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Si narra che Torino, prima capitale d’Italia, fu eretta, dagli antichi romani, sulle rovine di un avamposto druidico. Recante il nome di ” Augusta Taurinorum ” venne maledetta per i secoli a venire dai popoli Celti, che con il loro sangue, avevano bagnato la terra su cui sarebbe sorta la città. Torino rappresenta tutt’oggi il fulcro pulsante della magia bianca e della magia nera, dove il sacro ed il profano, il bene ed il male si scontrano per la supremazia.

Una leggenda racconta che esistano due Torino. La Torino bianca, ossia quella che ogni giorno migliaia di persone vivono. E la Torino nera, o come alcuni la definiscono ” L’altra Torino “. In alcuni periodi dell’anno, a cavallo con i solstizi e gli equinozi, si vocifera sia possibile passare ” dall’altra parte ” dove la città diviene ” Towen ” ( città oscura ) ed il fasto tramuta in ” Anmat ” nefasto. A questi concetti non aggiungerò altro, poiché con il linguaggio druidico non è bene scherzare. In pari maniera non vanno ridicolizzate e prese alla leggera queste leggende su Torino in quanto, si suol dire, si viene sempre puniti per ciò che non si è stati abbastanza intelligenti da immaginare.

Ciò che vado a raccontarvi è la storia di tre ragazzi di Torino che, a quanto pare, come alcuni di voi intenti a leggere, avevano pensato di poter giocare con questa leggenda. Ed addirittura avevano cercato di mettere alla prova la veridicità di ciò che vien sopra citato. Purtroppo per loro, come ho già detto, si viene sempre puniti per ciò che non si è stati abbastanza intelligenti da immaginare. Non farò i nomi dei ragazzi, in quanto non mi sembra corretto ed appropriato alla luce di ciò che accadde.

Correva la notte del solstizio d’estate di qualche anno fa. Tre ragazzi di età compresa tra i 23 ed i 26 anni, stando a ciò che l’unico dei tre riuscito a tornare raccontò, per una stupida disputa, o per gioco, decisero di mettere alla prova le leggende che gli era capitato di sentire su Torino. Decisero di andare in uno dei luoghi in cui , si diceva, era possibile passare dall’altra parte. Si recarono nei pressi della chiesa di Santa Giulia muniti di un libro, neanche troppo sconosciuto su Torino. Una volta nel piazzale adiacente la chiesa si punsero i rispettivi palmi delle mani con un ago, bastava una singola goccia di sangue, stando al manoscritto. Presisi dunque per mano, recitarono il breve incantesimo menzionato sul testo e chiusero gli occhi.

Ora, il ragazzo raccontò che sul testo era specificato che tale incantesimo non avrebbe avuto effetto se nessuno dei partecipanti al rito l’avesse creduto realmente possibile. Evidentemente uno di loro tre, in cuor suo, credeva davvero possibile passare nell’altra Torino.

Un incredibile senso di oppressione l’investì, d’istinto aprirono gli occhi. Le luci della chiesa di Santa Giulia che, fino a prima del rito, erano state accese d’improvviso risultavano spente. Il cartello illustrativo che fino a qualche minuto prima recava scritto : ” Chiesa di S.Giulia Vergine e Martire ” ora recitava : ” Magh Slecht ò Crom Cruach “. Era strano a tal punto che decise di salvare nelle bozze del proprio cellulare queste parole. In generale tutta l’atmosfera che fino a quel momento aveva caratterizzato il luogo era cambiata. I vicoli, dapprima illuminati dai lampioni, risultavano immersi nel buio. I marciapiedi in cemento erano stati sostituiti da lastre di pietra levigata mentre il porfido ed il pavet , risalenti all’epoca romana, erano rimasti i medesimi. Non v’era una singola luce accesa in nessuna delle abitazioni che sormontavano la strada. L’intero quartiere, completamente immerso nel silenzio, risultava ora illuminato dalla sola luce lunare. Era chiaro, mentre contemplavano con occhi increduli lo spettacolo, che fossero passati dall’altra parte. Erano nella ” Towen “.

Stando ai racconti del ragazzo, iniziarono a vagare per i viali del quartiere. Era tutto incredibilmente tetro e silenzioso. Un rumore di sottofondo attirò l’attenzione dei tre giovani. Qualcosa di molto simile ad un salmo, recitato in una lingua che non avevano mai udito prima, si faceva via via più forte. In qualunque direzione muovessero, la litania, sembrava crescere nelle loro orecchie ed attanagliare i loro cuori. Quando d’improvviso una dozzina di persone uscirono dall’oscurità d’uno dei viottoli del quartiere. Il panico investì i tre ragazzi come un onda va ad infrangersi su di uno scoglio. Le figure erano ammantate d’ampie mantelle color della notte, un cappuccio a celare i loro volti. Trovandosi di fronte ai tre malcapitati ragazzi la processione arrestò il proprio incedere. Il canto si fermò per qualche secondo. La figura alla testa del drappello di persone portò le mani al cappuccio e lo spinse delicatamente all’indietro. Il cranio completamente glabro, come il resto del volto. Non vi erano sopracciglia e traccia alcuna di barba sul volto dell’uomo. Ciò che sconvolse di più i ragazzi furono gli occhi della figura. I bulbi oculari erano completamente neri.

Un ghigno affiorò sul volto dell’oscura figura, scoprendo una fila di denti rossastri ed irregolari, vibrò un singolo colpo al suolo, con uno strano bastone che reggeva nella mano sinistra. Sulla cima del bastone era stata intarsiata nel legno la grottesca figura di un grande serpente con un singolo occhio. Subito dopo pronunciò alcune incomprensibili parole in direzione dei tre giovani. D’improvviso il canto, che poco prima si era interrotto, si levò con più forza. La terra venne scossa da un tremore costante. Crepe iniziarono a solcare la pavimentazione stradale, alcuni san pietrini furono letteralmente proiettati in frantumi verso l’alto. Dalle voragini, che andavano creandosi nel terreno, l’oscurità sembrava sgorgare in densi fiotti quasi palpabili. Accompagnate dall’oscuro miasma decine di creature cominciarono ad uscire dai varchi formatisi nel terreno. La vista di quelle creature fu il colpo di grazia per la sanità mentale di due dei tre sventurati che caddero in ginocchio e cominciarono ad urlare. Il terzo ragazzo sconvolto dall’orrore si voltò ed iniziò a correre. Raccontò che le strazianti urla dei due amici, lasciati indietro, salirono in un acuto quasi lacerante, per poi cessare definitivamente.

Corse più veloce che poté fino a non aver più fiato in corpo, senza mai voltarsi. L’oscura litania pareva seguirlo, per quanto si sforzasse di correre più veloce la sentiva sempre più chiara e vicina. Rassegnatosi ormai al proprio macabro destino si accasciò al suolo, e si voltò aspettandosi di vedere le indescrivibili creature ormai prossime a ghermirlo. Ciò che invece vide fu l’imponente figura del duomo di Torino, al cui interno nella cappella del Bernini, sapeva, fosse custodita la sacra sindone. Senza ormai nessuna speranza fece qualcosa che sorprese perfino lui. Comincio a pregare. In lacrime pregò per la propria anima e per quella dei due amici. Ad occhi chiusi attendendo, oramai, la propria triste sorte.

Due brevissimi ululati accompagnati da due lampi di luce azzurra filtrarono nelle palpebre chiuse del ragazzo. Era un lampeggiante. Di scatto aprì gli occhi. La piazza del duomo era illuminata a giorno dai potenti riflettori. Si guardò intorno con un attimo di smarrimento. Una volante della Polizia era ferma poco distante da lui. L’agente rimasto al volante e l’agente sceso ad accertarsi che tutto andasse bene l’osservavano con circospezione. Si gettò letteralmente in direzione dell’uomo sceso dalla vettura iniziando a farfugliare tra le lacrime la propria gratitudine. In quel momento la terra cominciò nuovamente a vibrare. Una nuova ondata di panico investì il ragazzo che cominciò ad agitarsi urlando che ” Loro ” stavano arrivando e li avrebbero portati via . L’agente immobilizzò il ragazzo e con forza gli indirizzò la testa in direzione di Via XX Settembre replicando che il tram, stava arrivando e sarebbe stata cosa furba levarsi dai binari.

Il giovane venne condotto in centrale, dove raccontò questa storia. in seguito sotto shock ed in apparente stato confusionale fu trasportato in ospedale. Dei due amici non si seppe più nulla.

Ogni buon torinese conosce le molteplici leggende sul conto di Torino. Ne prende semplicemente atto senza mai denigrarle o burlarsene poiché, come non mi stancherò mai di ripetere, si viene sempre puniti per ciò che non si è stati abbastanza intelligenti da immaginare.

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 Fonte: creepyitalia.altervista.org






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