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Ogni piccola cittadina possiede innumerevoli credenze che tramandano storie di fantasmi, streghe o esseri sovrannaturali. E' curioso come ogni racconto della tradizione popolare tragga origine da fatti realmente o verosimilmente accaduti. Queste storielle, come quella dell'uomo nero, hanno per lo più lo scopo di mettere paura ai piccoli, facilitando il compito dei genitori ora per non farli uscire da soli, ora per farli andare velocemente a letto. Accade così che un racconto già di per sè eccezionale, con il passare degli anni e delle generazioni si arricchisca di elementi sovrannaturali e si carichi di superstizione.


Era il periodo della quaresima e come ogni festività andavo a passare qualche giorno nella casa di campagna di mia nonna. Seduto su di una sedia da giardino guardavo il cielo stellato fumando una sigaretta, quando un fruscio nella campagna, poco distante attirò la mia attenzione. Poco distante una donna vestita di bianco attraversava i campi coltivati scomparendo poi nella fitta vegetazione. Un particolare mi colpì maggiormente: sembrava che la donna portasse stretta al petto qualcosa di abbastanza pesante, ma a causa della scarsità di luce non seppi distinguere cosa fosse. Finii la sigaretta ed entrai dentro casa raccontando ciò che avevo visto a mia nonna. Mi spiegò che la donna in questione era la "Bianca Monaca". Questa era una popolana che indossava una lunga veste bianca, figura che incuteva terrore e al contempo carica di simboli. Pare vivesse dentro un pozzo non si sa dove e che ne uscisse fuori solo durante il periodo pasquale alla ricerca di bambini da portare con sè nel pozzo. Mi tranquillizzò dicendo che era solo una vecchia storia del luogo, di quelle che si raccontano ai bambini per farli intimorire e non farli uscire di casa nelle ore notturne. Per rendere la tradizione più efficace al suo scopo, ogni anno, durante la quaresima, una donna del luogo si vestiva di bianco girovagando per le campagne e per il paese alimentando la paura dei più piccoli costringendoli a rimanere in casa. Interessato ascoltai i racconti di mia nonna sulla signora vestita di bianco fino a ora tarda quando decidemmo di andare a dormire. Il mattino seguente decisi di andare in paese, volevo fare una visita alla biblioteca comunale. La sera prima mia nonna mi aveva raccontato diversi aneddoti sulla "Bianca Monaca" ma non era comunque riuscita a soddisfare la mia curiosità. Ogni tradizione popolare trae origine da un fatto verosimilmente accaduto e io ero deciso a scoprire quale fosse quello della "Bianca Monaca". Ciò che scoprii fu davvero interessante. Si racconta che la donna, di cui non viene precisato il nome, fosse una monaca scomunicata a causa di un'imprevista gravidanza. Con un bambino e senza una famiglia su cui fare affidamento l'ex monaca tirava avanti tra un lavoretto e un altro. Con un figlioletto di pochi mesi da crescere, ebbe parecchi problemi, ma non trascurò mai il suo bambino, l'unico bene che le era rimasto e al quale dava tutto il suo amore di mamma dolce e premurosa. La leggenda nasce intorno ai fatti accaduti alla donna durante la quaresima Pasquale del 1685. All'epoca c'era un pozzo che si trovava al centro della piazza del villaggio. Il pozzo era il solo a fornire acqua potabile in paese, per cui veniva guardato a vista, sia di giorno, sia di notte. Ciò impediva ai malintenzionati di buttarci dentro qualcosa e ai bambini di guardarci, col rischio di finirvi dentro. Quell'anno però accadde un fatto veramente tragico che segnò la nascita della figura della donna vestita di bianco. Accadde infatti che una mattina le guardie si allontanarono dal pozzo. Il piccolo figlio della donna, che giocava nella piazza, approfittò dell'assenza delle guardie e andò a curiosare nei pressi del pozzo. Si sporse troppo e vi cadde dentro. I soccorsi tardarono ad arrivare e quando il piccolo fu tirato fuori oramai non c'era nulla da fare. Morì alla tenera età di sei anni. Per i diversi mesi a seguire la donna ogni notte rimaneva a fissare l'interno del pozzo, sperando che dallo specchio d'acqua illuminato dalla luna ne fuoriuscisse il figlioletto. Distrutta dal dolore, una notte si suicidò gettandosi dentro il pozzo della piazza del paese. Probabilmente sperava di ricongiungersi col suo amato bambino. Di lì a poco nacquero i racconti sulla "Bianca Monaca" che nel corso degli anni entrarono a far parte del patrimonio culturale del piccolo paese. Durante la mia ricerca mi imbattei in un interessante documento che elencava dal 1947 al 1984 tutte le donne che di anno in anno vestirono i panni della Monaca. Sembra infatti che da quell'anno in poi nessuna donna volle più impersonare la signora vestita di bianco. Nel documento però non vi era fatta menzione sul motivo per cui una tradizione così antica venne interrotta improvvisamente. Tornai a casa, in testa avevo più domande della sera precedente. Mi chiedevo: "Se questa tradizione è andata perduta da più di trent'anni, chi era la donna che ho visto la notte precedente?" Ne parlai con mia nonna, le chiesi il motivo per cui la sera prima non mi disse che ormai dal 1984 nessuna donna voleva più vestire i panni della monaca. Non mi rispose. Capii che in questa storia c'era qualcosa di enigmatico. Lei sapeva qualcosa ma questo non faceva alcuna differenza, mia nonna è il tipo di donna che se ha un segreto se lo porta nella tomba. A cena guardammo la televisione. L'apparecchio era sintonizzato su un canale locale. Il programma venne interrotto da un'annuncio d'emergenza. Era scomparso da circa ventiquattro ore un bambino del luogo, le autorità invitavano chiunque a fornire informazioni utili al ritrovamento. Mia nonna cambiò canale. Sembrava spaventata.

Il giorno seguente mi recai nuovamente in biblioteca. Non sapevo cosa cercare ma ero sicuro che qualcosa avrei trovato. Cominciai a spulciare tutte le edizioni del giornale locale anno 1984 finché non mi imbattei in un trafiletto interessante.


Domenica 15 Aprile 1984 "Ritrovati due cadaveri Il cadavere di una donna è stato ritrovato stamane nelle campagne circostanti XXXXXXX,nei pressi di XXXXXXXX e XXXXXX. La donna è stata rinvenuta impiccata ad un albero poco distante l'abitazione di XXXXXXXXXX. Le autorità accorse sul luogo hanno fatto un'altra agghiacciante scoperta: su di un pozzo qualche metro più a sud è stato rinvenuto il corpo senza vita del piccolo XXXXX XXXXXXXX scomparso da due giorni. L'identità della donna è stata accertata, si tratta di XXXX XXXXXXXX, la "Bianca Monaca" di queste festività pasquali. Il corpo è stato ritrovato con ancora indosso gli abiti tradizionali e il medico legale ha constatato una massiccia presenza di contusioni e lacerazioni che fanno escludere l'ipotesi del suicidio. Il piccolo XXXXX XXXXXXXX sembra invece morto per annegamento. Gli inquirenti già dalle prime ore del mattino sono a lavoro e stanno vagliando le diverse possibilità. Sembra infatti che le vittime siano morte in circostanze temporali diverse e che i due delitti non sia legati fra loro."


Avevo trovato il motivo per cui da quell'anno in poi nessuna donna del paese volle più impersonare la monaca. Approfondii ulteriormente le mie indagini. Lessi tutti i giornali andando all'indietro fino al 1947. Ciò che scoprii mi lasciò non poco turbato. Nell'arco di trentasette anni ben diciotto bambini di età compresa tra i quattro e i sette anni sparirono in circostanze misteriose durante il periodo della quaresima. Sette di questi bambini vennero ritrovati pochi giorni dopo la loro sparizione nei pressi di pozzi o canali di irrigazione, annegati. Questi casi vennero classificati come sfortunate fatalità. Adesso era tutto più chiaro. La leggenda della Bianca Monaca non era nata per spaventare bambini. La storia veniva raccontata non per gioco ma per tenere al sicuro i piccoli dalla signora in bianco che ogni anno usciva dal pozzo alla ricerca disperata di suo figlio.

Tornai a casa. La televisione trasmetteva le ultime sconcertanti notizie. Il bambino scomparso due giorni prima venne ritrovato cadavere all'interno di un pozzo vicino casa di mia nonna. Causa della morte annegamento. Ripensai alla notte che la vidi. Adesso so cosa stringeva al petto. Povera piccola anima innocente. Uscii in giardino per fumare una sigaretta. Guardai tra gli alberi nella lontana campagna. Di certo lei era lì fuori alla ricerca disperata di suo figlio. La vidi per un'istante. Vestita del suo abito bianco aveva il viso illuminato dalla luna. Gli occhi rigati dalle lacrime. Si voltò e scomparve fra gli alberi.


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