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Il mio nome è Jean Le Bois, pronipote di Marie Poulain, sorella di mia bisnonna materna Joséphine. Mia prozia Marie fu l’ultima donna condannata a morte dalla Corte provinciale francese della Comté del Rodez, nel febbraio 1868, in base all’articolo 302 del Code Pénal napoleonico del 1810. La storia che mi accingo a raccontare è basata sulla tradizione orale della mia famiglia, sui pochi documenti conservati da mia nonna e sui ritrovamenti del signor Auguste Ollivier.

Era il 1861, la mia prozia, che da qui in poi chiamerò solo col suo nome Marie, era sposata senza figli con un certo Alfred Lebreton di professione orologiaio e lavoravano insieme nel loro negozio prospiciente la Cathédrale Notre-Dame de Rodez. Guadagnavano bene, Marie vestiva elegante e non usciva mai senza aver indossato i guanti bianchi e uno dei suoi cappellini di Parigi, come voleva la moda dell’epoca. Una sera di ottobre un incendio distrusse il negozio e Alfred, che era accorso per provare a spegnerlo, fu avvolto dalle fiamme. Marie rimase ustionata nel tentativo di salvarlo e la sua parte sinistra del volto rimase sfigurata. Rimasta ormai sola, Marie vendette la sua piccola casa e andò a vivere con la famiglia della sorella Joséphine, che la accolse amorevolmente e curò le sue piaghe.

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Erano tempi difficili quelli e Marie dovette cercare un lavoro per sostenersi, ma con quel volto sfigurato che teneva sempre coperto riceveva solo rifiuti. Usciva di casa sempre meno frequentemente, perché sentiva i bisbigli della gente alle sue spalle e non tollerava le canzonature dei monelli. Un giorno arrivò a Rodez un fotografo itinerante, tale Richard Charbonnier, che girava i villaggi del Sud della Francia con il suo carro e la sua attrezzatura scattando fotografie delle persone dietro un modesto compenso e dei luoghi per farne cartoline. Joséphine lo conobbe e gli chiese se avesse bisogno di un’assistente, proponendogli Marie, e spiegando la situazione in cui versava la sorella. Charbonnier era un uomo difficilmente impressionabile e chiese un incontro. Marie gli si presentò innanzi con un pesante velo in testa che le copriva il viso, lasciando trasparire solo l’occhio destro, poiché era rimasta cieca dall’occhio sinistro, Charbonnier le chiese solo se avesse mai sentito parlare delle “madri nascoste”, spiegandole che si trattava di figure celate dietro pesanti tende o pezze che ne nascondessero la presenza, il cui unico compito era quello di tenere fermi i bambini che dovevano stare in posa per le fotografie, proponendole l’incarico. Marie accettò e cominciò a lavorare per lui prima a Rodez, poi lo seguì in giro per la Francia, di città in città, assistendolo nel lavoro e posando come madre nascosta.

Queste sono alcune delle fotografie tramandate dalla mia famiglia:

Il 9 marzo del 1863, a Villefranche-de-Rouergue, mentre Charbonnier stava fotografando la chapelle des Pénitents-Noirs, un gruppo di gendarmi gli si presentò innanzi chiedendogli dove si trovasse Marie Poulain. Charbonnier gli indicò che si trovava nel carro e subito dopo furono entrambi tratti in arresto.

Il 5 marzo, quattro giorni prima, Charbonnier aveva scattato questa fotografia.

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La bellissima bambina dagli occhi cerulei del ritratto si chiamava Adélaïde Rocher, figlia di un ricco mercante della zona. Quella stessa notte la bambina fu rapita e il suo corpo straziato venne ritrovato da un guardiacaccia all’alba del giorno successivo nei boschi del circondario. Il corpicino presentava segni di strangolamento e si appurò, con orrore, che alla bambina era stato strappato via l’occhio sinistro. Gli inquirenti associarono questo crimine a un rito satanico, poiché la notte in cui era sparita era di luna piena, notoriamente propizia alle cerimonie sacrileghe, e l’assenza dell’occhio fu interpretata come una prova di questa ipotesi. Subito cominciò a serpeggiare tra gli abitanti della cittadina il sospetto che i colpevoli fossero il fotografo e la sua assistente misteriosa. A seguito della testimonianza di una donna, che aveva giurato di aver visto una donna incappucciata aggirarsi nella notte spiando la gente dalle finestre, per i due stranieri venne disposto l’immediato arresto. I due furono messi in catene e portati a Rodez, dinnanzi al giudice della Corte provinciale, con l’accusa di infanticidio. Charbonnier, il cui cuore era debole, morì due giorni dopo per le torture degli interrogatori, Marie invece continuava a professare la propria innocenza. Il processo fu farsesco e indiziario, ciononostante Marie fu condannata a scontare 20 anni di reclusione, scampando la morte per la clemenza del giudice, e venne reclusa a scontare la condanna nel convento dell’Hôtel Saint-Vic a Saint-Amand-Montrond, luogo di detenzione fin dal 1792.

Durante la sua prigionia si diffuse la voce che Marie fosse una strega e che fosse in grado, nelle notti di luna piena, di attraversare i muri della cella e andare a caccia di bambini. Di fatto si verificarono altri rapimenti di bambini nella zona di Saint-Amand-Montrond e tutti avvennero durante le notti di luna piena: 25 dicembre 1863, luna piena, sparizione di Aurore Langlois, ritrovata strangolata e privata dell’occhio sinistro il 27 dicembre, noto come “l’infanticidio di Natale”. 22 febbraio 1864, luna piena, sparizione di Antoine e François Andrieu, ritrovati strangolati e privati degli occhi sinistri il 25 febbraio. 21 maggio 1864, luna piena, sparizione di Marie Bourdon, mai ritrovata. 15 settembre 1864, luna piena, sparizione di Antoinette Poncet, ritrovata strangolata e privata dell’occhio sinistro il 18 settembre. 11 gennaio 1865, luna piena, sparizione di Ginette Godard, mai ritrovata. 7 agosto 1865, luna piena, sparizione di Madeleine Lecomte, ritrovata straziata da animali selvatici il 19 agosto. 1 marzo 1866, luna piena, sparizione di Luc Jourdain, mai ritrovato.

Ma la storia più incredibile e affascinante di tutte fu quella accaduta tra la notte del 9 e la sera del 10 gennaio 1868.

Era una gelida nottata di luna piena a Bruère-Allichamps, minuscolo villaggio di circa 400 anime a pochi chilometri da Saint-Amand-Montrond. Nel cuore della notte sparisce dalla casa di un certo Jean-Luc Peltier la piccola figlia Julie, di 3 anni, che dormiva con i fratelli in una stanza attigua a quella dei genitori. Nella penombra illuminata dalla luna piena, uno dei fratellini di Julie aveva visto una sagoma materializzarsi vicino al suo letto. Terrorizzato aveva cominciato a pregare in silenzio e vide la figura avvicinarsi al suo giaciglio, prendere in braccio la sorellina, che dormiva accanto a lui, dirigendosi poi verso un angolo della stanza. Il bambino ci mise qualche minuto a dare l’allarme, temendo che quello spettro potesse essere ancora lì al buio e che volesse portare via anche lui. Quando finalmente trovò il coraggio di dare l’allarme il bambino raccontò che la sorellina era stata presa da una donna ben vestita, con guanti bianchi e un cappellino in testa, ma non era riuscito a distinguere le fattezze del volto. Furono subito avviate le ricerche della piccola Julie, il parroco suonò le campane, tutte le donne si rifugiarono in chiesa con i loro figli, mentre gli uomini si divisero in gruppi e con fiaccole e bastoni andarono in cerca della rapitrice per tutta la notte e il giorno successivo. Qualcuno corse a cavallo verso il convento di Saint-Amand-Montrond, poiché era ben nota la storia della madre nascosta, e si scoprì che la donna era fuggita nottetempo dalla sua cella. Non v’era più dubbio: Marie Poulain aveva rapito ancora! Alla battuta di caccia all’evasa si associarono la gendarmeria civile e una guarnigione militare e le ricerche furono favorite dal vivido candore della Luna, che pattugliarono le rive del fiume Le Cher.

All’alba arrivò la notizia che la piccola Julie era stata ritrovata morta e privata dell’occhio sinistro non lontano da Château de Meillant, così le ricerche si concentrarono in quella zona. Furono perlustrate le campagne del circondario fino al pomeriggio, quando una pattuglia avvistò la fuggiasca rintanarsi nell’ovile di un casolare. Quando i gendarmi irruppero nella stalla trovarono Marie nascosta dietro delle balle di fieno, fu arrestata e riportata a Rodez, incolpata dell’infanticidio della piccola Julie Peltier, processata e infine condannata alla ghigliottina, pena da eseguirsi sulla pubblica piazza. Il giudice, nel pronunciare la sentenza, citò le parole di Jean Jacques Régis de Cambacérès: “le meurtre d’un enfant nouveau-né d’un être sans défense, est un crime encore plus horrible que l’homicide, qu’il ne doit donc pas être puni moins sévèrement!”, volendo così redarguire il precedente magistrato che non l’aveva messa a morte quando ne aveva avuta la possibilità.

Il 26 febbraio 1868, un gelido e ventoso mercoledì, il boia stava ingrassando i binari della lama che di lì a poco avrebbe decapitato Marie, la folla s’era radunata nella piazza della cattedrale e i noleggiatori di sedie contrattavano il prezzo con i ricchi borghesi per un posto confortevole, i magistrati invece avevano il posto riservato in prima fila. Al tocco di campana delle 11 arrivò il carro della condannata. Marie era incappucciata e incatenata, la gente urlava e lanciava sassi contro di lei, i gendarmi tentavano di sedare gli animi ma troppe erano le vittime di quella strega, troppi i lutti e troppa la collera del popolo. Il carro si fermò a ridosso del palco, Marie fu scaraventata giù con una pedata dal vetturista e due gendarmi la trascinarono di peso fino al patibolo tra i latrati della moltitudine di invasati, ma quando il boia si avvicinò per scoprirle il capo la ressa cessò e sulla piazza si stese un velo di impaziente silenzio, poiché nessuno aveva mai visto il volto di Marie sfigurato dalle fiamme. Il boia esitò un attimo, quindi tirò via il cappuccio e il viso che si mostrò al pubblico apparì raccapricciante: la parte inferiore della guancia sinistra era orribilmente sfregiata da un’ustione che le continuava sul collo e spariva sotto il vestito, i capelli erano radi, il cuoio capelluto straziato mostrava ampi spazi di tessuto cicatriziale e dall’arcata sopracciliare in su era una triste desolazione di sfregi: Marie era la perfetta effigie di una strega. Dopo un primo momento di sconcerto, una donna la indicò inorridita e poi molti altri cominciarono a urlare e strepitare assieme a lei, perché Marie alla folla mostrò anche il suo occhio sinistro, un occhio sinistro verde come gli occhi della piccola Julie, mentre l’altro occhio era di un castano molto scuro. Ormai non c’erano più dubbi: Marie era colpevole, era una serva del Demonio e strappava gli occhi ai bambini per procacciarsene sempre di freschi per rimpiazzare il suo ormai perduto. Un gendarme declamò ad alta voce la sentenza di morte, il parroco le mostrò distrattamente il crocefisso e non le impartì alcun sacramento, poi Marie fu fatta sdraiare sulla panca, il boia tirò una corda e la lama cadde in meno di un secondo, mozzandole di netto la testa dal corpo. I padri tirarono ceffoni ai figli, perché ricordassero che fine fanno tutti i delinquenti, mentre il boia si chinò a raccogliere la testa dal cesto in cui era caduta e la mostrò al pubblico. Il volto di Marie era mostruoso, increspato in un ghigno di terrore e l’occhio destro, spalancato all’eccesso, roteò verso i presenti, come a lanciare un ultimo anatema prima che l’anima lasciasse quel corpo maledetto. I presenti si fecero tutti il segno della croce e un giudice fu sentito asserire: “Come Charlotte Corday d'Armont!”. Il parroco negò la sepoltura in terra consacrata e il copro fu gettato in una fossa comune nel bosco, si narra che la testa fu invece sepolta altrove.

Quando nel 1934 il carcere dell’Hôtel Saint-Vic fu chiuso e cominciarono i lavori di restauro del convento, un operaio scoprì in una parete un buco ricoperto da stracci e dentro vi trovò un fagotto con alcune antiche fotografie, custodite per qualche tempo in casa di uno studioso locale, tale Auguste Ollivier che indagò sull’origine di quelle foto e ricostruì parte della storia di Marie Poulain. Riuscì anche a trovare una sua parente, ossia mia madre, alla quale consegnò le fotografie e le fece notare che sul retro di quelle fotografie erano scritti dei nomi, che riporto qui di seguito con un brivido che anche oggi, dopo molti anni, mi sferza come la prima volta in cui mi fu raccontata questa storia.






Il retro dell’ultima fotografia, quella più terrificante di tutte, mostrava una bambina molto ben vestita. Alle sue spalle si intravedeva il volto di una donna, il volto di Marie che indossava un cappellino e sorrideva sorniona dietro la piccola Julie Peltier.

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Scritto da JohnnyWolf (ex 1982e1975) .

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