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Appoggiai il gomito sul tavolo, spostando il piatto davanti a me e misi la mano sotto il mento per sorreggere il mio collo stanco. Chiusi gli occhi, una fitta mi martellò la testa, staccai il braccio dal tavolo, buttai indietro il capo che sbatté contro lo schienale rimanendo a penzoloni all'indietro. Sospirai.

Che brutto momento per me che è questo. Sono arrivato al punto di non ritorno e sono ormai dannato. Stanco di provare dolore per il mio passato, stanco di martoriarmi con il pensiero dell'imminente futuro, stanco di cercare sempre ogni volta l'amore, stanco di odiare ogni singola cosa che si muove tranne me stesso, stanco di tutto.

Pensai, poi feci una smorfia strana, infastidito. Avete presente quella espressione di quando state cercando di ricordare qualcosa ma non ci riuscite e siete quasi infastiditi da ciò? Esatto, proprio quella. Mi tuffai di nuovo nei miei pensieri per l'ennesima volta.

Deve essere iniziato tutto tanto tempo fa. Ricordo poco ormai, ero alle superiori o forse è stato prima? Bah, non importa propriamente il periodo. Successe qualcosa, ma non so bene cosa, nella mia testa è tutto troppo torbido. Che siano stati i miei compagni di vita ad avermi fatto diventare così? Le loro offese o le loro ripetute angherie e violenze? O forse è stato il genere femminile? Quanto mi ha fatto dannare, quanto mi ha fatto penare. Certo, non sono poi così malaccio, sia fisicamente che caratterialmente, eh! Ma nessuno mi ha mai cercato, nessuno mi ha mai realmente amato o offerto tutto ciò che poteva darmi, forse è stato ciò? E' stata la mancanza di amore ad avermi reso così emotivamente sterile?

Sentii una scossa percorrermi l'intero torso, uno dei miei soliti spasmi muscolari. Mi misi a ridere, aprendo le braccia per enfatizzare il mio stesso gesto.

Non importa. Vedete, dentro ognuno di noi ci sono svariate parti e ci si accorge di loro molto raramente per colpa delle leggerissime sfumature di differenza che contraddistinguono ognuna di loro. Ci sono solo due parti che riusciamo a capire quanto siano distaccate, per l'appunto, in un certo momento della nostra vita, sopratutto in un momento di crescita mentale e corporale, dobbiamo decidere da che parte stare, come se fossero due fazioni constatemene in guerra e noi dovessimo patteggiare per una o l'altra. Queste due parti io le chiamo "il normale" e "la bestia". Credo che tutti ne abbiate sentito parlare, o comunque, aver sentito una delle due che combatteva per il possesso del vostro corpo quindi non starò nemmeno a spiegare in cosa consistono. E' semplice la scelta, una cosa quasi automatica, tutto si basa sulle esperienze che abbiamo vissuto nella nostra vita. 

Alzai la testa e mi rimisi in una posizione consona per stare a tavola, presi la forchetta alla mia destra e avvicinai il piatto.

Ma io non riesco a ricordare il momento cruciale che ha marcato questa mia scelta! Non ci riesco!

Sbattei la mano libera sulla faccia, le dita si piegarono stringendomi il volto in una morsa. Appoggiai con forza la forchetta sulla ceramica, un fastidioso stridio si sprigionò da quella azione. Sospirai per la seconda e ultima volta.

Immagino che voi abbiate già capito cosa ho scelto.

Impiantai la forchetta sull'ultimo boccone presente nella scodella. Lo portai lentamente all'interno della bocca ed iniziai a masticarlo. Vischioso, morbido, succoso, umidiccio e gustoso.

Ahhh... Adoro gli occhi, sono la parte che preferisco, sopratutto quando sono macchiati da lacrime di dolore e disperazione.

Sorrisi, mostrando i denti macchiati di sangue.

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