa al centro dell'addome, che si inginocchiò all'istante con un lamento di dolore. Jeff si piegò appena venne colpito, ma cercò di sopprimere la sofferenza, si rimise in posizione eretta e scavalcò la vettura dietro di lui, intento a scappare. Dopo quattro passi, Gabriel sparò un altro colpo alla caviglia sinistra del ragazzo, che però riuscì a tenersi in piedi e continuò a correre zoppicando; l'ispettore allora, deciso ad immobilizzarlo, puntò la sua arma all'addome, ma subito prima di premere il grilletto Jeffrey si perse in mezzo alla fitta vegetazione. Sparò comunque due colpi alla cieca, ma non sentendo né versi né rumori capì di non averlo colpito. "Portatelo all'ospedale", ordinò Jackson riferendosi ad Andrew, "Solo due uomini restino qui", disse indicando Nick e un altro collega, intento ad addentrarsi ancora nella foresta per cercarlo da solo. "Ma capo, non può inseguirlo da solo, dobbiamo andarci insieme.", ribattè Nick. "No, adesso lui è disarmato e io ho una pistola con ancora carica, me la caverò da solo. Appena bloccherò Jeff ve lo comunicherò via radio e tornerò indietro, se passati venti minuti non mi rivedete, raggiungetemi."

Gli agenti annuirono anche se non capivano l'utilità di inseguire Jeff da solo, misero in piedi White reggendolo con le braccia, che ancora per poco era cosciente. "Aspettate." Si girarono verso il detective, che stava camminando verso di loro. "Ok, adesso portatelo via", dissè in fretta, dopo aver estratto il coltello ed essersi strappato un un pezzo di manica sinistra per tamponare la pugnalata del collega, riuscendo a limitare un minimo la copiosa fuoriuscita di sangue. Mise l'arma dell'assassino nella busta per le prove ed ordinò agli agenti con White di portarla in caserma, sarebbe stato un cimelio dal valore inestimabile, una sorta di premio che avrebbe coronato la cattura o l'uccisione di Jeff, nel caso fosse avvenuta. "Ehy, Gabriel, cerca di tornare indietro vivo, dopo che sarà tutto finito, faremo una bella festa" "Certo Andrew, vedrai che sopravviveremo entrambi, ci rivediamo fra poco." Questo fu l'ultimo scambio di battute fra i due colleghi nonché migliori amici, prima che il vice-ispettore venne portato all'uscita del parco. "Ok, adesso voi due restate qui, di sicuro vi raggiungerò prima di venti minuti" Disse ottimisticamente Gabriel, che in realtà dentro di sé non era molto positivo. Volle infatti avviarsi da solo in questo ultimo inseguimento in modo che, se disgraziatamente fosse morto, ci sarebbe stati ancora i due agenti su cui contare, con le pistole cariche. Non voleva freddare il ragazzo ma solo ammanettarlo, ora che era apparentemente disarmato e ferito non serviva colpirlo, ma sapeva che non doveva comunque abbassare la guardia, dato che un folle come lui può uccidere in qualunque maniera, se ha nella testa l'obiettivo fisso di farlo. Estrasse il caricatore dalla pistola per contare quanti proiettili gli fossero rimasti, poi lo riinfilò nel calcio e corse in avanti, mentre gli agenti con Andrew si dirigevano in macchina nel verso opposto.

Passarono cinque minuti, Andrew era già vicino all'ospedale mentre Jackson non aveva nessuna traccia di Woods. A terra non c'erano macchie di sangue, capì quindi che doveva aver lasciato il tratto asfaltato apposta per camminare sull'erba e le foglie, su cui le macchie sono meno visibili. Se avesse continuato a camminare lateralmente al sentiero, non sarebbe cambiato nulla, quindi per forza aveva preso un'altra direzione. Ma quale? Intorno al parco c'era solo la natura incontaminata, salendo si potevano trovare delle cascine ma Jeff non poteva arrivare così lontano, nelle sue condizioni. Il detective era preso dalla confusione, stava per contattare i due agenti per ordinare loro di sparpagliarsi in modo da cercare Jeff su più punti, ma proprio in quel momento gli arrivò una pietra dall'alto alla sua sinistra che lo colpì sull'avambraccio. Alzò la testa in quella direzione, e c'era proprio lui sulla collina sovrastante. "Ringraziami che non ti ho colpito in testa, seguimi che ci divertiamo." Gli disse con la solita aria di sfida sarcastica, poi si girò e continuo ad avanzare. "Come ha fatto, zoppicante e con un proiettile al fianco, a salire lì?" Si chiese Gabriel, ma non perse tempo a cercare risposte e salì immediatamente sulla collina. Jeff era già quasi cinquanta metri distante, il poliziotto gli gridò "Fermo, non puoi andare lontano!", Il ragazzo lo ignorò e riprese a correre, con un ritmo quasi come una persona in perfetta forma, riuscendo anche ad evitare due colpi di pistola buttandosi su dei cespugli e mettendosi dietro gli alberi di lato.

Continuarono a correre giungendo su una struttura fatiscente, posta sopra un piccolo promontorio, che ricordava una casa abbandonata prossima al crollo. Jeff ne approfittò per nascondercisi, entrando da una finestra sul lato destro, Gabriel entrò da quello che sembrava l'ingresso principale, e sulla sinistra vide una coppia, palesemente spaventata dalla sua presenza. Il detective li si presentò a loro e il ragazzo e la ragazza ricamnìbiarono: "Mi chiamo Mike, lei è la mia ragazza, stiamo facendo un'escursione al parco, e ne abbiamo approfittato per vedere la natura che ci sta intorno." "Piacere, Erika.", disse la sua partner stringendo la mano al detective. "Mi dispiace, ma avete scelto il giorno sbagliato per venire qui." Disse loro Gabriel, con tono calmo ma serio. "Jeffrey Woods si è infiltrato nel parco, adesso è entrato qui dentro e lo sto inseguendo." "Chi è questo Jeffrey Woods?" Chiese stranito Mike. Gabriel si aspettava qualunque reazione tranne quella domanda, ma mantenne la calma e rispose: "Ehm...forse lo conoscete come Jeff The Killer." Come consuetudine, il terrore pervase la giovane coppia, a cui l'ispettore fece cenno di uscire per mettersi al sicuro. Ma appena Mike si mosse, sbucò Jeff dietro i tre presenti, "Sorpresa!" urlò con la pistola lanciarazzi puntata a loro, da cui sparò un colpo. Appena Gabriel vide l'arma, corse in avanti evitando di venire coinvolto direttamente nell'esplosione provocata dal colpo, Mike fu spinto verso destra dall'impatto, mentre Erika, che ebbe solo un secondo di tempo per urlare, venne colpita in pieno. La parete, il muro e le travi nel punto dell'esplosione cedettero cadendo sulla ragazza, ricoprendola totalmente.

Mike, caduto a terra e gravemente ferito nella parte sinistra del corpo, iniziò a chiamare Erika urlando e piangendo, ma il suo fiato si esaurì velocemente, a causa del copioso sanguinamento. Vide Gabriel uscire allo scoperto, si era riparato dietro dei calcinacci, e ne uscì illeso, con solo i vestiti leggermente rovinati. Si precipitò verso il cumulo di macerie davanti a lui, nel tentativo di salvare Erika. "Perchè non gli hai sparato appena l'hai visto? Anche tu hai ucciso la mia fidanzata!" Lo rimproverò Mike, che dopo smise di parlare e chinò la testa, apparentemente perdendo i sensi. Gabriel riusci con fatica a spostare alcune travi, scoprendo il volto della ragazza, da cui era intuibile che fosse senza vita. Le chiuse gli occhi, si mise in piedi e rivolgendosi a Mike, che sembrava svenuto ma volle comunque parlargli sperando fosse cosciente, gli disse: "Se non fermo Jeff, altre persone faranno la sua stessa fine. Non merita di essere ucciso, e poi nemmeno un colpo di pistola potrebbe essere sufficiente a fermarlo, te lo garantisco. Adesso farò venire un'ambulanza, spero di rivederti in perfetta salute. Mi dispiace ancora per Erika." Uscì di corsa dall'ingresso da cui era entrato, intuendo che Jeff fosse di nuovo all'esterno dato che altrimenti avrebbe già di nuovo attaccato i due superstiti. "Frank, ho bisogno che chiami un eli-soccorso per una stuttura a Nord-Ovest del sentiero del parco, Jeff ha attaccato una coppia, lei è morta mentre lui è in fin di vita. Ti darò tutti i dettagli quando ci vedremo, adesso sto continuando a dargli la caccia." Comunicò al collega col fiatone, accentuato dalla tensione che provava in quel momento, stando cercando alla cieca il criminale.

Il poliziotto non aveva più un piano, stava girando per tutto il colle senza una meta nè una direzione precisa, nella speranza di trovare Jeff, anche se sapeva che l'unico modo per rivederlo era che il killer avrebbe dovuto uscire allo scoperto. Era difficile per un'intera squadra scoprire i suoi nascondigli, per un uomo solo era praticamente impossibile. "Jeff, dove sei? Fatti vedere, è inutile che scappi! Io e i miei uomini ti prenderemo, arrenditi!" Urlò Jackson a squarciagola, nel tentativo di farsi sentire e soprattutto di convincerlo alla resa. Non ricevendo nessuna risposta e cominciando a rassegnarsi che The Killer gli era sfuggito anche quel giorno, cadde a terra inginocchiandosi e diede pugni al terreno, come gesto di disperazione e rabbia. L'unica speranza era che lo trovassero gli agenti, ma a prescindere da come sarebbe andata a finire sapeva che quello era il suo ultimo giorno da poliziotto, dato che nessun suo collega avrebbe più tollerato i suoi piani di cattura, che fino a quel momento avevano solo causato la morte e il ferimento di diversi agenti, e la fuga costante di Jeffrey.

Appena iniziò a piangere, sentì dei passi irregolari, tipici di qualcuno zoppicante, avanzare verso di lui, sapeva di chi si trattasse ma non alzò lo sguardo, come se fosse lui ad essersi arreso. "Sei disperato, vero? Ti senti come se fossi perso nei tuoi dubbi e la paranoia ti stesse mangiando dall'interno, mentre tu puoi solo assistere inerme alla degradazione del tuo corpo e del tuo spirito, che pian piano si propaga anche nel resto della società. Se è così, benvenuto nel mondo dei pazzi, è quello che provo anch'io ogni singolo giorno. Dovresti provare con gli omicidi, sono un ottimo rimedio per sfogarsi." Gli sussurrò Jeff chinandosi a lui. Gabriel riacquisì il vigore e si alzò in un lampo, emise un grido di coller e spinse con forza il tredicenne in avanti.

"Jeff, basta! Hai oltrepassato ogni limite! Non solo hai stuprato Bridgette Hayden e ucciso Jameson, ma attaccando quella coppia hai dimostrato di essere solo uno psicopatico che ama fare del male!" "Bhe, se mi consenti vorrei avere un po' di divertimento, prima di andarmene. Sono consapevole che la mia opera sta giungendo al termine, almeno prima di crepare mi sfogo un po', anche se non ne ho mai abbastanza." Insinuò una risata, ma le ferite, che stavano diventando sempre più invalidanti, la interruppero facendogli sentire dolore sparso in tutto il corpo. Non poteva più muoversi a lungo, quindi decise di azzardare un incontro faccia a faccia col detective. Gabriel gli puntò la pistola al viso, ma stavolta Jeff non sembrò farsi condizionare, anzi, il suo sguardo di sfida si fece più deciso, e accennò un sorriso irriverente. Gabriel, capendo che l'assassino sapesse che non sarebbe stato ucciso da lui, ripose la pistola nella fondina e gli disse: "Ti confesso una cosa che un poliziotto non dovrebbe mai rivelare al nemico, ma con te faccio eccezione: ho la pistola scarica, non posso più spararti. Adesso potresti farmi fuori con la tua lanciarazzi, ma scommetto che non vuoi sbrigartela così rapidamente. Sono il poliziotto che più ti ha dato filo da torcere, vuoi farmi morire soffrendo invece di eliminarmi con un solo colpo, non è così? E io ti affronterò, anche da disarmato, finchè uno dei due non sarà sfinito o io sarò morto. Solo io potrò morire oggi, perché non ti ucciderò mai; ti dimostrerò, anzi, che la determinazione a lasciarti in vita, lasciando che sia il tempo a punirti, è più forte della tua pulsione di uccidermi." Dopo averlo sfidato, si mise in guardia, pronto a combattere.

"Messo in difficoltà? Direi piuttosto che mi hai fatto divertire. Bene, allora questo è lo scontro finale, il tempo di sbarazzarmi di te e poi potrò riposare." Disse Jeff con aria soddisfatta di essere arrivato fino a quel punto, che considerava l'ultimo tassello della sua missione. "Arrenditi, Jeff, prima di incarcerarti ti porteremo in ospedale dove potranno curarti le ferite per gli spari e le ustioni. Non ha senso che continui a scappare, non potrai sostenere questa vita ancora a lungo e ne sei consapevole." "Non mi servono le cure fisiche, ho completato la mia missione e mi basta, posso morire felice, ma non prima di aver combattuto un'ultima volta. Non voglio morire sparato nuovamente, al massimo saranno i colpi di prima, o meglio ancora le ferite che mi contraddistinguono ad uccidermi, ma di sicuro non sarà per mano tua. E poi, sarebbe troppo facile sottomettermi alle autorità solo per farmi curare, sono stufo di piegarmi al sistema e preferisco togliermi di mezzo invece di far parte di questa società corrotta." "Tu sei sicuro di non essere corrotto? Scorre il male dentro di te, le persone che hai fatto fuori saranno state cattive ma a differenza tua non avrebbero mai ucciso." "Ne sei proprio convinto? Andiamo, sei un investigatore, col tuo intuito potresti facilmente dedurre che prima o poi Randy e gli altri due suoi leccaculo sarebbero potuti arrivare a tanto. In ogni caso, i loro omicidi non sarebbero mai stati come il mio: io sono un giustiziere, non prendo la vita delle mie vittime per pura cattiveria, non solo perlomeno. Vi ho sempre detto che la mia intenzione fosse ripulire la città da alcuni dei suoi abitanti peggiori, vi ho fatto un favore ma probabilmente voi siete come loro, se non peggio, ecco perché non mi sarete mai grati per la mia opera." "Hai detto bene, Jeffrey: non ti saremo mai grati, anzi, siamo talmente corrotti e malvagi che il nostro più grande desiderio attualmente è sbatterti in galera. Però, a differenza tua, non facciamo soffrire gli uomini che catturiamo, ecco perché ti faremo medicare. Forse, devi riconoscere che tu sei decisamente più sadico di noi." "Certo, sono sadico, perché ho piacere ad ammazzare i reietti, come mi aveva definito mia madre, mica lo faccio solo per stoicismo verso la mia filosofia." "Non ne dubitavo, anzi, sono convinto che la tua filosofia sia solo un pretesto, una scusa per tentare di giustificare e di dare una logica alla tua psicopatia. Comunque, questa non è una gara a chi è più buono, smettiamola coi discorsi astratti anche perché fra poco non avrai più la forza nemmeno per parlare." "Finalmente siamo pienamente d'accordo su qualcosa, detective. E adesso basta con le chiacchiere, passiamo all'azione, sarà divertente mietere la mia vittima più capace a mani nude."

Jeff si scagliò verso Gabriel, intendo a tirargli un pugno. Zoppicando, la sua corsa avrebbe dovuto essere rallentata, ma corse normalmente sopportando il dolore, essendo quasi certo di concludere l'incontro al più presto. Il poliziotto non si fece cogliere di sorpresa, e lo afferrò bloccandogli entrambe le mani. Tentando di liberarsi, il killer gli fece lo sgambetto, senza riuscire a farlo cadere ma sbilanciandolo all'indietro, e bastò per liberarsi. L'agente avanzò immediatamente, colpendo il nemico con un pugno destro sullo squarcio a forma di sorriso, ormai in pessimo stato, facendo urlare e piegare Jeff dal dolore. Deciso a dargli il colpo conclusivo, l'agente gli si avvicinò, ma restando piegato Jeff lo colpì con un montante sinistro allo stomaco, seguito da un gancio destro al viso. "Le lezioni di boxe mi sono state utili, decisamente la cosa migliore che mio padre ha fatto per me", esclamò Jeff compiaciuto. L'agente non si tirò indietro, si spostò lateralmente per evitare un diretto destro e tentò di dare un altro pugno sulle ustioni dell'avversario, che stava perdendo sempre più sangue a causa dei colpi di pistola precedenti, indebolendosi sempre di più. Sapendo che non poteva più affrontarlo corpo a corpo, estrasse dalla giacca un nuovo coltello, con cui colpì Gabriel procurandogli un taglio sull'addome, che lo fece indietreggiare. "Sorpreso, eh? Questo è un souvenir che ho preso dalla casa di Jameson dopo averlo freddato, avrei potuto confiscargli la pistola ma è più divertente usare i coltelli." L'assassino, di nuovo armato, si avventò contro Jackson sperando di finirlo all'istante, ma il detective non si scoraggiò e, resistendo al dolore del taglio, scansò la mano destra di Jeff che impugnava il coltello e gli diede una ginocchiata sulla ferita d'arma da fuoco nel lato sinistro del torace. Il dolore fu eccessivo anche per Jeff, la sua motivazione ad uccidere non era più sufficiente a restare in piedi, quindi si lasciò trasportare dallo spasimo e cadde a terra, inginocchiandosi. "I coltelli saranno più divertenti, ma le pistole sono sempre più efficaci, dovresti saperlo ormai", gli disse Gabriel con tono superbo puntandogli contro l'arma, convinto di aver vinto. Appena si avvicinò per ammanettarlo, Jeff lo colse di sorpresa, alzandosi istantaneamente spostandosi verso le gambe dell'avversario, in modo da evitare il colpo che Gabriel gli sparò istintivamente appena si mosse, e si alzò conficcandogli il coltello sul taglio già aperto prima. Ciò fece indietreggiare l'ispettore a cui cadde l'arma da fuoco, il ragazzo lo seguì, gli tirò fuori il coltello dalla ferita e, in un urlo composto da gioia, sadismo e affanno, tentò di pugnalarlo un'ultima volta al viso. Gabriel, nel tentativo finale di fermare il killer, cercò di bloccargli il braccio che brandiva la lama e gli tirò un calcio destro fra il petto e l'addome con tutta la sua forza residua, spingendolo in avanti di circa un metro e facendolo atterrare sul fondoschiena. L'impatto del colpo fece però rimbalzare anche l'agente, che inciampò su una pietra e, non avendo più l'energia per restare in piedi, cadde in posizione supina.

Jeff ri rialzò con fatica, era l'occasione perfetta per finire definitivamente lo scontro a suo favore, afferrò la sua arma che cadde poco distante da lui, e, tenendosi la ferita a sinistra del torace col proiettile ancora dentro, che perdeva copiosamente sangue, si pose di fronte a Gabriel e pronunciò la frase di chiusura: "È stato divertente, detective, ma il gioco è durato fin troppo. La mia missione si conclude ora!" Sollevò il coltello con entrambe le mani, Gabriel era rassegnato, la sua espressione lasciava trasparire la delusione nel non essere riuscito a fermare il ragazzino più pericoloso che avesse mai conosciuto, ma stava accettando di morire serenamente, conscio di aver lottato fino all'ultimo. "Avanti, fallo, uccidimi, tanto fra non molto sarà finita anche per te".

Dopo che Gabriel pronunciò quest'ultima frase, che sembrò un tentativo disperato di morire guardando il lato positivo della vicenda, si sentirono dei passi provenienti da poco lontano, alla destra di entrambi. "Jeff, muori!" gridò l'uomo che produceva quei passi appena fu visibile, che si rivelò essere Nick; alla visione del poliziotto, il criminale si scansò a destra, fulmineamente estrasse la pistola lanciarazzi e gli scagliò l'ultima munizione, che esplose sul busto di Nick facendolo morire all'istante. In contemporanea, però, il proiettile sparato dall'agente raggiunse Jeff mentre si scansava, fra lo stomaco e il petto sinistro; balzò quindi all'indietro gettandosi nel breve ma ripido dirupo dietro di lui, facendosi perdere di vista da Gabriel, che era rimasto a terra e non aveva ancora pienamente realizzato ciò che era appena successo in meno di 10 secondi.

Il male perenne[]

Dalla radiolina dell'ispettore parlò Frank, a cui aveva ordinato di restare fermo nel parco assieme a Nick, che preoccupato chiese: "Detective Jackson, è ancora vivo? Com'è finita con Jeffrey? Nick si è messo in testa di aiutarla e dopo neanche cinque minuti ha iniziato a correre verso di lei, sono rimasto nella postazione da lei indicatami ma adesso mi sto diringendo anch'io nella vostra direzione, sa qualcosa del collega?" Gabriel stava perdendo le forze, voleva rimproverare l'agente per non aver seguito il collega subito in modo da aiutarlo, ma impiegò il suo fiato in esaurimento per informarlo in poche parole dell'accaduto: "Nick è arrivato alla fine del mio scontro con Jeff, si sono colpiti a vicenda... penso siano morti entrambi." Ci fu in silenzio di qualche secondo, poi Frank riprese con tono mortificato: "Può... potrebbe accertarsi del loro decesso?" L'ispettore chinò la testa a sinistra, diede uno sguardo al corpo giacente a schiena in sù in un lago di sangue, chiuse gli occhi come gesto di dispiacere e gli scese qualche lacrima. "Confermo che Nick è deceduto, Jeff è caduto per il dirupo sotto di me, non è nel mio campo visivo ma era in pessimo stato e credo non sia più un pericolo", dichiarò l'ispettore, cercando di non singhiozzare a causa del breve pianto. "Lei in che stato si trova? Dalla voce sembra ferito, ha bisogno di assistenza?" Chiese cordialmente Frank, che però ricevette risposta negativa da Jackson: "No, grazie, piuttosto recati alla base del dirupo da cui è caduto Jeff, a Est, e accertati della sua morte." La priorità del detective era ancora il criminale, solo dopo essersi sincerato che fosse davvero finita sarebbe stato completamente sereno e si sarebbe potuto far medicare in completa tranquillità. Frank non credeva che il suo superiore non avesse bisogno di aiuto, ma si limitò a rispondergli "Rivevuto" e corse deviando alla sua destra, per raggiungere la presunta posizione dell'assassino. Gabriel, però, non volle stare fermo, voleva raggiungere Jeff assieme a Frank, anche se sapeva che non poteva compiere sforzi per non far peggiorare la ferita da taglio. Temeva che il giovane poliziotto si sarebbe lasciato intimidire dal killer, nel caso fosse stato ancora in vita, e non sarebbe riuscito a sparargli e/o arrestarlo, quindi non voleva lasciargli scoprire da solo l'esito del colpo di Nick su di lui. Si trascinò in avanti per prendere la sua pistola, ormai scarica ma utile per tenere a bada ed eventualmente colpire col calcio di essa, diede un'occhiata alla lanciarazzi usata da Jeff gettata lì vicino e dopo scivolò dal dirupo poggiandosi sulla schiena, limitando i danni.

Arrivato a valle, non trovò nessuno, ma dalle macchie di sangue contigue capì che The Killer aveva camminato in avanti. Quelli erano stati probabilmente i suoi ultimi passi, inoltre stava andando incontro a Frank, quindi anche se fosse stato ancora vivo l'agente lo avrebbe fermato. Jeff era rotolato dal dirupo, i vari urti in successione peggiorarono le sue ferite, ma per pura fortuna gli fecero anche fuoriuscire il proiettile sparatogli da Nick, prolungandogli leggermente il tempo a disposizione che gli restava. Si era incamminato senza una meta precisa, cercando solo di allontanarsi il più possibile dal detective, sperando di raggirare gli agenti posizionati nell'area dove si trovava prima dell'ultimo scontro. "Non morirò in galera, resterò libero, fino alla fine." Mentre espresse questa suo ultimo obiettivo, il bruciore delle ustioni che aumento bruscamente, cominciarono a sanguinare e iniziò a fargli male tutto il lato sinistro della faccia, sentiva come se la pelle stesse per staccarsi. Si specchiò sulla superficie del fiume che scorreva lungo quel tratto, e vide che i segni sul viso erano anneriti, colorati solo dal sangue e con pezzi di pelle e carne prossimi a cadere; si era anche impallidito, probabilmente a causa dell'incessante perdita di sangue, segno che fra pochi minuti sarebbe mancato anche lui. Usò le sue ultime energie per muoversi, trascinandosi più che camminando, verso un albero su cui appoggiò la schiena e si sedette. La sua vista cominciò ad offuscarsi leggermente, credeva di star diventando cieco anche dall'occhio destro. "Adesso posso dormire per sempre anch'io, finalmente", pronunciò quasi sottovoce, dopo chinò la testa e chiuse l'occhio, quasi addormentandosi per aspettare la morte.

Qualche decina di secondi dopo, mentre avvertiva le sue enrgie residue abbandonarlo e la sua coscienza spegnersi lentamente, udì dei passi provenienti davanti a lui. Dedusse si trattasse di un poliziotto, quindi non aprì gli occhi e accettò di essere ammanettato e di morire moralmente da solo, senza l'unica persona che amava ancora al suo fianco. Ma la sua certezza crollò quando il presunto agente smise di camminare, una volta arrivato difronte a lui, e gli parlò: "Jeff, sei vivo?" gli chiese con una voce spezzata da un pianto imminente. Riconobbe subito quel timbro, aprì gli occhi e girò la testa per guardare frontalmente. Si trattava di Liu, i cui occhi si illuminarono di sollievo quando vide il fratello reagire al suo richiamo, sebbene consapevole che non gli restasse poco tempo.

"Li-Liu...allora sei venuto. Hai letto la mia lettera, spero, ti è piaciuta? Certo, non mi stai trovando proprio in una forma smagliante, ma l'importante è che tu stia e starai sempre bene." Esordì Jeff, che sperava gli fosse rimasto abbastanza fiato da avere una discussione ed un ultimo saluto esaustivo con l'amato fratello. "Jeff, devi farti curare, con queste ferite non puoi resistere a lungo. Ti porto io in ospedale, a costo di farci arrestare entrambi." Liu non rispose alle domande del fratello, era troppo preoccupato per la sua salute, un dialogo tanto desiderato anche da lui sarebbe stato possibile solo una volta che Jeffrey sarebbe guarito completamente, secondo le sue priorità. Ma il morente assassino non voleva vedere nessun altro al di fuori del consanguineo e desiderava solo restare in quella foresta, la vita non gli interessava più e stava accettando la morte imminente, dato che il suo ultimo desiderio si era avverato: vedere e parlare con Liu. "Tranquillo, fratello mio, non devi più preoccuparti per me, il mio compito è finito e adesso posso riposare in pace. Non ho più nessun motivo per restare qui, neanche lo merito, a differenza tua." "Va bene, come vuoi tu, fratellone. Da quando ci siamo divisi ho sentito che la mia vita non avesse più un senso, ma se tu sei sciuro che un senso ce l'ha allora la vivrò appieno, come hai fatto tu. E poi, sinceramente non mi dispiacerebbe passare tutta la vita insieme a te in galera, è l'unico modo per ritornare a stare insieme e lo accetterei." "Liu...sei proprio un pazzo...hai preso da me." "Si impara dai migliori, fratellone." Jeff gli accennò un sorriso, il più genuino e motivato da pura commozione che avesse mai fatto, e Liu ricambiò, entrambi con delle lacrime di gioia per starsi rivedendo e dolore perchè era l'ultima volta.

I due parenti videro una figura poco distante, alla loro destra, avvicinarsi verso di loro, con una corsa irregolare. Man mano che si avvicinava, poterono osservarne meglio i dettagli: si trattava di un poliziotto data la divisa, e la corsa era rallentata da una ferita all'addome che l'uomo cercava di tamponare con la mano. Jeff capì quindi che si trattasse di Gabriel, si voltò dal fratello e con un sospiro disse: "E' finita, ci vediamo Liu." Il dodicenne capì che lo non avrebbe più rivisto se l'agente lo avesse portato via, a meno che non fosse morto sul momento; doveva quindi trovare un modo per assicurarsi l'esclusività sulla compagnia di Jeff The Killer nei suoi ultimi attimi di vita e, come accennato a lui stesso, sarebbe stato disposto a sostituirlo se fosse stato necessario. "Jeff, è finita!" Gridò Gabriel, mentre compieva gli ultimi passi verso i due ragazzini. "Tu che ci fai qui? Quelli dell'orfanotrofio sono degli incompetenti!" Disse con rabbia a Liu, anche se il tono era perlopiù affaticato a causa della ferita. "Adesso verrete entrambi con me, forse vi faccio un favore visto che volete stare ancora insieme. Potrete salutavi con calma in ospedale, poi porterò te in carcere, finalmente, e tu tornerai all'orfanotrofio, dove avresti dovuto rimanere." Estrasse le manette dalla cintura, si inchinò su Jeff per mettergliele mentre Liu assisteva inerme. "Jeffrey Alan Woods, ti dichiaro in arresto per plurimi omicidi e violenza sessuale. Tutto quello che dirai d'ora in avanti potrà essere usato contro di te." Quest'ultimo, conscio che non sarebbe mai arrivato vivo nemmeno alla vettura, lasciò andare un'ultima volta la sua insolenza, guardò un'ultima volta il detective e gli disse: "Fottiti... tu e quella puttana di tua moglie." Lo sguardo di Jackson si colmò d'ira, aveva la pulsione di ammazzare di botte l'assassino, ma ancora una volta restò saldamente immedesimato nel suo dovere lavorativo e procedette ad ammanettarlo. Chiuse le manette a chiave, venne contattato da Frank, che lo informò di stare per arrivare nel punto da lui ordinatogli. "Va bene Frank, vienimi ad aiutare a portarli, ho catturato Jeff e suo fra-" "No, non ci hai catturato, mai!"

La comunicazione dell'ispettore al suo collega venne interrotta da questa frase, pronunciata da Liu con lo stesso tenore inquietante ed incupito che aveva usato Jeff The Killer rivolgendosi alle sue vittime. Il ragazzo afferrò il coltello che Jeff teneva nella tasca interna della sua giacca, visibile appena dal manico, e in un gesto folle lo conficcò al petto di Gabriel. "Che stai facendo, perchè?!" Gli chiese Jeff con gli ultimi sprazzi di voce che gli restavano. Seguì una seconda coltellata, più violenta della prima, l'agente urlò dal dolore. "Perchè, perchè lo hai fatto?" Disse guardando Liu e sputando sangue, "Ti sei condannato da solo." Guardò Jeffrey, tossì ancora del sangue a cui arrivò sulla felpa e in faccia, poi si accasciò sul fianco destro, distese le braccia a terra girandosi supino e spirò, con gli occhi aperti. Durante il delitto, dalla radiolina provennero delle parole di Frank a cui nessuno prestò attenzione, ma che ascoltarono dopo che l'ispettore morì. "Detective, detective, che succede? Mi sente? Sto arrivando!" Sentirono dirgli con affanno e paura, Liu prese la radiolina e la sbattè con foga a terra tre volte, emettendo urla isteriche, distruggendola.

"Adesso non abbiamo più nessun fastidio, fratellone, possiamo stare insieme tranqulli." Gli disse, con la stessa aria inquetante assunta mentre uccise il detective e con un sorriso dall'estensione innaturale accompagnato dagli occhi spalancati, l'espressione tipica della psicopatia. Jeffrey era spaventato, quello che fino a pochi minuti prima era stata la persona più temuta del periodo adesso era terrorizzato dal ragazzo davanti a sè, era come se per la prima volta si stesse specchiando e stesse comprendendo la follia e la malignità della sua natura, anzi, della loro natura, dato che evidentemente era condivisa anche dal fratello. Cercò di far prevalere l'istinto di accudimento e l'amore fraterno sul timore, nel tentativo di morire diffondendo amore e cercando di contrastare il male che aveva appena pervaso il fratello, di cui in parte si sentiva in colpa essendo convinto di aver rappresentato un cattivo esempio peggio di quanto non lo fossero stati i genitori, e quando Liu gli andò vicino per abbracciarlo lo respinse, e cominciò a fargli un discorso morale, sperando che la vita non l'avrebbe abbandonato in quell'istante, che piuttosto riteneva probabile che il suo fratellino avrebbe detto a lui.

"Liu, perché... perché lo hai fatto? P-perché sei diventato come me?" "Voglio restare con te fino al tuo ultimo secondo di vita, fratellone, non posso permettere che qualcuno ti porti in carcere e ti allontani da me. Trascorrerò con te questo ultimo momento insieme, dopo potranno farmi ciò che vogliono." Jeff non ammirava più l'amore che Liu gli riservava, ormai non era nemmeno più definibile amore e ne era consapevole, nonostante la sua psiche controversa, e proseguì. "Oh, Liu...sei sempre stato così gentile e presente per me. Scusa se non ho mai ricambiato la tua bontà, e soprattutto se ti ho fatto del male l'altro giorno. Mi manca solo da ricevere il tuo perdono, poi potrò andarmene, finalmente felice." "Certo che ti perdono Jeff, ti voglio bene, te ne ho voluto e sempre te ne vorrò. Nessuno ha mai capito la tua visione tranne me, e ti assicuro che mi batterò per valorizzarti anche quando non ci sarai più; porterò avanti la tua visione, diventerò un giustiziere e porterò a termine la purificazione della società che hai cominciato." Jeff lo guardò per l'ultima volta, alla sua espressione dolorante si aggiunse anche una di disapprovazione verso le ultime parole pronunciate dal fratello, a cui si sentiva in dovere di fargli una morale nel tentativo di prevenire che potesse diventare un eventuale Liu The Killer, e anche per pulirsi la coscienza prima della sua dipartita: "Non è ironico, fratellino? Jeff The Killer alla fine viene ucciso anche dalle stesse ferite che lo contraddistinguono." Liu iniziò a piangere, tentò nuovamente di stringere Jeff in un abbraccio ma quest'ultimo lo allontanò leggermente per continuare il suo discorso. "Io sto per morire, ma la malattia che affligge la società no, non sparirà mai, o almeno finché continuerete a vivere in questo modo. Pensavo che io potessi essere il medico definitivo per debellarla, e invece alla fine sono stato eliminato dal sistema che stavo combattendo, in cui sono stato sempre coinvolto dall'inizio. Diventare dei serial killer non è la soluzione, tantomeno dei giustizieri, ci si illude di star facendo del bene ma si porta solo altro male." Suo fratello lo stava ascoltando e guardando con stupore, non si aspettava di udire proprio quelle parole, e stava cominciando ad infastidirsi, volendo solo attendere la sua morte con sole parole di amore reciproco. "Non mi pento di nulla, ho ucciso quasi solo persone che meritavano una punizione, ma in realtà ce la meritiamo tutti e adesso è giunta anche per me. Liu, ti prego, non alimentare anche tu questa malattia, non essere come me, anche se un giorno sentirai scorrerti dentro lo stesso sciroppo che mi ha spinto agli omicidi tu ignoralo. Sii la persona migliore che questo mondo possa ospitare, il vero uomo che non abbiamo mai conosciuto ed il padre che non abbiamo mai avuto. Un giorno ci reincontreremo, mi complimenterò con te per la vita che sarai riuscito a condurre e potremo finalmente vivere felici insieme. Ti amo."

Quelle furono le ultime parole di Jeff The Killer. Persino Liu, che era la persona che più lo aveva conosciuto in quegli anni, restò di sasso udendole, il suo pianto aumentò anche perche pensava che lo avesse lasciato senza amarlo più, e invece era proprio perchè aveva usato le sue ultime forze per riprenderlo sul suo comportamento malvagio che lo amava profondamente, ma in quel momento Liu non se ne rese conto, e si chiedeva solo perchè anche il suo fratellone non lo avesse compreso e sostenuto, si ritrovava da solo fisicamente e moralmente, proprio come lo era stato Jeff durante le ultime 6 settimane.

Quando Frank arrivò sul luogo del delitto, trovò solo i due cadaveri, i resti della ricetrasmittente dell'ispettore e il coltello con cui era stato ucciso vicino al corpo di Jeffrey, intuendo così che fosse stato colpito mortalmente da lui. Chinò la testa, ma dopo pochi secondi si asciugò gli occhi e avvisò i suoi colleghi, che si recarono sul posto e in assoluto silenzio in onore del collega prelevarono i corpi e gli oggetti rinvenuti, inclusa l'arma bianca che doveva essere analizzata.

La notizia della morte di Jeff The Killer fu ufficializzata la mattina seguente, di sabato 20, ma stavolta l'articolo relativo della NOLA Watch non venne scritto da Monica Davenport: la donna infatti, fu arrestata per complicità in seguito all'intercettazione della chiamata eseguita col cellulare di Peter, effettuata nel pomeriggio precedente. "Tuo marito si vergognerebbe di te. Non pensavo che l'avrei detto, ma menomale che non c'è più, così non soffrirà mai per il dolore che avrebbe provato, scoprendo che la sua quasi moglie ha aiutato il suo nemico numero uno." Le disse Frank quando la accompagnò nella cella in cui sta soggiornando ancora oggi.

Mike era disteso nel letto dell'ospedale quando apprese delle morte dell'assassino e del poliziotto che aveva conosciuto e a causa di cui aveva perso la fidanzata, e gioì per il decesso di entrambi. Per lui, anche Gabriel Jackson era un assassino al pari di Jeffrey Woods, non capiva la sua logica dell'evitare di ucciderlo a tutti i costi e non la capirà mai. Sa solo che Erika avrebbe potuto essere ancora in vita se quel maledetto 19 settembre il detective avesse sparato a Jeff, e considerava la sua morte come una punizione del destino.

Il funerale di Gabriel, Nick, Robert e di tutti gli agenti uccisi in quei cinque giorni si svolse una settimana dopo in forma pubblica, di sabato 27, e vi parteciparono anche Andrew e la sua famiglia, dimesso dall'ospedale tre giorni prima e ormai congedatosi dall'attività poliziesca; Frank con la sua fidanzata e la moglie e la figlia di Jameson. Jeffrey, invece, fu sepolto al cimitero di New Orleans vicino ai suoi genitori Domenica 21, senza nessuno che venne ad assistere, rispettando la richiesta di Gabriel che aveva sempre espresso la sua preferenza nel non cremarlo, contrariamente all'opinione pubblica e dei suoi colleghi.

In totale, le vittime dirette di Jeff The Killer furono 13. Dalla prima all'ultima passarono 46 giorni: dal 4 agosto al 19 settembre. Le sue prime quattro vittime vennero uccise nelle prime due settimane, mentre le restanti vennero mietute, dopo un mese di pausa, nei suoi ultimi 6 giorni di vita. Di seguito, l'elenco completo delle persone che persero la vita a causa di Jeffrey Woods, anche indirettamente:

  1. Matt Woods, 4 agosto
  2. Sheila Woods, 4 agosto
  3. Jesse Williamson, 10 agosto
  4. Bennie Rosenberg, 18 agosto
  5. Troy Shepard, 15 settembre
  6. Rosy Shepard, 15 settembre (morta per un infarto, alla vista del cadavere del figlio)
  7. Keith Smith, 16 settembre
  8. Tony Sikes, 16 settembre
  9. Peter Hayden, 17 settembre
  10. Bridgette Hayden, 17 settembre
  11. Randy Hayden, 17 settembre
  12. Robert James, 18 settembre
  13. Erika Atlas, 19 settembre
  14. Nick Nolan, 19 settembre

Ma che fine ha fatto Liu?

Aveva riposto il coltello del fratello, dopo averlo usato, vicino al suo corpo in modo da non destare sospetti, sul momento non aveva pensato che lo avrebbero incastrato comunque con l'esame delle impronte digitali. Dopo, riprese il vigore perso a causa del decesso del parente e dello smacco che gli aveva provocato il suo ultimo discorso, e corse dando le spalle alle due salme, dileguandosi nella vegetazione. La polizia risalì alle sue impronte digitali sul manico dell'arma, compatibilmente con la testimonianza di Frank che dalla radiolina aveva sentito Liu minacciare Gabriel e quest'ultimo urlare dopo dal dolore, mentre Jeff gli sembrò disgustato e contrario al suo gesto omicida, stando alla domanda che gli sentì rivolgere al fratello. Il nuovo assassino ricercato divenne quindi Liu Woods, ma ancora oggi non si hanno tracce nè notizie su di lui, nessuno sembra averlo visto e attualmente non è ancora stato scoperto nessun nuovo omicidio da parte sua. Tutta Mandeville è pero certa che un giorno ritornerà nella cittadina, ricalcando le azioni del fratello maggiore, per vendicarsi dell'orfanotrofio, della polizia e di tutta la popolazione, che ha contribuito alla degenerazione e conclusione della vita di suo fratello e per la de-umanizzazione che entrambi hanno subito.


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