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A quei tempi ero un padre single. Mia moglie era una donna narcisista, incapace di badare a sé stessa, perciò, il divorzio fu più o meno una benedizione per me.

Dopo la separazione, ottenni l’affidamento del nostro giovane figlio. Lui era tutta la mia vita. Ai tempi del matrimonio, mia moglie si lamentava del fatto che spendessi troppo tempo a stravedere per nostro figlio, invece che con lei. Evidentemente riteneva di meritare attenzioni.

Avere quella strega fuori di casa e alla larga dal mio campione aveva i suoi pregi, ma anche i suoi svantaggi.

Ero sempre fuori per lavoro, cosicché ero spesso costretto a chiamare una babysitter o a chiedere ai miei genitori di badare a mio figlio. Solitamente cercavo di convincerli a occuparsene, ma ogni tanto dovevo mettermi d’accordo con Marcy, l’unica tata che era sempre disponibile, anche con breve preavviso.

Marcy non mi era mai piaciuta particolarmente poiché mi sembrava un po’ irresponsabile.

Spesso spendeva la maggior parte del suo orario di lavoro al telefono invece di prendersi cura di mio figlio, e ogni volta che vedeva la mia auto arrivare sul vialetto, prendeva le sue cose e scappava dalla porta sul retro. Era una seccatura, ma era tutto ciò che passava il convento.

Una notte, entrai in casa e chiamai il suo nome, ma non ottenni risposta. Supposi che se la fosse filata dalla porta sul retro, perciò non rimasi sorpreso dal suo silenzio. Entrai in salotto e notai che, in cima alle scale, c’era mio figlio, ancora in pigiama.

“Ehi campione” – lo apostrofai, prima di accorgermi dell’espressione sul suo volto. “Qualcosa non va, figliolo?”

“Ho avuto un incubo papà” mi disse, prima di scendere le scale per venirmi ad abbracciare. “Era così spaventoso”.

“Cos’è successo qui?” chiesi. Mi abbracciò ancora più forte.

“Stavo camminando nel corridoio, quando ho sentito Marcy che canticchiava al piano di sotto. Mi sono nascosto al buio, in cima alle scale, dove non poteva vedermi e l’ho spiata mentre faceva le faccende in cucina. Stava ascoltando la musica dal suo piccolo aggeggio, così non mi ha sentito. Fuori dalla dispensa, c’era un uomo nudo e mostruoso. Aveva gli occhi piccoli e neri…” Tremò.

“Vai avanti figliolo” lo spronai.

“Beh… quell’uomo mostruoso l’ha fissata per qualche istante, dopodiché ha fatto un cenno con la mano all’armadio del salotto. L’armadio si è aperto e un altro uomo mostruoso è venuto fuori da dietro lo sportello. Lei era concentrata sulle faccende in cucina e sulla sua musica. Era buio e non poteva accorgersi di loro.”

“I due mostri l’hanno osservata per qualche istante prima che il secondo facesse un cenno verso la finestra. La tenda è stata rimossa. Dietro di essa c’era un altro uomo spaventoso. Marcy non si è accorta di nulla. Il secondo e terzo mostro hanno fatto un cenno verso la porta dello scantinato, dalla quale sono venuti fuori altri due uomini mostruosi. Avevo tanta paura papà, ma ho cercato di stare zitto. Nessuno di loro mi ha visto”.

“Hanno guardato Marcy per alcuni minuti, prima che l’uomo dietro di lei iniziasse a ruggire. Lei non ha sentito nulla. Lui ha ruggito di nuovo. Lei ha fatto una smorfia, ma non si è mossa. Pregavo che non si girasse, papà, ma si è girata. Ha urlato e urlato e pianto. Tutti gli uomini nudi hanno iniziato ad attaccarla.”

“L’hanno fatta a pezzi e se la sono mangiata tutta e quando hanno finito hanno leccato tutto il sangue che c’era sul pavimento. Si sono scambiati un cenno con la testa e se ne sono tornati da dove erano venuti e io ero ancora lì, in cima alle scale. Ero così spaventato papà.”

L’ho stretto ancora più forte, mentre stava lentamente iniziando a piangere. Gli ho dato un bacetto sulla guancia, mentre facevo del mio meglio per confortarlo. “… e poi cos’è successo figliolo?”

“Sono uscito per andare a chiedere aiuto dai vicini. Pensavo che se fossi riuscito a correre abbastanza in fretta da arrivare alla porta, non mi avrebbero preso. Ho corso più velocemente che potevo, ma si sono avventati su di me, Papà. Erano davvero spaventosi. Mi hanno afferrato e stavano per mangiarmi, quando… quando…”

“Cos’è successo figliolo?”

Iniziò a balbettare, come a voler scacciare il resto del racconto.

“Puoi dirmi qualunque cosa figliolo… cos’è successo?” Gli ho accarezzato i capelli, mentre cercava di ricomporsi.

“Ho.. ho detto loro che se mi avessero lasciato andare, ti avrei trattenuto non appena saresti tornato a casa, così avrebbero potuto prendere anche te… e risparmiare me.”

Per un istante, tutto piombò nel silenzio. E fu in quel momento che riuscii a sentire il rumore di una serie di porte che si stavano aprendo all’interno della casa. Mio figlio teneva la faccia affondata nel mio petto.


“Mi dispiace papà.”


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