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Già da piccola sapevo che qualcosa nella mia mente non andava. La mia infanzia è stata turbolenta e segnata da un avvenimento orribile. Avevo otto anni quando l'ex marito di mia madre perse definitivamente il senno. Se la prese con me.

Era un uomo malato.

Di quell'avvenimento non ricordo quasi nulla, i miei genitori mi portarono da diversi psicologi, ma niente: ogni volta che passavo davanti ad una superficie riflettente e mi ci specchiavo, qualcosa irrigidiva ogni mio muscolo, non riuscendomi più a muovermi. Allora, disperati, i miei mi portarono da un uomo, amico di mio padre, che prometteva di riuscire a farmi dimenticare tutto. Prometteva di farmi un reset totale. Certo, ci sarebbero stati effetti collaterali, ma cosa importava?

In quell'opportunità i miei genitori videro la mia salvezza. Acconsentirono. L'esperimento riuscì, reset totale, ma prima o poi gli effetti si sarebbero fatti vedere. Ho sempre avuto forti mal di testa, a volte devastanti, che mi costringevano a letto. Mio padre è un medico e ha iniziato a darmi farmaci per controllare degli attacchi che a volte si scatenavano in me. Lui li chiamava tilt. Non riuscivo a ricordare nulla.

Ora so del reset perché sono stati costretti a parlarmene, i tilt erano evidenti e non potevano ignorarli, mi hanno raccontato molto vagamente di un trauma passato. I tilt, con l'aiuto dei farmaci, erano passati. Fino all'anno scorso.

Mi svegliai in piena notte con il cuore a mille ed il corpo graffiato. Ero in una cantina buia. L'odore di muffa mi entrava nelle ossa, legata ad una sedia, davanti ad uno specchio. La sua voce era così gentile, nel modo più inquietante possibile. Era un uomo alto e robusto, non ricordo il volto. "Qualsiasi cosa succeda, bambina mia, non smettere di guardare lo specchio, devi vedere". Io non capivo.

Era un sogno, mi risvegliai seduta davanti allo specchio di camera mia, avevo un coltello di ceramica bianco insanguinato nelle mani, la bocca grondante sangue, un sorriso sul mio volto, spaventoso. Alle mie spalle un essere alto, magrissimo, fatto di fumo, quanto rideva. Con sè aveva delle catene che con cui mi trapassò la schiena, ero sveglia lo giuro, il dolore era reale, mi diceva di continuare a tagliarmi con quel coltello in bocca, io obbedivo, ad ogni taglio si sprigionava una sensazione di calore, il gusto metallico del sangue mi faceva girare la testa. Mia madre accese la luce, mi vide, chiamò mio padre, mi rimisero in sesto, ero come assente. Da quel giorno mio padre è cambiato, da quel giorno lui con me sarà sempre freddo e distaccato.

Li ho ancora i tilt, meno intensi, ma non lo so quanto reggerò ancora sana. Ci sono particolari cose o situazioni che me li scatenano. Ascoltare una canzone, quella che lui metteva di sottofondo. Guardarmi negli occhi davanti allo specchio. Sentire una frase, una frase che non conosco perché ogni volta che mi viene detta io vado in tilt e per effetto del reset la cancello nuovamente, la conoscono poche persone, quelle persone hanno in mano la mia sanità mentale...

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