FANDOM


Ero un ragazzo normale, come tutti gli altri. Uscivo con i miei amici, spesso dovevo stare a casa a badare ai miei fratelli, ma non mi dispiaceva aiutare la famiglia. Andavo a scuola fino un paio di anni fa, voti nella media, non mi è mai importato troppo. Come tutti i miei coetanei, la cosa che preferivo fare era uscire e non fare assolutamente niente di costruttivo. Le mie giornate si dividevano tra studio, videogiochi, uscite con gli amici... Davvero, ero normale, possiamo dire quasi banale. Poi, accadde. Ricordo che mi ero collegato a Facebook per chiedere una cosa a un mio amico, ma non lo trovai in linea. Così, per passare il tempo, frugai un po' nei profili dei miei compagni. E fu in una delle loro foto che la vidi.

La creatura più bella del mondo. Non so cosa mi prese, era solo una foto, ma mi sembrò che il tempo e il mio cuore si fossero fermati osservandola. Non trovai alcun nome tra le tag. Anzi, sfortunato come mio solito, il suo volto era l'unico senza nome. Compariva in poche altre foto e io non riuscivo a smettere di guardarle. Non so ancora come spiegarlo, ma decisi che dovevo scoprire chi fosse. Se solo si fosse collegato l'amico a cui appartenevano le foto, avrei potuto domandarglielo. In campo di conquiste, ero abbastanza sfacciato. Ma qualcosa in me mi diceva di non aspettare, di provare in tutti i modi a scoprirne l'identità. Così, cliccai sui nomi delle persone raffigurate in quelle foto e cominciai a cercare instancabilmente tra i loro contatti qualcuna che somigliasse a lei. I primi tentativi andarono a vuoto, poiché alcuni avevano la lista amici privata. Arrivato all'ultimo nome, ero alquanto scoraggiato. Nessuna traccia di lei. Forse nemmeno aveva un contatto Facebook, il che avrebbe spiegato perché il suo nome non comparisse nella foto.

Poi, aprendo l'ultimo profilo disponibile, vidi l'immagine di due ragazze abbracciate e sorridenti. Quella di sinistra era la proprietaria del profilo. L'altra, era lei. E sembrava ancora più bella che nelle foto precedenti. Ma, purtroppo, ancora nessun nome. Aprii l'album a cui apparteneva quella fotografia e presi a sfogliarlo. Lei compariva quasi ovunque, sempre più perfetta. Notai che sullo sfondo di quasi tutte le immagini si leggeva l'insegna di un famoso locale del centro, mentre le altre parevano essere scattate proprio all'interno del pub. Probabilmente ne era un'assidua frequentatrice. Mi sentii sollevato; non sapevo il suo nome, ma sapevo che avrei potuto incontrarla lì. No, non pensai nemmeno per un secondo che tutto ciò fosse assurdo. Sono sicuro anche adesso che ciò che ho provato la prima volta che l'ho vista fosse amore. Pazzesco, no? Se me lo avessero raccontato, anche solo due giorni prima, mai l'avrei creduto. Comunque, decisi che mi sarei recato ogni sera in quel locale. Dovevo scoprire più cose possibili su di lei, la ragazza perfetta, prima di potermi avvicinare e parlarle. Il desiderio di vederla dal vivo si faceva sempre più insistente. Ormai avevo stampato e osservato tutte le foto in cui compariva almeno un migliaio di volte.

Poche sere dopo, dunque, mi decisi ed uscii, disposto a cercarla anche per tutta la notte. L'avrei riconosciuta dal vivo? Spesso si appare diversi nelle foto. Magari mi sarebbe passata davanti e non avrei capito che fosse proprio lei. Comunque, la prima sera fui subito fortunato. La vidi non appena entrai. Era seduta al bancone, su di uno sgabello e sorseggiava un cocktail colorato. Parlava con il barista e rideva. Io mi bloccai in mezzo alla stanza, quasi senza rendermi conto delle persone che mi superavano o osservavano. Mi sedetti ad un tavolo non troppo lontano da dove si trovava lei, ordinai da bere e, fingendo di scrivere sul telefono, non le staccai gli occhi di dosso per tutta la sera. Quando il locale cominciò a svuotarsi, poi, riuscii anche a sentire il suono della sua voce; dolce, melodioso, sembrava completare l'immagine perfetta di lei. Ci tornai ogni sera per circa una settimana, accontentandomi di sedermi e osservarla. Memorizzavo i suoi vestiti, la immaginavo abbinarli in modo diverso, la vedevo indecisa su come pettinarsi e cosa indossare e, per un po', mi bastava così. Ma, presto, le cose cambiarono. Non era più sufficiente guardarla per poche ore dopo cena, senza poterle parlare. Volevo sapere tutto di lei, volevo tutto, volevo averla solo per me. Ero ossessionato da lei, da quello che immaginavo fosse il suo profumo, dal suo sorriso, dalla sua risata così dolce. Non provavo più interesse per quelle attività che fino poco tempo prima erano la mia routine. Non mi attraevano più le altre. In ogni ragazza che incontravo, cercavo un particolare che mi ricordasse lei, la mia lei. Ero sicuro che sarebbe stata mia. Era ovvio, doveva essere mia. C'era un solo dettaglio: lei non aveva idea del fatto che io la amassi. La prima mossa spettava a me.

Quella sera decisi che l'avrei avvicinata, era giunta l'ora. Mi agghindai per bene, non volevo sfigurare nei suoi confronti. Passai diverse ore in bagno e davanti allo specchio, finché non ritenni di essere abbastanza presentabile per lei. Fuori dal pub, di fronte a quella porta di legno, sentivo il cuore battermi in gola. Non ero mai stato così emozionato, prima d'ora. Aprii la porta con le mani tremanti ed entrai. Lei era seduta al solito posto, circondata da un gruppo di persone. Amici, supposi; riconobbi la ragazza che era nella foto insieme a lei. Non sarei riuscito ad avvicinarla con tutta quella gente attorno. Mi misi in disparte e attesi. L'avevo osservata così a lungo nelle settimane precedenti che sapevo che si sarebbe allontanata da loro da sola, per andare in bagno o uscire a fumare. Dovevo solo aspettare. L'emozione faceva si che il tempo sembrasse scorrere al rallentatore. Credevo fosse passata un'ora, invece erano poco più di dieci minuti e io mi stavo agitando troppo. Finalmente la vidi alzarsi e dirigersi verso la porta. Presi un respiro profondo e mi avvicinai. -Ciao, posso parlarti?- le domandai, sfiorandole un braccio. Lei si voltò, con un'espressione incuriosita sul viso. -Scusa, ci conosciamo?- fu la risposta. -In effetti, no...- le dissi io. -Ma io ti trovo bellissima e mi chiedevo... Mi chiedevo se volessi bere qualcosa insieme a me, stasera.- Ecco, l'avevo fatto. -Ah. Temo non sia possibile. Vedi, io sono già impegnata.- con un cenno della mano, indicò il barista. -Quindi, beh... Scusa.- e se ne andò.

Io tornai a casa in una specie di stato di trance. Non era previsto che mi rifiutasse. Non doveva farlo. Mi sentii crollare il mondo addosso. Tutto ciò che avevo progettato in quelle settimane si era sfaldato con una sola frase. Quel “sono già impegnata” mi riecheggiava nelle orecchie in continuazione, in un loop infinito. La immaginavo lì, seduta al bancone, intenta a ridere e scherzare con il suo fidanzato. Li visualizzavo insieme. Li vedevo baciarsi, accarezzarsi, fare tutto ciò che avrei voluto fare io con lei. Ero ormai giunto nella mia stanza e questi flash affollavano la mia mente. Scoppiai in lacrime, fissando una delle tante foto che avevo accuratamente attaccato ala parete. Io la amavo. No, non era giusto che lei non stesse con me! Cominciai a prendere a pugni il muro, ferendomi le nocche. Così facendo, riuscii a calmarmi. Forse non mi sono posto nel modo giusto. Devo tornare da lei e dirle esattamente cosa provo. Allora sì che non potrà non essere mia. Accarezzai dolcemente una delle foto sulla parete e sussurrai: -Sì, sarai felice con me.

Questo è quel che è successo nei giorni scorsi. Ed è per lei che mi ritrovo qui, fuori dal solito pub, da solo, in attesa che lei esca. Stavolta la coglierò di sorpresa. Sto qui, nascosto in una svolta del vicolo, osservando la porticina laterale. Durante le sere passate, ho capito che i clienti normali escono dal portone principale, mentre i baristi, le cameriere e la mia donna preferiscono usare un'uscita secondaria. Sento la porta aprirsi molte volte, ma non è mai lei. Sono fiducioso, so che prima o poi uscirà per fumare. Lo ha fatto ogni sera. Sento lo scricchiolio della porta per l'ennesima volta e, con immensa gioia, è lei, ed è sola! Mi avvicino velocemente a lei, dal suo sguardo capisco che mi ha riconosciuto, ma non proferisce parola. -Sei perdonata. -Come, scusa? -Ti perdono per ieri sera, non sapevi cosa facevi quando mi hai detto di no! Sono qui per darti un'altra occasione, amore mio. -Non credo di capire... -Non capisci? Io ti amo! Io sono quello giusto per te! Non lui, no. Lui è feccia, è spazzatura. Tu sei nata per essere solo mia, non capisci? Io ti bramo, ti desidero troppo per vederti in mano altrui, amore mio! Lei mi guarda come se fossi pazzo. È così bella... -Io sono quello giusto! Io sono quello che dev'essere il tuo unico amore, io e solo io! E quando te ne accorgerai, capirai di voler essere esclusivamente mia, vorrai essere solo di mia proprietà. Schiferai ogni ammorbante tocco altrui. Basterò io per far girare il tuo mondo! E quando ciò si avvererà, vivremo finalmente una lunga vita felice, per sempre e quando da vecchi moriremo, i nostri corpi si uniranno e le nostre anime si crogioleranno ancor di più nel loro amore puro, saremo assieme anche da morti. Ti amo!- le sfioro una guancia e faccio per avvicinarmi, ma lei mi allontana con uno spintone. Sento salire lentamente la rabbia. Come può rifiutarmi ancora? -Senti, ti ho già detto che sono fidanzata e...- in quel momento, la porticina si apre ed esce il barista. -Amore, dove eri sparita?- le domanda. La abbraccia e le da un bacio sulla testa, proprio davanti a me. -E lui chi è?- domanda, indicandomi. Lei fa una faccia strana e risponde: -Nessuno, rientriamo.

Nessuno... Io non sono nessuno, io sono il tuo unico amore! Tiro fuori dalla tasca dei jeans il mio coltellino, quello che porto sempre dietro per sicurezza e lo pianto nella schiena di lui. Una volta, due, poi lo giro e lo conficco nello stomaco. Lo estraggo, lasciando il ragazzo agonizzante in terra, e mi getto su di lei. La attacco al muro e le sfioro il corpo con il coltello, fino ad arrivare al volto. Le taglio per sbaglio una guancia, niente di troppo profondo. Mi avvicino e le bacio via il sangue. Lei sembra svegliarsi da una specie di torpore e mi da uno spintone, facendomi cadere il coltello a terra e prova a rientrare nel locale per chiedere aiuto. La afferro da dietro e riesco a stordirla con un colpo in testa. -N-no, cos'ho fatto? Amore mio, scusami!- provo a rianimarla con dei colpetti sul viso, la voce mi trema. No, non posso permetterle di chiamare qualcuno, non posso lasciarla qui, finirei in galera! Decido quindi di trascinarla fino alla mia macchina e di portarla a casa mia, nella mia stanza.

Una volta arrivati, la sistemo su una sedia e le lego mani e piedi, per non farla fuggire. L'ho portata nella mia camera, così vedrà quanto la amo. Ci sono sue foto ovunque, ingrandite e non, su alcune ho anche scritto “Ti amo”. Non potrà di certo avere dei dubbi, adesso che non è più fidanzata con nessuno! Oh, ma si sta svegliando. Le accarezzo i capelli, sono morbidi come avevo immaginato. -Ben svegliata, amore mio. -Cosa... Dove sono...? -Sei a casa mia, non vedi? Qui tutto parla di te! Guarda!- le indico le pareti e le ante dell'armadio, riempite di foto e frasi su di lei. Tuttavia, la reazione di lei mi stupisce: si mette a piangere. -Tu... Tu lo hai ucciso!- Mi avvicino a lei e mi inginocchio, così da avere i volti alla stessa altezza. -Ma lui non era nessuno, non capisci? Io sono l'unico per te. Vedrai, sarai felice! La bacio. Finalmente, il bacio che tanto avevo bramato, ma lei non ricambia, anzi, mi morde. Automaticamente le tiro uno schiaffo molto forte. -Come osi? Chi credi di essere? Lei piange più forte e io noto il segno della mia mano sulla sua guancia. -No... No... Io ti amo... Che cosa ho fatto? Mi dispiace! Ti prego, scusami!- non riesco a fermare le lacrime. Io la amo, eppure le ho fatto tanto male. -Ti prego, lasciami andare...- mi implora, singhiozzando. Come sembra fragile... Piango insieme a lei, accarezzandole i capelli. La amo. Dio, quanto la amo. Per questo... Per questo non posso permettere che se ne vada! Smetto di piangere di colpo e le stringo i capelli, tirandoli. -Non puoi andartene! Sarai mia, per sempre! Te l'ho detto prima, no? Shh, basta piangere. Saremo felici. Ma ora è tardi, dormiamo, vuoi? La imbavaglio e me ne vado a letto, ma prima trascino la sedia più vicina. -Buonanotte, amore mio.

Mi sono appena svegliato. Lei è ancora lì, sulla sedia, la testa accasciata. Respira lentamente, sta ancora dormendo e ha dei segni sui polsi. Probabilmente ha lottato a lungo per provare a liberarsi. Salgo di sopra e preparo la colazione. Mentre il caffè viene su, spremo delle arance e cuocio dei pancakes. Sono sicuro che lei è tipa da pancake, ne ha proprio l'aspetto. Porto giù il vassoio e la trovo sveglia, di nuovo in lacrime. -Buongiorno amore, ti ho preparato le frittelle, puoi anche da scegliere se metterci sopra il burro fuso o il cioccolato liquido. Le tolgo il bavaglio. Lei rimane in silenzio. Provo a imboccarla, ma non collabora. -Non fare la sciocca, mangia, vuoi morire di fame? Le apro la bocca con la forza e le faccio mangiare il pezzo di pancake. Lei si arrende e continua a masticare tra le lacrime. -Brava la mia ragazza. Ora, cosa vuoi fare oggi? Decidiamo subito, così poi non ci troviamo impreparati! Purtroppo non possiamo uscire. Sai, dovrei liberarti e quant'altro e... Frugo sulla mia scrivania. -Ecco! Possiamo guardarci un film. Che ne dici di questo? È il mio preferito!

Inserisco il DVD di "Dracula" nel lettore e mi posiziono vicino a lei. La abbraccio e faccio in modo che la sua testa tocchi la mia spalla. Sono felice. La stringo a me, lei inizialmente è tesa e oppone resistenza, prova anche a dimenarsi ma, dopo un po', la sento rilassarsi. Mi volto verso di lei e vedo che ricambia il mio sguardo. Che occhi stupendi! Questo è il momento adatto. Lei accenna una specie di sorriso, io mi avvicino e chiudo gli occhi, schiudo le labbra e faccio per baciarla, quando lei mi colpisce proprio allo stomaco con un pugno. Merda, si è liberata! Rimango così sorpreso che lei riesce a colpirmi lì dove fa più male e mi accascio a terra senza fiato. La sento staccare gli altri pezzi di nastro adesivo, alzarsi e correre al piano di sopra. -No!- non posso permettere che scappi! Lei è mia! Mi alzo noncurante del dolore e la raggiungo prima che lei trovi la porta principale di casa. La afferro per i capelli e la trascino indietro. Lei si dimena con tutte le sue forze. Mi arrivano calci e pugni a raffica, accompagnati da grida e insulti. Maledetta, perché non riesce ad amarmi, semplicemente? -Smettila di picchiarmi e di urlare, porca...- Ma lei non smette, inizia anche a graffiarmi. Non ci vedo più dalla rabbia, afferro un soprammobile e glielo rompo proprio sul cranio. Lei cade a terra di peso, sbattendo forte la testa sullo spigolo del tavolino. Le due botte devono esserle state fatali, perché ora è a terra. Gli occhi aperti che fissano il nulla e una macchia di sangue che si allarga, sporcandole i capelli. -Tsk. Ben ti sta. Non dovevi scappare da me, il tuo unico amore... Amore... Oddio, cos'ho fatto?- osservo il cadavere della mia ragazza. -No, no, no, no!- La sollevo delicatamente, ma ormai non respira più. -Andrà tutto bene. Siamo insieme. Saremo felici, te l'ho detto, no? Io sono l'unico per te.-

La porto in bagno e pulisco il sangue dai capelli e dal viso. La lavo e la rivesto. Prendo un coltellino e lavoro sul volto. “Non le permetterò più di distogliere lo sguardo da me” penso, mentre le taglio via le palpebre. “E non potrà negarmi più un sorriso, mai più.” incido la carne agli angoli della bocca, tracciando un sorriso grottesco che cucio il prima possibile con estrema cura, fermando le sue labbra su quella smorfia adorabile. Ecco. Ora lei mi guarda sempre e mi sorride. Ora mi ama e potrà stare con me per sempre. La porto in camera, la posiziono sulla sedia e premo “play”.

-Ecco, amore, questa è la scena migliore del film, guarda! La abbraccio e lei si accascia su di me, di sua spontanea volontà. Sorrido.

-Ti avevo detto che saremmo stati felici, insieme.


Vota questo racconto:

Voto complessivo:

È necessario registrarsi e collegarsi dal browser per poter votare e visualizzare i risultati.


I contenuti della comunità sono disponibili sotto la licenza CC-BY-SA a meno che non sia diversamente specificato.