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Erano più o meno le 18:00 quando Benedetta sentì suo fratello piangere. I suoi genitori erano usciti per una cena con degli amici di vecchia data e l'avevano incaricata di occuparsi del suo fratellino. In particolare, le era stato affidato il compito di tenerlo lontano dalle numerose ortiche che crescevano nell'aiuola del loro giardino, non ancora estirpate per via del poco tempo da cui si erano trasferiti nella nuova abitazione. Benedetta aveva quindi tenuto d'occhio il fratello minore per qualche minuto, per poi dedicarsi al suo amato computer.

Dovevano quindi essere le 18:00 quando il ragazzo scoppiò in un pianto disperato, tipico dei bambini della sua età. Benedetta seguì precipitosamente il pianto fino alla porta a vetri che conduceva al giardino, maledicendo la scarsa attenzione di suo fratello e temendo il rimprovero dei suoi genitori. Guardò il bambino, con il volto rigato dalle lacrime, mentre avanzava verso di lei zoppicando. Fu allora che Benedetta vide la ferita sulla sua caviglia: non il segno dell'ortica, ma un profondo morso. Intanto, una pallida figura uscì strisciando dall'aiuola.

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