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Novembre 1988
Junko Furuta era una liceale di sedici anni, frequentava una scuola superiore a Misato, nella Prefettura di Saitama, in Giappone. Essendo una bella ragazza, attirò le attenzioni di Hiroshi Miyano, un diciassettenne appartenente alla Yakuza 

(definita dall'occidente la "mafia giapponese"), ma ella rifiutò le avances. Per questo fu rapita da Hiroshi insieme ad altri tre coetanei.



GIORNO 1  — 22 novembre 1988

Junko viene rapita all'uscita da scuola e viene portata in un quartiere di Tokyo, a casa di uno degli aguzzini. Subisce violenza da più di 100 uomini, altri componenti della Yakuza invitati a casa dal rapitore, che successivamente le urineranno addosso. Costretta a rimanere nuda e a masturbarsi davanti a loro. Viene forzata a chiamare i genitori raccontando di essere scappata e di trovarsi da un amico. Malnutrita e disidratata e le viene imposto di cibarsi di scarafaggi e di bere la propria urina. Le vengono spente sigarette sulla pelle e inseriti oggetti negli orifizi.


GIORNO 11: — 1 dicembre 1988

Junko viene brutalmente picchiata, gli aguzzini le tengono la faccia sul cemento e ci saltano sopra. Legata con le mani al soffitto, viene usata come sacco da boxe, il suo naso perde talmente tanto sangue che non le è più possibile respirare, se non con la bocca. Vengono gettati sul suo stomaco dei pesi da palestra. Vomita dopo aver provato a bere acqua (il suo stomaco non riesce più ad accettarla). Cerca di scappare, ma viene punita con delle bruciature sulle braccia. Dopo averle cosparso gambe e piedi di liquido infiammabile le viene dato fuoco. Una bottiglia le viene inserita nel retto.


GIORNO 20 — 10 dicembre 1988

Le lesioni sono talmente gravi che non riesce più a camminare. Ripetutamente picchiata con delle canne di bamboo e una mazza da golf. Le vengono messi dei fuochi d'artificio nel retto, poi accesi. Unghie strappate e mani sfracassate. Costretta a dormire sul balcone nonostante fosse inverno.


GIORNO 30 — 20 dicembre 1988

Ustionata dalla cera calda rovesciatale in faccia. Le palpebre bruciate dalla fiamma di un accendino. Più volte pugnalata con aghi da cucito. Il capezzolo sinistro tagliato e distrutto con delle pinze. Una lampadina incandescente le viene inserita nella vagina e lasciata scoppiare, così da provocare ferite che portano all'incapacità di urinare. Impiega 1 ora per andare e tornare dal bagno a causa delle ferite. Le vengono gravemente danneggiati i timpani.


GIORNO 40 — 30 dicembre 1988

Prega i rapitori di ucciderla, mettendo fine all'orrore ma non viene ascoltata. Ha il corpo mutilato e incapace di muoversi dal pavimento.


GIORNO 44 — 3 gennaio 1989

Il suo corpo viene mutilato con un rasoio. Dopo la perdita ad una partita a Mahjong (gioco da tavolo con origini cinesi), viene picchiata, cosparsa di cera e infine bruciata viva.


Junko morì l'indomani. Il suo corpo fu messo in un bidone di benzina vuoto riempito poi di cemento, successivamente portato in una discarica isolata.

Successivamente un pentito della Yakuza indicò alla polizia dove si trovava il bidone con il corpo della ragazza, ciò portò all'arresto e alla condanna dei quattro, ma nonostante le foto che testimoniarono le violenze subite e l'autopsia che rivelava la presenza di molte tracce di sperma nel corpo della ragazza, i quattro ragazzi, di cui due erano affiliati della mafia giapponese, beneficiarono del fatto di essere minorenni e per la legge giapponese non potevano avere responsabilità penale. Furono cambiate le loro identità che rimasero ignote all'opinione pubblica, la quale a seguito del delitto chiese di abbassare per legge la responsabilità penale a 16 anni.

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