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Morte1

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Catene dell'anima... ==

La morte... ci pensate mai? Nessuno vive per sempre e nessuno vorrebbe farlo... Nemmeno la morte...

Soprattutto la morte...
E' successo tutto molto tempo fa, ma me lo ricordo come fosse ieri, era un lunedì come tanti altri, in strada c'era il solito via vai di gente noncurante di ciò che succedeva, c'ero abituato, abitavo lì da 20 anni. Facciamo un passo indietro; il mio nome è Richard Lee, sono il tristo mietitore e vi voglio raccontare la mia storia, per salvarvi, nel caso che foste anche voi Eredi della morte, è giusto che io porti questo fardello il più a lungo possibile, non voglio avere un'anima innocente sulla coscienza.
Stavo dicendo: Era un lunedì come tanti altri, più precisamente era il terzo lunedì di marzo, come al solito c'era un gran via vai di gente, tutti avevano fretta, come se qualcuno gli corresse dietro, io ero come loro, un uomo comune, dalla vita frenetica, ero un professore universitario, ma paradossalmente non avevo tempo di pensare; ora ne ho quanto voglio. Ero appena sceso in strada, aspettavo il bus che mi avrebbe dovuto portare vicino all'università; ricordo che prima di salire su quel bus avevo un'impressione strana, avete presente come quando sapete di star sbagliando qualcosa, ma non sapete cosa? Inoltre non riuscivo a distogliere lo sguardo da un uomo in grigio che aspettava l'autobus accanto a me, era completamente coperto da un mantello, non trapelava nulla del suo aspetto e purtroppo non l'ho visto in faccia,la cosa strana era che aveva un'aria vagamente familiare, come se l'avessi già visto prima, appena arrivò il bus mi fece un cenno con la mano, lasciandomi come una sensazione di inquietudine addosso, lui non salì con noi... probabilmente mi aveva scambiato per qualcun'altro. Era passata mezz'ora, ero appena arrivato a destinazione, ricordo che ero in ritardo di 5 minuti, prima di entrare nell'aula sentii un rumore agghiacciante, sembrava quasi un urlo lancinante, ma la cosa che più mi faceva accapponare la pelle era che la voce era simile alla mia. Entrai nella classe, mi ci volle qualche minuto per riprendermi, mi aveva iniziato a girare la testa mi sembrava quasi di vedere tutto in bianco e nero, un'alunna mi chiese se stavo bene, ma non la degnai di una risposta.
Continuavo a sentire quel urlo, ma sempre più forte, a intervalli irregolari, io ero zitto lì, davanti a circa 100 studenti universitari, ma stranamente non m'importava, ero concentrato solo su quell'agghiacciante suono, non erano passati nemmeno 10 minuti da quando ero arrivato, ma non potevo continuare a stare lì senza dir niente a nessuno, così decisi di mandare a casa i ragazzi; quei poveri studenti non erano tenuti a essere partecipi delle mie paranoie, le urla non si fermavano, la voce sembrava sempre più simile alla mia e al contempo sempre più dolente, la cosa mi turbava. Andai da un'inserviente incaricato di pulire la struttura a chiedere se qualcuno sapeva la causa di quell'orribile rumore, ma lui non lo sentiva nemmeno...Era possibile? Ero forse diventato pazzo?
Andai avanti senza una destinazione precisa lungo i corridoi, sentivo come un richiamo provenire da davanti a me, non mi accorsi nemmeno che l'urlo proveniva dalla stessa direzione...
Il corridoio era sempre stato così lungo? E perché era tutto così grigio?
Ebbi la sensazione di essere già stato in quel posto; fu l'attimo più lungo della mia vita e iniziai a capire qualcosa di quello che sentivo, "Vai" era già un indizio, il suono però era sempre più angosciante, mi misi a urlare come se qualcuno avesse potuto salvarmi da quel suono, era orribile, era sempre più forte, non riuscivo a pensare... Nessuno accorse dopo aver sentito le mie grida; era ovvio, nessuno aveva tempo da perdere, in quell'istante capii che le mie non erano altro che le stesse grida che avevo sentito prima... Ero solo, mi girai a guardare nella direzione dov'ero stato precedentemente, rimasi completamente sconvolto alla vista dell'uomo in grigio, urlai di andare via; la cosa inquietante era che avevo già sentito anche quelle urla; mi misi a correre cercando disperatamente qualcosa o qualcuno, ma non c'era nulla, solo un lungo corridoio.
Ormai era tutto grigio.
Decisi di fermarmi per sapere cosa voleva quell'uomo da me, apparentemente non c'era nulla davanti a me se non il corridoio che sembrava dilungarsi al infinito, mi chiamava, ripeteva il mio nome continuamente.
...Quel richiamo incessante... Era orribile, ma non potevo tirarmi indietro.
pensai che fosse tutto un terribile incubo. Se così fosse stato, non avrei dovuto avere alcuna paura, si dice che nei sogni non si possa morire, il trauma sarebbe talmente forte da svegliarti un'istante prima di spirare.
Decisi di andare nella direzione della voce, vidi l'uomo in grigio ma non era un uomo, Bensì un essere scheletrico evidentemente deteriorato dal tempo.
Mi disse che ero l'erede della morte e mi chiese se volevo morire, io risposi di no, mi guardò e me lo richiese, io ripetei di no; Dio, quanto vorrei aver detto di si a quella domanda.
ma purtroppo Io ripetei di no.
Lo chiese un'ultima volta, e ancora una volta io ripetei di no... Si scusò, e mi ringraziò, queste furono le sue ultime parole, iniziò a sparire piano piano, polverizzandosi, persi i sensi.
Mi svegliai, e mi resi conto che era passato moltissimo tempo, il mio corpo si era totalmente decomposto e rimaneva solo un corpo scheletrico, com'era possibile che io riuscissi a muovermi? Questo è uno di quei quesiti a cui non ho ancora trovato la risposta.
Avevo come una voce in testa che mi diceva a chi dovevo prendere l'anima, all'inizio pensai di essere semplicemente impazzito, ma visto il mio corpo era improbabile, pensai di essere un demone, ma nessun demone aiuta le persone a spirare, senza lasciare la minima traccia di se stesso, dovevo essere qualcos'altro, ad un certo punto mi venne l'illuminazione:
Era ovvio, che ero diventato un mietitore di anime
La cosa più orribile fu il trovare il mio corpo, ci fu un certo trambusto, un morto trovato in un università in fin dei conti lascia spazio a molte domande, la cosa veramente più strana era che mancavano gli occhi... Perché mancavano gli occhi? è molto semplice, gli occhi sono lo specchio dell'anima, un essere senz'anima come me, non ha degli occhi.
In un primo momento è stato bello essere la morte, poter andare ovunque, aiutare coloro che soffrivano, poi ho realizzato una cosa... Sono legato a tutto questo per sempre.
Sono passati ormai vari secoli da quell'evento, ma se potessi tornare indietro lo farei per rispondere "si", invece sono condannato a stare qui, come un povero tristo mietitore, nella solitudine totale, giorno e notte,. l'unico mio desiderio è che io trovi un'altra persona che porti il mio fardello, un'erede della morte, che possa finalmente darmi la pace.

-immagini.4ever
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