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La musica chiassosa si levava ritmica e ipnotica dalla piazza della piccola cittadina.

Le tenebre erano calate da qualche ora, ma la festa sembrava non aver fine.

Occhi famelici osservavano la calca festosa, bramosi del loro pasto imminente; un’ombra si muoveva con circospezione tra i tetti avvolti nell’oscurità.

L’essere passava in rassegna ogni pezzo di carne saltellante, passando tra le labbra l’ispida lingua.

Nel frattempo gli abitanti, ignari, continuavano a festeggiare tranquillamente, ballando spensierati.

Un uomo di non più di quarant’anni passeggiava tra la folla, salutando ogni persona che incontrava; accarezzava il capo dei bambini che giocavano festosi di fronte al portale della chiesa, luogo che lui conosceva bene, ci viveva, ci lavorava… Il suo compito era sostenere spiritualmente gli abitanti di quel piccolo villaggio perso tra le montagne.

Le casse acustiche vibrarono per l’ultima volta e si spensero lentamente come la festa, gli adulti presero in braccio i figli esausti e iniziarono ad avviarsi verso casa.

L’orologio della chiesa segnava le tre di notte, la piazza era ormai vuota, i pochi bar che erano rimasti in attività per la festa erano oramai chiusi. Non c’era più nessuno in giro, solo il silenzio.

L’ombra si era appostata sulla grande croce che sovrastava la guglia principale della chiesa, un odore particolare tra la folla aveva accesso il suo istinto di predatore, scese lentamente e s’introdusse nella torre che ospitava le campane, annunciatrici degli avvenimenti religiosi più importanti; in pochi secondi percorse la scala a chiocciola che portava all’interno della chiesa.

La creatura si muoveva silenziosamente, cauta come un predatore in agguato, le lunghe e scheletriche zampe si muovevano lentamente, gli artigli che ticchettavano leggermente sul marmo del pavimento, che si scioglieva a contatto con il mostruoso arto. Il suo respiro era regolare, il corpo ricoperto da una sottile membrana, simile a pelle, e da un manto di pelliccia vermiglia, grondava di sangue.

Con passo cadenzato la creatura giunse accanto all’altare, vi girò attorno alcune volte annusando ogni oggetto che vi era poggiato.

Seguendo l’odore che lo aveva attirato aprì una porta, ritrovandosi così nella stanza che il religioso usava come studio; appesi ad un’altra porta vi erano alcuni abiti che l’uomo indossava durante le funzioni.

La creatura li annusò, l’odore che aveva seguito proveniva proprio da essi, ma dietro la porta sentiva chiaramente il respiro calmo e regolare del prete che riposava. Non era quello il sacerdote a cui aveva dato la caccia, ma sarebbe diventato comunque il suo prossimo pasto.

Con una zampa artigliata, simile ad una mano umana, aprì l’ultima porta tra lui e la sua preda senza alcun rumore, entrò nella stanza attirato dall’ipnotizzante battito del sangue che scorreva nelle vene della sua vittima.

Le fauci si aprirono nell’oscurità e affondarono con ferocia nella tenera carne del collo dell’uomo, le cui urla vennero facilmente soffocate. Ogni suo tentativo di difendersi s’infranse contro la forza ancestrale della creatura, che aveva deciso di nutrirsi delle sue carni.

Quando ebbe terminato il suo macabro banchetto, trascinò ciò che rimaneva del suo pasto sino all’altare e ringhiò contro l’effige sacra che vi stava dietro, simbolo di un potere superiore, dietro il quale gli uomini si nascondevano da secoli per sfuggire a lui, un potere che lui non conosceva e di cui non gli importava.

Issò il corpo della sua vittima, lo distese sull'altare e, ormai sazio, ritornò nella sua tana nel cuore delle tenebre.



Non gli sarebbe affatto dispiaciuto vivere lontano da quei pezzi di carne. Quelli non facevano che costruire case su case, ovunque. E per vivere tranquilli avevano mandato uno dei loro… preti, per cercare di allontanarlo dalla sua tana.

Che ci provino ancora, in fondo hanno un buon sapore…

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