Creepypasta Italia Wiki
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Non lo avrei mai saputo se non lo avessi visto con i miei occhi. L'acchiappa sogni. Non quelle cose che appendiamo alle nostre finestre, quegli orripilanti lavori dei campi estivi fatti con legnetti, corde e piume. No. L'acchiappa sogni che nessuno ha mai avuto il coraggio di vedere, concepire o arrivare a comprendere. Chiamarlo persona sarebbe un insulto agli individui reali. Inoltre è tanto reale quanto le persone che rivendica. Soprattutto bambini.



Vedete, ho perso mio figlio molti anni fa. Perso letteralmente nell'ignoto, mentre stava giocando dietro alla nostra casa sulle colline rurali del Maine. Un posto molto remoto in cui di solito andavamo nei mesi invernali, riparati nella nostra modesta casa di legno, vivendo di ciò che abbiamo guadagnato durante l'estate e delle scorte e razioni che avevamo messo via durante l'autunno.



Accadde tutto in un freddo giorno autunnale, uno degli ultimi giorni in cui un bambino della sua età poteva uscire e giocare prima che l'Inverno ci imprigionasse. Mi supplicò di uscire, sapendo che, una volta che l'Inverno avesse affondato i suoi denti nell'aria, avrebbe avuto una piccola o addirittura nulla possibilità di giocare. Compresi le sue ragioni, perciò glielo permisi, non essendo preoccupati dagli estranei, non essendoci nulla di cui preoccuparsi. Stavo preparando dei cibi, che avevamo bisogno di tenere da parte per la ormai prossima solitudine, mentre usciva di casa per l'ultima volta. Dopo un'oretta non riuscivo a sentire il suono lontano dell'immaginazione infantile portata in vita attraverso spade di legno o alberi-mostro. Guardai fuori dalla finestra e non vidi niente. Mio figlio (non abituato a girovagare) mi spinse a prendere il cappotto ed uscire a cercarlo. Dopo cinque minuti passati a gridare "Charlie!"... "Charlie!"... "CHARLIE!", fui preso dal panico.



Tre settimane, cinque setacci della polizia e due sorvoli in elicottero dopo che la tempesta colpì. Charlie era sparito e tutti gli sforzi per cercarlo erano stati vani. Ero solo e non avevo niente per confortare i miei pensieri se non la possibilità che, in qualche modo, fosse ancora vivo. Lì fuori, da qualche parte. Possibilità... quanto una candela in un tornado. Fu in quel momento che cominciò il sogno.

All'inizio mi svegliarono. Immagini sfocate derivate dall'essere appena svegli.. Non tanto per la vista, ma per i suoni. Charlie mi chiamava :" papà.. papà..." solo per farmi tornare i sensi e ricadere nella disperazione. Più di una volta ho pensato di farla finita, ma quella candela.. quella fottuta candela non si sarebbe spenta. Potevo solo pensare ad una sorte peggiore della perdita di mio figlio, che sarebbe lasciare per questo mondo per riaverlo indietro. Non avrei dovuto lasciare che succedesse... Avrei dovuto saperlo.



Dopo alcune settimane, i sogni diventarono sempre più lucidi; potevo vedere Charlie, ma non come lo ricordavo. Era quasi un fantasma, era trasparente. Ma, a differenza dei fantasmi solitamente grigi e silenziosi, lui era dorato. Era quasi come guardare una lampadina attraverso un pezzo di pergamena. Mi chiamava "Papà! Papà! Sono qui! Sono qui con l'acchiappa sogni!". Ora ho un nuovo aguzzino... la mia stessa mente.

Arrivò Marzo e finalmente il tempo si calmò. Un intero crudele Inverno di vento e neve ben accumulata sui bordi del tetto erano i resti del peggior Inverno che chiunque possa ricordare. Avevo bisogno di uscire. Mesi passati a sognare, camminare e pianificare. Cosa farò? Dove andrò? Nessuno poteva calmare i miei nervi già agitati, niente che potesse trattenermi in casa. Ero pazzo? Forse, ma non mi avrebbe impedito di provarci.



Impacchettai tutto ciò che potevo portare, sapendo che dovevo trovare il mio bambino, in qualsiasi situazione.. O morire provandoci. I primi giorni di camminata mi portarono in profondità nella foresta. Passai una buona settimana (o almeno quella che mi sembrò una settimana) a girovagare ulteriormente nell'ignoto. Non avevo il senso dell'orientamento, o comunque non me ne curavo. Dopo tutto, cercavo qualcosa che non era in nessun luogo. Ogni folata di vento mi portava in una nuova direzione... Un debole sussurro che diceva "papà", "sono qui", "papà", "sono qui". Era reale o si trattava semplicemente di un crudele residuo dei miei sogni? A questo punto non mi interessava. Non avevo più niente da perdere.



Poi lo vidi, o meglio, vidi qualcosa di più. Mio figlio. Non il ragazzo che avevo visto crescere in tutti quegli anni, correndo e giocando e sempre pieno di vita. No, questo era quello che ne era rimasto.

Appeso tra due alberi con mani e piedi, la pelle di mio figlio era tirata, incisa ed indurita dal freddo inverno ventoso. Mentre mi avvicinavo, il sole splendeva dal dietro, creando il bagliore più caldo che abbia mai visto. Ardenti anelli dorati passavano attraverso i fori che un tempo erano i suoi occhi, il suo naso e la sua bocca. Inciampai, privo di ogni energia per guardarlo in faccia. Mentre piangevo, sapendo che non c'era più e che se n'era andato nel modo più crudele, una leggera brezza soffiava dalla direzione del sole dietro di lui. La sua soffice pelle era piegata dal vento, che rempiva il suo "guscio" vuoto dandogli una forma. Il vento sussurrò attraverso la sua bocca...



"Papà, sono qui.. Sono qui con l'acchiappa sogni.."

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