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Ho deciso di raccontare cosa trovammo quel giorno, poiché ormai, troppe speculazioni sono state fatte sul conto di questa inquietante storia. La tragedia dell’Ourang Medan.

Il mio nome è Jonathan Noah Wyat. Nacqui a Baltimora, Maryland, il 18/09/1930 non lontano dalla baia di Chesapeake. In giovane età decisi di intraprendere la carriera marittima, a quei tempi in molti decidevano di farlo, era un lavoro sicuro che permetteva di portare il pane in tavola in maniera decorosa, ammesso che si riuscisse a tornare sani e salvi, ogni settimana.

Prestavo servizio a bordo della "Silver Star", Con i suoi 468 metri di lunghezza, 59 di larghezza e le sue 297.000 tonnellate, una delle principali navi della marina mercantile statunitense, il 5 Febbraio del 1948. Il giorno in cui ci giunse la richiesta d’aiuto dell’Ourang Medan. Fummo i primi a giungere sul posto, ed a salire a bordo. Ma procediamo per ordine.

Avevamo lasciato il porto di Baltimora diretti a Singapore per prelevare un carico di sete pregiate ed incenso. Transitavamo, trascorse alcune settimane dalla partenza, nello stretto di Malacca, la principale via di comunicazione tra Oceano Pacifico ed Oceano Indiano, quando ci giunse la richiesta d’aiuto di una nave mercantile olandese in difficoltà. Insieme nel nostro convoglio, distanziato di svariate miglia marittime, c’era la "Città di Baltimora" un altra grande nave mercantile, che date le dimensioni, aveva preferito stallare in mare aperto in attesa di coordinate. La nave a lanciare la richiesta d’aiuto era l’Ourang Medan.

Il messaggio ci giunse in codice Morse, ed una volta decifrato, ci fece letteralmente gelare il sangue nelle vene. Recitava, testuali parole: "Tutti gli ufficiali, tra cui il capitano della nave e l’equipaggio intero giacciono morti in sala nautica e sul ponte…forse in tutta la nave non restano superstiti". Muovevamo in direzione dell’Ourang Medan quando due nuovi messaggi ci raggiunsero. Il primo si presentava troppo confusionale per essere decifrato mentre il secondo ci investì in tutto il suo macabro sapore: "…anche io sento arrivare il mio momento, aiutatemi!”. Avevamo il mercantile in vista, oramai. Sganciammo una lancia dalla Silver Star per avvicinarci ad abbordare l’Ourang Medan. Fui scelto fra i membri dell’equipaggio che avrebbero dovuto salire sulla lancia di salvataggio, ed issarsi a bordo della nave olandese. Maledico quel giorno tutt’oggi. Io ed altri due mozzi dopo alcuni tentativi riuscimmo ad issarci a bordo del mercantile in panne.

Lo spettacolo che si presentò ai nostri occhi fu il peggior spettacolo che ognuno di noi avesse mai visto in tutta la propria vita. E vi assicuro che la vita marittima non è proprio tutta rosa e fiori. Tutto era apparentemente in ordine, salvo il fatto che la nave era disseminata di cadaveri, in quelle che sembravano essere posture terrorizzate, le braccia di molti erano palesate verso l’alto in segno di difesa. Non vi erano apparentemente segni di violenza o di lesioni sui corpi. La maggior parte dei cadaveri sembrava esser stata congelata. Le smorfie sui volti dell’equipaggio erano stravolte dall’orrore. In nome di Dio chi, o cosa, poteva aver causato la morte di tutte quelle persone. La carcassa congelata di un cane giaceva in postura ringhiante in direzione di qualcuno, il pelo ritto sulla groppa, le orecchie tirate all’indietro, la coda tra le gambe. Un giovane salito con noi a bordo dell’Ourang Medan, per poco non svenne e cadde fuori bordo, tanto era stato lo shock rivelatosi ai nostri occhi.

Il mercantile ebbe un possente scossone e l’intera nave iniziò a vibrare. Qualunque fosse stata la causa della morte dell’equipaggio, era chiaro, non ci voleva a bordo. Da sotto coperta una figura di donna ammantata da un sudario, rosso come il sangue, si presentò alle nostre viste. Un singolo occhio al centro della testa, levò quello che era più simile ad un artiglio che ad una mano, nella nostra direzione. Ci invitava ad avvicinarci. Un altro boato seguì quell’apparizione, colti improvvisamente dal panico caracollammo giù dall’Ourang Medan e per poco non finimmo in acqua. Mentre fuggivamo da quell’enorme cimitero galleggiante, eravamo ormai in prossimità della Silver Star mantenutasi a distanza di sicurezza dal mercantile in difficoltà, la nave olandese esplose. Di lì a qualche ora il relitto del mercantile affondò senza lasciare traccia.

Sono trascorsi ormai dieci anni almeno da quell’episodio. Molte sono state le speculazioni fatte su di quel tragico fatto. Si dice che la nave stesse trasportando sostanze chimiche mal stivate, che stesse trasportando un occulto carico o che addirittura non sia mai esistita, che sia una folcloristica leggenda del mare. Ma io c’ero. Io ero lì e posso dirvi che l’Ourang Medan è realmente esistita.

Ancora oggi nelle traversate notturne, Quando il mare è grosso ed il vento sferza con possenti artigliate lo scafo della nave, tanto forte da poter distintamente udire la chiglia scricchiolare sotto gli impietosi colpi della tempesta, talvolta mi sembra di scorgere in lontananza un grande mercantile battente la bandiera olandese. Sul ponte di questa nave, facendo molta attenzione e socchiudendo gli occhi per mettere bene a fuoco, mi sembra di scorgere una rossa figura che mi invita ad avvicinarmi. Mi invita ad unirmi all’equipaggio della nave morta. Forse è solo un'illusione, o forse è davvero l’Ourang Medan tornata indietro dagli abissi per terminare il reclutamento del proprio equipaggio.

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Fonte: creepyitalia.altervista.org