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Quell’Albero mi sta fissando.

Allunga le sue braccia, i suoi rami verso di me, senza distogliere lo sguardo perforante.

Il cielo grigio sul quale si staglia la sua figura crea un atmosfera onirica.

Mi afferra, mi immobilizza.

Mi inghiottisce, per poi sputarmi fuori in una realtà ben diversa da quella conosciuta: nessun terreno, confine tra cielo e terra inesistente.

Solo migliaia di figure simili a fantasmi, completamente neri, che scattano da una parte all’altra.

Tutto intorno a me tende ad un colore violaceo dal tono forte e scuro, ed io mi ritrovo sospeso nel nulla.

Una di quelle presenze mi si avvicina, mi scruta, nonostante non possegga occhi.

Apro la bocca per urlare, ma non emetto alcun suono; spaventata, o forse incuriosita, quell’ombra ci si fionda all’interno e prima che possa rendermene conto, è dentro di me.

Sento un calore dolce, amico. Una sensazione piacevole, che diventa col passare dei secondi sempre più invasiva ma allo stesso tempo alleata, fonte di una forza mai provata.

Un mal di testa distruttivo mi colpisce, mentre quel fuoco dentro di me arde sempre maggiormente.

Sbatto le palpebre, ma quel millesimo di secondo mi sembra un’eternità: sento il verso dell’albero che mi rigetta. Ora tutto sembra essere tornato alla normalità, ma quell’esplosione, quella vampata, nella mia anima, è ancora viva, ancora furente.

Non riesco ad alzarmi… ma non appena lo faccio, provo il desiderio sfrenato di far del male a qualcuno.

Odo risate acute riecheggiare nelle mie orecchie, la follia mi pervade, l’assassinio è inevitabile.

L’esperienza è drammatica eppure appagante, non tutti hanno la fortuna di poterla vivere.

Sono l’involucro di quello spirito, la mia mente la sua proiezione, e finalmente capisco cosa significa impazzire, mentre voi non potrete mai intendere me.

Un cammino, un’evoluzione che accomuna tutti noi incompresi, che ci ritroviamo a lodare e venerare quell’Albero, che di questo dono ci ha privilegiato.

Una trasumanazione, un innalzamento, un'elevazione che per sempre ci invidierete, e che mai potrete gustare.

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