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Coloro che conoscevano Patricia la consideravano... Una piuttosto difficile.

Diamine, pensavano di lei come una stronza. Una diavolessa spaccona, litigiosa e prepotente che vomitava oscenità e insulti a non finire come una specie di drago sputafuoco.

Per oltre trent'anni lei è riscita ad alienarsi con qualsiasi persona che incontrasse. Vicini di casa, colleghi di lavoro, conoscenti... Pure i membri della sua famiglia erano soggetti ai suoi sproloqui e scherni feroci.

Patricia era sposata con un uomo estremamente paziente (per non dire smidollato), che morì un paio di giorni prima del loro venticinquesimo anniversario. Alcuni scherzarono dicendosi che dopo essere stato trattato come uno zerbino per anni, lui sia riuscito a trovare un po' di coraggio e togliersi la vita per puro rancore verso di lei.

Aveva tre figlie che miracolosamente crebbero diventando giovani donne pacate e gentili nonostante siano state cresciute da una bestia urlante. Una dopo l'altra, ciascuna figlia trovò il modo per andarsene da casa e, una volta fuori, raramente tornavano per fare visita.

Vi ho detto che ha avuto tre bambini... Ma... In realtà ne aveva un altro. Una figlia. Che ha avuto dal suo primo matrimonio. Nessuno, nemmeno Patricia, parlava mai di lei. O riconosceva la sua esistenza. Era come uno scherzo proibito che non dovresti raccontare ad alta voce, una cosa che ti condanna se spifferi il suo nome, come le leggende metropolitane tipo Bloody Mary o Candyman. Questa figlia presumibilmente scappò di casa a quattordici anni e da allora non si ebbero più notizie di lei. Nessuno si era fatto domande, non c'erano accuse... Niente. Era sparita.

Con la morte di suo marito e l'assenza delle sue tre figlie, Patricia, sentendosi un po' isolata e sola (che molti considerano esclusivamente colpa sua), mise alcune camere a disposizione per l'affitto in modo da aumentare il proprio reddito. L'idea che qualcuno andasse volontariamente a vivere sotto il tetto di quella donna era incomprensibile a tutti, ma quelli che ci andavano erano solitamente studenti e transitori con pochi soldi e un disperato bisogno di un posto a buon mercato dove stare.

Uno dei suoi resitenti era un silenzioso e modesto uomo chiamato Brandon. Nessuno sapeva tanto del suo passato o da dove sia venuto, un giorno è semplicemente apparso alla porta di casa di Patricia chiedendo di poter affittare una stanza. A sorpresa di tutti... Brandon e la donna-drago diventarono quasi inseparabili. Brandon non era intimorito o facilmente offeso dai commenti ostili di lei, che solitamente costringevano gli inquilini a ritirarsi.

Nel corso del mese, nel quale si generarono nuove dicerie, Patricia si affidava molto spesso a Brandon. La gente lo notava frequentemente mentre lui andava fuori a prendere una prescrizione o fare la spesa per lei al mercato locale. Diventò indispensabile per lei. Un vero confidente.

Una sera, mentre cenavano, Patricia si sentì insolitamente grata e ringraziò Brandon per tutto quello che faceva per lei.

"Non è niente." Rispose lui indifferentemente.

"Sì che lo è!" Patricia insistette. "Coloro che sono il sangue del mio sangue e carne della mia carne non vengono quasi mai a visitarmi per vedere come sto... Tu sei l'unico che se ne importa di me."

"Non è vero, Patricia."

"Col cazzo che lo è! Quelle piccole troiette ingrate non potrebbero infischiarsene di più, fossi viva o morta."

Brandon non rispose, lasciandola cianciare.

"So che non sono la donna più facile da amare, ma non sono il Diavolo... Vorrei solo..."

La sua voce si spense e Brandon rimase sorpreso nel vedere delle lacrime formarsi nei suoi occhi.

"Cosa vorresti?" Chiese lui dolcemente, asciugandole gli occhi. Patricia scattò:

"Ho solo dei rimpianti, tutto qui! Come gli altri!"

Brandon era intricato. Prese la bottiglia di quel schifoso vino economico che Patricia adorava ingurgitare ogni notte e riempì i loro bicchieri fino al bordo. Dopo aver bevuto un sorso trattenendo la smorfia, le chiese:

"Che cosa rimpiangi?"

Patricia rimase silenziosa per un paio di minuti. Dopo aver bevuto il suo vino sbronzandosi leggermente, sbottò:

"Andrea..."

"Come?"

"Andrea! La mia figlia maggiore! Non parlo molto di lei..."

Brandon non disse niente.

"Non sopportavo suo padre... Quel pigro figlio di puttana buono a nulla. Siamo stati sposati per cinque anni e ogni giorno che passava lo odiavo sempre di più. Divorziò un anno dopo la nascita di Andrea..."

Patricia continuò a parlare di tutto il risentimento che provò quando rimase bloccata con quella bambina indesiderata... E di come sfogò le sue frustrazioni su di lei.

"N-Non fraintendermi, io amavo la mia piccolina, ma in quell'epoca non lo facevo. Mi rendo conto solo adesso che allora non ero ancora pronta fare la madre."

"Che cosa faceva per meritarsi la tua antipatia?"

"Molte cose. Era una bambina strana. Non apriva bocca spesso e ti fissava come se ti stesse nascondendo un segreto bieco e profondo."

Versò altro vino nel suo bicchiere e continuò:

"Forse perché era il ritratto di suo padre, io..." La sua voce si sfiorì di nuovo.

"Tu cosa?"

"Io volevo cambiarla. Renderla più simile a me. Era una tale ragazzaccia. Mi faceva impazzire. Pur essendo una bambina, non voleva mai indossare gli abitini che le compravo. Quelle fottute cose non erano a prezzo ridotto. Preferiva correre in giro in pantaloni jeans e maglietta a maniche corte. Sembrava che non le importasse affatto quanto lavoravo per prenderle quelle cose belle."

La voce di Patricia cominciò a diventare sempre più accesa. Brandon se ne stava lì seduto in silenzio, completamente affascinato da ciò che sentiva.

"Penso che sono stata più dura con lei di quanto lo sia stata con le mie altre tre figlie... Ma eravamo solo io e lei. Non avevo sostegno, quel bastardo del mio ex-marito non aiutava affatto, perciò tutto ricadde su di me. Ero stanca. Inoltre... A volte devi picchiare un bambino per infondergli la ragione."

"Quindi... Eri abusiva con Andrea?"

"No! Voglio dire, volevo solo che mi ascoltasse e se ne fregasse di quello che le dicevo."

Buttò giù un altro sorso di vino.

"Era così testarda. Faceva un sacco di botte ogni volta che tentavo di farle indossare un abito. Era così graziosa quando indossava i suoi vestitini, che avrei voluto poi pettinarle i capelli come fosse il mio angioletto."

Brandon era incantato nel sentire tali contraddizioni: un figlio descritto come un 'angioletto' dal genitore che a volte lo odiava. L'assudità era quasi esilerante. Forse le storie che giravano intorno questa donna non erano solo dei pettegolezzi... Forse lei era davvero un po' svitata.

Mentre Patricia parlava del suo passato, non si era accorta del cambiamento nell'espressione di Brandon. Era come immerso in un'oscurità, una furia mostruosa che si insidiava nel profondo della sua anima, dormiente per un lungo periodo, che ora si stava risvegliando, pronto ad eruttare e strisciare lungo tutto il corpo, riempiendo ogni muscolo di ira. Se ne stava seduto immobile e continuava ad ascoltare.

"C'è stata una volta in cui sono fiera di quello che ho fatto... "

Raccontò di una volta in cui tornò a casa dal lavoro e scoprì Andrea nel garage mentre faceva a pezzi i suoi abitini e li ficcava in un grosso sacco per l'immondizia.

"Che stai facendo?!?" Gridò allora Patricia.

"Odio vestirmi così." Rispose Andrea con calma.

In preda alla collera più cieca, Patricia si avventò contro la figlia tempestandola di botte e colpendola più volte in faccia. Andrea con diceva niente. Anche quando la trascinò nella sua cameretta tirandola per i capelli rimase zitta.

"Questo è quello che accade alle bambine ingrate!" Sibilò Patricia mentre teneva delle forbici in mano...

...E in un paio di minuti tutte le sue magliette e pantaloni vennero fatti a pezzi. Poi, in quello che può essere descritto solo come un atto atroce, Patricia raccontò di come svestì Andrea e la sbattè fuori di casa al freddo.

Brandon strinse i denti dallo spavento e dal disgusto.

Andrea rimase nella veranda di casa a tremare come una foglia per più di un'ora. Ma non disse niente. Nessun gemito, nessun pianto, neanche un urlo. Niente.

Brandon sorrise.

"Tutto cambiò quella notte. Non mi parlò quasi mai, era come vivere con una sconosciuta. E un paio di mesi dopo, fuggì."

"Hai provato a cercarla?"

"Certo che l'ho fatto, mi sono rivolta alla polizia, ho compilato tutta la burocrazia, ma loro sono stati indifferenti all'intera faccenda come se fosse una tipica fuga giovanile e mi dissero che sarebbe tornata."

"E invece non è più tornata."

"Non che lo desiderassi davvero. Ma ricominciare da capo sarebbe stato più facile senza lei tra i piedi..."

Patricia alzò lo sguardo incontrando gli occhi di Brandon.

"Probabilmente starai pensando che sono una persona orribile."

Brandon le rivolse un sorriso comprensivo: "Niente affatto. Tutti noi abbiamo fatto cose nel passato di cui non andiamo fieri."

Patricia annuì.

"Quando è stata l'ultima volta che l'hai vista?"

"Quasi venticinque anni fa ormai. Avrà una trentina di anni, forse anche quaranta, non saprei riconoscerla di certo se la vedessi ora... Triste, non è vero? Una madre che non è capace di riconoscere la propria figlia. Ma... Che ci puoi fare!" ridacchiò.

Mentre fingeva di capirla, Brandon trovò incomprensibile che una madre possa comportarsi in maniera così altezzosa sulla faccenda di una figlia scomparsa.

"Sei diventato un po' silenzioso." Osservò Patricia. "Che hai in mente?"

"È il mio quarantesimo compleanno." Rispose tranquillamente Brandon. Patricia scattò in piedi:

"Cosa? Ma perché non hai detto niente?"

"Non è un granché, ho smesso di celebrare il mio compleanno anni fa."

"Perché?"

"Ho le mie ragioni."

Anche se Patricia voleva discuterne, qualcosa nel tono di voce di lui la costrinse a fermarsi. Quando si sedette al suo posto, Patricia urtò accidentalmente la bottiglia di vino. Goccioline rosse macchiarono la parte anteriore della sua blusa.

"Guarda che hai fatto!" Brandon rimproverò.

"Non è niente, un po' di candeggina ed è tutto a posto."

Senza alcun preavviso, lui le tirò una sberla. Stordita e confusa, Patricia si tenne la guancia e urlò:

"Perché diavolo lo hai fatto?!?"

Di tutta risposta venne colpita di nuovo, così forte da cadere a terra. Iniziò a gocciolare del sangue dal suo labbro.

"P-Perché?" Gemette.

Mentre Brandon si inalzò davanti alla donna terrorizzata, ricordi di un'orribile infanzia colpivano la sua psiche come un martello pneumatico. Vide immagini di un bambino spaventato prigioniero a casa sua, tormentato da una madre abusiva e delirante che cercava di tramutarlo... Nella figlia perfetta.

Lei lo tormentava psicologicamente con assurdi paragoni al padre assente. Sembrava pure che godesse nel punirlo per cose che erano al di fuori del suo controllo. La sua faccia, la sua voce, il suo sesso... L'intenso odio che provava per suo padre diventò un'ossessione che a sua volta annientò la salute mentale del figlio.

Gli occhi di Brandon batterono incontrollabilmente mentre sentiva ancora il vento freddo che sibilava sul suo corpo nudo quella notte in cui fu rinchiuso fuori in veranda. I suoi movimenti tremavano al ricordo di essere forzato ad andare in giro indossando disgustosi vestitini per feste e nastri per capelli variopinti. I suoi giocattoli non erano action figures, set di costruzione e pistole d'acqua. Sua madre lo bombardava di Barbies, orsetti di peluche, trucchi facciali per bambine, tutto il possibile per sopprimere la sua mascolinità... E ogni tentativo di ribellarsi conseguiva un pestaggio brutale.

"Non è solo il fatto che non eri ancora pronta a fare la madre. Non volevi un maschietto!"

Gli occhi di Patricia divennero ancora più terrorizzati nel ritrovarsi faccia a faccia con i peccati del passato. Prima di poter dire qualsiasi cosa, Brandon la calciò violentemente nelle costole, facendola gridare dal dolore intenso. Quando lui la colpì di nuovo, Patricia perse i sensi.

Quando Patricia si svegliò, si ritrovò nuda legata su una sedia piazzata davanti a uno specchio. Era buio. Sentì dei rumori da dietro. Guardando nel riflesso dello specchio, vide Brandon che faceva a pezzi il suo vestiario con un grosso coltello.

"Questo è quello che succede quando sei ingrata!" Rinfacciò Brandon.

Patricia cercò di liberarsi ma i suoi tentativi erano futili. Era strettamente legata alla sedia e non poteva muoversi. Un rivolo di sudore scese giù per la sua tempia mentre Bandon si avvicinò ghignando. Brandon si chinò vicino a lei, tenendo in mano il coltello, e prese la spazzola per capelli dal tavolino.

"Ora facciamoti bella." Ridacchiò.

Patricia urlò.

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