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Ötzi è il nome che venne dato ad una mummia ritrovata in Similaun, sulle Alpi Venoste, il 19 settembre del 1991.

L’analisi della mummia ha rivelato che il corpo apparteneva ad un individuo di sesso maschile, risalente a un'epoca compresa tra il 3300 e il 3100 a.C.

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La conservazione del corpo è avvenuta solamente grazie alle particolari condizioni climatiche all'interno del ghiacciaio. Inoltre, degli esami più approfonditi del DNA della mummia hanno rivelato che l’età della mummia era compresa trai 40 e i 50 anni e che, il ceppo genetico dell'uomo di Similaun, non risulta essere più presente a livello mondiale.

La mummia pesava appena 15 kg ed era alta 160 cm; tuttora è conservata a Bolzano, nel Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Le maledizioni Modifica

La mummia, oltre ad essere diventata famosa per il suo ottimo stato di conservazione, è molto conosciuta anche per le maledizioni che aleggiano su di essa.

È risaputo che il corpo di Ötzi fu prelevato senza molta accortezza, infatti durante l'esumazione si danneggiò uno dei due femori ed altri parti del corpo. Inoltre, all'interno della borsa trovata vicino al suo corpo era presente una varietà di funghi, all’epoca ritenuti magici, e questo portò a pensare gli studiosi che Ötzi fosse uno sciamano.

Un’altra particolarità da tenere bene a mente è il fatto che la morte dell’uomo non è avvenuta per cause naturali, bensì per una violenta e brutale aggressione che gli causò un esteso trauma cranico ed una profonda lacerazione sotto la clavicola. Sarà stata la poco accurata esumazione a scatenare l’ira del defunto uomo, riversata, poi, nei confronti di chi l’ha prima trovato e poi analizzato?

Maledizione o meno, sta di fatto che nemmeno un anno dopo la scoperta della mummia, si verificò la prima di una serie di morti che rafforzò sempre più la convinzione di una maledizione in atto.

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Persone colpite dalla maledizione Modifica

Le morti che si verificarono in totale furono otto:

  • Rainer Henn, un patologo legale, fu la prima vittima collegata al ritrovamento di Ötzi.
    Egli era a capo della squadra che esaminò il corpo della mummia, fu proprio lui che sollevò il cadavere a mani nude depositandolo in un sacco per cadaveri.
    Il dottore morì all’età di 64 anni a causa di uno scontro frontale in auto, avvenuto nel luglio del 1992, mentre si stava recando ad una conferenza per esporre le nuove ricerche riguardanti Ötzi;
  • Kurt Fritz, uno scalatore molto esperto, fu la seconda vittima, morì nel 1993, all'età di 52 anni.
    Lui stesso aveva condotto Henn, e la sua squadra, al ritrovamento del corpo di Ötzi. Il caso vuole che, Fritz, fu l’unico membro della sua squadra ad essere ucciso da una valanga in una regione con la quale si sapeva avesse familiarità.
    Grazie al ritrovamento della mummia aveva ricevuto dei finanziamenti, tramite i quali organizzava dei tour nel luogo del ritrovamento;
  • Rainer Hoelzl, un giornalista australiano di 47 anni, fu la terza vittima.
    Egli aveva filmato un documentario, esclusivo per la televisione austriaca, riguardante la rimozione del corpo di Ötzi dal ghiaccio che, successivamente, venne trasmesso in tutto il mondo.
    Appena qualche mese più tardi avrebbe contratto una malattia misteriosa, probabilmente un tumore al cervello, e morì in preda a pesanti sofferenze nel febbraio del 2004;
  • Helmut Simon, un turista tedesco, morì nel 2004 all'età di 67 anni e fu la quarta vittima.
    Lui, assieme alla moglie, aveva scoperto il corpo di Ötzi nel 1991, durante un'escursione nelle Alpi. Tornò in quella regione da solo, nell'ottobre del 2004, per festeggiare la vittoria di una battaglia legale grazie alla quale aveva riscosso la somma di 50.000 sterline, ovviamente per aver scoperto la mummia.
    Le condizioni meteorologiche erano pessime quel giorno e contribuirono a far precipitare Simon in un crepaccio profondo quasi 100 metri.
    Il suo corpo morto fu trovato tre settimane dopo, coperto di ghiaccio proprio come la mummia che aveva scoperto. Il caso vuole che distava circa 200 metri dal punto in cui era morto Ötzi, inoltre non aveva ancora firmato i documenti legali per l'assegnazione della somma. In questo modo sua moglie non ricevette mai quel denaro;
  • Dieter Warnecke, il capo della squadra di soccorritori che aveva cercato Simon, a 45 anni fu la quinta vittima.
    La donna morì d'infarto, sebbene fosse in perfetta salute secondo i suoi familiari. Casualmente, la sua morte avvenne meno di un'ora dopo che Simon fosse sepolto;
  • Friedrich Tiefenbrunner, uno dei professori che analizzarono Ötzi, fu la sesta vittima e morì nel gennaio del 2005, nel bel mezzo di un'operazione a cuore aperto.
    Il professore faceva parte della squadra di Spindler e aveva scoperto un'importante metodo per proteggere la mummia contro gli attacchi di funghi e batteri;
  • Konrad Spindler, di 66 anni, era uno degli esperti che per primi ebbero modo di studiare Ötzi.
    Spindler soffriva di sclerosi laterale amiotrofica e, nell'aprile del 2005, le sue condizioni peggiorarono a vista d’occhio portandolo alla morte. Non aveva mai preso minimamente in considerazione la teoria della "maledizione di Ötzi", affermando quanto sto riportando: “Penso che sia un mucchio di spazzatura. È solo una gonfiatura mediatica. Di sicuro ora diranno che io sarò il prossimo”.
    Egli fu il primo ad aver ispezionato il corpo della mummia e, come il destino ha voluto, fu la settima vittima di questa maledizione.
  • Tom Loy, un dottore, fu l'ottava ed ultima vittima che morì all'età di 63 anni nel novembre del 2005, prima di terminare il proprio libro su Ötzi.
    Loy era il direttore dei Laboratori di Scienze archeologiche all'Istituto di Bioscienza Molecolare dell'Università del Queensland.
    Anche lui entrò in contatto fisico con la mummia molte volte, era riuscito ad identificare residui di sangue umano sulla mantella di pelliccia di Ötzi e anche il sangue di qualche animale sulle sue frecce.
    La morte di Loy fu una triste sorpresa per la famiglia, anche se era risaputo che soffrisse di una patologia pregressa del sangue da 12 anni, che però gli fu diagnosticata poco dopo le analisi della mummia. L’uomo non parlò mai di maledizione, ma c'è da specificare che i familiari avrebbero voluto pubblicare il libro su cui stava lavorando, tuttavia senza successo in quanto non sono stati ancora in grado di trovare il manoscritto.

Resta da chiedersi perché tutte le altre persone che sono venute a contatto con il corpo mummificato di Ötzi non sono state colpite dalla maledizione.

È probabile pensare che, forse, le otto vittime hanno mancato di rispetto al corpo del defunto in qualche modo.

Curiosità Modifica

Non tutti sono a conoscenza della particolarità che riveste il corpo di Ötzi. Non a caso viene considerato il primo essere umano tatuato di cui si abbia conoscenza: sul corpo si possono osservare ben 61 tatuaggi.

La realizzazione dei tatuaggi, all’epoca, era molto diversa da quella che utilizziamo noi oggi. Semplicemente, si praticavano delle piccole incisioni sulla pelle che venivano ricoperte con il carbone vegetale, in modo tale da far rimanere impressa l’immagine sulla pelle. I segni sul corpo di Ötzi non erano molto elaborati, consistevano in semplici in semplici punti, linee e crocette. Questi simboli si trovavano in corrispondenza della parte bassa della colonna vertebrale, ma anche dietro il ginocchio sinistro e sulla caviglia destra.

Più avanti, si è scoperto che la posizione dei tatuaggi non era puramente casuale: i radiologici avevano individuato forme di artrosi proprio in quei punti. Quindi si è presupposto che queste immagini avessero una funzione di tipo curativo, come se fossero in  grado di alleviare i suoi dolori.

Altri studiosi ancora, hanno dedotto che i tatuaggi indicassero i punti in cui praticare la tecnica dell’agopuntura. Infatti, i punti di pressione dell'agopuntura di oggi differiscono di poco da quelli dei tatuaggi sul corpo di Ötzi, perciò si è ipotizzato che i tatuaggi raffigurino punti di pressione di questa tecnica.

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Uno dei tatuaggi presenti sul corpo della mummia.

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