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Ciao, mi chiamo Chiara e ho voglia di raccontarvi qualcosa. Qualcosa che ha modificato, anzi, cambiato radicalmente la mia vita e credo che lo farà anche con la vostra, almeno un po', quindi pensateci due volte prima di leggere quello che state per leggere.

Qualche tempo fa, avevo programmato con le mie amiche un intero pomeriggio con loro al parco. avevo bisogno del mio spazio ed era da novembre che non uscivo un po' per conto mio. Una delle cose che mi intrigavano particolarmente era che molto probabilmente ci sarebbe stato anche il ragazzo di cui andavo pazza, così indossai la gonna più corta che possedevo abbinata ad una T-shirt colorata, mi spruzzai il profumo, mi misi la matita nera sulle palpebre e uscii.

Una volta arrivata al parco però, avevo come la sensazione di essere osservata e ciò mi metteva a disagio. Molto. Ma ero con le mie amiche e con quello che fra poco sarebbe diventato il mio fidanzato, a giudicare dalle occhiate da pesce lesso che mi lanciava di continuo: l'unica cosa che potevo e dovevo fare era divertirmi. Poi andai a cogliere una margherita per infilarla tra i capelli di Giorgia, ma vidi una pozza di sangue rappreso e urlando tornai indietro. Giorgia, Sara e Andrea mi chiesero come mai avevo urlato e io gli raccontai ciò che avevo visto: loro raggiunsero l'area attorno alla margherita e non videro nulla. Mentre passavamo tra due alberi vidi su uno di essi l'incisione "Scappa", ma quando arrivarono gli altri si trasformò in "Cappa". Seduti su una panchina, sentii l'aria attorno a me che veniva squarciata: mi girai e vidi piantato per terra un coltello; Giorgia, Sara e Andrea videro soltanto una pietra lanciata da alcuni ragazzini che ora scappavano correndo. Intercettai uno spezzone di una telefonata che recitava più o meno così: <<Dove sei?>>. <<Al parco.>>. <<Cosa? Ma sei matto? È pericolosissimo!>>. <<Ma, mamma...>>. <<Niente, ma! Torna a casa! Poi faremo i conti...>>. Ma quando invitai all'ascolto gli altri, essi udirono soltanto risate.

Infine, quando giocando ad Obbligo o Verità stavo per baciare Andrea... Eravamo a un centimetro l'uno dall'altra e fu quella l'ultima volta che lo vidi... Insomma, sentii un urlo tremendo.

<<Questo però non me lo sono sognato!>>, gridai.

I miei amici crollarono all'istante, come addormentati. Un attimo dopo, si rizzarono in piedi muovendosi come burattini e spalancarono gli occhi che a tutti e tre erano, nel frattempo, diventati rossi, mi caricarono in spalla e iniziarono a marciare verso l'uscita del parco come ipnotizzati. Urlavo e mi divincolavo, ma avevano una presa ferrea. In strada, notai che era come se qualcuno avesse pigiato un enorme pulsante "Pausa", perchè tutte le persone erano bloccate nella loro ultima posizione. Con le lacrime agli occhi, imprecando riuscii per un attimo a liberarmi di loro e corsi a scuotere un passante per le spalle, ma invano: nessuno sapeva cosa stava succedendo. Mi ripresero in braccio e mi portarono in campagna, indisturbati. Arrivammo in un gigantesco spiazzo disabitato e lì i miei rapitori mi lasciarono cadere per terra; in un istante la loro pelle si fece putrida e sanguinante e mi morirono davanti agli occhi. Al loro posto apparve un ciclopico fantasma trasparente che, mantenendo una calma invidiabile, cominciò a scaricare una cassetta di lumini che dispose in modo da formare per terra una frase:

TI HO MANDATA A CHIAMARE PERCHÈ VOGLIO CHE TU DIVENTI LA MIA ALLEATA: FERMERÒ IL TEMPO E TU ANDRAI A UCCIDERE PER ME LE PERSONE CHE TI INDICHERÒ PRIMA.

Sorprendendo me stessa, strinsi senza paura o esitazione il pugnale che egli fece cadere ai miei piedi. Scrisse, sempre utilizzando i lumini, il nome della prima persona da uccidere. Poi mi sorrise, incoraggiante.

Abbiamo compiuto numerosi roghi, omicidi e riti esorcistici e ancora oggi continuiamo a farlo. Insieme. Come una vera squadra.

Perciò, sta attento, o tu che stai leggendo, perchè in un modo o nell'altro scopriremo dove abiti e ti coglieremo di sorpresa nel cuore della notte, o, ancora meglio, torturandoti lentamente fino a farti morire di disperazione.


Girati.


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