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La leggenda della "Bambola di Sara" è una storia che circola da anni nella mia città.

La prima volta che la sentii mi venne raccontata da mia nonna.

Me la raccontò dopo che io insistetti molto nel sapere le 'macabre storie' di questo luogo dimenticato da Dio.

Non sono un appassionato, nulla del genere.

Anzi, volevo usarla per giocare qualche scherzo ai miei amici, nelle sere in cui ci sentivamo particolarmente coraggiosi.

Ma questa fu l'unica storia che non usai mai e sulla quale non penso scherzerò mai.

A quanto pare, qualche decina di anni fa, quando mia nonna era solo una bambina, in un piccolo quartiere della città abitava una ragazzina.

La madre era morta per via del cancro e il padre era rimasto da solo a occuparsi di lei.

Il suo nome era Sara.

La piccola rimaneva sempre a casa, dato che il padre non riusciva a permettersi di mandarla a scuola e lei rimaneva sola per la maggior parte del tempo.

Ma vi era un ragazzo, di una decina di anni più grande di lei, che costruiva bambole.

Abitava accanto a casa sua e le regalava spesso dei giocattoli bellissimi.

Uno di questi era un pupazzo di pezza che rappresentava un bambino, con una grande felpa verde che gli faceva da vestito.

I suoi occhi erano due bottoni neri e la sua bocca era cucita con cura.

Sara lo adorava.

Ci giocava sempre ed era il suo migliore amico. L'unica creatura oltre a lei in quella grande e silenziosa casa.

Tuttavia,una delle sere in cui il padre tornò ubriaco, le prese il povero pupazzo e lo strappò in due, davanti ai suoi occhi.

Odiava vederla felice, gli ricordava come lui si ammazzasse di fatica, mentre lei 'perdeva tempo a giocare, invece che rendersi utile'.

Sara pianse per dei giorni.

E non potè chiedere aiuto al suo amico, il costruttore di giocattoli, perchè da quando le aveva regalato il pupazzo era andato via.

Quindi a lei non restava che guardare il viso ancora sorridente della parte superiore della bambola.

Le gambe non sapeva nemmeno più dove fossero finite, chissà dove le aveva lanciate suo padre.

'Povero pupazzo' ripeteva in continuazione la bimba.

'Povera Sara' le rispondeva lui.

Ed entrambi piangevano su quel loro triste destino.

Papà non voleva giocare con loro. Papà non gli voleva bene.

Ma Sara sorrise di nuovo.

'Forse cambierà idea se glielo chiediamo insieme'

'Oh! E' un'ottima idea Sara! Chiediamogli di giocare con noi.'

Si dice in giro che la piccola fosse impazzita per l'isolamento. Povera.

Ma ben poco importa, perchè quella sera la casa di Sara prese fuoco.

I pompieri non seppero mai spiegare la causa dell'incendio, ma ritrovarono un solo cadavere.

Era un uomo adulto, sulla quarantina. Il corpo era in orribili condizioni.

E' da quell'orribile giorno che iniziarono a circolare le voci.

Si dice che nelle notte festive, quando la nebbia è densa, per le strade cammini una bambina dai capelli corvini e una lunga camicia bianca, che tiene per mano un pupazzo rotto.

Nessuno le deve parlare, nessuno la deve ospitare, nessuno deve chiedere del suo pupazzo.

Chi lo fa, non viene più ritrovato.

Al suo posto c’è una pozza di sangue e un mucchietto di ceneri.

Certo, alcuni di voi potrebbero chiedersi perchè io non abbia mai fatto e non voglia fare scherzi legati a questa leggenda.

Beh, non è una leggenda.

L'ho vista.

Sara.

E' successo qualche settimana dopo che mia nonna mi raccontò la storia.

Sara's puppet2

La vidi, dalla finestra, sola, in mezzo alla piazza.

Lei si girò verso di me e sorrise.

Non era lei la cosa che mi spaventò, per quanto la sua bocca cucita con filo nero e la mancanza di occhi contribuirono.

No.

Fu la cosa dietro di lei che mi terrorizzò.

Perchè anch’essa sorrise.

Perchè sto raccontando questa 'leggenda'?

In paese si sta avvicinando il periodo festivo ed è solo una questione di tempo prima che Sara giochi con qualcun altro.

Attenti.


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