Creepypasta Italia Wiki
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C'era una bambina dall'altra parte della strada, passava i suoi pomeriggi a giocare in giardino. Quando uscivo per andare a lavoro la vedevo sempre e la salutavo, lei ricambiava sorridente. Era molto educata, i suoi genitori avevano fatto un ottimo lavoro con lei.

Oggi sono uscita alla solita ora, incamminandomi verso la mia macchina, e lei era lì, stavolta non stava giocando con le sue solite bambole, era seduta sul prato a gambe incrociate, rivolta verso l'albero a cui era appesa la sua altalena, come se stesse parlando con qualcuno, ma appena mi vide mi salutò come di consueto. Mi misi in macchina e girai la chiave per mettere in moto, inserii la retromarcia per uscire dal parcheggio e dallo specchio retrovisore vidi che lei si alzò e si incamminò verso la porta di casa per rientrare; allo stesso tempo, l'altalena si mosse come se vi ci fosse seduto qualcuno, poi mi squillò il cellulare, risposi e partendo non ci pensai più.

Tornai a casa che ormai era notte inoltrata, stavo per oltrepassare la soglia e mi sentii salutare, la voce era di quella bambina, mi voltai ed era lì seduta difronte al'altalena. Entrai in casa, posai la borsa ed uscii nuovamente per andare a riportarla a casa, non era un bel posto il nostro e di notte poteva essere pericoloso per una bambina così piccola. Lei ascoltò le mie ragioni, mi diede la mano ed insieme andammo a bussare alla porta, aprì la madre assonnata che la rimproverò per essere uscita di nascosto. Fu qui che accade una cosa che mi rimase impressa.

«Adesso da brava, saluta la signora e andiamo a letto»

«Ciao, signora Sara» disse con un tono un po' abbattuto, sicuramente aveva capito di aver fatto qualcosa si sbagliato. Ma poi continuò: «E ciao anche a te, mi dispiace non poter continuare a giocare, ci vediamo domani», dicendolo guardando in direzione dell'altalena. Allora mi ricordai di quello che avevo visto quel giorno, ma pensai che fosse solo un caso e che sicuramente Anna avesse inventato un amico immaginario.

Chiusero la porta e io mi voltai per tornare a casa; prima di chiudere la mia porta guardai in direzione di casa loro e vidi Anna che salutava con la manina dalla finestra. Ricambiai, poi mi accorsi che non stava guardando me e, mentre la porta era ormai semi chiusa, vidi di nuovo l'altalena muoversi. Mi spaventai, e molto devo dire, poi la mia parte razionale mi convinse che si trattava solo di coincidenze e che magari si era alzato un po' di vento. Andai a letto e. stanca come ero. presi sonno in un batter d'occhio.

La mattina successiva mi toccò andare a fare la spesa, quindi uscii di casa presto, e andando verso la macchina guardai di scorcio il giardino e, ovviamente, Anna non c'era: dopo tutto a quell'ora c'era la scuola. Mettendomi in macchina vidi qualcosa nello specchietto che mi turbò tantissimo, c'era qualcosa sull'altalena, non sembrava essere una persona, o meglio, aveva le fattezze umane, ma la figura era scura, piena di peli e aveva gli occhi totalmente neri. Quell'essere sembrò incrociare i miei occhi attraverso lo specchietto, poi scomparve. Misi in moto e mi allontanai il prima possibile; mi fermai davanti al supermercato e aspettai di riprendermi prima di uscire dalla macchina.

Facendo la spesa, quelle immagini mi tormentavano, e una volta alla cassa mi resi conto che adesso sarei dovuta ritornare a casa per cucinare. Per tutto il tragitto il mio cuore batté all'impazzata; quando arrivai mantenni lo sguardo fisso a terra e corsi in casa. Poco dopo bussarono alla porta, quando aprii mi trovai la piccola Anna davanti.

«Ti ho portato un disegno, l'ho fatto per te a scuola, spero ti piaccia!»

La ringraziai e la guardai tornare verso la madre che la aspettava dall'altro lato della strada. Ritornata in casa, guardai il disegno, raffigurava il suo giardino, compresa l'altalena sotto la quale c'erano dei simboli strani. Dietro c'era una frase scritta con una calligrafia infantile "Il mio amico vuole giocare con te". Buttai a terra il disegno, che si voltò, e adesso sull'altalena c'era raffigurato quell'essere; raccolsi il disegno e lo strappai. Spensi il gas sul quale c'era l'acqua della pasta che bolliva già da un po', presi la borsa e uscii. Non sapevo dove andare, ma stare in quel posto mi metteva a disagio, quindi accesi l'auto e uscii del parcheggio in retromarcia, non guardai lo specchietto per paura di rivedere quel mostro. L'ultima cosa che ricordo era un boato.

Quella sera mi svegliai in ospedale, l'infermiera mi spiegò che avevo avuto un incidente davanti la mia abitazione. Subito dopo uscì dalla stanza per lasciarmi riposare. Mi rigirai nel letto e notai che sul comodino c'era un mazzo di fiori con una lettera, allungai la mano e la presi. Dentro c'era un disegno di Anna, raffigurava la mia macchina e tutto intorno c'erano dei pezzetti di vetro, l'incidente, credetti. Lo voltai e dietro trovai la scritta "Al mio amico è piaciuto giocare con te, ma detesta davvero perdere. Questa sera verrà per la rivincita. Buon divertimento!".

Appena finii di leggere la frase la porta si aprì e io sobbalzai. Mi accorsi che era solo l'infermiera, mi disse che dovevo prendere la mia medicina e iniettò qualcosa nella flebo. Mentre tornava fuori dalla stanza, il mio sguardo andò alla finestrella di vetro della porta e nel riflesso, al posto dell'infermiera, c'era la creatura. Il telefono presente nella stanza squillò, risposi con la voce tremante, per quello che avevo appena visto. Era Anna.

«Il mio amico ha vinto il gioco» disse, poi riattaccò.

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