FANDOM


All'inizio della Seconda guerra sino-giapponese, (per la precisione, il 13 dicembre 1937), l'esercito imperiale giapponese si impadronì dell'allora capitale della Repubblica di Cina, Nanchino (Nanjing), perpetrando ai suoi abitanti una serie di crimini di guerra abominevoli.

Le dimensioni del massacro sono tuttora oggetto di dibattito: alcuni storici giapponesi affermano che le vittime si sarebbero aggirate intorno alle poche centinaia, ma queste stime sono contrapposte alla denuncia da parte cinese di 300.000 vittime. Nel dicembre 2007 alcuni documenti del Governo federale degli Stati Uniti che furono resi pubblici, e che fino ad allora erano stati segreto di stato, hanno portato il totale delle vittime a 500.000, considerando anche quanto successo nei dintorni della città prima della sua cattura.

Tra i crimini commessi ci sono massacri, saccheggi, incendi, "giochi" sadici e soprattutto molti, moltissimi stupri perpetrati a danno della popolazione non combattente.

Ma cosa successe esattamente?

All'arrivo dell'esercito giapponese nei dintorni di Nanchino, la masse di popolazione rurale che vivevano nelle campagne circostanti alla città adottarono la tattica della terra bruciata, dando fuoco a tutti gli obiettivi d'interesse per il nemico (caserme, il Ministero dell'Informazione, interi villaggi) per un danno di 20/30 milioni di dollari dell'epoca.

All'epoca a Nanchino vivevano molti occidentali, che si occupavano di commercio o erano missionari. Quando l'esercito giapponese cominciò a bombardare la città, molti di essi rientrarono nei propri paesi d'origine.

Dopodiché, cominciò l'assedio vero e proprio.

Il 7 dicembre, il comando giapponese trasmise un dispaccio a tutte le truppe avvisando che l'occupazione della capitale di una nazione nemica era un avvenimento senza precedenti per le forze armate nipponiche, e i soldati che "avessero commesso qualsiasi atto illegale", "avessero disonorato l'esercito giapponese", "si fossero dati al saccheggio" o "avessero permesso a un incendio di svilupparsi anche per semplice trascuratezza" sarebbero stati puniti molto severamente. Gli invasori proseguirono la propria marcia rompendo le ultime linee di difesa cinesi e pretendendo la resa di Nanchino entro 24 ore.

Dopo che da parte cinese non era stata inviata alcuna risposta, il generale Iwane Matsui diede l'ordine di prendere la città con la forza. Il 12 dicembre, dopo due giorni di attacchi giapponesi, sotto il fuoco dell'artiglieria pesante e di bombardamenti aerei, il generale cinese Tang Sheng-chi ordinò ai propri uomini di ritirarsi. Tra le drammatiche scene che seguirono, vi furono soldati cinesi che rubarono i vestiti ai civili nel disperato tentativo di mimetizzarsi con loro, e altri soldati furono fucilati alla schiena dai loro stessi commilitoni mentre cercavano di fuggire. Quelli che alla fine riuscirono a uscire dalle mura della città fuggirono in direzione del Fiume Azzurro, dove scoprirono che non c'erano più imbarcazioni con cui mettersi in salvo. Alcuni si tuffarono nelle acque gelide e affogarono.

I giapponesi valicarono le mura di Nanchino il 13 dicembre, incontrando pochissima resistenza.

Nelle sei settimane seguenti la caduta di Nanchino, secondo fonti dirette, i soldati giapponesi si abbandonarono ad ogni genere di stupri, omicidi e furti, appiccando svariati incendi.

Oltre ai resoconti di quegli stranieri che rimasero e aiutarono i civili cinesi, come i diari di John Rabe e Minnie Vautrin, vi furono altre testimonianze dirette di sopravvissuti al massacro, di giornalisti occidentali e giapponesi, oltre ai diari di campo di membri del personale militare. Il missionario statunitense John Magee riuscì a girare un documentario in 16 mm e a scattare fotografie del massacro. Pochi veterani di guerra giapponesi ammisero di avere partecipato alle brutalità, tra i più noti vi fu Shiro Azuma.

Per quanto riguarda gli stupri, il Tribunale Militare Internazionale per l'Estremo Oriente ha calcolato che vennero stuprate 20.000 donne, tra le quali anche bambine e anziane.

Gli stupri durante il giorno spesso avvenivano in pubblico, talvolta di fronte ai mariti o a componenti della famiglia, che venivano immobilizzati e costretti a guardare. Subito dopo sia le donne che i familiari erano uccisi. Un gran numero di tali atti furono frutto di un'organizzazione sistematica, con i soldati che cercavano le ragazze di casa in casa, le catturavano e le portavano nude dai compagni, sottoponendole a stupri di gruppo. Le donne venivano spesso uccise subito dopo lo stupro, spesso infliggendo loro mutilazioni, come la recisione dei seni, infilando loro canne di bambù, baionette, coltelli da macellaio o altri oggetti nella vagina o sventrando le più giovani. Secondo alcune fonti, varie donne furono avviate alla prostituzione nei bordelli militari giapponesi, mentre secondo altre le truppe giapponesi costrinsero intere famiglie a compiere atti incestuosi, obbligando figli a stuprare le proprie madri e i padri a stuprare le figlie, uccidendo poi tutti. Le bambine non vennero risparmiate: denudate, erano stuprate anche in gruppo dai soldati. I cadaveri nudi dei bimbi erano spesso gettati nelle strade senza nessun'altra forma di sepoltura. Monaci che avevano fatto voto di castità, secondo certe testimonianze, furono costretti a stuprare delle donne per il divertimento dei giapponesi.

Gli omicidi furono altrettanto violenti: ad esempio, 1300 soldati e civili cinesi, tra cui donne e bambini, furono radunati dai soldati nipponici nei pressi della porta di Taiping, e furono fatti saltare in aria per mezzo di mine; i loro corpi furono bagnati poi con benzina e dati alle fiamme.

Anche gli incendi e i furti non furono da meno.

Non è strano che ancora oggi, come accadde per ciò che successe ad Auschwitz, molti non credano a questo racconto dettagliato di quanto successe a Nanchino nel 1937-1938, ma è certamente tutto vero. Proprio come tutti gli altri terribili massacri della storia, anche lo stupro di massa di Nanchino non deve sparire dalle nostre coscienze e dalla nostra memoria collettiva, affinché cose simili non accadano mai più...

Fonte: Wikipedia

Stupro nanchino

Stele commemorativa dell'accaduto

I contenuti della comunità sono disponibili sotto la licenza CC-BY-SA a meno che non sia diversamente specificato.