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Se non le avessero mai raccontato le decine e decine di leggende che popolano il folklore del suo piccolo villaggio probabilmente Eris non si sarebbe trovata in questa tetra stanza, con solo qualche ragno e alcuni altri abitanti della notte a farle compagnia, con le mani coperte di lacrime e il cuore straziato dalla disperazione. Sicuramente non avrebbe perso il figlio in un modo così atroce.


Il caos del traffico e le luci della grande città in cui Eris ormai viveva da parecchi anni era finalmente lontano. Parecchi chilometri di autostrada, strade statali ed infine piccole e strette stradine di campagna la avevano ricondotta, parecchi anni dopo il suo trasferimento, nel paesino di montagna sulle Dolomiti dove nacque una trentina di anni prima. Si dice che l'aria di montagna faccia bene al corpo ed allo spirito e quella primavera Eris sentiva di dover staccare la spina e ritornare in quel regno quasi ancestrale, lontano, molto lontano dal vorace asfalto che laggiù, nella grande città, ingoia quotidianamente anime e sogni.

Una breve vacanza, questo era, per far conoscere agli anziani genitori il loro primo nipote. Dopo ripetuti inviti finalmente Eris aveva accettato di passare una settimana di ferie ad inizio primavera nel casolare di montagna in cui visse in fanciullezza. Non era cambiato nulla: Lo stesso tetto spiovente che le ricordava il campanile di una chiesa più che il soffitto di una casa, la stessa stufa a legna che la riscaldava d'inverno, lo stesso sentiero battuto che portava al pozzo, ormai in disuso, e lo stesso bosco a pochi passi dalla legnaia. Qualcosa però era cambiato, qualcosa nei suoi anziani genitori.

Quando, appena arrivati, Eris prese dal seggiolino dell'auto il piccolo Kevin per fargli conoscere i nonni, dietro al loro sorriso affabile e amorevole Eris credette di intravedere un'ombra di angoscia, quasi di terrore. Una sensazione strana la pervase, ed un brivido le discese lungo la schiena. Dapprima ne diede la colpa all'aria ancora fresca della montagna ma più passavano i giorni e più Eris osservava nelle occhiate che si lanciavano i genitori quando credevano che lei non vedesse quello stesso lampo di orrore che aveva intravisto il primo giorno.


-Sì, caro, stiamo bene.. ...no, non ci sarà nessuna bufera di neve, non c'è nemmeno la neve.. ...ma no, come te lo devo dire? Siamo molto più a valle, stai tranquillo, qui la neve si è già sciolta settimane fa.. ..Sì, sì, te li saluto..-

Eris prese in braccio il piccolo Kevin -Vieni a salutare papà..-

Kevin biascicò qualche parola incomprensibile, aveva appena un anno, alla cornetta del vecchio telefono fisso, lassù non avevano mai installato i ripetitori per i cellulari.

-Peccato che non sia riuscito a venire tuo marito- La vecchina stava accendendo il fuoco nella stufa anche se il sole era ancora alto nel cielo, mentre Eris terminava la telefonata.

-Sì, sai com'è.. E' così impegnato col lavoro..-

-Beh, stasera non ci sarà una bufera di neve come dice tuo marito ma si stanno alzando venti freddi..- Sì fermò per prendere fiato posando la legna ai piedi della vecchia stufa -Senti Eris..- Le parole gli si fermarono in gola.

-Dimmi mamma, che c'è? Ti senti male?-

-No, no stai tranquilla..- La vecchina si alzò sistemando svogliatamente la pesante vestaglia -Stasera è meglio se dormite nella nostra stanza, col camino, io e tuo padre staremo benissimo qui in soggiorno-

-Mamma, no, staremo bene anche nella mia stanza, come le altre sere-

-No, no Eris stasera farà molto freddo e dovrai tenere al caldo il mio piccolo Kevin..- Un buffetto al piccolo che stava giocando nella culla -Ora, su, vai a chiamare tuo padre che inizio a preparare la cena-


Dopo l'abbondante cena a base di gallina, macellata per l'occasione, e funghi appena raccolti Eris portò il piccolo con sé nella grande camera da letto al piano superiore dove il camino era già acceso e riscaldava piacevolmente l'ambiente ed il lettino preparato per l'occasione proprio accanto al focolare. Kevin già dormiva mentre Eris lo adagiò nel lettino, prese un libro a caso dallo scaffale e si mise a letto. Fuori il vento aveva da tempo iniziato a soffiare forte e faceva agitare gli infissi emettendo sibili sinistri mentre le fronde degli alberi del bosco frusciavano rumorose, Eris si addormentò sfogliando il libro che aveva preso dalla libreria.

D'improvviso lo sbattere degli scuri della finestra destarono Eris dai suoi sogni. si stropicciò gli occhi, alle sue spalle la finestra era rimasta chiusa ma le ante all'esterno sbattevano violentemente fra loro e contro le pareti. Si alzò ancora intontita dal brusco risveglio ed aprì la finestra per chiudere gli scuri. Il vento gelido entrò violento nella stanza, tanto da far spegnere l'ormai flebile fuoco che ardeva e nel camino, lasciando Eris nella completa oscurità. E fu solo grazie a questo buio improvviso che vide ciò che non avrebbe dovuto vedere:

Eris non credette ai suo occhi. Centinaia di antichi guerrieri, figure inumane, spettri e paladini senza insegne, tutti bardati di vecchie e gloriose armature stringevano asce bipenne intrise di sangue raffermo da secoli, cavalcavano destrieri coperti di sangue e dagli occhi fiammeggianti, orde di lupi famelici e creature infernali stavano discendendo la montagna, sospinti dal vento glaciale.

Eris urlò di terrore, credette di stare ancora sognando ma ciò che vedeva era reale. Era lì, a poche centinaia di metri. Non c'era luna nel cielo quella notte, e l'intera orda infernale era illuminata dalle decine di torce rette da quelle creature mostruose, non poteva essere un miraggio o un sogno, loro erano lì, erano veri!


La porta alle sue spalle si spalancò violentemente:

-Eris!- Sua madre entrò di corsa nella stanza ed afferrandola la fece cadere ai piedi della finestra. -L'hai vista?- urlò accovacciata sotto la finestra stringendole le spalle fra le ossute dita -Eris, ha visto la Caccia Morta?-

Gli occhi colmi di orrore della donna penetravano quelli terrorizzati di Eris.

-Sì, mamma, chi..cosa sono?-

La vecchia si alzò con calma, sembrava essere un'altra persona, prese fiato e chiuse con calma le ante della finestra che ancora sibilavano al soffio del vento gelido delle montagne. -Si è dunque compiuto il mio obbligo- sussurrò con una voce talmente calma da sembrare una liberazione.

-Mamma, che dici? Non capisco- Eris era ancora a terra tremante.

-Eris- rispose pacata, quasi con un sorriso macabro -Per ora ti basti sapere questo: io non sono tua madre.-


Dalla porta ancora spalancata entrò il vecchio, quello che Eris aveva sempre chiamato papà, che raccolse il piccolo Kevin dal lettino.

-No!!- Eris si alzò urlando ma la mano ferma ed incredibilmente forte di quella vecchia la trattenne facilmente

-Papà, che fai?- Urlava e piangeva Eris cercando di divincolarsi da quella morsa indissolubile che era la mano di una gracile vecchina.

Il vecchio uscì dalla stanza con il piccolo piangente e urlante fra le braccia richiudendo la pesante porta di legno dietro di sé senza nemmeno voltarsi verso le due donne.

-Perché.. Cosa gli gli farete?- Eris piangeva e gridava battendo i pugni sul corpo della vecchia che sembrava aver acquisito la consistenza della pietra mentre ancora la teneva saldamente.

-Cara..- la vecchia parlò pacata -ora devi stare qui buona e tranquilla- mollò la presa ed Eris cadde a terra -Sai, mi sono affezionata a te- la vecchia ora era seduta sul letto mentre Eris era immobilizzata dal terrore ancora a terra.

-Come ti ho detto non sono tua madre, lo avrei voluto ma non lo sono e credimi, se potessi evitarlo fermerei tutto questo orrore all'istante-

-Mamma..- Eris piangeva e si era accovacciata ai piedi della vecchia -Quale orrore? Cosa succede?-

-La Caccia Morta esige il suo tributo per proteggere tutti noi-

Eris non capiva -La Caccia Morta? Proteggerci? Da cosa?-

-Piccola, quello che hai visto là fuori lo vidi anche io molti anni fa, quando ero ancora giovane- voltò lo sguardo verso la finestra ed il suo sguardo si fece triste

-..nessuno, nessuno avrebbe dovuto mai vedere la Caccia Morta ma io e mio marito.. sciocchi, volemmo sapere, volemmo vedere..- si interruppe -..ed il prezzo da pagare per aver visto è così atroce..- La vecchia si strinse le mani al petto voltandosi ora verso Eris ancora a terra.

-Fu solo dopo anni che un vecchio frate venne da noi con te ancora in fasce. Disse che era l'antico Re dell'Inverno a mandarti e ci diede le istruzioni per salvare noi, l'intero villaggio e, chissà, buona parte della nostra gente-

-Istruzioni? Non capisco, salvarci da cosa?-

-Eris, hai visto cosa c'è la fuori?- La vecchia assunse uno sguardo severo- Credi che queste mura possano proteggerci da quell'orda infernale? O che lo possano fare i tuoi preti o le pistole della polizia?-

-Mamma..- Eris piangeva disperata cercando di rialzarsi -Dov'è Kevin? Cosa gli farete?-


La vecchia avrebbe voluto risponderle ma uno squillo di corno ed il nitrire dei cavalli ai margini del bosco, poco lontano dalla finestra, fecero sussultare entrambe le donne.

La vecchia si alzò improvvisamente dal letto -La Caccia Morta è arrivata fra noi.- Uscì dalla stanza divincolandosi facilmente da Eris che cercava di uscire, inutilmente, la vecchia possedeva ora una forza sovrumana e scaraventò a terra la povera Eris serrando la porta all'esterno con una pesante trave.

Sconvolta Eris si mise ad urlare e si affacciò alla finestra dove, poco distante proprio ai margini del bosco, si erano accalcate le orde infernali che poco prima aveva visto scendere dalla montagna.

Terribili nelle loro antiche armature, nei fiotti di sangue che solcavano gli elmi e gli scudi si erano ammassati, proprio lì, al limitare del vecchi bosco. Quello che sembrava essere il capo caccia indossava un elmo vichingo con corna d'alce e brandiva una pesante lancia intrisa di sangue, lo sguardo severo e gli occhi di ghiaccio sovrastavano una folta barba grigia sporca di secoli di sangue e terra. Dall'alto del suo bianco destriero con gli occhi infuocati stava scrutando il fagotto che i due vecchi ora gli stavano porgendo.

Eris lanciò un urlo di terrore quando si accorse che il fagottino che il mostruoso capo caccia stava raccogliendo era proprio suo figlio!

Il terribile demone, stringendo il piccolo al petto alzò lo sguardo austero verso la finestra da dove Eris stava osservando, stava guardando proprio lei! Issò fiero al cielo la sua pesante lancia, sempre con lo sguardo fisso verso Eris, e quando la fece violentemente sbattere a terra ne scaturì una luce accecante color turchese accompagnata dal terribile frastuono di un tuono., che investì tutti i presenti.

Quando la luce si spense erano tutti spariti: Gli spettri, i cavalieri, i lupi, i due vecchi e persino suo figlio. Eris, disperata, cercò di scrutare nel buio della notte ma tutto si era fatto pesto. Il vento si era calmato ed i bosco davanti a sé sembrava una coltre nera impenetrabile. Cercò allora di uscire da quella maledetta stanza ma la pesante trave alla porta glielo impediva. Pianse Eris, picchiò sulla porta finché ebbe fiato e forze e poi, disperata, si addormentò sul pavimento fra le sua lacrime ed il sangue che aveva versato battendo fino allo sfinimento i pugni su quella maledetta porta.


La mattina dopo Eris si svegliò ancora sul pavimento coperto di sangue e lacrime ma, stranamente, la porta era aperta. Terrorizzata sperando che si trattasse solo di un brutto sogno Eris guardò nel lettino accanto al camino ma di suo figlio non c'era traccia. Corse giù per le scale ma la casa era deserta, urlò, corse disperata fuori, fino al bosco.. Gridando il nome dei suoi genitori e di suo figlio. Corse per centinaia di metri fin dentro il bosco finché, come in un sogno, come in una illuminazione, si ricordò della vecchia leggenda che aveva sentito molti anni prima accanto al fuoco del caminetto di quella casa allora così accogliente ed ora così orribile:


Nelle notti di luna nuova, quando la foresta lì fuori è così buia da non poter vedere nemmeno il piccolo e decrepito pozzo, quando nel cielo invernale non c'è la luna a guidare i cacciatori e persino le belve della foresta sembrano avere paura di uscire dalle proprie tane, quelle notti le famiglie del paese si stringono forte attorno al focolare di casa e gli anziani, quei pochi rimasti, narrano le leggende che anni fa sentirono durante le stesse fredde e buie notti di luna nuova. La più famosa e terrificante riguarda le sere di inizio primavera, quando il crudele e spietato Re d'Inverno sembra aver perso ogni sua forza, da potente e terribile diventa improvvisamente debole e sconfitto dai venti caldi della Signora dei Fiori. Il Re d'Inverno, però, non si accontenta di lasciare il campo di battaglia sconfitto e nel suo ultimo sussulto prima di capitolare invia decine delle Sue orde demoniache sugli altipiani e sulle foreste, sulle pianure come sulle colline per mietere le Sue ultime vittime. Questa orda è chiamata La Caccia Morta: Decine e decine di demoni, santi non riconosciuti, esseri spettrali, Re sconfitti e cavalieri caduti senza onore in queste foreste terribili riprendono vita, solo per una notte, sotto il soffio gelido del Re d'Inverno per rastrellare le Sue ultime anime.



Eris si accasciò a terra, fra le radici di quegli alberi centenari si strinse fra le braccia e pianse fiumi di lacrime cariche di dolore e terrore.

Sapeva che, fra non molto, un frate le avrebbe recapitato un piccolo fagottino, omaggio del Re d'Inverno e della sua Caccia Morta.


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